PASSERA CORRADO E LE LIBERALIZZAZIONI

Il ministro Passera

Un gioco (politico) a somma positiva

di Alberto Bagnai

Il ministro Passera ha lamentato le incredibili resistenze incontrate dalle liberalizzazioni.

“Liberalizzazioni” è da qualche tempo il mantra di una certa sinistra (quella di destra). Ho cercato un giorno di farmi spiegare da un giovane brillante piddino cosa fossero esattamente. Mi ha spiegato che tagliare il deficit era necessario, ma che con le liberalizzazioni l’economia sarebbe ripartita, perché, ad esempio, abolendo l’ordine dei notai, le parcelle si abbasserebbero per effetto della concorrenza, e questo sarebbe un grande guadagno per i consumatori.

Il povero e tristo Gaddus ha una sola risposta per queste e altre discorse: “Già.”
(dal solito Giornale di guerra, 31 luglio 1916)

Perché ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate. E se “la linea del partito” è che le liberalizzazioni ci salveranno, inutile provare a far capire al piddino di turno che dal notaio non si va tutti i mesi, mentre la pensione arriva (se arriva) ogni mese. Limitarsi ad annuire con aria compunta può salvare una serata, se non un’amicizia (caso mai qualcuno di voi abbia amici di questo tipo).

Ora, il fatto è che le liberalizzazioni finora sono andate male, molto male, come ammette candidamente Repubblica (che in teoria è l’organo di quelli che sarebbero favorevoli ad esse). Già, perché pare (dico pare) esse si siano tradotte in aumenti (anziché diminuzioni) di prezzi. Misteri della concorrenza! Chi se lo aspettava! Io sì, perché per lavoro insegno i fallimenti del mercato. Ma la linea del partito è che il mercato funziona, quindi…

Sta di fatto che un aumento dei prezzi è una diminuzione del salario reale e quindi ha un impatto recessivo.

E allora vorrei rassicurare Passera: se le tenga care queste resistenze alle liberalizzazioni, che gli fanno un gran comodo: lui comunque cadrà in piedi.

Infatti se liberalizzerà probabilmente farà contenti tanti amici (andate a leggere su Repubblica come è andata con le assicurazioni Rca: +184%!). Se invece non riuscirà a liberalizzare otterrà due benefici certi: ex ante, quello di non rendere ancora più recessiva una manovra che già lo è, per ammissione della stessa Confindustria; ex post, quando la manovra avrà comunque avuto gli effetti da manuale che ovviamente avrà, e chel’ottimissimo Piga documenta così bene per il caso della Grecia, Passera avrà il vantaggio di poter dire, se qualcuno lo starà ancora a sentire, che le cose sono andate male perché, poverino, non gli hanno fatto fare le liberalizzazioni!

E i piddini (almeno, quelli che vanno tutti i giorni dal notaio) diranno: “già”…




MARIO MONTI LO SABENISSIMO

«E che venga il crollo!»

di Marco Della Luna

Della Luna svolge un’analisi condivisibile ma giunge a conclusioni da tagliarsi le vene. “Ci vorrebbe la rivoluzione, ma questa è impossibile. Quindi tanto vale lasciare che tutto crolli. E poi che Dio ce la mandi buona”. Perché una rivoluzione sia impossibile Della Luna non ce lo spiega. Si deve e può agire per non  perire sotto le macerie del capitalismo-casinò.

Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?

Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i conti nell’anno riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti lo riduce dell’1,5% nel 2012), generando così il bisogno di aumento della pressione fiscale per compensare che rimangia il valore della manovra, lasciando un peggioramento netto.

Inoltre, il loro effetto depressivo sul morale e sulla propensione a consumi e investimenti, aggrava la crisi dell’economia reale e stabilizza il trend discendente. Si chiama avvitamento fiscale, ed è una spirale maligna, una spirale recessiva senza via d’uscita. La Grecia ha imboccato tale via con le manovre di risanamento imposte dalla BCE e dall’UE.

I mercati sanno queste cose, prevedono che tali manovre peggioreranno la situazione, quindi sale lo spread e scende la borsa. Intanto, i dati sul pil vanno così male che se ne sospende l’aggiornamento e la divulgazione. E le aziende chiudono in massa a fine anno.

