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DOPO DI LUI IL DILUVIO

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[ 24 gennaio 2010 ]

riflessioni sull’incontro di Arezzo del PdL

di Di. Erre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Impegnato in un lungo viaggio in automobile, ascoltavo ieri, sulle frequenze di GRparlamento, gli interventi alla kermesse del PdL svlotasi ad Arezzo ed intitolata “generazione Pdl”.

Si tratta del convegno promosso dal Maurizio Gasparri e  Ignazio La Russa, ovvero dalle loro rispettive associazioni (“Italia Protagonista” e “Punto Italia”). Il parterre annunciato era quanto mai consistente: Tremonti, Sacconi, Alfano,  Scajola, Matteoli, Meloni, Fitto, Ronchi, insieme ai coordinatori nazionali Bondi e Verdini, il sindaco di Roma Alemanno, il sottosegretario Bonaiuti. Tutto il gotha del PdL, tranne soltanto “Cesare” Silvio Belrlusconi e il suo delfino “Bruto”.
Devo confessare che sono rimasto colpito sentendo i tanti interventi.
Cosa esattamente mi ha colpito? Certo, in prima battuta il clima euforico dell’incontro. Non so quanti esattamente fossero i presenti, si dice un migliaio, a rappresentare l’esercito dei peones del Pdl, quelli che ai livelli periferici costituiscono l’ossatura, si fa per dire, del partito medesimo, ovvero quello stuolo di amministratori locali che, quasi tutti come sbucati dal nulla, hanno dato l’assalto alla diligenza delle istituzioni, la cui euforia è giustificata proprio dalla loro improvvisa ascesa nella scala sociale. A sentire l’enfasi e la verve degli oratori, provenienti dagli angoli più sperduti del paese, sembra davvero che il PdL scoppi di salute, che abbia il vento in poppa, certo di stravincere le prossime elezioni regionali.
In seconda battuta mi ha colpito un’altra cosa, il vuoto pneumatico di idee politiche della kermesse. Se uno provasse a sommare tutti gli interventi e cercasse di ottenerne il succo, il prodotto, otterrebbe il nulla, anzi, una specie di quantità negativa. Davvero! niente di niente. Discorsi vacui, demagogici, del tutto inconsistenti. La miseria di questo ceto politico di arrivisti è sconfinata, il loro distacco dalla realtà di un paese allo sfascio, siderale.
Al che uno si chiede: ma come cavolo è possibile che questa paccottiglia governi questo paese? Com’è possibile che rappresenti il principale partito? Forse proprio perché l’Italia è ridotta a niente di più che una paccottiglia, ad una mucillaggine che, appunto, si rispecchia in quest’ectoplasma dal nome PdL.

Forse perché, tanto, siamo solo una  insignificante provincia dell’Impero a stelle e striscie, e dunque ai politicanti italiani poco o nulla è richiesto.
Una sola la vera “idea forte”, ovvero, il collante: l’odio smisurato e arcaico, l’ostilità irriducibile per la sinistra, in qualunque forma essa si rappresenti. No, non si tratta solo del complesso di inferiorità per il ceto politico del PD da parte di questi patetici parvenus della politica. Questo è solo l’aspetto. Al fondo, nella forma di un anticomunismo viscerale, c’è un vero e proprio odio di classe, l’odio verso tutti quei valori egualitari di cui il comunismo era un distillato.
Uno, sentendo certi interventi demenziali, sembrava fosse ripiombato a trenta o quaranta anni fa, quando il comunismo era una forza storica reale, quella forza che in effetti terrorizzava i borghesi. Si capiva come questa spazzatura umanoide sia ciò che resta del vecchio ciarpame borghese, che ancora vuole inebriarsi a celebrare la sua turpe vittoria. Ma se queste sono le teste, questo penso io, quest’accozzaglia non andrà molto lontano.
Per cui, lo confesso, l’ascolto di tante scemenze, mi ha pervaso di un’irrazionale ottimismo. Tutto è ancora possibile in questo paese se questo paese è in mano a questi cialtroni.
Non sto dicendo di sottovalutarli, poiché essi testimoniano quanto profondi, diffusi e immarcescibili siano certi sentimenti anticomunisti. Certo con questa feccia si dovranno fare i conti, e data certa loro tigna nelle forme che vi lascio immaginare.
Tuttavia è evidente quale sia il Tallone d’Achille di questa ciurma pidiellina. Essa è tenuta assieme solo da due fattori: l’odio di classe, da una parte, e dall’altra dal ruolo galvanizzante di Berlusconi. Può darsi che questo caudillo campi cent’anni, oppure no. Ma è evidente che la sua dipartita avrà come effetto quello di ridurre in poltiglia il Pdl che, come l’impero di Alessandro, si frantumerà in tanti regni votati all’autodistruzione.
Nel PdL c’è infatti tutto e il contrario di tutto: ex-fascisti, ex-liberali, ex-dc, ex-repubblicani, ex-socialisti e,ovviamente, ex-comunisti. Un vero e proprio cocktail, ma in cui i singoli componenti sono ben lungi dall’essere politicamente amalgamati.
E questo era apppunto uno dei motivi dell’incontro di Arezzo: amalgamare prima che sia troppo tardi, mettera fretta ad un processo ancora fragile.

Il Pdl è infatti una sgangherata confederazione di confaternite, ognuna delle quali più che mai gelosa della propria autonomia. Un conglomerato di fondazioni e associazioni. Di quelle di La Russa e Gasparri abbiamo già detto, ma poi ci sono Cicchitto con la fondazione “Riformismo e libertà”, Quagliariello con la fondazione “Magna Carta”, Bocchino con l’associazione “Giuseppe Tatarella”, Vizzini con “Riformisti europei”, Baldassarri con “Economia reale”, Valducci con i “Club della libertà”, Matteoli con la sua fondazione “Per la libertà e il bene comune”, Mazzocchi con i “Cristiano riformisti”.  E chi più ne ha più ne metta.
Sono convinto che l’eventuale dipartita di Berlusconi avrebbe lo stesso effetto di quella del delfino di Francisco Franco: la fine del regime dittatoriale.
Interverrà la Divina Provvidenza in nostro soccorso? Forse no. Forse i tempi saranno un po’ più lunghi dell’auspicabile. Tuttavia resto ottimista, dato che ritengo che la crisi globale del capitalismo, siccome è destinata a proseguire il suo lavoro corrosivo, se già rende difficile la vita ai berluscones, forse ci farà essa il miracolo di toglierlo di mezzo.
Al che saremo entrati in un’altra fase politica e i giochi si faranno finalmente seri.
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