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USCITA DALL’EURO E NAZIONALISMO

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Della serie: anche a destra
pullulano gli idioti.

Critiche serie o sciocchi pregiudizi?


di Piemme


Di critiche serie alla proposta di uscire dall’euro ne ho sentite poche. Di sciocchezze, invece, ne circolano tante. Una delle litanie più comuni che viene intonata da certo europeismo liberale e da certa sinistra è che l’appello alla sovranità monetaria sarebbe di matrice populista e nazionalista.

Certa sinistra la fa semplice: se un’idea economica è condivisa dalla destra, l’idea è di destra. Ergo: la posizione giusta sta al punto opposto. Chiunque comprende che si tratta di una stronzata.  Come se, siccome buona parte delle destre radicali e neo-fasciste sono anti-globaliste e anti-liberiste, per essere di sinistra si dovrebbe essere filo. 


Su questo sito abbiamo più volte precisato che il ritorno alla sovranità non è tanto un desiderio, ma una tendenza obiettiva. Nessuno di coloro che farfugliano in nome dell’europeismo e contro i nazionalismi ha portato un solo argomento sensato per dimostrare che la tendenza dominante sarebbe quella opposta. Contro la tendenza generale che conduce al disgregamento dell’eurozona e al ritorno alle sovranità monetarie (quindi non solo dell’Italia, ma di tutti gli altri paesi) si battono come possono le oligarchie euriste e si capisce perché, perché se cadesse l’euro farebbero tutti le valigie, a partire da Draghi e Monti. Si battono come possono nel senso che tentano si spennare i popoli in tutte le maniere, affinché tutte le risorse disponibili finiscano nei forzieri delle banche e sui tavoli del capitalismo casinò.


Contro queste misure antipopolari si dichiarano in tanti, ma molti di questi tanti si rifiutano non solo di vedere che l’euro è condannato, si rifiutano di ripudiare l’idolo monetarista (l’€ appunto) ai cui piedi vengono sacrificati i popoli. Tutti i popoli, mica solo quello italiano. Al fondo c’è il solito mito progressista, per cui la globalizzazione, pur se fatta a vantaggio di una nuova aristocrazia sfruttatrice, è un passo verso la internazionalistica “futura umanità”.


Il fatto è che l’euro è un’arma in mano alla finanza parassitaria, un’arma con cui si colpiscono tutti i lavoratori europei, non solo quelli mediterranei. Quando di dice che l’Euro è stato un vantaggio per la Germania (riguardo ad esempio all’attivo della bilancia dei pagamenti o ai bassi tassi d’interesse sui titoli di stato) si dice una verità parziale, e una parziale verità rassomiglia ad una menzogna. Anche i lavoratori tedeschi hanno pagato a caro prezzo l’ingresso nell’euro, e i vantaggi non sono andati a loro ma alle classi dominanti. Anche la maggioranza dei tedeschi è stata defraudata.


Che al recente Vertice abbia nuovamente vinto la Merkel non vuol dire che i risultati del summit promettano qualcosa di buono per la maggioranza dei tedeschi. Anche a loro sarà chiesto di svenarsi per salvare l’€.
Una citazione fresca fresca:

«Come abbiamo già sottolineato si tratta di una vittoria [al Vertice del 28-29 giugno, Nda] della cancelliera Merkel, del suo governo di centrodestra, della Bundesbank e dei banchieri tedeschi, ma non del popolo della Germania che con le buone o con le cattive si vedrà sfilare via €190 miliardi dalle tasche, senza peraltro creare nemmeno lontanamente le minime premesse necessarie per una risoluzione definitiva della crisi finanziaria dell’eurozona. La capacità del MES da €700 miliardi è a stento sufficiente per coprire il solo debito pubblico spagnolo, quindi non potrà mai fornire assistenza finanziaria sia per i debiti pubblici che per le ricapitalizzazioni bancarie dell’area euro. Secondo un recente studio della Bernstein Analysis, escludendo tutta la parte del debito pregresso e considerando soltanto i deficit pubblici annuali da rifinanziare e le necessità di ricapitalizzazione delle singole banche nazionali, al MES servirebbe da qui fino al 2013 una capacità finanziaria da €2,4 trilioni, che per la sola Germania di tradurrebbe in una quota gigantesca da €790 miliardi (circa il 32% del PIL tedesco, vedi tabella sotto). Mentre se consideriamo tutto il debito pubblico cumulato dei paesi più in difficoltà dovremmo aggiungere un’altra corposa quota da €3,46 trilioni, con tanti bei saluti al MES e alla sua incapacità di coprire lo voragine di debito dell’eurozona». [Fonte: tempesta perfetta]