Monti stesso conosce benissimo questi meccanismi, tanto è vero che, come gli ricordano Giavazzi e Alesina, fino a prima di divenire senatore a vita e premier, raccomandava di evitare simili manovre, cioè esattamente quelle che sta eseguendo ora come premier. Ha un piano preciso.

Paesi che hanno adottato politiche di risparmio fiscale attraverso tagli massicci della spesa pubblica, come l’Italia fa da molti anni, non solo non hanno migliorato la loro situazione debitoria, ma si sono ritrovati, nel medio termine, con una spesa pubblica maggiore e un crescente indebitamento, a causa degli effetti di tale policy su istruzione, salute, manutenzione, infrastrutture, ordine pubblico, economia reale, morale generale, fisiologia complessiva del sistema-paese.

Allora la domanda diventa: perché e per chi Monti fa cose che sa nocive all’Italia? Perché Napolitano lo ha nominato? Quale dottor Morte glielo ha prescritto come rimedio?

Alla Camera, l’on.le Dal Lago, della Lega Nord, non sola, l’ha accusato di operare per conto della grande finanza internazionale, colpevole e beneficiaria dell’attuale crisi, nonché Germania. In effetti, Monti, anche con la decisione che lo Stato italiano garantisca i debiti delle banche italiane, sta spremendo questo paese per fargli pagare interessi e debiti vero lo straniero. Interessi e debiti molto discutibili.

In effetti, la priorità della politica di questo governo appare essere quella di rimborsare le banche tedesche e francesi detentrici di debito pubblico italiano. Poi, spremuto lo spremibile, la sua missione sarà compiuta, ovviamente non dovrà curarsi di essere rieletto dagli Italiani, che allora non conteranno più nulla, perché li avrà tanto impoveriti, che questi dovranno cedere tutto ciò che rimarrà loro, anche in termini di diritti, al capitale straniero, in cambio di un filo di credito e di aiuti.

Il recente audit della Fed ha svelato che essa ha emesso liquidità per 16.000 miliardi di Dollari negli ultimi 4 anni prestandoli praticamente senza interesse e senza scadenza a grandi banche speculative, che li usano per comperare i btp italiani (e di altri paesi) e lucrano a costo zero il 6-7% l’anno – ossia noi regaliamo loro il decine e decine di miliardi l’anno. Non è da stupirsi, se un governo bancario agisce in modo di far continuare questo trasferimento di ricchezza, cioè in modo che l’Italia, torchiando i propri cittadini e sbriciolando, svendendo e privatizzando le proprie imprese, onori i propri debiti verso quella finanza internazionale del Bilderberg e della Trilateral, da cui lo stesso Monti viene.

Precisamente, è in corso un processo guidato dalla Fed in cui i grandi banchieri che fanno capo ad essa stanno comprando il mondo attraverso il loro potere di emettere Dollari a migliaia e migliaia di miliardi, in segreto e a costo zero, mentre greci e italiani e altri popoli vengono sottoposti a privazioni, tassazioni e immiserimento per fare manovre di qualche decina di miliardi di Euro, perché Berlino si oppone a che la BCE si comporti da banca centrale di emissione, come la Fed, emettendo Euro come quella emette Dollari – cosa possibile, perché Dollari ed Euro sono fiat money, e perché USA ed Europa sono pieni di fattori di produzione inoperosi soltanto perché vi è carenza di liquidità.

Questo è l’assurdo: le banche centrali hanno la possibilità di emettere denaro a costo zero, e la esercitano massicciamente, per molte migliaia di miliardi, ma per darli gratis alle grandi banche affinché facciano speculazioni e crisi sempre più gravi. Crisi, ci insegnano, significa però anche anche opportunità – per chi le scatena, ovviamente. Alla gente invece si dice che il denaro scarseggia, che bisogna stringere i cordoni per evitare l’inflazione, che bisogna fare tagli, pagare più tasse, rinunciare allo stato sociale, andare in pensione verso i 70 anni.

La manovra di risanamento, in tale situazione, sarebbe presto fatta: la BCE emetta denaro vincolato a finanziare le attività produttive e di infrastrutturazione, cioè ad attivare i fattori di produzione (lavoratori inclusi), onde rilanciare la produzione, i consumi e il pil, quindi anche il gettito fiscale. Sacrifici, tagli e tasse, non solo sono inefficaci, ma sono controproducenti, sono l’opposto di ciò che gioverebbe, e bisogna essere in mala fede per insistere su di essi. Certo, bisognerebbe, anche, tagliare la spesa improduttiva, parassitaria. E separare l’attività bancaria di credito da quella speculativa. Ma anche su questo i banchieri e i loro governi non ci sentono.

