Browse By

Roma 14 dicembre: la bufala dell’agente provocatore

 665 total views,  4 views today

ECCO DOVE PORTA 
IL «COMPLOTTISMO»


Se c’è cascata la Finocchiaro….

Il complottismo (che fa rima quasi sempre col pacifismo e col “politicamente corretto) è una sindrome dura a morire. Difficile guarirne. La malattia la si riconosce da un sintomo inequivocabile: ogni volta che c’è di mezzo la violenza, l’uso della forza contro il potere, esce fuori chi si rifiuta di ammettere che ciò sia mai concepibile.
Beninteso: ogni pacisfista, democratico o benpensante, ha il diritto di tenersi le proprie idee, e di condannare l’uso della forza, di criticarne la legittimità. Il problema, con la teoria del complotto, non consiste dunque nella critica politica all’uso della forza, ma nel fatto che esso, semplicemente lo delegittima, non solo come corpo estraneo ai movimenti, ma addirittura come diabolica manovra del potere.
Chi fa uso della forza non è che abbia torto, è semplicemente un “provocatore”, un infiltrato pagato dal potere. “Chi li paga?”, si chiede il beota. E’ inconcepibile, al complottista, considerare sensata l’azione di forza, considerarne le ragioni, le cause sociali, o anche solo individuali. Insomma: se ti ribelli non sei un vero ribelle, ma un infiltrato. Il che ha un evidente sapore sbirresco, un che di pretesco —per cui se sei un oppresso che chini il capo tutto Ok, se alzi la testa, vai all’inferno.


Alla fine della fiera, politicamente parlando, quella del complottista è una condanna pura e semplice, che infatti si sposa con quella del potere.


Pensate che abbaglio han preso i complottisti rispetto al 14/12. Tutto un fiorire di illazioni e sospetti, arraffazzonando ragionamenti poggianti su  fotogrammi a spizzichi e bocconi. «Quello con il giaccone beige, aveva manette e manganello in mano, era un agente in borghese, pagato per fomentare i disordini». Ergo: l’attacco alla polizia non era un evento genuino, ma cercato dagli sbirri di Berlusconi. Non è passato per la testa, a questi signori, che dei dimostranti infuriati abbiano potuto sopraffare i poliziotti, e quindi sfilargli via gli strumenti del mestiere.


Ora il ragazzo, poco più che sedicenne ha un nome e un cognome, e sta in galera. I complottisti non solo dovrebbero ammettere l’errore, dovrebbero chiedergli scusa, a lui e ai familiari. Di più, dovrebbero avere il coraggio di chiederne la scarcerazione.


Ci è stato segnalato che una demolizione ineccepibile delle improperie e delle scemenze complottiste è stata compiuta in questo articolo: «La guerriglia a Roma e gli agenti in borghese». Leggetelo. Ma poi cominciamo a discutere di cose serie.

image_pdfimage_print

Un pensiero su “Roma 14 dicembre: la bufala dell’agente provocatore”

  1. Anonimo dice:

    analizzate meglio le foto. poi chiedetevi perché stanno fermi a guardare senza intervenire i due incappucciati, uno (alle spalle del "minorenne")col giaccone a scacchi, l'altro davanti con giubbotto blu e scarpe bianche. gli stessi due, tra poco, come mostra la sequenza di foto disponibile su repubblica, si prodigheranno a soccorrere l'agente a terra con la pistola, mentre il "minorenne" (questa volta lui), se ne starà a guardare con manganello alla destra e manette alla sinistra.a parte il fatto che escludere la presenza di infiltrati nelle manifestazioni, documentati dai tempi di cossiga fino a genova g8, significa star fuori dalla storia, si dovrà convenire che la vicenda di cui trattasi puzza molto, o quanto meno non è chiaro come mai il giovane una volta fermato poi si sia ritrovato libero.riguardo alla finocchiaro, per la quale non ho alcun pregiudizio positivo, è la prima volta forse che si occupa del mondo reale esterno alla casta, non so per quale motivo.tuttavia è fuor di dubbio, a prescindere dagli infiltrati che forse hanno dato per primi fuoco alle polveri, che il movimento ha tutti i sacrosanti motivi per distruggere questo mondo dio m…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.