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Wikileaks e il «complotto» anti-italiano

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VI SPIEGO PERCHÉ BERLUSCONI 
È IL MALE MINORE
di Gianfranco La Grassa
Riceviamo e pubblichiamo
C’è un complotto anglo-americano per sbarazzarsi del Cavaliere? Certamente sì. Al di la dell’Atlantico e della Manica non fanno mistero della loro idiosincrasia verso Berlusconi. Né è un mistero che l’armata Brancaleone che va da Fini a Bersani, passando per Montezemolo e Marchionne (con le forze ausiliarie di Vendola e Ferrero) sia sponsorizzata dai giganti dell’imperialismo euro-atlantico. Domanda: è forse questo sufficiente per considerare Berlusconi una specie di “male minore” e quindi, di fatto, difenderlo? Qui la nostra profonda divergenza con La Grassa, che non considera affatto la terza via, quella di costruire un’alternativa anticapitalista  e democratica al bipolarismo degenere delle cosche dominanti. Se non ci intruppiamo nell’esercito anti-berlusconiano, figurarsi se possiamo fare i trombettieri del Cavaliere, con il risibile argomento che starebbe difendendo … “la Patria” (sic!).

«Credo sia la prima volta che si parla così chiaramente come nell’articolo di Foa [vedi più sotto, Ndr]. Rimpolpato pure da un robusto editoriale di Sallusti [anche questo: vedi più sotto, Ndr]. E dalle notizie di quanto detto in Consiglio dei Ministri da Berlusconi e Frattini. Poi, a Napoli, Berlusconi ha attenuato i toni, parlando di complotti solo nazionali. E’ chiaro che non la pensa così, come non la pensa nessuno di noi. E pur se gli si trovano scuse per ragioni di prudenza diplomatica, penso che a questo punto la sua “timidezza” sia negativa. Certo, ho poche “responsabilità” e per questo parlo fuori dai denti; tuttavia, in una situazione esplosiva come l’attuale, credo sia più irresponsabile non “chiamare alle armi” (in senso figurato). Se non lo si fa quando ormai chi complotta sta attaccando da tutte le parti e comincia a scoprire il suo abominevole volto, può poi essere troppo tardi.
In ogni caso, politici (del Governo) e giornalisti sono molto, ma molto, più informati di noi. Ricordo però che da anni, fin dal lancio del blog (gennaio 2006), esponiamo esattamente le stesse argomentazioni, pur senza tante informazioni, solo leggendo la realtà con un minimo di onestà. Vorrei mi si citassero giornalisti della lurida (lasciatemelo dire) “sinistra” che parlano e scrivono nello stesso senso. Repubblica, Il Fatto, L’Unità, il Corriere, La Stampa e tutti i media della GFeID (grande finanza ed industria decotta), i cosiddetti “poteri forti”, hanno sempre mentito e nascosto questi fatti evidenti dietro l’immondezzaio del puro odio antiberlusconiano. Ad essi si sono accodati tutti gli schifosi programmi che impestano la TV di Stato, condotti da puri valletti degli stessi padroni per realizzare il loro progetto fellone di asservimento allo straniero.
Questo straniero è indicato da Foa senza mezzi termini negli Usa e l’Inghilterra, come da noi sempre sostenuto, indicando nella seconda il 51.mo Stato dell’Unione (di fatto). Comunque, inutile che ripeta adesso ai lettori quanto hanno seguito sulle pagine del blog. L’importante è che ci siano segnali di un inizio di reazione da parte di altri contro quegli ambienti, che si sono serviti degli Amato, dei Ciampi, dei D’Alema (aggiungiamoci Prodi; un altro nome non posso aggiungerlo perché “protetto”), per i loro disegni. Tutta gente assegnata a “sinistra”, mentre sono semplicemente membri del PAB (partitume anti-Berlusconi); ma membri di tale schieramento non perché, come i loro decerebrati seguaci ed elettori, abbiano in odio Berlusconi. Essi (e molti altri non nominati) sono stati designati, all’epoca di “mani pulite” e delle mene statunitensi e della Confindustria agnelliana, per portare avanti il processo di dissoluzione delle basi economiche (industriali e finanziarie) di un minimo di autonomia italiana. C’è stata resistenza, certo assai indebolita dalle sporche vicende “giudiziarie” (puro mascheramento della politica di tradimento antinazionale), che si è espressa nella scelta di servirsi di Berlusconi. Tutti sanno che la riteniamo una scelta necessitata per quei tempi, ma non felice e che si sarebbe dovuto cambiare.
