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REFERENDUM ELETTORALE: CORNUTI E MAZZIATI

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Il ritorno al “Mattarellum”?

Dalla padella alla brace

di Leonardo Mazzei*

Dunque ce l’hanno fatta. Ancora una volta, come già avvenne quasi vent’anni fa, l’illusione che il cambiamento passi dalla legge elettorale —più precisamente da una legge elettorale ultra-maggioritaria— ha dato i suoi frutti. Un milione e duecentomila persone hanno infatti sottoscritto l’ennesimo quesito truffa in materia elettorale. Non sappiamo se il referendum si svolgerà davvero, ma sappiamo che per la democrazia il ritorno al Mattarellum sarebbe il classico passaggio dalla padella alla brace. Su questo tema, riproponiamo quanto scritto da Leonardo Mazzei oltre un anno fa, nel settembre 2010. Il confronto analitico tra l’attuale legge (il Porcellum) e quella che tornerebbe in vigore (il Mattarellum, appunto) è davvero istruttivo.

Ma di quale democrazia vanno parlando?

di Leonardo Mazzei
(14 settembre 2010)

Perché il Porcellum non è la madre di tutti i maliIl dibattito falso, truffaldino ed ipocrita sulla legge elettorale

E’ noto: l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui l’estensore della legge elettorale in vigore abbia definito il proprio parto una “porcata”. Verrebbe da dire, onore al merito! La legge Calderoli del 2005 fu effettivamente una porcata, in primo luogo perché pensata esclusivamente come marchingegno per limitare la preannunciata sconfitta elettorale del centrodestra. Alla prova dei fatti, le elezioni della primavera 2006 videro invece un vero e proprio pareggio tra i due poli. Riguardo alla ripartizione dei voti è difficile dire chi abbia davvero favorito il Porcellum in quell’occasione. E’ però un fatto, che molti tendono a dimenticarsi, che il centrosinistra si trovò in maggioranza (sia pure risicata) anche al Senato, dove invece aveva ottenuto meno voti della destra. Per l’esattezza l’Unione, con il 49,2% dei voti, ottenne 158 seggi, mentre la destra con il 49,9% dei consensi si fermò a 156 senatori.
Se porcata fu, ad avvantaggiarsene furono i partiti dell’allegra brigata prodiana, che riuscirono così a governare per venti disonorevoli mesi. Evidentemente, non tutte le ciambelle riescono col buco!

La legge Calderoli è una vera porcata anche perché assegna un premio di maggioranza, per giunta senza prevedere neppure una soglia minima per la sua attribuzione. Ed è giustamente considerata una porcata per il meccanismo di “nomina” dei parlamentari, attraverso le liste bloccate.Porcellum dunque, ma come dovremmo definire le ipotesi più accreditate nel dibattito su una nuova legge elettorale?

In questi giorni circola un appello, promosso da Libertà e Giustizia, sostenuto dal sito Valigia Blu e rilanciato da numerosi altri siti. Questo appello ha avuto un notevole rilievo mediatico e l’aperta sponsorizzazione degli organi di stampa più vicini al centrosinistra, la Repubblica in primis.
«Ridateci la sovranità che ci appartiene», è il titolo dato ad un testo che afferma che il diritto di scelta dei parlamentari è stato «cancellato dalla legge Porcellum». Prima, evidentemente, con il maggioritario uninominale, costoro si sentivano in una democrazia realizzata.
Ed infatti, ecco la loro proposta: « Se le forze politiche interessate a restituire al popolo la sovranità sottratta non dovessero trovare un accordo su una nuova legge elettorale e continuassero colpevolmente a proporre soluzioni diverse a seconda dei propri interessi elettorali, non resterebbe che la soluzione transitoria di tornare alla legge elettorale precedente, detta Mattarellum».

