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GRECIA: INTERVISTA AD ALEXIS TSIPRAS (SYRIZA)

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Alexis Tsipras

L’illusione di Syriza 

e la critica del Kke

Domenica prossima si vota in Grecia. Inutile ricordare l’importanza di queste elezioni. Noi ci auguriamo un successo delle sinistre. Il segnale più importante che potrà venire dalle urne è che l’alleanza di Syriza vinca le elezioni. Questo successo sarà uno schiaffo alle oligarchie europee. Ciò non ci autorizza, né a farci illusioni, né a chiudere gli occhi sui limiti profondi della posizione di Syriza, che continua a cullarsi nell’illusione che il popolo greco possa evitare la catastrofe restando nell’Unione europea e senza abbandonare l’euro. Più sotto l’attacco a Syriza del Partito comunista di Grecia. Il Kke ha sì un approccio settario e autoreferenziale, ma molte delle sue critiche colpiscono nel segno.


D. Perché gli elettori Greci dovrebbero fidarsi di Lei, visto che non ha nessuna esperienza di governo?
R. La politica del rigore che è stata applicata in Grecia è del tutto inefficace a livello finanziario e assolutamente distruttiva a livello produttivo e sociale. I due partiti che hanno governato la Grecia negli ultimi decenni [PASOK e Nuova Democrazia] sono stati artefici di questa politica e ora sono in profonda crisi. La gente apprezza, al contrario, la posizione della sinistra, che ha sempre lottato contro il memorandum [in sintonia con l’UE per il “salvataggio”]. La nostra proposta alternativa prende forma oggi, con una dinamica sociale senza precedenti. La nostra politica conta sulla fiducia e sul sostegno della società, e siamo pronti a lottare per la vittoria alle prossime elezioni.

D. Quali sono per Lei le principali cause di questa crisi così drammatica che vive la Grecia?

R. Il modello utilizzato in Grecia negli ultimi decenni è stato totalmente sbagliato. Lo sviluppo si basava su un eccessivo indebitamento, eccessivo consumo e corruzione. Questo modello ha fatto accumulare ricchezza libera da tasse per pochi e debiti per la maggior parte delle persone, così come per il settore pubblico. La crisi di questo modello ha coinciso con la crisi globale del 2008, causando un problema di credito. Il governo di George Papandreu ha visto in questa crisi l’opportunità di ricorrere al meccanismo di sostegno dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, e ha firmato il memorandum. Questo ha causato la distruzione totale: a causa delle condizioni imposte da questo memorandum, l’economia sta affrontando una pesantissima recessione, e la società greca sta soffrendo.

D. Come pensa di ricostruire l’economia della Grecia?
R. Il primo passo è quello di rinegoziare con i creditori, con l’obiettivo di una moratoria sui pagamenti del debito di almeno tre anni. Altri passi importanti sarebbero il controllo pubblico delle banche, la tassazione della ricchezza accumulata e degli alti profitti, ma anche misure di risparmio, come la riduzione delle spese militari. Dobbiamo anche prendere provvedimenti per stimolare la domanda, sostenendo salari e posti di lavoro, proteggendo i deboli e dando credito alle famiglie indebitate e alle piccole imprese. Questo potrebbe spianare la strada per rilanciare l’economia e uscire dalla crisi.

D. La sua principale richiesta oggi è quella di annullare il memorandum. Perché è così sicuro che l’UE sarebbe disposta ad accettare?

R. La politica di austerità è fallita perché sta portando la Grecia verso la bancarrota e questo è qualcosa che tutti stanno cominciando a capire. Le voci per un cambiamento nella politica riguardante la crisi del debito sta crescendo in tutta Europa. Questo dà alla Grecia spazio per la negoziazione. La nostra intenzione è di denunciare il memorandum e rinegoziare il debito con i nostri creditori.

D. Chi sono i suoi alleati in Europa?
R. I nostri alleati, in primo luogo sono le persone che vedono un futuro incerto, un futuro legato alle politiche di adeguamento. Oggi le conquiste sociali degli ultimi 50 anni sono in pericolo in Europa, e la Grecia è la cavia di un progetto più ampio di regressione sociale. Per questo i cittadini europei possono far pressione sui loro governi per essere dalla nostra parte nel contestare la politica dominante.

D. Lei dice che vuole rimanere nella zona euro. Ma essendo il favorito per vincere le prossime elezioni, si parla nell’UE di un possibile “Grexit”.

R. La minaccia di lasciare l’euro è uno sforzo coordinato per fare pressione e minacciare il popolo greco e cancellare il messaggio delle elezioni del 6 maggio. Eppoi la gente ha votato contro le misure di austerità e contro i partiti che le hanno implementate. La verità è che il costo dell’eliminazione di qualsiasi paese dell’UE sarebbe immenso per tutta la zona euro.

D. E’ pronto per un default della Grecia, come quello dell’Argentina?
R. Se c’è un cammino sicuro verso il default, è quello che stiamo seguendo oggi. Il popolo greco ha capito come stanno andando le cose. E per questo è deciso a intervenire per impedire il crollo.

D. Sembra che per Lei lasciare la zona euro sarebbe la cosa peggiore che potrebbe succedere alla Grecia.

R. Tornare alla dracma non è un’opzione. La soluzione non è l’isolamento né convertire i lavoratori di altri paesi europei da alleati a concorrenti. Attraverso misure di austerità severe non esiste una soluzione alla crisi e non ci sarà alcuna uscita in futuro, se continuiamo su questa strada. La Grecia ha da combattere in Europa.

