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Uniti e Diversi e il nuovo soggetto politico

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QUANTO UNITI? QUANTO DIVERSI?

di Giulio Bonali

«Rimane sullo sfondo la prospettiva del soggetto politico che al termine dell’ incontro è da considerarsi alquanto remota, come pure è mancata negli interventi l’attenzione ai movimenti reali, come quello emerso nella giornata del 14 dicembre, movimenti che iniziano, pur fra molti limiti e difficoltà, a manifestarsi col precipitare della crisi».

Qui sotto un succinto resoconto dell’assemblea nazionale UNITI E DIVERSI promossa da: Movimento Alternativa, Movimento della Decrescita Felice, Per il bene Comune, Movimento Zero, Rete Provinciale torinese dei Movimenti e Liste di Cittadinanza.

Si é svolta sabato scorso, 18 dicembre, a Bologna, l’ annunciata assemblea pubblica dei movimenti che intendono coordinarsi e iniziare a lavorare alla costituzione di un nuovo soggetto politico, radicalmente alternativo ai partiti oggi presenti nelle istituzioni, tutti subalterni al pensiero unico politicamente corretto, e che, almeno per questa occasione si sono denominati Uniti e diversi 


Erano presenti un centinaio di persone provenienti da dodici regioni (55 persone erano collegate in diretta via Internet da altre tre regioni). Poco più della metà erano presenti in qualità di “osservatori esterni” più o meno interessati all’iniziativa, gli altri in qualità di aderenti-sottoscrittori del documento polico circolato in Internet nelle utime settimane, e pubblicato anche sul blog di Rivoluzione Democratica.

L’ iniziativa é stata introdotta da un esponente per ciascuno dei del movimenti promotori tranne Movimento zero, il cui leader Massimo Fini é giunto con un certo ritardo attribuito ai notevoli disagi alla circolazione dovuti alle recenti nevicate .

In particolare Giulietto Chiesa, riferendosi ad altre iniziative di aggregazione di soggetti politici aventi intenti radicalmente alternativi all’ attuale teatrino della politica istituzionale, si è detto contrario a incontri assembleari improvvisati e generici, solitamente confusionari e inconcludenti, proponendo piuttosto, a chi volesse partecipare ad un confronto costruttivo, riunioni ristrette su temi definiti, più adatte secondo lui, in questa fase, a consentire un confronto fra proposte concrete e produttive. 

Difficile capire se alludesse anche a Rivoluzione Democratica, stanti anche le polemiche gratuitamente aspre e quantomeno sbrigativamente liquidatorie da lui condotte nei confronti di alcuni di noi —credo comunque che anche da parte nostra possa valere la pena di tentare un confronto con questo coordinamento.

Pallante ha brevemente ma efficacemente illustrato le tesi della decrescita felice partendo dalla considerazione che l’ attuale crisi ha aspetti molteplici, economici (e in questo senso l’ ha esplicitamente definita una crisi da sovrapproduzione), ecologici, sociali, politici, internazionali che le conferiscono un aspetto globale; il motivo più profondo sta nel raggiungimento dei limiti delle risorse naturali da parte di un modello di sviluppo basato sull’ incremento illimitato della produzione di merci, che fa si che ormai volga oggettivamente al termine la fase storica iniziata con la rivoluzione industriale.

Dopo queste relazioni l’ assemblea si è divisa in quattro gruppi per discutere del documento politico, e del lavoro da impostare nei prossimi mesi.
Ne sono venute proposte di seminari tematici, da organizzare nel corso del prossimo anno per meglio definire le coordinate culturali e politiche del costituendo “soggetto politico”, anche attraverso emendamenti e rielaborazioni del documento politico.

Nel pomeriggio si sono ascoltati contributi di organizzazioni e realtà esterne ai gruppi organizzatori dell’ incontro, fra cui quello di Maurizio Fratta per Rivoluzione Democratica che ha segnalato l’ importanza da dare alla questione di una collocazione politica internazionale contro l’ imperialismo, contro la NATO e contro L’ Europa dei banchieri e della speculazione finanziaria, a fianco delle resistenze, a cominciare da quella palestinese, con la richiesta concreta di un esplicito appoggio all’ iniziativa della Freedom Flotilla-2, riscuotendo un sostanziale consenso dagli ascoltatori.

Sono poi state illustrate le proposte venute dai gruppi di lavoro di fine mattinata e si é quindi svolta una discussione politica nella quale si sono avuti vari interventi alquanto disparati che hanno spaziato dalle questioni internazionali, alle questioni della decrescita, alla necessità di stabilire regole operative per il soggetto poltico da costituire, ai modi per tentare di raggiungere un’ adeguata capacità di presenza mediatica, alle modalità di autofinanziamento.