Adesso però l’importante è creare un fronte di denuncia contro chi ci vuol asservire alla principale potenza straniera, nel mentre avanza il multipolarismo, che potrebbe favorire un’autonomia ben maggiore di quella possibile nel mondo bipolare d’antan (e nel mentre anche negli Usa affiorano soluzioni strategiche differenti in contrasto fra loro). Rilevante che Foa accenni perfino a che cosa sono le “rivoluzioni colorate”, con esplicito riferimento alla prima d’esse, quella d’Ucraina, il vero prototipo della “rivoluzione democratica” di subordinazione agli Stati Uniti. Importante che si faccia riferimento al gen. Fabio Mini, che dovrebbe assumere connotati più decisi ed energici nella sua funzione che è sempre stata di meritoria denuncia delle mene antinazionali. E adesso non ci sono più scuse. Sappiamo benissimo che anche in quella che viene indicata, con la solita mistificazione del “gioco degli specchi”, come “destra” la maggioranza degli adepti è, consapevolmente o inconsapevolmente, dalla parte del tradimento. Proprio per questo, ad ogni vittoria elettorale del PB (partitume berlusconiano) è sempre seguito il cambio di casacca e l’abbandono di pezzi rilevanti della maggioranza.
Adesso, non ci illudiamo che tutto stia cambiando; non ci fidiamo. Prendiamo questi pezzi di coraggioso giornalismo per quello che appaiono nel momento presente. Comunque si tratta di un segnale che, se seguito da altri più consistenti, sarebbe pur sempre l’inizio di uno smascheramento dei settori dell’industria e finanza italiane che pagano politicanti, scribacchini e conduttori televisivi ben noti per tradire i nostri interessi. Non si facciano più concessioni a scuse e “nostalgie”. I farabutti che sono servi dello straniero sono tutti quelli che si scatenano in semplice agitazione antiberlusconiana, che non hanno progetto politico se non di mettere in piedi un esecutivo di asservimento del tipo di quelli di Amato, Ciampi, D’Alema, Prodi, ecc.
Tutti quelli che si dicono, comicamente, “di sinistra” sono nemici; non avversari, ma nemici, sono quelli che “aprono le porte” a chi ci “assedia”, sono quelli che ci stanno vendendo per ottenere qualche miserabile vantaggio. In Italia, da secoli, conosciamo bene i rinnegati e burattini, quelli che chiamano in aiuto lo straniero per essere “assisi sul trono”. Addosso a questi miserabili. Nessuna scusante più per chiunque abbia anche soltanto una piccola propensione per l’inesistente “sinistra”, unico ammasso di venduti. L’ignoranza e la buona fede non sono più ammesse. Tutto è sempre più chiaro. Appena qualcuno oda la parola “sinistra”, porti idealmente la mano alla pistola! Bisogna coprirli di ignominia, perché non ce n’è uno solo che non sia un lestofante: uomini dei “poteri forti”, politicanti, giornalisti, conduttori televisivi e quant’altro. Chi parla per la “sinistra” è ipso facto un nostro nemico! E i nostri nemici non devono avere accesso a questo blog. Sono settario? Sì, contro i mercenari e i rinnegati sono settario! Non voglio che la nostra soglia sia varcata da scarafaggi e limacce. Posso almeno chiedere che la nostra piccola casa sia preservata dalla “monnezza”?»    

