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BERNARD-HENRY LEVY PARLA D’EGITTO

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Piazza Tahrir, 3 febbraio
rispondendo all’assalto della controrivoluzione
L’azzeccagarbugli

di Valerio Bruschini*


1) Degno erede di La Palice [1], B.H.L. ci folgora con un’intuizione, che a noi comuni mortali non sarebbe venuta neppure in sogno: “Ci sono certamente alcuni punti in comune (per tacere di quelli in provincia; NdA) fra la rivoluzione del Gelsomino in Tunisia e la rivolta, oggi, dell’Egitto.

Il dispotismo di Mubarak è abietto almeno quanto quello di Ben Ali …” [2].

Non avendo l’abitudine di sparare sulla Croce Rossa, non chiediamo a B.H.L. se Lui e tutti i Governanti ed i fini intellettuali dell’Occidente Democratico (d’ora in avanti: O.D.) pensassero questo anche negli ultimi trent’anni, quando qualificavano i due loschi figuri di cui sopra come “moderati”.

Dopo un momento di estatico ed estetico rapimento:

“La bellezza dell’insurrezione; la sua dignità…” [3],

B.H.L. scevera/separa distinguendo il grano dal loglio:

“Resta il fatto, tuttavia, che le situazioni non sono le stesse e le differenze, piaccia o meno al pensiero preconfezionato, prevalgono sui punti in comune “ [4].

Chiarito che per B.H.L., che parla di “pensiero preconfezionato”, può valere solo quel vecchio spot pubblicitario: “Lei sì che se ne intende!”, seguiamoLo nella Sua molto profonda analisi delle differenze:

“L’esercito egiziano non è, appunto, l’esercito tunisino… (Solo al tempo della mia adolescenziale frequentazione dei bar dell’Umbria mi è accaduto di sentire disquisizioni sì raffinate, per esempio: “Se mio nonno aveva due ruote era un carretto”; NdA)

… la maturità del popolo tunisino, la sua cultura politica, il suo livello di alfabetizzazione non si trovano, per ora, né nelle zone rurali dell’Alto Egitto, né nella megalopoli del Cairo, con quartieri all’abbandono dove, come a Shoubra, al nord, milioni di abitanti hanno come unico orizzonte i due dollari al giorno che permetteranno loro di sopravvivere fino all’indomani” [5].

Confessiamo che ci siamo commossi fin quasi alle lacrime, quando abbiamo letto che B.H.L. si preoccupa, ora, di coloro che sopravvivono con due dollari al giorno e cogliamo l’occasione, per informarLo che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro calcola che sono “solo” tre miliardi le persone, che “hanno come unico orizzonte i due dollari al giorno”.

2) Comunque, per assolvere il compito che si è assegnato di indefessa e sempre vigile sentinella dell’O.D., B.H.L. lancia l’allarme:

“Infine, sull’Egitto pesa un’ipoteca che, in Tunisia, poteva essere considerata trascurabile, quella dell’Islamismo radicale: … i Fratelli musulmani

Non è trascurabile, dunque, il rischio di vederli raccogliere i frutti della caduta di Mubarak, con la prospettiva di un Egitto che tenda al fondamentalismo di Stato…

Tutto questo per dire che i rivoltosi del Cairo non hanno un nemico ma due: Mubarak e i Fratelli musulmani …” [6].

Sicuramente, quando i rivoltosi del Cairo, che, proprio in queste ore, vengono bersagliati dai cecchini di Mubarak, saranno illuminati d’immenso da questa superba indicazione strategica di B.H. L., si scaglieranno anche contro i Fratelli Musulmani.

3) Il vulcanico Filosofo B.H.L., fatta l’e-ruttazione d’ordinanza, può dedicarsi ad uno dei suoi sport preferiti: correre a briglie sciolte nelle praterie della Storia:

“La Rivoluzione francese, dopotutto, ha conosciuto la propria fase democratica, poi terroristica, poi termidoriana – senza contare, con il culto dell’Essere supremo, il momento teocratico.

