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ASTENSIONE AL 40%. MENO QUATTRO MILIONI

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[ 29 marzo 2010 ]

LA CASTA TREMA

Non si chiami l’astensione “anti-politica”.
Essa è un atto di disobbedienza civile, di Resistenza. Non sul terreno elettorale ma su quello sociale marcerà l’alternativa.
E solo in quanto sociale essa sarà democratica.

Se, come noi supponiamo, l’affluenza alle urne quest’oggi confermerà quella registratasi ieri, avremo che il 40% degli italiani si sarà rifiutato di andare a votare. Rispetto alle elezioni regionali del 2005 fa un +10%  di astenuti. Rispetto a quelle del 1995 un +20%. Il dato è talmente macroscopico che si parla già del “Fattore A”. Dove “A” sta evidentemente per astensione. Non è solo la conferma di una tendenza (l’esodo dalle urne e il disincanto e il disprezzo verso la Casta politica), è la radicalizzazione di quella tendenza.

L’astensionismo di massa è dunque il dato più eclatante, il fatto topico di questa tornata. Certo, a partire da questa sera assisteremo al solito spettacolo per cui i predoni, i ladri del voto, gli abusivi delle istituzioni, si azzufferanno su come spartirsi il bottino. Ma sarà uno spettacolo surreale come non mai, poiché è vero che i seggi della rapina elettorale saranno  sempre pari a cento, ma il loro valore reale è come quello di una valuta dopo un default, dimezzato.

La casta, attraverso i suoi pennivendoli, di sinistra e di destra, schiamazza per l’avanzata della cosiddetta “anti-politica”. Intendiamoci, se per “politica” deve definirsi la pantomima a cui siamo abituati da oramai vent’anni, ebbene sì, l’astensione è anti-politica. Dove però quest’anti-politica è un segno, salutare, che il “popolo bue” è meno “bue” di quanto si pensasse. L’avere rispedito al mittente l’appello al voto, il non avere abboccato al grido d’allarme bipartizan per cui questa tornata elettorale era presentata, anzitutto da Berlusconi, come un giudizio universale (“dopo di me il diluvio”), è un atto esemplare di DISOBBEDIENZA CIVILE, un gesto di LEGITTIMA DIFESA.  La conferma che non c’è solo un esodo qualunquistico, è il segnale di un risveglio tutto politico, che per ora cammina sottotraccia, ma che è destinato, prima o poi, ad erompere. Quali saranno le forme che questa eruzione prenderà è un’altra storia.

Se questo distacco nel giro di poco tempo è diventato tanto massiccio, ciò non è dipeso solo dal disprezzo per la Casta. Ciò è dipeso dal fatto che la crisi economica, distruggendo l’illusione del benessere crescente e del progresso ininterrotto, ponendo fasce sempre più ampie di cittadini alla prese con la lotta per la sopravvivenza, ha scavato un baratro sotto i piedi della Casta e delle istituzioni da questa messe sotto sequestro.

In questo senso il paragone con le elezioni francesi è plausibile. Ma solo in questo, visto che in Italia, a maggior ragione dopo l’avvento del cosiddetto “federalismo”, le Regioni e i Governatori hanno un potere e un’importanza dieci volte maggiore che in Francia, dove le elezioni regionali hanno tradizionalmente uno scarso interesse e che raramente da esse dipende il destino degli equilibri nazionali. Per cui, il segnale che giunge da questa tornata elettorale italiana, ha una portata davvero enorme. Quale che sia la spartizione del bottino, e proprio a causa del panico che l’astensione suscita nella casta, il quadro politico sistemico è destinato ad essere terremotato. Il Palazzo è scosso alle fondamenta.

L’astensione non segna solo la sconfitta di Berlusconi e del berlusconismo (che ha voluto egli per primo trasformare queste elezioni in un referendum pro o contro di lui e il suo governo). Indica anche una crisi che potrebbe essere letale del leghismo poiché l’astensione, così forte anche in “Padania”, ci dice che l’esodo non è solo dalla casta romana ma pure da quelle locali e dai loro squalificati notabili. Si consideri che alle Regionali del 1995, la percentuale dei votanti fu del 81,4%. Ovvero: da quando è entrato in vigoree il federalismo in salsa presidenzialistica (con tanto di liste bloccate, listini, e sbarramenti draconiani) la corrente astensionista è cresciuta in maniera costante e irreversibile.

Ma l’astensione, viste le sue percentuali anche nelle regioni amministrate dal centro-sinistra, punisce severamente il Partito Democratico e le sue truppe di complemento a vario titolo dipietriste e comuniste. Vedremo in termini assoluti quanti voti prenderanno dipietristi, vendoliani e rifondaroli (dove stanno le masse “compagni”?).

Se, come supponiamo, anch’essi avranno ottenuto meno voti; e se, infine, come riteniamo, sia le liste alternative agli schieramenti bipolari (i “grillini”, la “Lista dei cittadini” nel Lazio, il PCL in Basilicata e il PdAC in Puglia), non otterranno successi degni di questo nome, questo vorrà dire che avremo avuto ragione a sostenere che occorre smettere di considerare quello elettorale il terreno su cui può crescere e transitare la spinta all’alternativa.

La disobbedienza civile, la Resistenza, l’esodo dalle istituzioni, l’Aventino popolare, costituiscono un fiume in piena, che non può essere arrestato o deviato da nessuno. La disobbedienza anticipa la rivolta, è questa la tendenza su cui occorre concentrarsi, per quanto spuria o “sporca” potrà essere. Chiunque faccia spallucce o si attardi a disperdere forze sul terreno elettorale, rischierà di essere travolto, assieme alla casta, dalla corrente.

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Un pensiero su “ASTENSIONE AL 40%. MENO QUATTRO MILIONI”

  1. Luigi dice:

    Sperando di aver fatto cosa gradita e utile, porgo i più sinceri saluti.Luigihttp://www.reportonline.it/2010032941888/politica/elezioni-astensionismo-al-40-la-casta-trema.html

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