Ora provate a mettervi nei panni dei lavoratori e dei cittadini tedeschi. Dove andranno a finire i quattrini estorti (peggio ancora, quelli che dovranno essere estorti) alla collettività europea per “salvare l’€”? Andranno a finire nel pozzo di San patrizio delle banche. Chi esulta (per un po’ almeno) dei risultati del vertice? Gli azionisti e gli obbligazionisti delle banche.


Non confondiamo dunque la Merkel (che come Monti e gli altri politici europei è asservita all’aristocrazia bancarie e finanziarie) coi i cittadini tedeschi. Se fossimo tedeschi andremmo su tutte le furie perché anche noi saremo spremuti come limoni per tenere in piedi le banche i loro affari (sporchi).


Questo per dire che la lotta contro l’€ non è affatto antitedesca o antiolandese, per la semplice ragione che l’€ è un mostro che danneggia anche loro, ed è anche nei loro interessi liberarsi dal giogo della finanza speculativa e fuoriuscire dalla gabbia del capitalismo-casinò.


Non noi, ma proprio le sinistre “progressiste” cieche e sorde davanti alla realtà oggettiva, avvinghiate all’€ moribondo, fanno quindi il gioco dei populismi, dei nazionalismi e dei neofascismi. Una sinistra che lascia in mano alle destre radicali una battaglia sacrosanta è una sinistra che si stringe al collo il nodo scorsoio con cui sarà impiccata.



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6 pensieri su “USCITA DALL’EURO E NAZIONALISMO”

  1. Anonimo dice:

    L'idea dell'uscita dall'euro è giusta. L'idea della Sovranità Nazionale, il tricolore di merda (il 15 ottobre si cantava "l'unico tricoloro bello da guardare è quello steso sulle vostre bare") che sventolate nel vostro sito, queste sono idee di destra.Quanto meno staliniste: il socialismo in un solo paese.

  2. Realista dice:

    Caro Anonimo del post precedente, temo che tu semplifichi in modo pericoloso la realtà delle cose.L'esercizio del potere popolare può darsi solo in un spazio politico, con limiti sia fisici che istituzionali ben definiti. Lo stato nazione è uno di questi spazi politici. Il suo vantaggio è che esiste già. Il socialismo globale richiede uno spazio politico globale. Questo sarebbe sicuramente la soluzione migliore, ma lo spazio politico globale non c'è e non può nascere nel giro di pochi anni. Potrà nascere e consolidarsi solo nel lungo periodo. Perciò, per poter incidere sul corso degli eventi nei prossimi (cruciali!) 5-10 anni serve utilizzare gli spazi politici esistenti, e quindi anche lo stato nazione.