E se fosse questo ad accadere, ma su scala mondiale, non di un Paese?

Se il mondo potesse essere teatro, nello stesso momento o quasi, di rivoluzioni spontaneamente democratiche (Tunisi), immediatamente terroristiche (Teheran) o possibilmente teocratiche (un Egitto dove non si taglierebbe la strada, subito, ai Fratelli musulmani)?

E se osassimo sognare, in questo mondo come negli altri, rivoluzioni che saltassero le loro funeste tappe per andare dritte a un Termidoro felice (aspirazione, nel momento in cui scrivo, delle forze vive della rivoluzione in atto in Egitto)?” [7].

Alcune sintetiche considerazioni:

A) a prescindere dalla compassione che suscita B.H.L. nel momento in cui, per stupire il lettore, liquida con delle etichette un evento storico come la Rivoluzione Francese, neppure parlasse di annate vinicole, rileviamo che Lui, in Italia, non avrebbe superato neppure l’Esame di maturità, sostenendo che con il culto dell’Ente Supremo, introdotto nel 1794, mentre era in corso la scristianizzazione della Francia, si è avuto il “momento teocratico”!

B) Riguardo al “Termidoro felice”, B.H.L. si è dimenticato solo di precisare per chi è stato un periodo felice:

“Dopo il 9 termidoro, …la speculazione assume proporzioni inaudite: gli appalti per il vettovagliamento … dell’esercito e per l’approvvigionamento della capitale vengono predisposti dai comitati del governo a condizioni disastrose per l’erario, in modo da fare arricchire smisuratamente e rapidamente bande di fornitori collegate a gruppi di deputati …

Nel frattempo si è scatenato il “terrore bianco” (cosiddetto perché diretto contro i ”berretti rossi” giacobini), ad opera di quella che allora è chiamata “la gioventù dorata”.

Si tratta di bande di giovani che provengono dalle famiglie della ricca borghesia, che si sono armati a proprie spese, … che vanno ad uccidere gli ultimi capi sanculotti e giacobini rimasti sulla scena e a devastare le ultime sedi ancora aperte delle società popolari e del club giacobino” [8].

Comunque, per dare l’idea di quanto questo Gran Sacerdote dell’O.D. sia da prendere in considerazione quando pontifica, lasciamo la parola allo Sorico Pierre Vidal-Naquet, che, già nel 1979, chiariva quale fosse lo spessore culturale di B.H.L.:

“Che si tratti di storia biblica, greca o contemporanea, Bernard -Henry Lévy dimostra, in ogni campo, la stessa imbarazzante ignoranza, e la stessa arroganza” [9].

Infatti:

“All’epoca, Bernard-Henry Lévy scriveva che Heinrich Himmler, suicidatosi nel maggio 1945, aveva testimoniato sei mesi dopo al processo di Norimberga” [10].


NOTE

[1] Jacques de Chabannes, signore di La Palice e capitano dell’esercito francese, si era sempre distinto per le ovvietà pronunciate, cosicché, quando morì, i suoi soldati lo celebrarono con questi versi:

“Un quarto d’ora prima di morire/ era ancora in vita”.

[2]Lévy Bernard-Henry, “Ma sull’Egitto pesa l’ipoteca dei Fratelli musulmani”, Corriere della Sera, Mercoledì, 2 Febbraio 2011, p.6.

Tutte le citazioni successive, fino alla nota n.7, sono tratte da questo articolo.

[8] Bontempelli- Bruni, Storia e coscienza storica, volume 2, pp.570-571, Trevisini Editore 1984.

[9] Halimi Serge, Le monde Diplomatique, p.7, Novembre 2007.

[10] Ibidem.

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Un pensiero su “BERNARD-HENRY LEVY PARLA D’EGITTO”

  1. Anonimo dice:

    letto, approvato e sottoscritto!Luciano

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