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Senza Grilli per la testa

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[ 30 settembre 2010 ]

Beppe Grillo, la “guerrilla advertising”, il “viral marketing” e la neo-manipolazione mediatica (ovvero la CASALEGGIO ASSOCIATI)
un’analisi critica della cosiddetta “wikidemocrazia” 
di Emmeffe
Nella filippica moralizzatrice tenuta da Beppe Grillo intervistato nel corso della trasmissione Annozero, riportata su questa stessa pagina, il comico genovese decanta le virtù della politica che si fa senza danari.
Pare invece che la Woodstock di Grillo tenutasi a Cesena Sabato 25 e Domenica 26, alla quale i media hanno dato grande risalto, sia costata oltre mezzo milione di euro.
Soltanto un anticipo, pare abbia detto il grande moralizzatore. In realtà, quello che giustamente viene definito il “Signore del web”, come si sa, o forse si dovrebbe sapere, e’ anche uno scaltro imprenditore che mentre tuona contro la politica dei partiti pensa a come occupare poltrone in parlamento. Riportiamo qui di seguito un articolo di Alfredo Oliviero, pubblicato su Micropolis, il mensile che esce in Umbria con il quotidiano il manifesto, nel quale si spiegano scopi e metodi della Casaleggio Associati, che, del nuovo idolo della folla, ha pianificato la discesa in campo.

Di seguito l’intervento di Alfredo Oliviero pubblicato su Micropolis dell’Ottobre 2007

«Tempi duri per i partiti politici. La casta è salita sul banco degli accusati e, incapace di autoriformarsi, di pro- durre più politica e di dare rispo- ste credibili ai mille problemi, si
allontana sempre più dai cittadini e alimenta «l’antipolitica». Un posto da protagonista nel teatrino della sceneggiata politica lo ha conqui- stato, senza dubbio, Beppe Grillo.
Ed è anche per evitare cocenti delusioni agli entusiasti del comico genovese che non sarà inutile analizzare la novità estiva che, senza troppi sforzi, ha tolto la scena al nascente Partito Democratico. Per tutti, ma in particolare per chi è rimasto affascinato dal populismo tecnologico di Grillo, sarà utile sapere che dietro al fenomeno mediatico c’è la Casaleggio Associati, un’azienda creata circa quattro anni fa a Milano da un gruppo di imprenditori con il  chiaro intento di creare gruppi di pensiero e orientamento politico.

Gli strumenti usati sono strategie commerciali studiate esplicitamente per influenzare il pensiero degli utenti senza che questi possano minimamente sospettare anche solo l’esistenza di un disegno. Quali sono questi strumenti?
Possiamo ricondurre il tutto al viral marketing e al guerrilla advertising.

Il viral marketing è una vera e propria scienza della comunicazione studiata per influenzare l’opinione pubblica senza mostrare i veri interessi che vi stanno dietro.

Questo strumento è ormai largamente utilizzato anche dalle grandi multinazionali, Google, per esempio, cataloga ogni articolo che noi leggiamo su internet, ogni mail che riceviamo, i nostri contatti, poi mette in relazione tutte queste informazioni e le mette a disposizione del governo americano, ma la sua immagine è tanto curata che tutto questo passa in  secondo piano per l’opinione pubblica. Il virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere
il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. È un’evoluzione del passaparola ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. Esistono aziende di marketing specializzate nel modificare il pensiero degli utenti della rete introducendosi nelle discussioni e portando avanti gli interessi particolari delle varie aziende spacciandosi per comuni cittadini. Una delle principali è l’americana Biving Group un’agenzia leader nel social network negli Usa con esperienza decennale e collaborazioni con corporation di massimo livello.
Multinazionali come la Monsanto, ad esempio, affidano i propri messaggi a società come la Bivings Group che manipolano l’opinione pubblica grazie al marketing virale, intrufolandosi nei forum di discussione su internet e diffondendo le opinioni delle multinazionali sotto le sembianze di “comuni cittadini”. 

