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MARCHIONNE: L’OPINIONE DI UN PRETE

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Il prete spoletino che prova a tenere
alta la bandiera del cristianesimo

«Defraudare gli operai è un peccato mortale»

di Don Giuangranco Formenton*

ci segnalano e pubblichiamo

«Nel “Catechismo della Dottrina Cristiana” (pubblicato per ordine del Sommo Pontefice S.Pio X) vi è un meticoloso elenco di virtù, vizi e peccati tra i quali mi hanno sempre colpito. “I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: 1° Omicidio volontario; 2° peccato impuro contro natura; 3° oppressione dei poveri; 4° frode nella mercede agli operai”.

Non so perché molti politici cattolici siano sempre molto sensibili e propensi persino alle crociate quando si tratta dei primi due e dimostrino invece una certa elasticità o, diciamo, apatia e tolleranza quando si tratta degli altri due. Eppure opprimere i poveri e defraudare gli operai è equiparato da Pio X nientemeno che all’omicidio, il che porta e desumere che in qualche modo chi compie tali azioni sia più o meno come un assassino e cioè un delinquente, oltre che un peccatore.
Mi meraviglia assai il silenzio di dovrebbe gridare “vendetta” (pur sempre al cospetto di Dio, per carità!) di fronte allo strapotere, all’arroganza di chi in questo paese e in questo mondo sta pianificando un’oppressione globale che aumenta a dismisura la povertà, la violenza, le disuguaglianze e la frode, la menzogna nei confronti degli operai di tutto il mondo in nome del “nuovo”, del mercato.
C’è qualcosa di profondamente immorale, di eticamente inaccettabile, nell’atteggiamento di un padrone o di un amministratore delegato o di un caporale che si mette davanti a degli uomini che chiedono lavoro, che hanno bisogno di lavorare e si sentono imporre condizioni non negoziabili: “Se non ti va bene a queste condizioni, nessuno ti obbliga, ce ne sono cento altri disposti a farlo!”. E’ così dai cafoni alle mondine, dagli operai ai raccoglitori di arance e di pomodori. Questa frase è un referendum o un ultimatum?
Questo sta accadendo oggi come se il diritto di ogni uomo a vivere una vita dignitosa, fatta di orari umani, di giusto salario, di possibilità di pisciare (ogni tanto), di ammalarsi e fare figli, di potere distinguere tra la notte e il giorno, di potere (perché no?) andare a messa la domenica… non contasse più, come se nulla fosse accaduto dalla “Rerum Novarum”, dalla “Laborem exercens”, dallo Statuto dei Lavoratori, dalle lotte di milioni di uomini che hanno preso coscienza di essere uomini e non “organici”, merce, né bestie da soma.
Questo è drammatico. E’ successo. E nulla cambierà queste cose perché sono oramai accettate dalla coscienza comune che le giustifica e le trova normali. Uno ha il potere dei soldi, la proprietà delle fabbriche e quindi ha il diritto di fare quello che gli pare. E’ roba sua, no?
Anche dei sindacalisti trovano normale questo ragionamento padronale e si trasformano da testimoni di diritti inalienabili dell’uomo, degli operai, a portavoce dei padroni e difensori di questa aberrante visione dei rapporti tra uomini. E si affannano a convincere che questa è la nuova frontiera del sindacalismo: accettare le condizioni perché se no il padrone chiude.
Drammatiche le scene degli operai fuori dai cancelli che litigano tra chi difende il diritto del padrone ad imporre la sua logica feudale (“siete liberi di scegliere se sì o no, ma se scegliete no io chiudo la fabbrica”) e chi si batte come un leone contro un ricatto ingiusto, ignobile, immorale.
Ho letto di un pensionato che ieri piangeva di fronte a queste scene. Piangeva perché non aveva mai visto gli operai litigare così. Ce l’hanno fatta! Sembra di vedere i turisti occidentali che lanciano le caramelle ai bambini poveri e questi fanno a gara a chi ne prende di più! “Se mi pagano di più, perché no?”. La guerra tra poveri, l’arte sovrana di dividere i lavoratori. Società del “panem et circenses” dove la Lotteria è l'”unica fede in cui sperare”: “Io speriamo che me la cavo”.
E nessuno osi dire no. Nessuno sia così irresponsabile da mettere in dubbio il sistema, da criticare questo nuovo “Homo turnenses”, rivendicare un’altra visione dell’uomo.
Gravissime e profondamente immorali le parole dei rappresentanti sindacali e degli uomini del governo che sanciscono senza appello che senza “questo” sistema non ci sono neanche i diritti invece di opporre con forza la questione dei diritti e della dignità dell’uomo prima del diritto del padrone, del caporale, dell’amministratore delegato a fare quello che gli pare. E il Presidente del Consiglio Italiano, perché non ci siano equivoci, ha precisato che se un imprenditore non può fare come gli pare fa bene ad andarsene dall’Italia.
Credo sì che tutto questo gridi vendetta al cospetto di Dio e degli uomini ancora capaci di comprendere l’insensatezza e l’impossibilità che questo mondo possa avere un futuro umano se accettiamo colpo dopo colpo che tutta l'”Humanitas” della storia finisca in pasto a questi personaggi prepotenti, arroganti, ignoranti in umanità, che (dall’alto dei loro compensi milionari) si considerano i padroni del destino di milioni di persone e trovano sempre “volenterosi carnefici” disposti ad aiutarli e a giustificarli.
E i cristiani? Forse la nostra fede millenaria è in pericolo per via dei comunisti o dell’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole, forse ci basta che ora degli atei devoti pronuncino delle parole vane e interessate in difesa della libertà religiosa dei cristiani, forse…
Ribellarsi a questa rassegnazione non è solo un diritto: è un dovere morale per chi crede che “la gloria di Dio è l’uomo vivente”… e Dio ascolti il grido dei poveri e degli operai».

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