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ROSSANA ROSSANDA E LA BISLACCA DIFESA DI ASOR ROSA

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Rossana Rossanda
No, non è colpa del «porcellum»

di Leonardo Mazzei*

Porcelli, nel senso di figli del calderoliano «porcellum», o più semplicemente oligarchici? L’articolo di Rossana Rossanda, pubblicato sul Manifesto del 22 aprile, non lascia spazio a dubbi: l’attuale degenerazione della politica italiana, che ha in Berlusconi il solo colpevole, arriva al ridicolo di un parlamento ridotto a votare sulla parentela tra Ruby e Mubarak unicamente a causa della legge elettorale escogitata dalla destra alla vigilia delle elezioni politiche del 2006.
In verità Rossanda ha un suo preciso scopo: difendere Asor Rosa dalle accuse che si è attirato con il noto articolo del 13 aprile. Impresa francamente sovraumana, che Rossanda fallisce miseramente. L’articolo è tuttavia interessante, perché le argomentazioni portate a sostegno della sua arringa difensiva mostrano qual è il destino di chi non vuol fare davvero i conti con la storia italiana degli ultimi vent’anni: la cecità assoluta.

Ma partiamo dalla difesa di Asor Rosa. Secondo Rossanda, Asor Rosa sarebbe stato frainteso, dato che invocando lo «stato d’emergenza» egli intendeva soltanto rivolgersi al Capo dello stato ed ai poteri previsti dall’art. 88 della Costituzione in materia di scioglimento delle camere. Materia opinabile e comunque delicata, dato che sta anche in ciò la differenza tra una Repubblica parlamentare ed una presidenziale. Ma il fatto è che Asor Rosa è andato ben oltre dall’invocare l’intervento di Napolitano. Dopo aver escluso tassativamente ogni azione dal basso, con il tipico disprezzo delle masse di molti ex-comunisti, ecco le sue testuali parole:

«Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l’autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall’alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d’emergenza», si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d’autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d’interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l’Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale».

Semplice richiamo ai poteri costituzionali del presidente della repubblica? I lettori giudicheranno senza troppe difficoltà. E qui potremmo fermarci, se non fosse che sia il testo asor-rosiano che la sua rossandiana difesa sono un monumento all’incomprensione della presente situazione italiana. Una situazione che non a caso si vorrebbe risolvere con un intervento «d’autorità». E questo, ci sia concesso,è ben più di un delitto, è un errore. Un tragico errore.

Luigi Pintor, Rossanda e Valentino Parlato

Abbiamo già detto che per l’ex direttrice del Manifesto tutto il male sta nella legge elettorale. Ecco cosa scrive: «Penso che i costituenti, affidando questo potere alla maggioranza (del parlamento – ndr), la pensassero del tutto rappresentativa del voto, ignorando che potesse essere gonfiata attraverso un premio di maggioranza che la allarga molto al di là della sua effettiva presenza elettorale». Su questo Rossanda ha ragione, ed ha perfettamente ragione nel considerare (cosa che i costituenti non vollero però fare) la legge elettorale come materia costituzionale. Il punto tuttavia è un altro: questa torsione della sostanza del dettato costituzionale è davvero iniziata con Calderoli? Non scherziamo! essa rappresenta piuttosto il passaggio fondativo di quella seconda repubblica promossa in primo luogo proprio dagli ex-Pci, a partire dall’ineffabile e baffuto Occhetto. Il biennio decisivo non è il 2005-2006 (approvazione e prima applicazione del porcellum), bensì il 1992-1993 (cosiddette «Mani pulite», adesione al Trattato di Maastricht, avvio di un gigantesco piano di privatizzazioni, governo «tecnico» presieduto dal sant’uomo Ciampi, plebiscito referendario per il sistema maggioritario).

Sicuramente Rossanda conosce bene tutti questi passaggi. E sa anche che il

maggioritario del Mattarellum (in vigore dal 1994) non era meno maggioritario di quello calderolesco, come pure è ugualmente maggioritario quello in vigore per le elezioni regionali e che tanto piace al centrosinistra. In una parola, Rossanda non può non sapere che la sostituzione del principio della rappresentanza con quello della governabilità ha ormai quasi vent’anni, altro che porcellum! Perché allora finge di non saperlo? Semplice, perché significherebbe riconoscere il marchio prevalentemente di «sinistra» di questo passaggio.