   
Gianfranco La Grassa
Appendici
«Inchiesta Finmeccanica, vicenda Wikileaks, strumentalizzazione dei casi Napoli e Pompei: crisi pilotate e campagne stampa ad hoc. Ecco come i grandi gruppi provano a condizionare gli esecutivi. La denuncia del governo: “E’ in corso un attacco per indebolirci”. E Frattini denuncia: “Troppe notizie inesatte”» 
Strumenti utili 
di Marcello Foa  
(Il Giornale on line del 27 novembre. Pag. 3 del cartaceo)
Roma – «E dire che avevano previsto tutto due colonnelli cinesi, nella seconda metà degli anni Novanta, in un saggio ignorato dai grandi media, ma profetico. S’intitolava Guerra senza limiti e delineava uno scenario sorprendente, secondo cui nell’era della globalizzazione i veri conflitti non sarebbero stati più meramente militari, ma asimmetrici. Ovvero che il terrorismo, la strumentalizzazione dei media, la gestione della comunicazione e lo sfruttamento delle crisi finanziarie sarebbero stati decisivi per stabilire i rapporti di forza e piegare Stati o grandi aziende ai propri voleri. Saggio magistrale, portato in Italia dal generale Fabio Mini, e oggi illuminante per capire, anzi, per intuire che cosa stia avvenendo davvero in questo Paese e perché il ministro degli Esteri Franco Frattini denunci «vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia».
L’Italia è sotto attacco, eppure nessuno le ha dichiarato guerra. E mai lo farà. Nessuna sorpresa. Così va il mondo. Anzi, il nuovo mondo; quello che la maggior parte dei commentatori non sa o non vuole leggere. Oggi sappiamo che la Rivoluzione arancione a Kiev non fu affatto spontanea e, ad esempio, che gli attacchi speculativi contro la lira del ’92 o contro le economie asiatiche nel ’97 furono pilotati ad arte.
Di solito i Paesi in mezzo alla tempesta non capiscono cosa stia accadendo. Sono confusi, storditi, scambiano sovente gli esecutori con i mandanti. E finiscono al tappeto.
Oggi l’offensiva contro l’Italia è mediatica. Come viene condotta? I giornalisti sono complici di un Grande Fratello? No, eppure sono funzionali a disegni di cui loro stessi, sovente, non sono nemmeno consapevoli. Esistono tecniche di comunicazione che permettono di condizionare non un giornale o una tv, ma l’insieme della stampa. Se stabilisci un frame ovvero una «verità» impressa nella coscienza pubblica, il gioco è fatto. Quel frame diventa le lente attraverso cui i mezzi di informazione parlano all’opinione pubblica.
Il frame di oggi è: «Berlusconi impresentabile, l’Italia ha bisogno di un nuovo governo». Tecnico, naturalmente; in apparenza patriottico, in realtà funzionale a interessi che non sono più nazionali, come ai tempi della Guerra Fredda, ma transnazionali. Dirompenti, eppur impalpabili.
La polemica sui rifiuti di Napoli, quella sui crolli di Pompei, persino un’inchiesta giornalistica condotta bene, come quella di Report su Finmeccanica, assumono un’importanza che va oltre l’intrinseca valenza giornalistica, trasformandosi in casse di risonanza.
Cos’ha fatto di male l’Italia? Nulla, in apparenza. Siamo alleati fedeli degli Usa, nella Nato e in Afghanistan. Gli «scandali» di Berlusconi non incidono, certo, sulle relazioni internazionali. Le vere ragioni dell’attacco restano nell’ombra.
A livello strategico abbiamo stretto rapporti privilegiati con Libia, Turchia, Russia, Algeria, che, però, contrastano con gli interessi di alcuni grandi gruppi del settore e con i disegni strategiche di Paesi, pur nostri amici, come Stati Uniti e Gran Bretagna. Senza perifrasi: la libertà di manovra italiana non è gradita.
Così come, a livello politico, non è apprezzato questo centrodestra, che non è politicamente corretto. A causa della volgarità di Bossi e dell’immoralità di Berlusconi? Non proprio; piuttosto perché tendono a difendere le identità locali, a opporsi all’immigrazione incontrollata, allo sradicamento dei valori e delle istituzioni nazionali. Da tempo viviamo un processo di internazionalizzazione, che, pur non sfidando frontalmente la democrazia e la sovranità, di fatto le svuota via via di contenuti. E chi resiste, seppur confusamente, diventa un nemico. Da combattere, da emarginare, da rimuovere.
Tanto più se in gioco ci sono anche interessi economici. Sebbene il nostro tessuto industriale sia composto soprattutto da piccole e medie imprese, permangono grandi partecipate di Stato come Eni, Enel, le Poste e la stessa Finmeccanica. Bocconi prelibati che fanno gola all’estero, ma che questo governo vuole mantenere italiani; contrariamente al passato. Prodi e Ciampi e Amato e D’Alema erano molto sensibili agli interessi dell’establishment politico-finanziario e dunque a privatizzazioni, in realtà non proprio trasparenti e non sempre nell’interesse nazionale. Eliminando Berlusconi e Bossi, la festa può ricominciare.
Gli indizi sono evidenti. C’è da stupirsi che l’Italia sotto attacco?».