Quando é stata toccata una questione eminentemente politica é emersa subito una divergenza difficilmente componibile: Giulietto Chiesa ha chiesto un po’ incautamente all’ assemblea di approvare un emendamento al documento politico che facesse più esplicito riferimento alla Costituzione nata dalla Resistenza, cosa che, come era prevedibile, ha suscitato la netta riprovazione di Massimo Fini e un inizio di degenerazione della discussione che soprattutto Pallante é riuscito ad arginare, al prezzo del ritiro da parte di Chiesa dell’ incauta proposta e del rinvio della discussione ai seminari tematici. 

Un problema che verrà comunque al pettine prima o poi e che fra l’ altro testimonia di quanto il superamento della dicotomia destra-sinistra, evocato da alcuni degli intervenuti (fra cui lo stesso Pallante nella sua introduzione in mattinata) sia un’ esigenza, oltre che discutibile, per lo meno di fatto prematura, non affatta scontata per non pochi dei partecipanti all’ assemblea.

Massimo Fini comunque non é reintervenuto e se ne é andato prima della fine dei lavori, anche se uscendo ha voluto precisare che era solo per motivi contingenti e non politici (altri esponenti del suo movimento hanno continuato a partecipare ai lavori).

Alla fine é stato designato un portavoce nazionale nella persona di Maurizio Pallante, si é nominata una segreteria nazionale di cinque membri, designati uno da ciascuno dei gruppi aderenti, e si é stabilito di nominare anche un coordinamento nazionale con due membri per ogni regione, da designare entro due mesi.

Rimane sullo sfondo la prospettiva del soggetto politico che al termine dell’ incontro è da considerarsi alquanto remota, come pure è mancata negli interventi l’attenzione ai movimenti reali, come quello emerso nella giornata del 14 dicembre, movimenti che iniziano, pur fra molti limiti e difficoltà, a manifestarsi col precipitare della crisi.
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2 pensieri su “Uniti e Diversi e il nuovo soggetto politico”

  1. Claudio dice:

    Ma perchè il mio partito, Alternativa, ha dichiarato esaurita la dicotomia destra-sinistra? Per imbarcare terzz-posizionisti alla Fini? Può darsi. Può darsi però che sia effetto di testimonanze come questa,tratta da l'Ernesto:"La sinistra alleata della …destraLa sinistra in Bielorussia, escludendo il Partito Comunista Bielorusso che non a caso non fa alleanze in questo senso, non gode affatto di sostegno fra le classi popolari, bensì quasi esclusivamente fra gli intellettuali di estrazione borghese: al di là dei socialdemocratici che considerano il governo di Lukashenko troppo poco … “liberale”; si trova all’opposizione, in un’alleanza a cinque con la destra economica, conservatrice e ultra-nazioanlista di stampo fascista, anche l’ex-Partito dei Comunisti Bielorussi, guidato dal segretario Kalyakin, che il 25 ottobre 2009 – come riportava con grande enfasi due giorni più tardi da una mai neutrale “Radio Free Europe” – ha modificato il proprio nome assumendo quello di “Partito della Sinistra (Mondo equo)” pur mantenendo la falce e il martello nel simbolo. Il partito di Kalyakin viene inspiegabilmente riconoscono come proprio partner da partiti europei come la LINKE tedesca e alcuni settori di Rifondazione Comunista in Italia. Inspiegabilmente, perché “Mondo equo” non ha proprio le caratteristiche per essere definito di sinistra: il suo leader infatti, oltre ad essere un “ultras” dell’europeismo, è noto per essere stato ospite nel febbraio 2007 delle due camere del parlamento statunitense, alle quali ha chiesto di influenzare le dinamiche politiche interne al suo paese: insomma ci mancava poco che chiedesse l’intervento contro il suo stesso Paese, al fine di esportare (sic!) la “democrazia”."

  2. Rivoluzione Democratica dice:

    Dunque: se per dicotomia s'intende il confine tra la vecchia sinistra e la vecchia destra. Beh, siamo del tutto daccordo. Quel confine non esiste più.Il caso bielorusso è solo uno della serie.Diverso è il discorso se questa dicotomia, che è etica, valoriale, programmatica, non sia destinata a ripresentarsi, anche sotto la spinta della crisi sistemica.mai seppellire chi è ancora in vita. Dicono i russi che il seppellito in tal modo è destinato a vivere molto a lungo.

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