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EGITTO-ULTIM’ORA

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Piazza Tahrir, 3 febbraio mattina

Il reportage di al-Jazeera


La Fratellanza Musulmana, di comune accordo con le opposizioni, respinge ogni negoziato col regime

«Le proteste per porre fine al trentennale regime di Hosni Mubarak continuano. Negli scontri di ieri almeno 13 morti e centinaia di feriti.
I manifestanti preparano la mobilitazione di Venerdì 4 febbraio per celebrare il “Giorno di partenza” del presidente.

Il New York Times, citando funzionari americani e diplomatici arabi, sostiene che l’amministrazione statunitense sta discutendo con i funzionari egiziani la richiesta a Mubarak di dimettersi immediatamente e consegnare il potere a un governo di transizione guidato da Omar Suleiman, il vice-presidente di nuova nomina.

Il presidente egiziano, da parte sua, dice che sarebbe pronto ad andare, ma siccome teme il caos non di dimette. Mubarak lo ha dichiarato ieri a una rete tv americana.

Ahmed Shafiq, nuovo primo ministro egiziano, ha detto che il Ministero degli interni non dovrà impedire le marce pacifiche previste per venerdì (oggi, Ndr). Il Ministero degli interni ha negato da parte sua di aver ordinato ai suoi agenti o ufficiali di attaccare i dimostranti democratici.


Il governo di Mubarak ha invitato la Fratellanza musulmana – il movimento di opposizione più organizzato in Egitto – a colloqui e si è scusato per gli spargimenti di sangue di mercoledì al Cairo.

“Io sono stufo. Dopo 62 anni di servizio pubblico, ne ho abbastanza. Vorrei andarmene”. Mubarak, 82 anni, rimane tuttavia asserragliato all’interno del suo palazzo fortemente custodito al Cairo, ha detto in un’intervista con ABC News. “Se mi dimetto oggi, ci sarà il caos”.

Alla richiesta di commentare la richiesta di dimettersi, ha detto: “Non mi interessa quello che dice la gente di me in questo momento, io mi preoccupo per il mio paese.”.

Mubarak ha accusato la Fratellanza musulmana per le violenze Mercoledì e ha detto che il suo governo non ne è responsabile.

“Sono stato molto turbato per i fatti di ieri. Non voglio vedere egiziani in lotta tra loro”, ha detto Mubarak allp’ABC.

Con una mossa per cercare di calmare la situazione, Suleiman, il vice-presidente, ha detto che i Fratelli Musulmani sono stati invitati a incontrare il nuovo governo nel quadro di un dialogo nazionale con tutte le parti.

Un’offerta di dialogo con il movimento, vietato ma tollerato, sarebbe stata impensabile prima delle proteste scoppiate il 25 gennaio, e ciò indica le conquiste fatte dal movimento di protesta.

Ma fiutando la vitrtoria, la fratellanza ha rifiutato ogni dialogo fino a quando Mubarak non se ne sarà andato.

Tra i manifestanti in Tahrir Square, domina ormai un nucleo duro giovanile, composto non solo da laureati della classe media secolaristi, la maggior parte sono poveri musulmani, attivisti della Fratellanza. Tutti concordano: troppo tardi l’apertura del regime, e solo fumo negli occhi.

Le opposizioni, tra cui Mohamed el-Baradei e la Fratellanza Musulmana hanno ripetuto ancora una volta che Mubarak deve andarsene subito e non a settembre, se davvero il governo vuole negoziare.

La Fratellanza Musulmana ha dichiarato in una dichiarazione trasmessa da Al Jazeera (ieri, Ndr): “Chiediamo che questo regime sia rovesciato, e chiediamo la formazione di un governo di unità nazionale di tutte le frazioni politiche”.

il ruolo dell’esercito nel determinare gli eventi è fondamentale. Solo giovedi i soldati, chew per un giorno sono stati a guardare, hanno istituito una zona cuscinetto attorno alla piazza per separare le opposte fazioni. Ciò non ha tuttavia impedito nuovi scontri.

I medici all’opera negli ospedali di fortuna affermano che almeno 10 persone sono morte e 800 ferite dopo che i sostenitori armati di bastone di Mubarak hanno attaccato i manifestanti. L’ONU stima che i numeri siano molto più alti.

Vicino al Museo Egizio, gli uomini hanno combattuto con pietre e scudi improvvisati, mentre i carri armati dell’esercito davano l’impressione di poter intervenire. 


Ci sono stati scontri sporadici tutto giovedi mentre l’esercito si schierava a ventaglio per separare le due parti ma lasciava migliaia di manifestanti pro-Mubarak entrare nella piazza.

Un giornalista di Al Jazeera ha detto: “La battaglia per il centro del Cairo ha assunto una dinamica quasi medievale, con i manifestanti che erigono barricate, armati di fionde fatte in casa e sassi”.

“I manifestanti democratici si sono organizzati, costruendo barricate e occupando posizioni strategiche, la folla pro-Mubarak per lo più avanzatava in mucchio, lanciando pietre per poi ritirarsi sotto il fuoco dei ribelli”.

Ci sono state diverse segnalazioni di giornalisti stranieri arrestati o aggrediti. A decine di loro sono state confiscate le attrezzature.

Tra i molti detenuti ci sono corrispondenti del New York Times, del Washington Post e di Al Jazeera. L’americano Committee to Protect Journalists (CPJ) ha detto giovedi sera che nelle ultime 24 ore, ci sono stati 24 arresti di giornalisti, 21 aggressioni e cinque i casi in cui è stato sequestrato materiale.

Al Jazeera ha confermato che tre dei suoi giornalisti sono stati arrestati dalle forze di sicurezza, quattro sono stati attaccati e un altro è scomparso.

Le autorità egiziane accusano i giornalisti di favorire i manifestanti.

Anche se meno numerose rispetto all’inizio della settimana, ci sono state manifestazioni giovedi a Suez e Ismailia, città industriale dove l’inflazione e la disoccupazione hanno acceso la protesta popolare sull’esempio della Tunisia. Proteste sono in corso anche nella città portuale di Alessandria».


*Fonte: aljazeera.net (Traduzione nostra)
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