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ROMA 14/12: SUL SENSO DELLA RIVOLTA GIOVANILE

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Pier Paolo Pasolini
«Siamo rivoluzionari..  e conservatori»

riceviamo a pubblichiamo

di Lucio Garofalo

Lucio Garafalo prende per buona la categoria di “rivoluzione conservatrice” affibiata a suo tempo dal Bertinotti (ma non era farina del suo sacco) al neoliberismo. E ne deduce che ogni Resistenza, oggigiorno, è per sua natura anche conservatrice. E così si rifà al grande Pasolini, il quale, scrisse: «Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta».[1] In altre parole: una forma moderna di fascismo, un «fascismo perfetto».
«Non è lontano il tempo in cui i giovani erano accusati di essere disimpegnati politicamente. Ora che iniziano a mobilitarsi per i propri diritti sono temuti e stigmatizzati quali “terroristi” e “potenziali assassini”. Come si fa a giustificare una simile discordanza di valutazioni? E’ evidente l’incapacità di cogliere la reale natura di un fenomeno che in molti temevano, una sollevazione generazionale che finora ha raggiunto il suo culmine nelle agitazioni di massa del 14 dicembre, lo spauracchio di una rivolta sociale contro la condanna del precariato che incombe sull’avvenire dei giovani.


Una battaglia per la salvaguardia dei diritti e dei salari, per il mantenimento della scuola e della sanità pubblica, per la tutela del territorio, potrebbe apparire una posizione puramente difensiva e di retroguardia, di stampo conservatore. E in un certo senso lo è. A tale proposito richiamo quanto sosteneva Pasolini oltre 35 anni fa, cioè che in una società capitalistica e consumistica di massa che promuove “rivoluzioni di destra”, i veri rivoluzionari sono i “conservatori”. 

In effetti, le rivoluzioni in atto nella società contemporanea sono di natura regressiva e liberticida, sono mutamenti violenti prodotti dalla globalizzazione neoliberista, in ultima analisi sono “rivoluzioni conservatrici” in quanto funzionali a un disegno di stabilizzazione conservatrice dell’ordine vigente.

Dunque, coloro che si impegnano per arginare la deriva autoritaria e contrastare le offensive capitalistiche contro i diritti e le conquiste dei lavoratori, per resistere agli assalti eversivi della destra oltranzista, coloro che si battono per salvaguardare le condizioni residuali di legalità democratica, le tutele sociali e costituzionali, sono oggi i veri conservatori, sono cioè i veri rivoluzionari. Per chiarire il concetto suggerisco di pensare al sedicente “rivoluzionario” Marchionne, il supermanager della Fiat. Costui, per avallare le proprie tesi eversive, si appella alla nozione di “progresso”, mentre la Fiom rappresenterebbe un’organizzazione sindacale “conservatrice”. In questo ragionamento è presumibile che gli studenti mobilitati per la difesa della scuola pubblica, malgrado i limiti e le inefficienze del sistema, siano attestati su posizioni di “conservazione”, dunque siano i veri rivoluzionari dell’attuale situazione.

I movimenti esprimono un bisogno di protagonismo e di autorganizzazione dei soggetti sociali che non si sentono più rappresentati dalla politica ufficiale del palazzo. Mentre l’opposizione parlamentare è paralizzata, le masse prendono coscienza del loro destino e si sa che “i popoli non vogliono suicidarsi”. Alla recessione internazionale si sta reagendo con forme spontanee di resistenza, in cui riacquista vigore l’idea dell’unità delle lotte. Fino a ieri le vertenze erano disperse e atomizzate. Di fronte alla gravità della situazione economica la convergenza delle lotte in un unico movimento diventa vitale. E’ possibile organizzare una opposizione di massa, formata da voci plurali e diverse, unite nel tentativo di salvaguardare il futuro e la dignità dei lavoratori, contro le politiche concertate da Governo e Confindustria che mirano a riaffermare il primato del profitto individuale a discapito dell’interesse generale».

Note
[1] [Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
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