Il governo Monti, dopo la sua presentazione come il governo delle genialità e dell’indipendenza, non ha solo deluso per la pochezza culturale e la distruttività delle sue manovre. Ha anche rivelato, in pochi giorni, di essere retto, in parlamento e fuori di esso, dalla combinazione del peggio, ossia, da una parte, dalla tutela della casta, della partitocrazia, dei privilegi, delle spese parassitarie e clientelari, degli interessi stranieri ed elitari, a danno del popolo italiano. E, dall’altra parte, dalla pratica di spaventare la gente e mantenerla nell’angoscia. Perché non c’era problema quando il debito pubblico era al 115% del pil, e lo spread al 3, mentre al 120%, e 5 di spread, improvvisamente, siamo sul baratro e dobbiamo farci governare dall’eletto della finanza? Ma, come dice Monti, abbiamo bisogno delle crisi per rendere i popoli malleabili: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a

E che dire di qualche suo ministro, scelto tra chi ha fatto perdere gran parte del capitale a qualche grande banca che dirigeva, ed è stato liquidato da questa a peso d’oro? Quando una banca perde moltissimo in acquisizioni di altre banche (pagandole a un multiplo del loro vero valore) o in erogazione di crediti (finanziando soggetti che si sa incapaci di rimborsarli), c’è sempre qualcuno che guadagna altrettanto.

Se c’è una cosa chiara, oramai, è che il popolo italiano non si salverà se non insorgerà e non caccerà Monti e il suo governo commissariale di banchieri-liquidatori. Ma non basterà cacciare il governo Monti: bisognerà pensionare anche chi lo ha voluto, nominato e glorificato, ossia Napolitano, il quale da giovane, aderendo al comunismo a guida sovietica, aspirava ad aprire le porte dell’Italia alla dittatura comunista, e ora, da vecchio, ha avuto l’onore di aprirle alla provvidenza finanziaria.

E non basterà: ancora più importante è liberarsi dei parlamentari e dei partiti politici che hanno dato la fiducia a Monti in parlamento: una classe politica che oramai la gente sa avere, nel suo complesso, un’unica competenza: quella del farsi i razzi suoi a spese della società – una classe politica che non può rappresentare né gestire la cosa pubblica, e va eliminata come condizione per potersi aver un’amministrazione funzionale.

Ma anche questo non è sufficiente: se pensiamo a tutto l’insieme di manovre che hanno messo il Monti al potere, al gioco dei ruoli della Commissione Europea, della BCE, della Merkel, alle agenzie di rating – e se pensiamo a come a Papandreou è stato impedito di indire il referendum, a come lo si è sostituito col governo Goldman-Sachs di Papademos (dopo che la stessa Goldman Sachs aveva aiutato, nel proprio interesse, il governo greco a taroccare i propri bilanci, producendo così l’attuale disastrosa crisi) – se pensiamo a tutto ciò, è chiaro che non ne possiamo saltar fuori nemmeno una rivoluzione di tipo francese.

Dovremmo esser capaci di uscire dell’Euro, che non è una moneta unica ma un insieme di cambi fissi come il defunto SME, senza una banca centrale che protegga i vari debiti pubblici dalla predazione speculatrice. Dovremmo uscire dall’Unione Europea, che non è l’Europa, ma uno strumento nelle mani dei forti per spremere i deboli e impedire che facciano concorrenza. Dovremmo uscire dal WTO, che ci deindustrializza inondandoci di merci scadenti. Dovremmo fare come gli islandesi, ripudiare i debiti verso le banche estere, dotarci di una banca centrale di emissione nazionale, e – prevedendo le ritorsioni del sistema finanziario globalista – renderci indipendenti non solo finanziariamente, ma anche in quanto alle materie prime, e soprattutto al petrolio. Dovremmo metterci contro quasi tutto il mondo e renderci autarchici. E tutto ciò sotto il fuoco dei potentati finanziari che andremmo a sfidare.

