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Maurizio Landini (FIOM): intervista sulla rottura del negoziato torinese

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Come volevasi dimostrare


«MIRAFIORI COME POMIGLIANO, ANZI PEGGIO»*


Oggi si è svolto lo sciopero indetto dalla sola FIOM nello stabilimento FIAT di Mirafiori. L’ufficio stampa di Marchionne ha immediatamente parlato di “fallimento”, sostenendo che avrebbe aderito solo il 13% delle maestranze. La FIOM da parte sua ha parlato di un’adesione molto alta, del 60% circa. «Lo sciopero che abbiamo indetto ha coinvolto circa il 60% delle maestranze, al punto che alcune aziende legate al Lingotto, come la Liar che produce sedili, hanno dovuto rimandare a casa i loro lavoratori perche’ nessuno in Fiat era in grado di accogliere gli ordini pronti in consegna e non volevano rischiare che si accumulasse materiale a magazzino», ha dichiarato il responsabile auto nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo, sottolineando anche che “questa mattina per le strade di Torino si è snodato un corteo di migliaia di lavoratori nonostante neve e pioggia».



«Mirafiori come Pomigliano, con qualche restrizione in più. È questo il progetto di Fiat per la fabbrica madre del Lingotto. Altro che «foglio bianco» da cui ripartire, altro che disponibilità da parte di Marchionne a superare i problemi e le divisioni per «ridare allo stabilimento il ruolo che merita».

Ventiquattrore dopo il nulla di fatto al tavolo sul futuro della fabbrica torinese, Maurizio Landini non fa sconti. Né al numero uno del Lingotto né ai suoi colleghi di Fim-Cisl e Uilm-Uil. Anche perché la Fiom lo denuncia da prima dell’accordo sullo stabilimento campano: «La Fiat non vuole un’intesa basata su regole collettive, ma solo contratti aziendali costruiti sulle sue esigenze». Una condizione inaccettabile.
Per portare i soldi e le linee promesse a Mirafiori, il Lingotto pretende mani libere anche dal contratto nazionale siglato con Fim e Uilm nel 2009: l’intesa, non firmata dalle tute blu Cgil, che permette già delle deroghe alle regole collettive. Per questo, dice Landini, «anche se Fiat dovesse fare un passo indietro e accettare per Mirafiori di sottostare a quel contratto,  cambierebbe poco.
Perché quell’accordo permette di trasferire a Mirafiori le regole già scritte per Pomigliano».
Ma cos’ha in mente Marchionne per la fabbrica torinese? Landini racconta che il tavolo di venerdì è saltato quando già si discutevano i particolari di turni, assenteismo e straordinari. Vediamoli.
Sulla scorta del modello campano, Fiat vuole anche a Torino una settimana scandita su tre schemi: 18 turni da otto ore al  giorno, 15 quando il mercato lo con- sente o 12, ma da dieci ore giornaliere. Anche a Mirafiori, come al Gian Battista Vico, il Lingotto pretende inoltre 120 ore di straordinario obbligatorio all’anno e pause ridotte da quaranta a trenta minuti.
E poi c’è l’assenteismo.
Un fenomeno che, con stupore, scopriamo più preoccupante a Torino che a Napoli, «mentre per mesi – accusa il segretario
della Fiom – anche le forze politiche di sinistra hanno puntato il dito contro gli operai campani».
E invece al tavolo di venerdì i dirigenti Fiat «hanno detto che a Mirafiori l’assenteismo è all’otto per cento, mentre a Pomigliano si ferma al 2,4». Per questo per Torino «propongono di non pagare i primi tre giorni di malattia quando in un giorno si assenta più del cinque per cento degli operai».
Infine, le famose limitazioni al diritto di sciopero.
Insomma l’idea sembra quella di «fare di Pomigliano un modello nazionale», riassumendo i lavoratori nelle newco non iscritte a Federmeccanica e costringendoli a firmare contratti individuali, che di fatto tagliano fuori i sindacati. «Ecco a cosa portano le deroghe al contratto nazionale – riprende Landini – al rovesciamento del sistema dei diritti e delle relazioni sociali del Paese».
A questo punto, continua, «abbiamo proposto a Fim e Uilm di rivolgerci ai lavoratori, perché siano informati di quanto sta accadendo. Loro però non sono disponibili ad organizzare assemblee unitarie, così da domani lo faremo da soli. Se il tavolo riprenderà – conclude il sindacalista – alla Fiat torneremo a dire che si possono trovare le soluzioni alle esigenze dell’azienda applicando il contratto unitario del 2008». L’unico che la Fiom riconosce. La partità resta aperta. Anche sul fronte degli industriali.
Perché per abbandonare il contratto del 2009 Fiat dovrebbe lasciare anche Federmeccanica, privandola del suo associato più importante. Un brutto affare per i vertici dell’associazione confindustriale, che fino a ieri preferivano non commentare.

* Fonte: L’Unità del 5 dicembre

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