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Il tramonto della supremazia occidentale

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Occidente baricentro del reddito globale 
solo per poco più di un secolo
Ecco cosa ci raccontano i dati sulla distribuzione del reddito dal 1 D.C. ad oggi
L’Asia fu e (pare) sarà il baricentro dell’attività economica mondiale
di Ennio Bilancini
Gli occidentali sono da tempo abituati a pensare ai propri paesi come “più ricchi” del resto del mondo. A causa di ciò, gli occidentali fanno molta fatica a rendersi conto che la maggiore ricchezza dei propri paesi è un fatto decisamente eccezionale nella storia dell’umanità. E’ infatti l’Asia ad aver sempre rappresentato il baricentro dell’attività economica e della ricchezza del globo, fin dall’antichità. La seconda metà del 1800 e tutto il 1900 rappresentano una grande novità nella storia dell’uomo poichè in tale periodo la poderosa crescita delle economie capitalistiche occidentali ha spostato il baricentro dell’economia mondiale dall’Asia all’oceano Atlantico. Tuttavia, alla luce del vertiginoso sviluppo asiatico degli ultimi 20 anni, è lecito supporre che l’Asia tornerà ad occupare il ruolo che sempre ha ricoperto fino al 1850.

Per farsi un’idea del peso relativo in termini di produzione e di reddito delle varie regioni del globo nel corso delle diverse epoche è sufficiente comparare il valore relativo del PIL delle regioni nei diversi punti del tempo. Procurarsi i dati necessari per una tale analisi è in generale impresa non facile, ma grazie all’eccellente lavoro svolto dal noto storico economico Angus Maddison (vedasi qui) e dal suo gruppo di collaboratori, è ora possibile avere un’indicazione ragionevolmente approssimata del PIL di moltissime regioni del globo tra l’anno 1 D.C e il 2006 D.C.
Di seguito illustro una mia elaborazione dei dati prodotti da Maddison riguardo la distribuzione relativa del PIL reale mondiale (calcolato secondo il principio che il valore di un bene o servizio è lo stesso ovunque sia prodotto) nei seguenti anni D.C.: 1, 1000, 1500, 1820, 1913, 1950, 1989, 2006. La scelta degli anni è in parte dettata dalla carenza di informazioni e in parte dal significato storico.
I raggruppamenti di paesi che considero sono elencati di seguito. Poichè i confini politici dei paesi sono variati molto durante il periodo in esame ogni raggruppamento è necessariamente una forzatura dal punto di vista dei blocchi politici e culturali esistenti nelle diverse epoche. Per questo l’analisi va intesa solo come geografica. Nel tentativo di rendere la fruizione dei risultati più agevole, ho scelto di raggruppare le regioni seguendo (approssimativamente) gli assetti politici del secondo dopo guerra.
Europa “occidentale”: Austria, Francia, Norvegia, Irlanda, Belgio, Germania, Svezia, Grecia, Danimarca, Italia, Svizzera, Portogallo, Finlandia, Olanda, Regno Unito, Spagna, 14 piccoli paesi dell’Europa occidentale
Nuovi stati occidentali: Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti
Africa: Algeria,  Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun,  Capo Verde,  Chad , Isole Comoro,  Congo ‘Brazzaville’, Csta d’Avorio, Gibuti, Egitto,  Guinea equatoriale,  Eritrea,  Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Lesotho, Liberia, Libia,  Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mauritius, Marocco, Mozambico, Namibia, Nigeria, Ruanda, São Tomé and Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sud Africa, Sudan,  Swaziland, Tanzania,  Togo, Tunisia,  Uganda,  Zaire (Congo Kinshasa), Zambia,  Zimbabwe
Medio Oriente: Barhain, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Gaza e Cisgiordania
America Latina: Argentina, Cile, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Uruguay, Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Salvador, Equador, Guatemala, Haiti, Honduras, Jamaica, Nicaragua, Panama, Paraguay, Puerto Rico, Trinidad e Tobago
Asia Orientale: Cina, India, Indonesia, Giappone, Filippine, Korea del Sud, Korea del Nord, Thailandia, Taiwan, Bangladesh, Myanmar, Honk Kong, Malaysia, Nepal, Pakistan, Singapore, Sri lanka, Afghanistan, Cambogia, Laos, Mongolia, Vietnam
Paesi U.R.S.S.: Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakhstan, Kyrrgyzstan, Lituania, Lettonia, Moldavia, Federazione Russa, Tajikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan
Paesi dell’Europa orientale: Albania, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Serbia, Montenegro, Kosovo.
I grafici a torta presentati di seguito illustrano il valore relativo del PIL reale delle regioni indicate negli anni considerati.
Alla nascita di Cristo, quando l’imperatore Ottaviano Augusto regnava su buona parte del mediterraneo, possiamo vedere che Europa, Africa e Medio Oriente producevano congiuntamente solo un terzo di quanto si produceva in Asia orientale. Senza alcun dubbio, il baricentro economico del globo si situava tra India, Cina e sud-est asiatico. Da notare che le Americhe, l’Europa orientale e le zone della futura URSS, avevano tutte una produzione piuttosto ridotta.
Circa mille anni dopo, quando l’Europa occidentale stava lentamente tornando a crescere e a ripopolarsi dopo il declino del primo medio evo, il baricentro economico del mondo era ancora saldamente in Asia orientale. Africa e Medio Oriente vivevano un momento di crescta, sull’onda dell’espansione islamica, con la quota aggiuntiva di produzione globlale poco più che sufficiente a compensare quella persa dall’Europa occidentale rispetto all’anno 1000. Americhe, Europa orientale e zone della futura URSS continuavano ad essere marginali dal punto di vista dell’attività economica e del reddito.
Nel 1500, all’apice dello splendore della Repubblica Veneziana, quando l’Europa occidentale aveva appena iniziato l’esplorazione delle Americhe ed inventava le istituzioni del capitalismo, il baricentro economico del mondo era ancora saldamente in Asia orientale. Alcune differenze esitevano però rispetto all’anno 1000. Il Medio Oriente aveva perso, in termini relativi, molto del suo peso a favore della crescente potenza dell’Europa occidentale, nonostante l’emergente Impero Ottomano. Le Americhe, l’Est Europa e le zone della futura URSS conquistavano qualche posizione, pur rimanendo luoghi decisamente minori della produzione di beni e servizi.
Nel 1820, in piena rivoluzione industriale, quando buona parte del globo era ormai sottomesso al dominio europeo, oppure era governato da ex-colonie europee, il baricentro dell’economia mondiale continuava sorprendentemente ad essere in Asia orientale, anche se quest’ultima perdeva qualcosa (poco in realtà) in termini relativi rispetto al resto del mondo. I grandi perdenti, sempre in termini relativi, erano America Latina, Africa e Medio Oriente, a favore di Europa (soprattutto occidentale), delle zone della futura URSS e, per la prima volta dalla nascita di Cristo, delle zone dei nuovi Stati Occidentali (Stati Uniti in testa).
Nel 1913, all’alba della Prima Guerra Mondiale, l’Occidente teneva saldamente in mano le redini dell’economia modiale, con il baricentro della distribuzione del reddito spostatosi bruscamente dall’Asia orientale all’oceano Atlantico. Non solo l’Europa occidentale contava quasi il 30% del reddito del mondo, ma i nuovi Stati Occidentali gareggiavano con il Vecchio Continente per dimensione della produzione. America Latina, Europa dell’est e future zone dell’URSS pure vivevano un momento di grande sviluppo, sia in termini assoluti che relativi rispetto al resto del mondo. Africa e Medio Oriente arretravano ulteriormente, mentre l’Asia orientale vedeva il proprio peso crollare a meno del 25% della produzione mondiale. Non serve una profonda consocenza dei meccanismi economici per capire che un tale cambiamento è stato accompagnato da una vera e propria rivoluzione degli equilibri mondiali fin a quel  momento sperimentati.
La situazione nel 1960 mostra un ulteriore consolidamento della posizione del baricentro economico mondiale nella zona atlantica, ma con alcune importanti differenze rispetto al periodo precedente i due conflitti mondiali. In primo luogo, i Nuovi Stati Occidentali detenervano la quota principale della produzione mondiale, superando addirittura l’Europa occidentale. Il blocco sovietico cresceva sostanziosamente, così come l’America Latina. In secondo luogo, mentre Africa e Medio Oriente stagnavano, l’Asia orientale perdeva ulteriormente terreno, nonostante lo sviluppo giapponese. E’ stato questo, probabilmente, il punto di massimo spostamente ad Occidente del baricentro dell’economia mondiale. Non sorprende che esso coincida con l’età dell’oro del capitalismo occidentale.

