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ORFEO GORACCI TORNA A CASA

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Orfeo e sua moglie Laura all’uscita dal carcere

Riflessioni a caldo dopo 37 giorni di carcere

di Moreno Pasquinelli

«Da ieri Orfeo Goracci è a casa dopo 37 giorni trascorsi in carcere. E’ uscito dalla casa circondariale di Capanne alle 13.40 per tornarsene a Gubbio, dove resterà agli arresti domiciliari. Così ha stabilito il gip Carla Giangamboni. Di prima mattina, il legale Marco Marchetti, che difende Goracci insieme all’avvocato Franco Libori, aveva chiamato la moglie dell’assistito, Laura Bei Angeloni, per
darle la notizia che da tempo attendeva. E’ stata quindi leiadandarloa riprendere: alle 11 era già arrivata. C’è voluta tutta la mattina per le pratiche burocratiche, poi, col marito seduto al suo fianco e un po’ di sollievo in cuore, ha guidato fino a casa». [Corriere dell’Umbria del 23 marzo 2012]


Anzitutto siamo contenti. Contenti per Orfeo, per sua moglie-coraggio Laura, per i compagni eugubini. Ma non è ancora vittoria piena, è solo una mezza vittoria. Dopo 37 giorni di allucinanante isolamento, Orfeo è ai domiciliari, non è libero quindi. E vedremo cosa dirà il prossimo Tribunale del Riesame che si riunirà martedì 27 marzo. Il fatto è che restano in carcere sia Maria Cristina Ercoli che Graziano Capannelli.

L’incubo non è finito quindi.

Una domanda ci viene da porre alla Gip Giagamboni: cos’è cambiato da quando trenta giorni fa decise di convalidare gli arresti? La risposta c’è: nulla. I Piemme hanno diabolicamente sperato che con gli arresti degli inquisiti qualcosa di davvero tosto venisse fuori, ma non è venuto fuori niente. L’inchiesta-truffa è al punto di partenza. Il reato pazzesco di Associazione per delinquere, affibbiato per giustificare la clamorosa retata, del tutto campato per aria. Del castello di carte accusatorio restano solo le denunce di Nadia Minelli (guarda caso ora promossa a dirigente comunale dalla giunta piddina di Diego Guerrini) e di altri tre o quattro dipendenti comunali, tutti avversari politici, al tempo, di Rifondazione eugubina. Dununce di “abusi” commessi dalla Giunta Goracci e poi da quella presieduta dalla Ercoli, dove per “abusi” è da intendere la mancata promozione a ruoli dirigenti. Diatribe e dissidi che sono pane quotidiano in ogni amministrazione e che solo dei Piemme con smanie di protagonismo potevano utilizzare per architettare gli arresti e costruire il reato di Associazione per delinquere.

La sindrome suddetta non è sufficiente a spiegare la protervia e la spavalderia con cui i Piemme hanno condotto e sperato di chiudere l’inchiesta. Essi sono andati avanti perché avevano in poppa un inquietante vento favorevole, quello della guerra per bande che attanaglia le istituzioni umbre. Hanno sferrato il colpo di maglio perché sentivano che nonostante l’abnormità esso poteva essere sferrato. Perché sapevano che contro questi “cocciuti e orgogliosi comunisti” eugubini, la Perugia-mammona, di centro-destra e di centro-sinistra, li avrebbe sostenuti. 

Abbiamo dato conto che il gruppo dirigente del Prc, invece di fare quadrato attorno a Goracci e all’esperienza eugubina, si è accodato alla caccia alle streghe, non solo intonando il mantra sinistro “la giustizia faccia il suo corso”, ma addirittura ricorrendo alla scemenza del “Ci costituiamo parte civile” e al vigliacco commissariamento del Circolo Lenin. Troppo tardi è giunta la opportunistica e pelosa retromarcia e, se la politica ha ancora una logica e, diremo, un senso etico, tutta questa gente dovrà pagare. E siamo più che sicuri che pagherà.

Ma questo a domani.

Oggi la battaglia di verità continua. Chi è in carcere dev’essere tirato fuori. A tutti gli imputati dev’essere restituita la loro dignità, umana anzitutto e politica.


LEGGI LA: «Dichiarazione del Circolo Lenin del Prc di Gubbio»
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