Tralasciamo qui ogni considerazione di carattere generale sulla sostanza della democrazia in una società capitalista. Sorvoliamo in questa sede su ogni considerazione più specifica sullo stato della democrazia nell’epoca attuale del capitalismo totalitario (la cosiddetta globalizzazione, i cui veri caratteri ci vengono così bene illustrati in questo periodo dal sig. Marchionne). Concentriamoci invece solo sulla ristrettissima questione della legge elettorale. Una questione per addetti ai lavori, che lascia assolutamente indifferente il popolo, eppure così carica di significati e conseguenze.

Dato che la discussione tende a polarizzarsi tra Porcellum e Mattarellum, è il caso di esaminare le differenze tra queste due leggi, in merito a tre questioni fondamentali e dirimenti: rappresentanza o principio maggioritario? Sovranità popolare o dominio della casta bipartisan? Democrazia o teatrino funzionale alle oligarchie?
Diciamo subito che si tratta di due leggi maggioritarie, castali ed oligarchiche. Entrambe espressione di un sistema di potere chiuso, fondato sul pensiero unico mercatista e sul dogma della «governabilità».
Un esame minimamente attento del reale contenuto di queste due leggi ci dirà che esse sostanzialmente si equivalgono, ma che per molti aspetti la legge Mattarella è perfino peggiore di quella che porta la firma di Calderoli. Lo scontro in atto non è dunque tra “democratici” ed “antidemocratici”. La democrazia è morta e sepolta da tempo. La contesa in corso è solo un tassello, peraltro assai importante, dello scontro di potere all’interno del blocco dominante.
Ma entriamo nel merito.

Rappresentanza o principio maggioritario?

Sia il Porcellum che il Mattarellum si fondano su principi maggioritari. Come noto, la differenza sta nel fatto che mentre la legge Calderoli prevede un premio di maggioranza nazionale (regionale al Senato), quella che porta la firma del democristiano Mattarella prevedeva il maggioritario secco nei singoli collegi di Camera e Senato.
Se il Porcellum, lasciando qui da parte le incongruenze del Senato, trasforma una maggioranza relativa in maggioranza assoluta; il meccanismo del Mattarellum potrebbe arrivare addirittura a trasformare una minoranza in maggioranza e viceversa. Inoltre, nel caso di una forte affermazione di uno schieramento, il Mattarellum amplifica a dismisura il vantaggio dei vincitori, ben oltre il premio di maggioranza delPorcellum. Il fatto che nel periodo 1994-2005, in cui la legge Mattarella è stata in vigore, non si sia mai determinata una situazione del genere, è dovuto soltanto al sostanziale equilibrio delle forze in campo, non certo al contenuto di una legge veramente ultra-maggioritaria.

L’altra rilevante differenza sta nel fatto che mentre la legge Calderoli è sostanzialmente (fatto salvo il premio di maggioranza) proporzionale, il Mattarellum riservava al proporzionale – e dunque al criterio della rappresentanza – solo il 25% dei seggi e soltanto alla Camera.
Ma mentre il Porcellum consente la conquista di seggi purché si raggiunga il 2% a condizione che si sia in coalizione (è questa la speranza a cui si aggrappano i sinistrati della Fds), il Mattarellum imponeva una soglia del 4%.
Conclusione: entrambe le leggi sono maggioritarie ed antidemocratiche, entrambe tendono a semplificare la rappresentanza e ad uccidere chi si colloca fuori dal recinto sistemico, ma tra le due ilPorcellum è il meno peggio.