Nel 1989, mentre il blocco sovietico andava in pezzi, il baricentro mondiale aveva già preso a tornare verso est. Se è naturale che il blocco sovietico perdesse terreno, è anche vero che non era l’Occidente ad approfittarne. Infatti, sia l’Europa occidentale che i Nuovi Stati occidentali vedevano la propria quota di produzione mondiale diminuire. Nemmeno Africa o America Latina ne approfittavano: la prima vedeva il proprio ruolo marginale permanere tale, la seconda vedeva la propria importanza confermata ma senza avanzamenti. Erano invece il Medio Oriente e, soprattutto, l’Asia Orientale a compiere un netto recupero, spostando così verso est il baricentro dell’economia mondiale.
Alle soglie della grande crisi del 2007, la situazione era già mutata notevolmente, riportando l’Asia orientale a più del 40% della produzione mondiale. Questi numeri sono tanto più impressionanti perchè nello stesso periodo l’Occidente ha conosciuto un felice periodo di crescita sostenuta, mentre il Giappone (storica locomotiva asiatica) ha vissuto 15 anni di assoluta stagnazione. Cosa è accaduto quindi? In perfetta linea con il loro ruolo storico di “fabbriche del mondo”, il triangolo comprendente subcontinente indiano, Cina e sud-est asiatico hanno iniziano un processo di crescita senza precedenti, di una velocità tale da permettere un raddoppio della produzione in pochissimi anni (crescendo al 9% di media si raddoppia il PIL ogni 8 anni). Il risultato è stato uno spostamento del baricentro dell’economia mondiale dall’Atlantico al centro Asia, con un moto che punta fortemente verso est anche per il futuro.
Cosa possiamo concludere sulla base di questi dati? Considerando l’evoluzione della produzione mondiale in una prospettiva millenaria verrebbe da pensare che (1) il baricentro “naturale” dell’economia mondiale è in Asia orientale, (2) l’Occidente ha goduto eccezionalmente di 1 secolo e mezzo di supremazia in virtù dell’aver iniziato per primo la rivoluzione industriale e lo sviluppo capitalistico, e (3) con la globalizzazione del capitalismo il baricentro dell’economia mondiale tornerà preso in Asia orientale.

La rilevanza di queste considerazioni può essere condensata in una frase. Così come il brusco spostamento del baricentro dall’Asia orientale all’oceano Atlantico è stato accompagnato da violente scosse agli equilibri politici del mondo, allora stesso modo c’è da attendersi che un ritorno del baricentro in Asia orientale non avverrà senza scossoni.
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Un pensiero su “Il tramonto della supremazia occidentale”

  1. RBANNARITA dice:

    INTERESSANTE;MI ERO POSTA IL "PROBLEMA",MA NON PARLIAMO DI SCOSSONI PROPRIO ORA!!!

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