  3. Anonimo dice:

    Ma da quando in qua lo stato nazione è di destra? anche la costituzione nata dalla resistenza è di destra? ma per piacere fai pace col cervello… dici che lasciare l' euro e giusto ma tornare allo stato nazione no? A che vorresti tornare scusa? allo stato pontificio? questa cosa che la bandiera nazionale sia " di destra" è una stupidità tipicamente italiana…

  4. Anonimo dice:

    Vuoto estremismo. Non saprei come altro definire la tesi che la nazione è un concetto di destra. Il nazionalismo è di "destra" quando è nazionalismo di una nazione colonialista e imperialista. Erano forse nazionalismi "di destra" quello vietnamita, cubano? E' forse di "destra" il nazionalismo palestinese? Ci sono i nazionalismi dei popoli oppressori e quelli dei popoli oppressi, è gravissimo metterli sul medesimo piano. Per noi, qui in Italia, si tratta di decidere se siamo un paese effettivamente sovrano o, al contrario una paese soggiogato e spennato dalla grande finanza capitalista e speculativa. La seconda. E preciso: la gran parte della casta politica e della finanza italiana sono una frazione di quella globale, se ne fregano del concetto di nazione. Sono come le guide indiane. Sono come i collaborazionisti repubblichini ai tempi dell'occupazione nazista (Monti). Per cui Mpl ha ragione: la lotta per la sovranità nazionale italiana è, oggi, in queste concrete condizioni, una forma della lotta di classe contro i nuovi padroni del vapore. Ma anche qui nessun dogma. Ciò che è giusto oggi potrebbe rivelarsi sbagliato domani. "Analisi concreta della situazione concreta".(Un compagno che passato per la scuola del Campo Antimperialista)

  5. Anonimo dice:

    La tesi del Realista è esattamente la tesi stalinista. Anche Stalin dice che avrebbe voluto vedere il socialismo in tutto il mondo e, dopo la seconda guerra mondiale, che la sua strategia era vincente e si stava espandendo. Ma che realisticamente si doveva passare per lo stato-nazione sovietico, il socialismo in un solo paese.Proprio quello che proponete voi. La mia tesi è marxista-libertaria quasi anarchica: abolizione subito o quasi di ogni potere statale. D'altronde lo diceva anche Lenin: lo Stato è il cane da guardia della borghesia. Usciti dal capitalismo non serve più.Mi sembra invece che il vostro programmi strizzi l'occhio alla borghesia industriale in chiave anti borghesia finanziaria (ad esempio i forconi). Avete ragione quando criticate a Ferrando di non avere una posizione chiara sull'euro. Ma ha ragione il pcl quando nel suo programma mette la collettivizzazione delle aziende sopra i 20 dipendenti, mentre voi ve ne guardate…I leader dei forconi perderebbero i loro mezzi di produzione e i loro schiavi negri che salgono dall'africa

  6. redazione dice:

    A parte la tesi semplicistica sullo stalinismo, su cui sorvoliamo.Che Lenin abbia affermato che «lo Stato è il cane da guardia della borghesia. Usciti dal capitalismo non serve più»,, questa è una stupidaggine nota anche a chi solo conosca l'Abc del pensiero di Lenin il quale, ben al contrario, sapeva bene (sulla scia di Marx) che una volta conquistato il potere i lavoratori avrebbero dovuto difendersi con le unghie e coi denti dalla controrivoluzione, e quindi esercitare una ferrea dittatura. Ovvero: avrebbero avuto bisogno di un nuovo ma forte potere statale. Che ogni forma statuiale sia di per sé borghese, questa è appunto una sciocchezza… anarchica.Se noi pensassimo che la rivoluzione sociale che uscirà dal grembo di questa società putrescente sarà direttamente socialista e proletaria, non avremmo fondato il Mpl. Magari avremmo seguito le orme di compagni come quelli del Pcl.Noi pensiamo che la trasformazione rivoluzionaria di questo paese, inizierà con una sollevazione popolare che coinvolgerà ampi strati di popolazione, come un fiume in piena in cui confluiranno anche in modo spurio i più diversi strati sociali schiacciati e vessati dalla aristocrazia imperialista e globalista. La rivoluzione socialista, che vogliamo, sarà un punto di approdo, non di partenza. Per dirla tutta: la rivoluzione che si annuncia (prendere l'analogia con le pinse) sarà più simile a quella francese del 1989 che a quella russa del 1917.Compris?

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