D. Qual’è lo scenario peggiore secondo Lei?
R. Che le cose continuino come ora. Con l’attuale politica, il debito della Grecia non è vitale, e senza un cambiamento nella società, continuerà a soffrire per decenni. Questo è un piano per trasformare la Grecia in un paese coloniale, con la povertà e senza sovranità sulle proprie risorse produttive.

D. Tornerebbe alla dracma?
R. Un ritorno alla nostra moneta nazionale, accadrà solo se crolla l’euro. L’espulsione della Grecia dall’euro sarebbe una catastrofe per l’intera economia europea. Il problema greco è principalmente un problema europeo e solo come tale può essere risolto con successo ..

* Fonte:  El hombre que tiene en vilo a Europa, La Nacion del 27 maggio 2012
Dichiarazione del Partito comunista di grecia (Kke)
SYRIZA ha presentato ufficialmente la sua “lettera di credenziali” agli Stati Uniti e all’UE*
8 giugno 2012
Mercoledì 6 giugno scorso, il presidente di SYRIZA, A. Tsipras, ha incontrato gli ambasciatori e i diplomatici dei paesi membri del G20. Il quotidiano “Rizospastis”, organo del CC del KKE, il 7 giugno, così commentava.
«Il signor Tsipras ha consegnato, nell’ambito di un evento formale, la sua ‘lettera di credenziali’ a un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti e ai diplomatici dei 19 paesi capitalisti più potenti del pianeta! L’incontro del Presidente SYRIZA con gli ambasciatori dei paesi del G20 ci ha rammentato un passato recente, in particolare ci ha ricordato l’ex primo ministro Giorgos Papandreou, scomparso senza lasciare traccia nelle ultime settimane… La stessa retorica riguardo “una nuova politica estera multilaterale e pacifica”, gli stessi riferimenti a “iniziative internazionali per la democratizzazione del sistema delle relazioni internazionali” e la necessità di “innovare il ruolo delle Nazioni Unite”.
Nessuna menzione invece sulla NATO. Bocche cucite sul suo recente vertice di Chicago e le nuove pericolose decisioni sull’espansione delle operazioni per reprimere qualsiasi forza di un popolo che cercasse di prendere il controllo sul proprio futuro. Il silenzio del Signor Tsipras riguardo le continue ingerenze sulla Siria lascia esterrefatti; non una parola, come se i piani per un intervento militare nella regione non fossero in corso di elaborazione. Come se l’uso della base statunitense di Suda non facesse parte dei piani in questo intervento, e più in generale l’uso dei porti, dello spazio aereo e del nostro mare territoriale. Il presidente di SYRIZA non ha detto nulla su come il governo di “sinistra”, che promette di formare, reagirebbe in una situazione del genere!
Perché? E’ ovvio! Non ponendo il problema del disimpegno dai piani imperialisti e dall’organizzazione imperialista della NATO, in nome degli “obblighi verso gli alleati”, la Grecia sarà trascinata in questa nuova sanguinosa guerra imperialista, sotto un governo “di sinistra”. Ma il Signor Tsipras non ha mancato di dire che intenderebbe giocare un ruolo da protagonista nel promuovere “un Medio Oriente libero dal nucleare”, additando il programma nucleare dell’Iran, che costituisce il pretesto escogitato dagli Stati Uniti e da Israele per giustificare un possibile attacco militare contro l’Iran: una nuova guerra. Non una parola sulle armi nucleari che Israele possiede già!
IL Presidente SYRIZA non ha mancato di dichiarare ancora una volta la sua fedeltà all’imperialismo europeo e alla necessità di un’integrazione della Turchia nella UE, cosa che trova l’opposizione dei comunisti turchi e del movimento operaio! Infine, ha ritenuto opportuno, di fronte agli ambasciatori stranieri, vomitare senza esitazione il suo veleno contro il socialismo conosciuto in URSS e negli altri paesi nel 20° secolo, che, nonostante le sue debolezze, è stato per oltre 50 anni un insostituibile pilastro della pace e della sicurezza dei popoli e una spina nel fianco degli imperialisti».

* Fonte: Resistenze 
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4 pensieri su “GRECIA: INTERVISTA AD ALEXIS TSIPRAS (SYRIZA)”

  1. Anonimo dice:

    Mi sembra comunque più intelligente dei nostri venditori di tappeti!

  2. Anonimo dice:

    A chi ti riferisci? a Tsipras? Certo meglio delle schiappe Vendola o dei Ferrero! Ma questo non è che mi consoli. ma davvero pensano di uscire dalla merda restando nella Ue? tenendosi impiccati all'euro? Non posso credere che sono tanto sciocchi. Hanno forse un piano segreto questi di Syriza? Spiegatemi. Che se non ce l'hanno e navigano a vista debbo ricredermi.

  3. Anonimo dice:

    Credo che Tsipras abbia capito che tiene per le 00 tutta l'Europa. L'uscita di Atene comporterebbe un crollo a catena del sistema bancario europeo. Vedrai che se vincono le elezioni, l'UE dovrà accettare la revisione dei patti e un bello sconto sul debito, per evitare danni maggiori per tutti.

  4. Anonimo dice:

    Il KKE è destinato ad estinguersi se continua cosi'

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