Sovranità popolare o dominio della casta bipartisan?
Non volendo toccare le questioni di cui al punto precedente gli imbroglioni che rivogliono il Mattarellum si attaccano alla «sovranità popolare», dove per sovranità si intende il mero diritto dell’elettore di scegliere il singolo candidato da eleggere. Per costoro a questo si riduce la democrazia, questa pianta rigogliosa e possente che cresceva nel Paese prima che venisse sradicata dal barbaro Calderoli!
Volendo semplificare al massimo possiamo dire che su questo punto la differenza tra le due leggi è questa: con il Mattarellum si sceglievano i candidati prima che i partiti, con il Porcellum si scelgono prima i partiti (meglio i simboli elettorali) che i singoli candidati.
Ovviamente a nessuno può venire in mente che nella vituperata Prima Repubblica, gli elettori (quantomeno alla Camera, ma anche nelle Regioni e nei Comuni) sceglievano il partito con una croce e con un numero (od un nome) i candidati prescelti all’interno della lista di quel partito.
Quel sistema era, certo non casualmente, proporzionale. Dunque una bestemmia per il centrosinistra, dato che non bisogna mai dimenticarsi che fu Achille Occhetto a portare le firme al referendum di Segni per il maggioritario.

Indubbiamente il sistema delle liste bloccate del Porcellum assegna un potere pressoché assoluto ai vertici nazionali dei partiti. Vertici, che nel degrado attuale della politica italiana spesso sono riconducibili ad una persona soltanto. E non crediamo che questo valga solo per Berlusconi nel Pdl. Vale, più o meno nella stessa misura, per Di Pietro nell’Idv, per Bossi nella Lega, per Casini nell’Udc. Valeva per Bertinotti nel Prc. Non vale per il Pd, ma solo perché si tratta del partito più balcanizzato della storia d’Italia.
Giusta dunque la protesta contro le liste bloccate. Ma com’erano le liste della quota proporzionale delMattarellum? Bloccate, esattamente come quelle della legge Calderoli.

L’obiezione a questo argomento ci è nota. I sostenitori del Mattarellum ci diranno senz’altro che con i collegi uninominali, ognuno nel proprio territorio poteva scegliere il candidato da votare.
Questa argomentazione è debole per almeno due motivi. In primo luogo, se Tizio voleva votare per motivi politici o ideologici il simbolo A non aveva alcuna scelta sull’unico candidato collegato con tale lista. Se invece voleva votare, per le ragioni più diverse, un altro candidato doveva venir meno alle sue convinzioni politiche od ideali facendo la croce sulla lista B, o C, eccetera.
Ma c’è un secondo motivo che toglie di mezzo l’obiezione dei mattarelliani. Chi sceglieva i candidati dei collegi uninominali? La scelta era delle segreterie nazionali, che si accordavano a livello di coalizione spartendosi i candidati regione per regione, ed infine collegio per collegio.
Così avveniva, e chi scrive ha avuto modo di conoscere questo meccanismo accentratore fin nei dettagli. Non ci vengano dunque a raccontare balle sul potere di scelta dell’uninominale maggioritario. Questa scelta avveniva dopo la preselezione di cui sopra. Ed il meccanismo delle alleanze – certo non obbligato, ma favorito dal sistema bipolare – costringeva spesso gli elettori del partito x a dover votare nel proprio collegio un esponente del partito y, solo perché a livello di coalizione così era stato deciso.

La verità è che il controllo castale della rappresentanza parlamentare veniva garantito con il Mattarellum al pari di quanto avviene oggi con il Porcellum.
Intendiamoci, questo controllo c’era anche prima, tuttavia non sempre il gioco delle preferenze era così gestibile.
Ma – un po’ di storia recente non guasta – chi volle cancellare le preferenze plurime con il referendum del 9 giugno 1991? Nel comitato promotore di quel referendum – motivato col legame tra preferenze e malaffare – troviamo i sig.ri Mario Segni, Augusto Barbera, Marco Pannella, cioè il fior fiore dei maggioritaristi della prim’ora.
Non a caso quel comitato aveva promosso altri due referendum, sull’abolizione della proporzionale al Senato e per l’estensione del maggioritario anche nei Comuni sopra i 5.000 abitanti. Questi ultimi due referendum vennero bocciati dalla Corte Costituzionale, e dunque non si svolsero, ma fecero da battistrada a quello decisivo del 1993 che porterà al Mattarellum. Dunque, la verità storica è che i sostenitori del maggioritario sono stati i primi a voler cancellare le preferenze. Non che queste ultime debbano essere difese a spada tratta, visto l’uso clientelare e lobbystico che si era affermato, ma tacciano per favore su questo punto i fautori del maggioritario!

