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CASO GORACCI: ANCH’IO DICO LA MIA

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Capro espiatorio

Diffamazione disgustosa


di Antonio Moscato*

Avevo molti dubbi sul caso Goracci, l’ex sindaco di Gubbio arrestato con accuse infamanti. Lo avevo conosciuto poco dopo la sua elezione, che era avvenuta in conflitto con la federazione del PRC di Perugia, la segreteria regionale e quella nazionale: contro ogni previsione e alla faccia di tutte le prediche il PRC eugubino aveva corso da solo, senza accordi con il PDS. E aveva vinto.

Era di cultura stalinista, ma mi invitò per un paio di dibattiti, nonostante conoscesse bene le mie posizioni. Non è cosa da poco, per valutare l’uomo.

Era stato rieletto una seconda volta sindaco con 11.000 preferenze, e poi eletto con molte preferenze al consiglio regionale, mentre il PRC cominciava il suo declino in regione e a livello nazionale. Non prova niente, ma per lo meno si può dire che i suoi concittadini non avevano una cattiva opinione di lui…

Mi era parso inverosimile soprattutto il tipo di reati addebitatigli. La mia fiducia nella magistratura è sempre stata bassissima, sia per esperienze personali, sia per una certa formazione marxista, e persino per aver letto già da bambino che il tentativo di Pinocchio di denunciare il gatto e la volpe, lo aveva fatto condannare…

Tuttavia ho sempre pensato anche che a bazzicare i palazzi del potere anche ottimi compagni di sinistra rischiano di adeguarsi a comportamenti “normali” negli altri partiti… Comunque ero troppo lontano da Gubbio per verificare. Ora ho ricevuto gli interventi di due compagni, Moreno Pasquinelli, di Foligno e Aldo Giannuli di Bari (ma che oggi credo stia a Milano, militante del PRC); con entrambi, ho avuto in tempi lontani qualche divergenza, ma mi sembra pongano da punti di vista diversi questioni concretissime, che fanno dubitare della fondatezza delle accuse.

Allora aggiungo una mia riflessione su come è stata utilizzata questa vicenda sui mass media. È stata disgustosa su tutte le TV, evidentemente erano in tanti ad avere ragioni per esultare gridando: sono tutti corrotti, anche i rivoluzionari.

La più spudorata è stata la pagina che “La Stampa” ha affidato a Guido Ruotolo, ex manifesto e oggi braccio destro di Santoro, oltre che corrispondente del quotidiano torinese. Il 15 febbraio un articolo inverosimile definiva il Goracci “lo Zar di Gubbio” e trasformava un tentativo di bacio (se vero, criticabilissimo) in uno stupro. Le “assunzioni facili” sarebbero state in realtà una, quella della dottoressa Nadia Ercoli, sorella di un assessore, inserita nel corpo dei vigili per contrastare “un gruppetto di sindacalisti della polizia municipale, nei fatti diventato opposizione alla giunta Goracci” (mi permetto di notare che la giunta era stata legittimamente eletta a larga maggioranza). La dottoressa Ercoli era per giunta “amica personale del Goracci”, e il suo inserimento “era funzionale a tale strategia”… Delirio! Goracci si preoccupava di quella fronda (non eletta!) e logicamente cercava di arginarne l’operato. Un crimine? D’altra parte, se quella descritta dall’accusa era un’associazione a delinquere, che avrebbe «piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati consistenti nel mantenimento delle posizioni di potere e/o sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stessi per soggetti loro legati da vincoli di vicinanza politica, amicizia e sentimentali», non basterebbero tutte le prigioni italiane per tenere dentro i colpevoli di questo crimine presenti in ogni amministrazione … Ma in questo caso il “crimine” è stato considerato così pericoloso da imporre una norma incredibile: il divieto di incontrare i propri avvocati per la prima settimana dopo l’arresto!

Nel frattempo i giornali umbri, dopo aver letto le carte dell’inchiesta, sono passati dall’associazione per delinquere alla cricca Goracci, dalla cricca alla macchina. Oggi, più modestamente parlano di “gruppo Goracci”. Ma un gruppo del tutto particolare. Ecco cosa scrive il Corriere dell’Umbria: «Il gruppo Goracci esce dalle pagine dell’inchiesta, come una associazione che, in sedicesimi certo, sembra ispirata alla polizia politica sovietica e, in particolare fatte le debite proporzioni, all’ Nkvd (Nardny Commissariat Vnutrennich) del compagno Lavrentij Pavlovic Beria».

Beh, io non ho fiducia nella magistratura, ma non ho mai pensato di svolgerne il ruolo pronunciando io una sentenza. Ma quando fiuto una campagna in cui vedo schierati ufficiali dei carabinieri e giornalisti venduti, mi oriento subito istintivamente nella direzione opposta a quella che suggeriscono. Intanto, ecco i due interventi che mi hanno spinto a non tacere.


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