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Shoah: danno i numeri

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[ 21 ottobre 2010 ]

Il punto di vista di un liberale onesto
 
Shoah vera o falsa?
Non si decide per legge

di Sergio Luzzatto*

«Creare un precedente nella disciplina della libertà d’insegnamento sarebbe pericoloso. Facciamo qui un altro esempio, che riguarda non il negazionismo ma il cosiddetto creazionismo. Bisognerebbe forse stabilire limiti legali anche al diritto d’insegnare che Charles Darwin aveva capito poco o nulla sulle origini della vita nel mondo, e che tutto si spiega grazie a un Disegnatore meravigliosamente intelligente? In democrazia, la scienza e la cultura selezionano da sole, senza intervento della politica, l’attendibile dall’inattendibile e il rigoroso dal ciarlatanesco».

È certo avvilente la realtà delle cronache e delle inchieste di questi giorni. A Teramo, un professore di storia semisconosciuto agli studi, ma ultramediatizzato per le sue pseudo-lezioni sulla Shoah. Online, un intero sottobosco di siti antisemiti oltreché negazionisti. Il tutto, in coincidenza con l’anniversario del 16 ottobre 1943: quando una retata nazifascista consegnò oltre mille ebrei romani al treno per Auschwitz.
Tutto ciò è appunto avvilente. Ma non giustifica la reazione della classe politica italiana, che dai vertici delle Camere ai leader del centro-destra e del centro-sinistra ha accolto con favore la proposta del presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, di approvare entro il 27 gennaio (giorno della Memoria) una legge che introduca in Italia il reato di negazionismo.
Penalizzare il negazionismo non può essere una soluzione del problema. Non foss’altro, perché il negazionismo è male culturale e sociale. Va dunque affrontato con anticorpi culturali e sociali, non attraverso la repressione giudiziaria: come già sottolineava, tre anni orsono, un appello degli storici italiani contro un possibile decreto-legge in materia dell’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Oggi, a fronte della rinnovata tentazione della nostra classe politica di legiferare sulla verità storica, bisogna rinviare i cittadini-lettori a quell’appello del gennaio 2007 (http://www.21e33.it/pdf/commentileggi/070123appellostoriciantimastella.pdf), sottoscritto dai più autorevoli storici italiani. Inoltre, si può oggi provare ad aggiungere qualche elemento ulteriore di riflessione.
Distinguere il vero dal falso nella storia è cosa indispensabile, ma meno facile di quanto sembri. Ad esempio: possiamo facilmente concordare sulla verità dell’affermazione secondo cui la terribile «notte dei cristalli», in cui vennero distrutti decine di templi e migliaia di negozi di proprietà degli ebrei, fu quella del 9-10 novembre 1938. Ma se qualcuno sostenesse che «le politiche nazionalsocialiste di quegli anni ebbero un impatto fortemente positivo sull’economia tedesca, prostrata dagli effetti della crisi del 1929» sarebbe forse un’affermazione falsa? Oppure diventerebbe falsa soltanto l’estrapolazione successiva, «Hitler fu un genio dell’economia»? È evidentemente assurdo instaurare criteri giuridico-legali per distinguere il vero dal falso nella storia.
Porre limiti alla libertà d’insegnamento è comunque sbagliato. Beninteso: laddove certe lezioni universitarie sfociassero sull’incitazione all’odio razziale o sull’apologia di crimini contro l’umanità, queste lezioni assumerebbero un rilievo penale già contemplato e perseguito nel nostro ordinamento. Ma al di fuori di questo, un sistema educativo dovrebbe – piuttosto – tutelarsi con anticipo dalla tara dei cattivi maestri. Oggi, il problema non è sapere di cosa sproloqui dalla cattedra un docente di Teramo: il problema è sapere chi lo ha nominato professore ordinario in un’università italiana.
Creare un precedente nella disciplina della libertà d’insegnamento sarebbe pericoloso. Facciamo qui un altro esempio, che riguarda non il negazionismo ma il cosiddetto creazionismo. Bisognerebbe forse stabilire limiti legali anche al diritto d’insegnare che Charles Darwin aveva capito poco o nulla sulle origini della vita nel mondo, e che tutto si spiega grazie a un Disegnatore meravigliosamente intelligente? In democrazia, la scienza e la cultura selezionano da sole, senza intervento della politica, l’attendibile dall’inattendibile e il rigoroso dal ciarlatanesco.
La conoscenza storica si nutre di tutto, perfino di negazionismo. Al riguardo un ultimo esempio, relativo ai diari di Anne Frank. Durante gli anni 80, soltanto certe accuse – ideologicamente abiette, ma filologicamente acute – del professore francese Robert Faurisson (il pioniere del negazionismo europeo) spinsero la Fondazione Anne Frank ad approntare un’edizione critica dei diari, che consentì di fare piena luce sulla ricchezza dei manoscritti lasciati da Anne.
Fuori d’Italia, percorrere la strada della verità storica di stato si è già dimostrato un esercizio rischioso; e suscettibile di generare esso stesso – paradossalmente – forme di negazionismo. È quanto ha sperimentato, negli anni scorsi, la Francia: che infatti ha finito per rinunciare, nel 2008, a qualunque nuova “legge memoriale”».
Fonte: Il Sole 24 Ore del 17 ottobre


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