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Il caso Kerviel

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[ 08 ottobre 2010 ]

IL CAPRO
ESPIATORIO
o un caso emblematico del capitalismo-casinò
di Moreno Pasquinelli

Vi ricordate di Jérôme Kerviel? Era un consulente informatico e trader alle dipendenze della francese Société Générale (la grande banca francese leader mondiale dei derivati ovvero  uno dei pilastri del capitalismo-casinò).
Venne arrestato nel 2008 una volta venuto alla luce lo scadalo finanziario di cui fu protagonista.

Dalla sua postazione telematica egli giocava alla roulette delle transazioni finanziarie mondiali, allo scopo evidente di fare (un mucchio di) denaro muovendo denaro (come spesso accade facendo anzi finta di muoverlo). In poche parole speculando su Future, Swap, vendita e acquisto di titoli azionari in tempo reale, ovviamente in gra parte Over the Counter, cioè fuori da ogni controllo. Insomma: lo sport preferito dalla nuova generazione di speculatori finanziari, della neo-classe dei feudatari della finanza, dai capitalisti-rentier (rentier: termine inglese che sta per redditiero, e le cui entrate dipendono dalle rendite, a loro volta derivate dal possesso, nei tempi che furono di terreni, oggi di capitale monetario).

Ebbene, nel 2008, la Société Générale, dopo che la Deutsche Bank denunciò un’operazione falsa partita dai suoi uffici parigini, scoprì un ammanco di 4,9 miliardi di euro. Per farsi un’idea della cifretta: essa equivale al 3,2% del Pil francese.


Martedì 5 ottobre si è concluso il processo ai danni di Kerviel ed è stata emessa la sentenza. Egli è stato giudicato colpevole, l’unico colpevole della mega-truffa, mentre tutti i vertici della Société Générale sono stati non solo assolti ma considerati vittime della truffa medesima. Il presidente del tribunale ha accusato Kerviel « di aver tradito la fiducia del suo datore di lavoro, di aver falsificato i dati ai suoi superiori, di aver introdotto informazioni fraudolente nel sistema informatico della banca. Di avere minacciato l’esistenza stessa dell’istituo di credito. Di aver (udite! udite!) messo a repentaglio l’ordine economico mondiale».


La pena: cinque anni di carcere, l’impossibilità a svolgere qualsiasi attività finanziaria e l’obbligo di rimborsare i 4,9 miliardi, l’equivalente delleperdite che le sue spericolate operazioni di trading avrebbero causato nel 2008 a Société Générale. Rimborso improbabile. Col suo stipendio da 2.300 euro al mese Kerviel impiegherebbe la bellezza di 177,536 anni di vita! 


È degna di nota l’argomentazione del pubblico ministero: «L’imputato Kerviel ha regolarmente superato i limiti del proprio mandato professionale prendendo posizioni speculative all’insaputa della banca e in proporzini gigantesche. Ha dimostrato una straordinaria capacità di dissimulare la sua reale attività con tecniche particolarmente elaborate. Ha fatto ricorso a coperture fittizie e spiegazioni non veritiere». 
Unico responsabile  della truffa quindi (che avvenne, beninteso, ai danni di altri vampiri della finanza speculativa). 

Piccolo dettaglio: la descrizione del diabolico comportamento di Kerviel corrisponde in fotocopia a quella di qualsiasi trader dedito alla finanza speculativa, operi egli da una postazione di Tokyo. Londra o New York.


Di più. Le diavolerie speculative di cui è stato accusato il Kerviel, oltre che la manifestazione di un andazzo comune ai trader, sono una riproduzione in miniatura di quelle messe in atto da grandi gruppi bancari e assicurativi, dagli hedge fund, quelle diavolerie che hanno concausato il crollo della finanza mondiale nel settembre 2008. 

Negli Stati Uniti infatti, non hanno solo condannato al carcere a vita Bernard Madoff (inventore del “Ponzi scheme”, con cui egli truffò per l’ammontare di 65 milardi di dollari decine di migliaia di risparmiatori che gli affidarono il loro gruzzolo), oppure Nick Leeson, trader della Barings, che nel 1995 perse 1,4 miliardi su operazioni sui derivati. Negli USA, dopo il disastro del settmbre 2008, sono stati portati sul banco degli accusati anche i vertici dei principali gruppi bancari in default. In Francia Kerviel, dopo essere stato considerato  come simulacro del “capitalismo maligno”, è stato sacrificato come capro espiatorio.


Tuttavia l’ avere accreditato la tesi dei vertici di Société Générale, per cui tutto avveniva a loro insaputa —mentre anche i sassi sanno che il modus operandi di Kerviel non solo non poteva passare inosservato, ma era quello della banca medesima— è solo un aspetto del reale scandalo. Ciediamoci infatti: com’è possibile che passasse inosservato alla Société Générale, che un singolo dipendente giocasse 50 miliardi, cifra che superava di molto l’intero patrimonio netto dell’istituto?

Il vero scandalo è che una “giustizia” zelante e prona ha voluto colpire Kerviel, facendone un capro espiatorio, proprio per assolvere il sistema globale di cui egli era un minuscolo agente. Il  sistema globale del capitalismo-casinò, di un capitalismo fondato sul brokeraggio*,  sulla rendita finanziaria, sulla truffa, sull’inganno, sulla rapina sociale ai danni dei popoli e delle nazioni oppresse, dei lavoratori, nonché dei risparmiatori e dei settori capitalistici che ancora si affannano (poveri scemi!) a cercare la ricchezza facendo produrre plusvalore ai loro salariati.

* attività di intermediazione e di transazione in valute,  titoli di borsa o merci.


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