Democrazia o teatrino funzionale alle oligarchie?

Da quanto scritto fin qui dovrebbe risultare chiaro il carattere antidemocratico di entrambe le leggi. Resta però da stabilire quale delle due sia più funzionale al teatrino che ha preso il posto della politica.
Non dimentichiamoci infatti che l’autoritarismo della Seconda Repubblica si è da sempre sposato con i processi di americanizzazione e personalizzazione della politica. Berlusconi è il simbolo di questo matrimonio. Autoritario e portatore di una concezione proprietaria delle istituzioni, il suo volto non è quello del golpista sudamericano, bensì quello dell’intrattenitore televisivo e del barzellettaro un po’ volgare. Non è «l’uomo del destino», ma semmai «l’uomo di successo».
Quale dei due sistemi elettorali che stiamo esaminando ha facilitato maggiormente questa gigantesca degenerazione della politica italiana?

La risposta, sul piano storico, è fin troppo semplice. E’ stato il Mattarellum a spianare la strada a questo processo, che certo non dipende solo dai meccanismi elettorali, ma che attraverso questi meccanismi opera la selezione del personale politico istituzionale.
Qualcuno potrebbe contestare questa affermazione, obiettando che i processi degenerativi sarebbero avvenuti comunque, indipendentemente dalla legge elettorale. Questa obiezione ha certo qualche fondamento, ma come non vedere il contributo specifico portato dal sistema maggioritario uninominale?
Nel 1993, opponendoci al referendum Segni, sostenevamo che se fosse passato la politica si sarebbe americanizzata, il principio della rappresentanza sarebbe stato schiacciato ed irriso e le forze non integrabili sarebbero state marginalizzate.
E’ andata proprio così, a dimostrazione di quanto i meccanismi elettorali abbiano inciso sulla conformazione del quadro politico che ne è seguita.

Per diverse ragioni, il sistema maggioritario uninominale è quello più funzionale al farsesco teatrino che ha preso il posto del “vecchio” confronto politico. Questo sistema è perfettamente in linea con l’idea americana della politica, esalta la personalizzazione nello scontro diretto tra due candidati appiattendo al tempo stesso i contenuti politici, tende a costruire una rappresentanza territoriale (necessariamente interclassista) al posto di quella tradizionale legata agli interessi in qualche modo rappresentati dai vecchi partiti, e ciononostante riesce ad apparire più democratico di altri sistemi.
Insomma, se la porcata calderoliana è stata apertamente rivendicata, quella mattarelliana si presenta ancora sotto le truffaldine vesti della restituzione dello «scettro al popolo». Anche per questa ragione piace molto alla Confindustria, assai preoccupata per il crescente astensionismo.

Una porcata al cubo
In conclusione, se la legge Calderoli è una «porcata», e lo è; un eventuale ritorno al Mattarellum sarebbe una porcata al cubo, tra l’altro in aperta contraddizione con gli ultimi sondaggi che ci dicono che buona parte degli italiani è tornata a preferire il proporzionale.
Non sappiamo cosa verrà fuori alla fine dall’attuale crisi politica, non sappiamo dunque se la partita su una nuova legge elettorale si aprirà davvero. Ma intanto sarà bene avere almeno le idee chiare sulla sostanza delle proposte in campo. 

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Un pensiero su “REFERENDUM ELETTORALE: CORNUTI E MAZZIATI”

  1. Anonimo dice:

    una soluzione praticabile per mitigare gli effetti del Mattarellum ci sarebbe: inserire il doppio turno alla francese nei collegi uninominali, laddove nessun candidato raggiunga il 50% + 1 dei voti validi, in questo modo si faciliterebbero le alleanze e si darebbe la possibilità di concorrere all'elezione anche a candidati che non si riconoscano nei 2 principali poli di destra e di sinistra.

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