Per chi avesse l’interesse e la pazienza di approfondire il raffronto tra il porcellum e il mattarellum, rimandiamo ad un nostro articolo del settembre scorso (Ma di quale democrazia vanno parlando?).


Ma torniamo a Rossanda ed alla sua ossessione: «Con il “porcellum” e il premio di maggioranza che comporta, la dialettica parlamentare è azzerata». 
Ora, che al punto in cui siamo arrivati, la dialettica parlamentare sia ormai azzerata è un fatto incontestabile. Ma dipende tutto dal porcellum? Non ci pare proprio. Con un parlamento eletto con questa legge (2006), Prodi dovette andare a casa dopo 2 anni di continue tensioni parlamentari. E, venendo a questa legislatura, se il ribaltone implicito nella scissione finiana non è riuscito, ciò non lo si deve alla legge attuale, ma assai più banalmente ai soldi di quel Paperone che non sarebbe mai arrivato dove è arrivato se il tragicomico duo Segni-Occhetto non gli avesse consegnato (nell’ormai lontano 1993, si perdoni l’insistenza) una legge elettorale tagliata su misura.

C’è un passaggio in cui Rossanda riconosce la convergenza tra destra e centrosinistra sui modelli elettorali: «La legge elettorale detta “porcellum” piaceva non solo a Berlusconi ma anche a D’Alema, Veltroni, Prodi – solleticati dall’idea di funzionare come potere assoluto, iperpresidenti». Se l’ex direttrice del Manifesto ha ragione nell’accomunare i due poli, che si vorrebbero alternativi, nella concezione della rappresentanza (da eliminare) e della governabilità (da esaltare), ha torto sul punto specifico del porcellum. Così come la destra lo volle non perché più maggioritario della legge precedente, ma perché valutato più conveniente ai propri fini elettorali (ed in questo senso la legge Calderoli è stata davvero una porcata), il centrosinistra lo contrastò per la stessa ragione partendo soltanto dal suo specifico ed immediato interesse elettorale.

Ad un certo punto del suo ragionamento Rossanda, sempre riferendosi all’attuale legge elettorale, afferma che: «Nessun governo di centrosinistra si sognò di cambiarla». 


Perché è interessante questo passaggio? Perché sembra il frutto di una rimozione. Che senso ha parlare di «nessun governo di centrosinistra», quando solo un governo, quello presieduto da Prodi, e sappiamo come era messo, avrebbe potuto farlo? Sembra quasi che per Rossanda il porcellum dati 1993 e non 21 dicembre 2005.
Rossanda, Pintor e Lucio Magri

Questa confusione temporale non pare casuale. Senza dubbio il ventennio di cui abbiamo parlato all’inizio passerà alla storia come «berlusconiano», ma è noto che in questo lasso di tempo destra e centrosinistra hanno governato per periodi pressoché uguali. Ora, la domanda da un centesimo di euro è la seguente: il pauroso processo di degrado della politica italiana, di cui Berlusconi è il massimo rappresentante e l’ineguagliabile simbolo, è iniziato cinque o vent’anni fa? Ai lettori la non difficile risposta.

Chiudiamo con l’ultima citazione di Rossanda. Una citazione che chiarisce come l’insistenza sul porcellum serva in realtà ad un altro scopo: «Repubblica virtuosamente parlamentare ma eletta con un meccanismo che fa schifo. Tale che anche se l’opposizione non fosse invertebrata, come è, sarebbe in difficoltà». 


Ecco il punto che interessa all’autrice! L’opposizione è invertebrata, ma questo è secondario perché anche se non lo fosse gli sarebbe impedita qualsiasi azione nel parlamento scaturito dal porcellum. Infine, secondo piccione con un’unica fava, se questa è la situazione che si chiamino carabinieri, polizia e magari l’esercito perché contro i suini tutto ciò non sarebbe un golpe. Conclusione: assoluzione per Asor Rosa e (quel che più conta) assoluzione dell’opposizione parlamentare benché invertebrata.