L’impresa è dunque impossibile, improponibile. L’architettura globale dei poteri reali è troppo vasta, alta e potente, anche militarmente. Una rivoluzione popolare in Italia o in Grecia non basterebbe perché non libererebbe dagli strumenti di dominio finanziario, che sono al di sopra dei confini e dei singoli popoli. La rivoluzione dovrebbe essere mondiale, per riuscire. Quindi è una via impossibile. L’unica via razionale è vivere la propria vita al meglio e per quanto possibile, sperando che questo “nuovo ordine mondiale” crolli per vizi interni, come sono falliti i precedenti tentativi storici di creare nuovi mondi e nuovi uomini, ossia per l’incapacità di comprendere e governare la complessità sia dell’essere umano che del sistema-mondo. Sperare che crolli, e che allora si possa iniziare una nuova partita.

* Fonte: marcodellaluna.info



CROLLO IN TRE TAPPE

A forza di misure per sventare il default lo si determina

di Diego Valiante*

I governi non sono in grado di portare avanti misure di stabilità capaci di rilanciare la crescita, diminuire la spesa pubblica e contenere il debito pubblico. Le misure fiscali potrebbero non essere sufficienti.

La BCE non interviene con un piano trasparente a lungo termine per ridurre e controllare i tassi di interesse (quantitative easing). Altre istituzioni non hanno abbastanza potenza di fuoco.

La mancanza di liquidità e la perdita graduale di accesso al mercato peggiora la capacità di rimborso del debito del paese. In poche settimane o mesi (a seconda delle condizioni di solvibilità del paese), la crisi si trasformerebbe da crisi di liquidità a crisi di insolvenza. In effetti, in una crisi più ampia, le privatizzazioni e le vendite dei beni pubblici sarebbero meno redditizie rispetto a delle condizioni di mercato stabili. Per esempio, non ci potrebbe essere la liquidità sufficiente per vendere il patrimonio immobiliare pubblico Italiano a prezzi convenienti per ridurre una parte del debito pubblico.

La crisi di liquidità colpirà settori chiave della spesa pubblica (stipendi, pensioni, ecc.). Lo Stato può diventare temporaneamente insolvente nei confronti della popolazione e delle imprese.

La BCE e il FMI potrebbero ancora non voler intervenire, in quanto i paesi membri potrebbero non avere raggiunto un accordo politico su come questo intervento dovrebbe essere fatto.

Senza la possibilità per il paese di controllare il debito e ripagare quello vicino alla scadenza, e con il 60% del debito detenuto da investitori nazionali, enormi perdite peserebbero su risparmiatori e banche, non solo in Italia.

In assenza di stabilità economica e finanziaria, gli investimenti diretti stranieri scenderebbero ancora di più, almeno nel breve termine.

Gli indici di povertà della popolazione aumenterebbero.

*Diego Valiante è laureato alla Luiss e membro del European Capital Markets Institute (ECMI) e del Centre for European Policy Studies (CEPS)

** Fonte: Voci dall’estero



ANALISI DELLA MOSSA DELLA BCE

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Capodanno senza botto


di Moreno Pasquinelli

U L T I M ‘ O R A
Due fatti accaduti questa mattina, 27 dicembre, a conferma della correttezza dell’analisi dell’articolo, ovvero che il prestito della Bce al sistema bancario europeo non sortisce gli effetti sperati. Primo fatto: lo spread Btp-Bund ha toccato il massimo di 520 punti, portando gli interessi al record del 7% (la famigerata soglia pre-default). Secondo fatto: record storico anche per i depositi overnight delle banche presso lo sportello Bce.
Le banche, lungi dal far circolare i soldi prestati dalla Bce, “… hanno infatti parcheggiato complessivamente 411,8 miliardi, contro i 347 miliardi di giovedi’ scorso, a riprova del persistere delle tensioni sul mercato interbancario. Gli istituti preferiscono infatti ricorrere allo sportello Bce, pur remunerato soltanto allo 0,25%, piuttosto che prestarsi fondi tra loro a tassi piu’ elevati. Il precedente top storico risaliva al giugno 2010 e si attestava a 384,3 miliardi”. (Il Sole 24 Radiocor). Quindi: le banche, italiane comprese, continuano a sbarazzarsi dei titoli italiani, aggravando il rischio di default sul debito sovrano; d’altra parte, non prestano soldi fra loro, ci dicono che ritengono alta la probabilitá di una serie di bancarotte banacarie.
 
