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VITTORIO ARRIGONI: DOLORE E RABBIA

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Quali i committenti di questo assassinio?


di Campo Antimperialista

Dolore e rabbia: questi i due sentimenti per descrivere il nostro stato d’animo. Dolore per la tragica scomparsa di un compagno, di un antimperialista, di un coraggioso e sincero amico della causa palestinese. Rabbia, una rabbia sconfinata, contro gli assassini di Vittorio.Troppe cose non quadrano in questa tristissima e torbida vicenda.Partiamo anzitutto da un fatto: Jund Ansar Allah, il principale gruppo salafita di Gaza, ha negato ogni responsabilità per questo crimine. Chi sono dunque i sequestratori? 


Essi hanno giustificato il sequestro con la richiesta di scarcerazione dello sceicco Abu Walid al-Maqdisi, un salafita rinchiuso nella carceri egiziane, accusato di diversi attentati in questo paese, esponente di secondo piano dell’organizzazione Jama’at al-Tawhid Wal-Jihad (JTD-Gruppo per il Monoteismo e il Jihad). Jama’at al-Tawhid Wal-Jihad (che diventò nel 2004 Organizzazione del Jihad nel Paese dei Due Fiumi) è il movimento armato fondato in Iraq da Abu Musab al-Zarkawi nella Resistenza contro gli occupanti. Del ruolo di primo piano avuto da quest’organizzazione nella lotta contro gli invasori in Iraq, e delle sue successive nefaste responsabilità nell’aver trasformato la Resistenza agli occupanti imperialisti in una guerra fratricida contro la popolazione shiita, abbiamo scritto altrove.

Dopo la sconfitta subita in Iraq diversi suoi militanti ripiegarono nei paesi d’orgine (Egitto, Giordania, Siria, Libano, e anche Palestina). Che questo movimento avesse un gruppuscolo anche a Gaza si sapeva. Ostile ad HAMAS, esso era tenuto a distanza dagli stessi salafiti di Gaza, di cui non si fidavano.

Non è un mistero che simili gruppi sono spesso covi di infiltrati e provocatori e che diverse loro azioni di terrorismo indiscriminato, giustificate in nome di un Islam rigorista e intransigente, erano in realtà funzionali, non alla causa della Resistenza ma ubbidivano agli interessi di Israele o delle satrapie arabe asservite agli Stati Uniti.

E’ apparentemente il caso del sequestro e dell’assassinio di Vittorio.

Chi l’ha rapito e ucciso non poteva non sapere che Vittorio, per quanto non avesse simpatie per il salafismo, era un grande amico del popolo palestinese. Sapeva bene che tutto si poteva dire di lui, tranne che la sua solidarietà non fosse sincera e totale. Vittorio era una delle poche voci che da Gaza denunciavano i crimini perpetrati dai sionisti e dava voce alla ragioni della Resistenza palestinese.

E se questo è vero, non crediamo neanche per un attimo alla sincerità dei motivi con cui gli assassini hanno giustificato il loro omicidio, che Vittorio era uno strumento per la “diffusione dei vizi occidentali”. Né riteniamo plausibile che per liberare un detenuto in Egitto si rapisca un amico della causa palestinese a Gaza. Sappiamo bene che la mentalità settaria che ammorba i gruppi jihadisti salafiti sfugge spesso ad ogni plausibile raziocinio. Ma questa volta si è superato il segno.

Se davvero il sequestro era finalizzato a sollevare il caso dello sceicco Abu Walid al-Maqdisi detenuto in Egitto, se davvero lo scopo del rapimento era la sua liberazione, perché Vittorio è stato ucciso diverse ore prima del blitz delle forze di sicurezza di HAMAS? Cioè prima ancora della scadenza dell’ultimatum? Un ultimatum, 30 ore, poco credibile anch’esso, visto che lo sceicco non era nelle mani di HAMAS ma delle autorità egiziane, la qual cosa implicava una complessa trattativa diplomatica internazionale.

La convinzione nostra è che chi ha rapito Vittorio non voleva intavolare alcun negoziato, ma, appunto ucciderlo e basta, proprio come ha affermato questa mattina il Ministro di HAMAS Ehab al-Ghussein.

A quale scopo dunque? La risposta è sotto gli occhi di chi vuole davvero vedere i due lampanti risultati. Due i bersagli degli assassini, indebolire HAMAS mostrando che non riesce a controllare la Striscia e, ancor più importante, come ha subito affermato uno dei portavoce di HAMAS, Ribhi Rantisi, “scoraggiare l’arrivo di nuove flottiglie straniere di solidarietà con Gaza”.

Il riferimento alla Freedom Flotilla 2 è evidente.

A parer nostro proprio questo secondo motivo è quello davvero decisivo.

Indovinate quindi chi ha davvero interesse a sabotare la Freedom Flotilla 2, oramai a ridosso della partenza? Chi ha interesse se non i sionisti a infangare la causa palestinese proprio alla vigilia di un’iniziativa che si prevede devastante per Israele? Chi vuole farci apparire, noi che siamo incondizionatamente dalla parte dei palestinesi, come degli stolti sostenitori di efferati criminali?

Una ragione in più per condannare l’omicidio di Vittorio Arrigoni e per mobilitarci in difesa della sua memoria, per rafforzare la Freedom Flotilla 2, nella speranza che le autorità di HAMAS riescano a fare piena luce su questa tragica e torbida vicenda.

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Un pensiero su “VITTORIO ARRIGONI: DOLORE E RABBIA”

  1. S. Kahani dice:

    Non posso che sottoscrivere in pieno quanto da voi scritto, dalla prima all'ultima sillaba.

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