Ora, siccome Asor Rosa conta quel che conta, e di stupidaggini in giro se ne leggono tante, conviene concentrarsi sulla questione dell’opposizione. Invertebrata o complice? Questo è il punto davvero dirimente. Ovviamente una cosa non esclude l’altra, ma è un fatto che ormai da anni le grandi linee di politica economica, così come le scelte decisive di politica estera, vengono condivise in maniera bipartisan, mentre le differenziazioni riguardano sempre questioni secondarie e di immagine, mai di sostanza. Insomma, il parlamento sarà messo male anche per il porcellum, ma il vero problema è che è l’intero sistema politico ad essere controllato dalle oligarchie dominanti, nazionali ed internazionali. Questa è la vera malattia che ha ridotto ad una farsa la già claudicante democrazia parlamentare italiana.

Qualcuno pensa che questa sia una visione ideologica e/o troppo generica? Per stabilirlo basta stare ai fatti degli ultimi mesi. Il primo fatto su cui anche Rossanda dovrebbe riflettere è che, dall’autunno scorso (e recentemente nel caso della cosiddetta «prescrizione breve»), la maggioranza governativa non è mai andata oltre i 314 voti alla Camera dei deputati, quando la maggioranza più uno è invece a quota 316. Non è vero dunque che vi sia una maggioranza consistente oltre che blindata, è vero piuttosto che l’«opposizione» è debole, sfrangiata, disattenta e spesso con assenze ben poco giustificabili.

Torna allora la domanda: solo invertebrata o anche complice? C’è un fatto che taglia la testa al toro, la votazione sulla partecipazione all’aggressione contro la Libia. In quell’occasione, poco più di un mese fa, Berlusconi non aveva i voti della Lega. Bastava perciò votare contro l’attacco NATO per mandare sotto Berlusconi. Ma il Pd decise per il sì, sostituendo i riottosi leghisti in quel decisivo frangente. Bersani ancora oggi se ne vanta, sostenendo che il governo non ha una maggioranza in politica estera. Errore: ce l’ha proprio grazie al voto del partito di cui egli è segretario!

Rossanda sa che una bocciatura in politica estera avrebbe significato dimissioni immediate del governo e scioglimento delle camere. E’ colpa del porcellum se ciò non è avvenuto, o non piuttosto della linea atlantista del centrosinistra, sempre riconfermata tutte le volte che ha avuto la guida del governo? Non sappiamo come tutto ciò sfugga all’attenzione di Asor Rosa e Rossanda, sappiamo però che con quel voto si sarebbe mandato a casa Berlusconi, senza bisogno di carabinieri, polizia e magistrati. E senza bisogno di ricostruzioni storico-politiche che fanno acqua da tutte le parti.

Chi vorrà ricostruire seriamente la storia di questi anni, e le cause dell’attuale degrado, dovrà partire un po’ più da lontano, scavando assai più nel profondo. Berlusconi non è arrivato da Marte, ma da quella che si considerava la «capitale morale» di questo povero paese, che a sinistra si credeva rappresentasse il meglio (la famosa «anomalia» in senso positivo) dell’Europa. E si guardi ai cambi di casacca avvenuti dentro e fuori il parlamento, non per occuparsi degli effetti del porcellum ma per capire la portata dello smottamento avvenuto. Uno smottamento sociale e culturale prima ancora che politico.

E chi al berlusconismo vuole opporsi, qui e subito, lasci perdere le suggestioni autoritarie, più ancora lasci perdere le rassicuranti giustificazioni della propria impotenza. Per tornare a lottare, lavorando per vincere, occorre ricostruire un’alternativa, nei programmi come nei principi. Altro che porcellum e «stato d’emergenza». L’emergenza c’è anche per l’assenza di una diversa visione della società, per un appiattimento della politica (anche quella della sinistra che si vorrebbe «radicale») che nega ogni alternativa al capitalismo. Come non vedere che è proprio da qui che si deve ripartire?




Fonte: Campo Antimperialista
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