Le multinazionali hanno imparato che il modo migliore per affermare il proprio punto di vista è stare in disparte e lasciare che a sostenerlo siano dei comuni cittadini. Un articolo sul
sito web della Bivings intitolato “Marketing virale: come infettare il mondo”, avverte che vi sono alcune campagne in cui sarebbe poco opportuno o persino disastroso lasciare che il pubblico sappia in cosa è direttamente coinvolta la vostra azienda… semplicemente non è una mossa intelligente nel campo delle pubbliche relazioni.
E’ meglio prima ascoltare quello che viene detto on-line poi inserire su questi canali dei messaggi che presentano il vostro punto di vista come quello di una disinteressata terza parte. Il maggior vantaggio del marketing virale è inserire il messaggio nel contesto in cui è
più probabile che sia preso in seria considerazione. A volte, si vanta la Bivings, vinciamo dei premi.
Altre, soltanto il nostro cliente conosce il ruolo preciso che noi abbiamo giocato. In altre parole la gente non ha la minima idea di essere manipolata. Se noi vediamo una pubblicità di una macchina che ci dice che è bella, sicura, con ottime prestazioni e bassi consumi, pensiamo che è solo una pubblicità. Se troviamo cinquanta persone on line che parlano tra di loro di come una tale macchina sia bella, sicura, con ottime prestazioni e bassi consumi, acquisiamo invece dentro di noi la certezza assoluta della qualità di quella macchina. Quelle cinquanta persone sono solo una strategia dell’azienda per influenzare gli utenti. 
Cosa centra questo con Grillo?
Come detto la Casaleggio Asociati è nata esplicitamente per influenzare tramite la rete gli
utenti e creare gruppi di pensiero e orientamento politico. Ed il viral marketing è esplicitamente, fin dalla sua fondazione, la strategia perseguita dal gruppo che ci sta dietro. Grillo non è che uno strumento di questa operazione, una pubblicità subliminale che non
vende prodotti ma modifica il nostro pensiero. Ed è il presidente della Casaleggio, dopo una chiacchierata con Grillo, che ha trasformato il Grillo che spacca i computer in teatro nel Grillo principe di internet, con uno dei blog più influenti a livello mondiale.
Sull’onda del blog di Grillo è nato quello di Antonio Di Pietro che ne ha fiutato le potenzialità e spera di riuscire a raccogliere la sua fetta di delusi dalla politica.
Come? Grazie alla Casaleggio Associati, sempre loro a gestire il tutto. Stessi toni, stesso populismo, stesso apparente distacco dal mondo politico, stesse proposte di Grillo: liste civiche con persone selezionate solo per avere la fedina penale pulita e non aver mai
mostrato il proprio orientamento politico. Persone pronte a rivendersi al miglior offerente stravolgendo il mandato ricevuto dagli elettori che ovviamente non hanno modo di sapere a chi stanno affidando il proprio voto. 
Arriviamo alla seconda strategia: guerrilla advertising. Questa cattura l’utente con iniziative spiazzanti che si propagano per la loro originalità. Segue poi una fase in cui le
azioni non sono più sporadiche ma sistematiche.
Non serve più attirare l’attenzione ma sfruttare la popolarità acquisita. Si sfrutta l’onda devastante e si continua con azioni convenzionali, legittimate però dalle fasi precedenti.
La guerrilla advertising illustra il processo che ha portato Grillo ad essere il campione dell’antipolitica. Prima il blog, le campagne ecologiche, Parlamento pulito, le inserzioni sui giornali ecc. Poi il Vaffa-day e le liste civiche certificate. Infine il passaparola, i
Meetup, i comitati per le liste civiche.
Il 23 maggio 2007 compare un sito, www.listacivicanazionale.it.
Tra i firmatari di questa nuova, anzi vecchia, scuola di pensiero, Beppe Grillo che naturalmente sino al giorno successivo al Vaffa-day evita assolutamente di mostrare il proprio interesse ad una esplicita attività politica. E’ quasi scan-
dalizzato da chi gli chiede di scendere in campo, ma poi si erge addirittura come colui che separerà i buoni dai cattivi, colui che con il suo bollino di qualità illumina i seguaci. Qual è il problema? Il metodo. 
Gli strumenti subdoli, studiati a tavolino, un vero e proprio plagio.
Strategie comunicative studiate da un’azienda di marketing che pianifica il lavaggio del cervello e prepara la venuta del messia provoca rabbia e disgusto. Ha un sapore troppo americano, ricorda il Grande Fratello orwelliano, elude i veri problemi, giustifica i furbetti
dei partitini e quelli dei partitoni.
Invece di più politica ne propone meno e di qualità indigesta. E soprattutto si dichiara antiberlusconiana, ma in pratica non ne scalfisce minimamente il consenso andando invece a delegittimarnegli avversari politici.

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2 pensieri su “Senza Grilli per la testa”

  1. Anonimo dice:

    Beppe Grillo é certamente un populista dalle idee confuse, ma questo tentativo di denigrazione a vantaggio dell'antiberlusconismo politicamente corretto degli pseudocomunisti del Manifesto mi sembra semplicemente penoso.Sono molto peggio loro!Gulio Bonali

  2. Rivoluzione Democratica dice:

    Sono peggio loro? Hai ragione. Ma questo non ci deve impedire di denunciare del grillismo i suoi aspetti inquietanti da Tea Party qualunquista, o di spiegare i meccanismi truffaldini delle wikidemocrazia

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