Questo è invece l’editoriale di Sallusti:

«C’è qualcuno che sta giocando con¬tro l’Italia, den¬tro e fuori i confi¬ni nazionali. È questo l’al¬larme lanciato ieri nel Con¬siglio dei ministri dal pre¬mier Silvio Berlusconi e dal ministro degli Esteri Fran¬co Frattini. La parola d’or¬dine sarebbe: destabilizza¬re, in chiave antiberlusco¬niana ma forse non soltan¬to. Non a caso il governo in¬t¬erviene nel giorno che par¬te l’inchiesta giudiziaria sulla galassia di Finmecca¬nica, il colosso italiano del¬¬l’aerospaziale, una delle poche aziende nostrane che compete alla pari con i leader mondiali del suo set¬tore, quello della difesa e dell’alta tecnologia (21 mi¬¬liardi di euro di ordinativi in corso, 2 miliardi di inve¬stimenti nella sola ricerca ogni anno). Nessuno met¬te in dubbio il diritto dove¬re della magistratura di ac¬certare eventuali reati. Quello che preoccupa è la gestione giudiziaria, me¬diatica e politica della vi¬cenda, le fughe di notizie e le ipotesi investigative spacciate per verità. Mette¬re a rischio una parte del Pil italiano per poi magari scoprire tra un anno che si è di fronte a una vicenda di malaffare di ordinaria am¬ministrazione, con prota¬gonisti il faccendiere di tur¬no e qualche funzionario infedele, sarebbe una fol¬lia. Preoccupazione non campata in aria, visti i tem¬pi della giustizia italiana e alcuni clamorosi preceden¬ti. Non dimentichiamoci che la credibilità e l’effi¬cienza della nostra Prote¬zione civile solo qualche mese fa sono state distrut¬te, prima in tv e sui giornali che in Procura, da un’in¬chiesta della quale ancora oggi non si è capita la consi¬stenza.
A chi gioverebbe una Finmeccanica screditata? A tanti e in tutto il mondo. Parliamo di affari da capo¬giro che aziende estere non vedono l’ora di sottrar¬ci. E trattandosi di alta tec¬nologia militare, parliamo di delicati equilibri politici tra i grandi Paesi del mon¬do e loro satelliti. Ma Fratti¬ni è andato oltre, mettendo insieme a Finmeccanica la spazzatura di Napoli, Pom¬pei, le annunciate fughe di notizie sulla corrisponden¬za riservata tra Paesi alleati (caso Wikileaks) e altro an¬cora. Cose che apparente¬mente non c’entrano una con l’altra.Ma non è così.A chi giova, per esempio, ven¬der¬e al mondo come lo sfa¬scio dei Beni culturali italia¬ni il crollo a Pompei di un manufatto di cemento ar¬mato costruito nel secolo scorso? A chi giova trasmet¬tere per due ore sulla Rai (Santoro) un pentito (Cian¬cimino) giudicato inatten¬dibile dai magistrati stessi che pontifica senza con¬traddittorio su fantomatici patti tra Stato e mafia? A chi giova che uno dei nostri principali scrittori, Savia¬no, straparli sulla stessa tv di un collegamento organi¬co tra la ’ndrangheta e il principale partito del Nord, la Lega? A chi giova far credere all’estero che mezza Italia è sotto cumuli di rifiuti quando il proble¬ma è notoriamente circo¬scritto a una piccola parte di una sola città, Napoli? E a chi fa gioco amplificare le dichiarazione del capo dei magistrati italiani, Luca Palmara, che la nostra giu¬stizia è messa peggio che in Ruanda?
Tutte queste bugie tra¬sformate in verità ovvia¬mente non giovano all’Ita¬lia. E fanno l’interesse di chi nel mondo vuole sot¬trarci turisti, imprenditori, investitori,indebolire l’affi¬dabilità dei nostri titoli di Stato. Non credo sia assur¬do sostenere che l’antiber¬lusconismo italiano si stia saldando con poteri fuori confine. Non sarà un dise¬gno organico ma certa¬mente è in corso un tentati¬vo di suicidio nazionale premeditato».
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2 pensieri su “Wikileaks e il «complotto» anti-italiano”

  1. TNEPD dice:

    A me pare che ai tempi di Tangentopoli, Bossi avrebbe potuto cedere alle lusinghe della finanza globale ma non lo fece e per questo forse un giorno sara’ annoverato fra i salvatori della nostra disgraziata nazione. Per far numero accetto’ di allearsi con Fini perche’ quello promise che non avrebbe mai tradito la patria. Invece aveva gia’ tradito prima e qualche anno dopo fu sul punto di tradire anche Berlusconi, figuriamoci, ma ci penso’ ancora Bossi (con l’ausilio del Papa) a rimetterlo in carreggiata.TNEPDhttp://tnepd.blogspot.com

  2. IlGattoHaNuoveCode dice:

    hai dimenticato il provvidenziale intervento di Batman e dei fantastici 4

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