Il recente prestito di ben 489 miliardi di euro fatto dalla Bce di Draghi alle banche europee è la prova, invece, che avevamo ragione. La Bce non avrebbe elargito questo ingente prestito (operazione denominata Ltro, acronimo che sta per Long Term Refinancing Operation) se questo crollo non fosse imminente.




Morya Longo, Il Sole 24 Ore, 23 dicembre 2011]

[Ibidem] 



Finanza utile]. Una montagna! Il problema è che anche gli altri stati dovranno finanziarsi. Si parla che gli Stati uniti hanno bisogno di vendere nel 2012 titoli per 1200 miliardi di euro, e gli altri Stati dell’Unione per una cifra pari a 900 miliardi. Troveranno gli Stati i compratori? Qualcuno di essi, molto probabilmente, ci lascerà le penne.
Depositi delle banche europea presso la Bce

Zero Hedge]

SOLLEVAZIONE CRESCE

AUGURI A TUTTI VOI, AUGURI A TUTTI NOI


Qui accanto la curva dei nostri lettori  fornitaci da blogspot. Più esattamente, la cifra riguarda il numero di letture degli articoli. Come si può vedere nel giro di un anno esse sono raddoppiate, con un balzo evidente dal mese di luglio in poi: da ventimila letture mensili a quaranta mila. da luglio in poi, ovvero da quando è esploso in tutta la sua virulenza il bubbone delle crisi del debito.

Ciò fa premio allo sforzo con cui, sin dalla nascita di questo blog, Rivoluzione Democratica ha messo la crisi economica e sociale al centro dell’attenzione. Nel mare magnum della blogsfera, quanto siamo riusciti a fare, è certo poca cosa. Ci sono corazzate che hanno decine di migliaia di lettori ogni giorno. Potremmo fare di più se solo riuscissimo a dotarci di una redazione più ampia, di una redazione vera e propria. O se almeno avessimo un numero più ampio di collaboratori. Questo non è facile. Questo blog sin dall’inizio, non ha scelto di essere una specie di pattumiera, in cui gettare alla rinfusa, pur di riempirla, il tutto e il suo contrario. 


Abbiamo scelto un’altra strada, quella di seguire una linea, non solo d’indagine, ma di proposta politica. Vogliamo restare su questa strada. Ciò non vuol dire considerarsi chiusi in una Turris eburnea. é accaduto e accadrà che daremo spazio anche a voci contrastanti con quella nostra, ma ciò sempre nell’ambito di un dialogo sensato, ovvero dentro la cornice del dialogo sulla crisi, sul conflitto, e sull’alternativa.
Il successo del recente incontro di Chianciano Terme “Fuori dal debito, fuori dall’euro”, certo è dovuto anche a questo blog.

Visite dal luglio 2010 al gennaio 2011



Come i più assidui lettori sanno questa redazione si sente impegnata nell’impresa di dare vita al MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE, che avrà un suo primo momento costituente il 4-5 febbraio. Se tutto andrà a buon fine, se questo l’assemblea di febbraio riuscirà a compiere questo passo, il gruppo che fa capo a Rivoluzione democratica, e quindi anche noi che ci occupiamo di questo blog, confluiremo nel MPL. 


E se il nostro lavoro, come pensiamo, ha una sua dignità, ci auguriamo che SOLLEVAZIONE diventi la voce del costituendo MPL.
Grazie a tutti i nostri lettori, anzitutto ai più affezionati, e buone feste!


Ps
Questo blog non va in ferie.


  




MPL-DIBATTITO (2): VERSO L’ASSEMBLEA DEL 4-5 FEBBRAIO

«Ce la possiamo fare»

di Ludovico Fulci



3. denunciare pubblicamente la truffa subita dal popolo italiano e perseguire penalmente speculatori e usurai

INCHIESTA SUI SALARI IN ITALIA

Tabella n.1. Clicca per ingrandire

Quando la lotta di classe la fanno loro
Contro-inchiesta sulla produttività e il costo del lavoro. [SOLLEVAZIONE, 10 ottobre 2010]
[Enrico Marro, Il Corriere della Sera del 22 dicembre 2011]

La tabella n.2 mette in mostra infine le differenze tra le retribuzioni degli operai con quelle de gli impiegati, dei quadri e dei dirigenti. Sproporzioni che fanno spavento, e che tengono fuori il rapporto coi guadagni spropositati dei manager e dei membri dei consigli di amministrazione.

