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L’UOVO DEL SERPENTE

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Il Marco tedesco ai tempi di Weimar

[ 18 dicembre 2011 ]

Rammentarsi delle cose non ancora avvenute rivelando le passate

di Maurizio Fratta

Le ho ritrovate qualche sera fa in una busta, sepolte da carte e foto di famiglia, in fondo ad un cassetto.

Nei tagli da mille, ventimila, centomila ed un milione, né più ingiallite né più scolorate di quanto fossero l’ultima volta che le avevo prese in mano, qualche decennio fa.


Da qualche parte, dopo trasferimenti da città e traslochi da case, quelle Reichsbanknote stampate nel periodo della Repubblica di Weimar dovevano pur essere finite.
E nel cercarle mi venivano in soccorso le parole di mio padre che negli anni della mia prima giovinezza di quella catastrofe mi parlava.

” E’ Berlino, la sera di sabato 3 novembre 1923. Un pacchetto di sigarette costa 4 miliardi di marchi, e i più hanno perduto la fiducia nel futuro e nel presente”.
Queste invece sono le parole con le quali Ingmar Bergman commenta le scene iniziali di quel film “L’uovo del serpente” del quale lui stesso disse : “Quasi un film dell’orrore. E’ certamente il film più forte che abbia mai fatto”.

Vorrei proprio partire da qui, da questa storia ambientata nei giorni che vanno dal 3 all’ 11 novembre del 1923 quando la Repubblica di Weimar sprofonda in un’ inflazione spaventosa, le città della Germania sono luogo di scontri e di omicidi ed a Monaco un certo Hitler alla testa di un migliaio di soldati affamati e qualche pazzo in uniforme è  ben lontano dal prendere il potere.
C’e una grande disoccupazione, nelle strade di Berlino una folla anonima e depressa è alla disperata ricerca di un lavoro qualsiasi ; la gente fa di tutto per un po’ di soldi e per un pasto decente.
Un flagello sta per abbattersi sulla Germania in quel tremendo 1923.
Per un dollaro ci vogliono 5 miliardi di marchi.
Già dall’ anno prima l’inflazione aveva preso un corso sempre più consistente,
i Francesi hanno occupato la Ruhr, agli Inglesi era stato pagato 1miliardo in oro ma, per far fronte ai debiti di guerra, il governo non sa più come fare.
O meglio, fa come gli Stati e le Banche Centrali, quelle a sovranità non limitata, hanno sempre fatto: stampa danaro.


Il latte, il pane, le patate; prima si pagano in migliaia, poi in centinaia di migliaia, poi in milioni e miliardi di marchi.
La mattina del 7 novembre a Berlino non c’e più latte,molti negozi di alimentari rimangono chiusi, non hanno piu’ niente da vendere,le banconote vengono conteggiate a peso ed il marco ha praticamente cessato di esistere.
Dalle fabbriche si corre al mercato per spendere subito le paghe corrisposte giornalmente prima che i prezzi raddoppino.
Si lavora giorno e notte per stampare cartamoneta.

Che senso ha ora parlare di quanto avvenuto quasi un secolo fa?
E la memoria di un passato così lontano che relazione ha con il nostro tempo presente?
E quella catastrofe economica e sociale,effetto della guerra e del sistema di riparazioni fondato sul “vae victis” imposto ai Tedeschi dai Trattati di Versailles,che ci dice della crisi che oggi incomincia ad attanagliarci?

Ieri Christine Lagarde,direttore del Fondo Monetario Internazionale, in un intervento al dipartimento di Stato a Washington, riferendosi alla crisi dell’Unione Europea,ha pelosamente dichiarato che L’Europa rischia una depressione come quella degli anni Trenta.
Nella ridda delle analisi profuse a piene mani da economisti di varia estrazione e provenienza vale invece piuttosto la pena leggersi quanto ha scritto di recente un giovane studioso tedesco,Fabian Lindner in un articolo già dal titolo illuminante
NELLA CRISI ODIERNA DEL DEBITO, LA GERMANIA HA IL RUOLO DEGLI USA NEL 1931 (da Guardian.co.uk <http://Guardian.co.uk> , tradotto su Comedonchisciotte del 26 novembre 2011).

Lo riportiamo qui di seguito congiuntamente ad un monito di Thomas Mann:

«Ora una nuova ondata di crisi economica passa sopra di noi e risolleva le passioni politiche; giacché non occorre essere marxista e materialista per comprendere che il pensiero ed il sentimento politico delle masse è in larga misura determinato dalle loro condizioni economiche, che esse trasformano queste in critica politica, come se un filosofo malato trasformasse le sue inibizioni fisiologiche, senza correzione ideale, in critica della vita. Sarebbe pretendere troppo il chiedere ad un popolo economicamente malato un pensiero politico sano. Il governo del Reich ha elaborato un piano di riforma finanziaria, che prevede risparmi nell’ apparato amministrativo e che all’ estero è giudicato coraggioso ed efficace, anzi esemplare, atto ad elevare le capacità di credito del Reich. Ciò può essere consolante. Che cosa possono dare dei progetti di ordinamento economico del Reich per il bilancio di anni venturi a coloro che guardano con occhi sbarrati dallo spavento ai prossimi mesi, a quest’ inverno di disoccupazione, di isolamento, di fame e di rovina, un inverno che minaccia di portare al colmo la disperazione di milioni di esseri e di maturare tutte le conseguenze e conclusioni politiche della disperazione di un popolo?».

[da “Appello alla Ragione” discorso tenuto a Berlino il 17 ottobre 1930. Thomas Mann “Moniti all’ Europa”. Mondadori Editore 1947]. 


Ogni riferimento al governo Monti, Papa straniero, non e’ affatto casuale.

http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=9414


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