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Diario economico (1)

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[ 29 giugno 2010 ]

Wall Street sotto i 10.000. Obama tranquillizza…
intanto oggi 29 giugno la Grecia conosce il suo quinto sciopero generale
Che basti il battito d’ali di una farfalla in America per causare un uragano in Asia, è la tesi dei “teorici del caos”. Tesi alquanto aleatoria. Aleatorie sono invece le performances delle borse, ovvero gli scambi sul mercato dei capitali. 
Oggi il Dow Jones ha ceduto dell’1,5%, scendendo  sotto 10.000 punti mentre l’S&P500 perde l’1,7 per cento. I listini europei e asiatici sono precipitati di conseguenza. 
 



Quali le cause? In questi casi c’è sempre di mezzo .. un “calo di fiducia”, in questo caso quello dei consumatori americani. Sentiamo Il Sole di oggi: «La fiducia dei consumatori negli USA, redatta dal Conference Board, è scivolata di 10 punti alla fine di giugno, a quota 52,9 punti dai 62,7 punti di maggio. Gli analisti attendevano un calo, ma solo di modesto livello. Quella di giugno è la flessione maggiore dallo scorso febbraio, quando l’indice era sceso anche in quel caso di 10 punti».
Le agenzie non facevano in tempo a battere la notizia del mini-corllo di Wall Street che giungeva il contro-messaggio di Obama, che tra i suoi incarichi ha quello di indorare la pillola o di “tranquaillizzare i mercati”: «L’economia americana è in ripresa e la crescita si sta rafforzando ma al momento la congiuntura risente del nervosismo per la situazione del debito in Europa. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al termine del riunione del suo economic team, riunione a cui ha partecipato il via straordinaria il presidente della Fed Ben Bernanke». 
Così, se andiamo a guardare quali siano stati i titoli che hanno trascinato in basso il Dow Jones scopriamo che sono soprattutto quelli legati alle materie prime (timori che la crescita cinese boccheggi?) e quelli bancari ad attirare la maggiore quantità di vendite. 
I bancari temono gli «stress test» condotti nel settore, la tenuta del debito di alcuni Paesi e, soprattutto, i rischi di liquidità in vista scadenza, il primo luglio, del finanziamento a 12 mesi da 442 miliardi di euro della Bce. 
A luglio infatti potrebbe sopraggiungere non un battito da’ali europeo, ma direttamente un uragano. La BCE porta all’incasso, nel senso che viene a scadenza, il maxi-prestito dell’anno scorso (la modesta sommetta di 442 miliardi di euroche!) che la BCE fece alle banche europee, al tasso irrisorio dell’1%, per salvarne alcune dalla bancarotta e immettere liquidità nel mercato vittima del famigerato credit cruch.
Saranno tutte in grado di restituire il malloppo? 
Qui sta il guaio! Si teme anzitutto per le banche dei cosiddetti PIIGS. La Spagna per di più, sempre in luglio vedrà in scadenza obbligazioni del Tesoro per 24 miliardi.
Per non parlare della Grecia, che sempre a luglio deve andare sul mercato dei titoli di stato a raccattare, si fa per dire, altri 4,6 miliardi, mentre lo spread dei suoi titoli rispetto al bund tedesco continua a salire ed ha toccato gli 816 punti (Portogallo 341, Spagna 207, Italia 154).
Nel frattempo oggi in Grecia è in corso il quinto sciopero generale contro la “riforma” delle pensioni e del mercato del lavoro.
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