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LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (9)

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Qualcosa non quadra
di Giulio Bonali
Le argomentazioni portate da Moreno nel suo articolo CHI FARNETICA QUI?  mi lasciano non poche perplessità e dubbi.
Condivido senz’ altro la sua critica del “complottismo” (dilagante in Internet, in particolare far i “non politicamente corretti”, o almeno coloro che soggettivamente si propongono di essere tali);

 complottismo per il quale la storia verrebbe fatta da pochissime potenti eminenze grigie e capita da pochissimi “acuti e smaliziati indagatori delle segrete trame dei potenti” identificabili con i complottisti stessi, gli unici a saperla lunga fra i non-potenti (e ad autocompiacersene alquanto masturbatoriamente), mentre le masse sarebbero destinate fatalmente a fungere da passivi strumenti ciechi e idioti (sempre puntualmente buggerati e presi in giro, vittime di danno e di beffa) nelle mani di onnipotenti manovratori occulti.
Tuttavia qualcosa non mi quadra nell’ interpretazione dei fatti libici che Moreno propone.
Senza dubbio il comportamento del governo libico, quanto e forse più di quello di altri che in passato sono stati attaccati militarmente dall’ imperialismo occidentale in termini (autenticamente e disumanamente!) terroristici, nella deliberata violazione più totale delle convenzioni internazionali a tutela delle popolazioni civili, presenta seri limiti e contraddizioni. Molte delle critiche che gli rivolge Moreno mi sembrano ineccepibili.
E tuttavia se si trattasse, come mi pare appaia inequivocabilmente dalle sue considerazioni, di un perfetto governo-fantoccio dell’ Occidente, esattamente come quelli saudita o dei vari emirati della penisola arabica, i drammatici, recenti avvenimenti, e in particolare il criminale e terroristico intervento bellico in corso (ovviamente con l’ imprimatur dell’ infame Consiglio di Sicurezza dell’ ONU, questa specie di “Santa alleanza” della fine del XX°-inizio del XXI° secolo), non avrebbe alcun senso, sarebbe del tutto incomprensibile.
Per quanto i circoli dirigenti dell’ imperialismo non brillino particolarmente per intelligenza e tanto meno per lungimiranza, per quanto, lungi dal godere dell’ onnipotenza ed infallibilità che attribuiscono loro i complottisti, commettano anch’ essi i loro più o meno clamorosi e rovinosi errori, sarebbe del tutto incomprensibile una guerra (ovviamente D.O.G.C., cioè “a denominazione orwelliana garantita e certificata”) condotta allo scopo di rovesciare un regime perfettamente subalterno e funzionale alle esigenze di dominio, rapina e supersfruttamento occidentali, esattamente come quelli delle varie monarchie ed emirati petroliferi della penisola arabica, onde sostituirlo con un’ altro che idealmente dovrebbe essere del tutto identico (il più identico possibile) ma che le incognite ed incertezze che sempre accompagnano una guerra potrebbero soltanto rendere meno efficiente e produttivo (dal punto di vista dei padroni del vapore globali), a parte i notevoli, inevitabili costi economici e politici dell’ operazione?
Senza idealizzare Gheddafi e il suo regime, che negli ultini quindici-vent’ anni si sono progressivamente piegati ai diktat dell’ imperialismo occidentale (fatto che spiega l’ iniziale presenza fra i rivoltosi della Cirenaica ANCHE di sinceri progressisti e antiimperialisti; i quali però si sono immediatamente dissociati non appena si sono resi conto dell’ oggettiva, di fatto incontrastabile egemonia imperialistica occidentale sul movimento), e pur tenendo conto dell’ autoritarismo, del tribalismo, del nepotismo e della corruzione che ne caratterizzano l’ operato (per lo meno nei tempi più recenti), mi viene da pensare che per lo meno le ricchezze minerarie libiche non fossero state puramente e semplicemente messe gentilmente nelle mani delle voraci imprese multinazionali del petrolio e del gas, come è per esempio in Arabia Saudita, bensì fossero di proprietà libica (benché di una limitata e privilegiata oligarchia, COMUNQUE LOCALE, e non transnazionale-globalizzata-occidentalcentrica).
Se è così (e non riseco a concepire un diverso scenario dotato di un minimo di sensatezza e comprensibilità: gli imperialisti che rovesciano un loro fantoccio perfettamente funzionale per metterci un idealmente identico fantoccio, con tutte le incognite, i rischi, i costi politici ed economici -di quelli umani non potendogliene fregare di meno- del caso!), allora il “male minore” è probabilmente sempre stato, e comunque certamente è ora (ci piaccia o non ci piaccia) Gheddafi, ovvero il nemico maggiore è probabilmente sempre stato, e comunque certamente è ora (all’ interno delle Libia) il movimento sovversivo “antigiamairia”.
Ciò spiegherebbe anche il notevole successo militare interno del governo in carica (rimesso in discussione solamente dal miserabile intervento esterno terroristico dell’ imperialistimo occidentale: del tutto esattamente come fu un Yugoslavia!): senza un consistente consenso popolare (se non altro conseguente la elementare considerazione che la giamairia è molto meglio del “trattamento Iraq”), la sola repressione armata non basta, come infatti non è bastata a Ben Alì e a Mubarak.

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2 pensieri su “LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (9)”

  1. Flavio Viriato dice:

    Interessante.Contro l’interventismo “umanitario” bombardatore. Fuori l’Italia dalla guerra, no alle ingerenze imperialiste. Solidarietà alla Libia http://www.comunismoecomunita.org/?p=2274

  2. Anonimo dice:

    secondo me, per rendersi conto della realtà, bisognerebbe fare una ricerca sui dettagli dei contratti delle varie compagnie petrolifere nei vari paesi coi vari governi.come sono divisi i costi e gli utili, le royalties, la tassazione…mi risulta ad esempio che l'ENI lasci in libia l'85% del fatturato… si può parlare di "imperialismo"? la total come si comporta? e la exxon?antonio.

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