Tabella n.2. Clicca per ingrandire

Tabella n. 3. Clicca per ingrandire





PERCHÉ L’INGHILTERA NON CROLLA?

«La perfida Albione»?

di Alberto Bagnai*


Mai sentito parlare di Louis Vierne? Era un organista francese, dalla vita particolarmente sfortunata: cieco dalla nascita, tradito dalla moglie, perse un fratello e un figlio in guerra, non riuscì a succedere alla cattedra di Guilmant in conservatorio, nonostante diciotto anni di precariato, e neanche a Widor nella titolarità dell’organo di St Sulpice. Gli toccò l’organo particolarmente inefficiente di Notre Dame, devastato dalle intemperie, e lui si sfiancò di concerti per tutta l’Europa cercando fondi per farlo restaurare completamente. E cinque anni dopo esserci riuscito, nel 1937, a 67 anni, morì riverso sulla tastiera del suo organo, al termine del suo 1750° concerto (e naturalmente chi sa la storia della musica, oltre a toccarsi, coglie l’allusione).
Che c’entra con la Goofynomics? Quasi niente, ma non sono riuscito a non pensare a questo aneddoto raccolto in conservatorio leggendo questo messaggio di un lettore:


«la gran bretagna ha un debito estero di circa 8000 mld $ +un debito pubblico al 44% del pil! come mai i mercati non l’affondano pur avendo a un pil di circa 2000 mld $ che è del tutto ridicolo dati questi debiti????????????????????»


Amico, intanto ti chiederei di rassicurarmi. Non farmi pensare che sei caduto riverso sul punto interrogativo della tua tastiera, come il povero Vierne sul mi della sua, o come (ma sì, spaziamo!) la conturbante Faye Dunaway sul clacson della sua auto in Chinatown. Preferisco pensare che l’abbondanza di punti interrogativi denoti incredulità, e magari un minimo di intento polemico, piuttosto che l’esito di un ictus (o di un proiettile nella nuca). Sarà senz’altro così, e allora provvedo a risponderti. La risposta sarà comunque istruttiva… per i superstiti!


L’aritmetica del debito estero

Dunque: partiamo dai dati. Il 44% di rapporto debito pubblico/Pil mi sembrava un po’ basso, e in effetti non è che sia un dato sbagliato, solo che si riferisce a prima della crisi. Nel 2010 era già al 75%. Eh già! Il debito pubblico UK è aumentato in tre anni di circa 30 punti di Pil, nello stesso periodo in cui il nostro aumentava di circa 15 punti di Pil. Ma certo noi partivamo da più alto e dovevamo quindi stare più attenti.

Gli 8000 miliardi di dollari di debito estero mi sembravano ancora più sbalorditivi, perché sono troppi se misurati bene, e troppo pochi se misurati male.


Mi spiego. Il debito estero viene usualmente valutato in termini netti. Quello che conta è la posizione netta: se ti sei fatto prestare 1000, ma hai prestato 2000, sei sempre in attivo di 1000 (so che non crederai a me, avresti usato una punteggiatura più sobria,ma credi almeno a Krugman). Ora, qualcosa di simile a 8000 miliardi di dollari di passivitàlorde sull’estero la Gran Bretagna ce l’aveva nel 2004 (per l’esattezza: 7981 miliardi di dollari). Solo che nello stesso anno la Gran Bretagna vantava 7549 miliardi di attività lorde sull’estero. E quindi, compensando i soldi che doveva agli altri (7981) con quelli che gli altri dovevano a lei (7549) si conclude che in quell’anno la posizione netta sull’estero era sì debitoria, ma per soli 431 miliardi. Circa il 20% del Pil, come gli Stati Uniti, come l’Italia (che nel 2004 stava leggermente meglio: solo il 16%). I dati vengono dal solitohttp://www.philiplane.org/EWN.html.


Certo, poi le cose sono peggiorate. Tieniti forte: nel 2010 il debito estero lordo del Regno Unito era di addirittura 14527 miliardi di dollari (fonte: International Financial Statistics, edizione 2010#12). Ma siccome il Regno Unito, a sua volta, aveva prestato al resto del mondo 14055 miliardi di dollari, ecco che la posizione netta non era molto cambiata: sempre in rosso, ma per soli 472 miliardi di dollari. Pari al 21% del Pil. Più o meno come l’Italia oggi.


Perché loro sì e noi no?

Ma fra Regno Unito e Italia in termini macroeconomici ci sono due differenze importanti (ce ne sono molte di più, lo so, grazie, ma qui contano le due che ti dico). La prima è la più ovvia, e se permetti te la lascio spiegare in modo ottimo dall’amico Tommaso Sinibaldi, sempre chiaro e documentato.


La seconda differenza è un po’ più per iniziati, ma nemmeno tanto. La Gran Bretagna, come del resto gli Stati Uniti, riesce a prendere in prestito a tassi bassi, e a investire all’estero a tassi alti, per cui, nonostante abbia con l’estero un debito netto, invece di pagare interessi netti incassa interessi netti. Perché la Gran Bretagna paghi interessi bassi è chiaro: il rischio paese è molto basso, essendo fuori dalla zona euro. I tassi sui titoli pubblici UK, ad esempio, sono scesi ultimamente sotto quelli dei mitici Bund. Perché incassi interessi alti è altresì chiaro: la Gran Bretagna ha una posizione attiva in termini di investimenti diretti esteri. Significa, per capirci, che nel 2009, mentre gli investitori stranieri possedevano imprese in Gran Bretagna per 600 miliardi di sterline, la Gran Bretagna possedeva imprese all’estero per 1000 miliardi di sterline. E un’impresa, se la scegli bene, rende più di un titolo di Stato. Naturalmente sui titoli la Gran Bretagna ha una posizione passiva, che compensa, in termini di stock, quella attiva sugli investimenti diretti. Ma siccome questi rendono di più, nel 2009 i redditi esteri netti da capitali della Gran Bretagna erano pari al +1.48% del suo Pil. E i nostri al -1.64% (sostanzialmente a parità di debito netto/Pil). Il nostro problema è che ci stiamo indebitando con l’estero per pagare gli interessi all’estero. Capisci, vero, cosa significa? E chi lo sta facendo è il settore privato, per due terzi. E ora penso che tu intuisca anche quali saranno le conseguenze di una manovra che impoverirà ulteriormente una parte consistente di questo settore.


Conclusione

La Gran Bretagna, invece, è nella felice posizione di chi si fa pagare… per prendere soldi in prestito!Quindi tranquillo: Cameron sta meglio di noi e anche della Merkel. Ed è anche e soprattutto per questo che preferisce starsene fuori. Chiamalo scemo…

* Fonte: goofynomics



ANCORA DUBBI SULL’USCITA DALLA UE?


ESM: L’ULTIMO GOLPE DEGLI OLIGARCHI EUROPEI

di SOLLEVAZIONE

[Walter Riolfi, Il Sole 24 Ore del 20 dicembre 2011]



European Financial Stability Facility (Esfs) e European Financial Stabilisation Mechanism (Efsm) attualmente ancora in vigore, nati per salvare Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria del 2008-2009. 
Trattato di Lisbona. La decisione del Parlamento di Strasburgo venne ratificata dal Consiglio Europeo


NOTE


[1] L’Esm sostituirà i fondi European Financial Stability Facility (Esfs) e European Financial Stabilisation Mechanism (Efsm) attualmente ancora in vigore, nati per salvare gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria. L’Esm sarà attivo a partire da luglio 2012 e avrà una capacità di 500 miliardi di euro compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.

L’Esm sarà regolato dalla legislazione internazionale e avrà sede a Lussemburgo. Il fondo emetterà prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà ma a condizioni molto severe. Sono previsti interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso Esm.

Il fondo sarà gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell’area euro, con diritto di voto, e dal commissario Ue agli Affari economico-monetari e dal presidente della Bce nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio dovranno essere prese a maggioranza qualificata.

L’European Stability Mechanism emetterà titoli simili a quelli che l’Efsf ha emesso per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella Bce) e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. È previsto l’appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno stato finanziato dallo Esm, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati.




NON E’ SUFFICIENTE

Note sulla seconda assemblea nazionale 
del coordinamento “No debito






di Massimo De Santi