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ASSISI 5: CONTRO LA GUERRA SENZA SE E SENZA MA

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Da destra: Paul Larudee, Massimo De Santi,
 il professore iraniano Mohammad Reza Dheshiri

«Tutti sanno che l’Iran non attaccherà nessuno, mentre qualcuno attaccherà l’Iran»


Resoconto dei due forum sull’Iran e il Bahrein

Assisi, 25 agosto – Introducendo il forum sulle minacce di attacco all’Iran, Massimo De Santi ha presentato i due relatori, il professor Mohammad Reza Dehshiri dell’università di Teheran e Paul Larudee del comitato esecutivo della Gmj (Global March to Jerusalem). Dal professor Aldo Bernardini, che non ha potuto partecipare all’incontro per ragioni personali, è giunto un messaggio che è stato letto in apertura dei lavori.


De Santi ha ricordato i rischi legati al possibile attacco all’Iran, anche tenendo conto del fatto che gli Usa non hanno mai rinunciato alla possibilità di usare le armi nucleari. Così come per l’Iraq si sostenne la presenza di armi di distruzione di massa per giustificare l’aggressione del 2003, oggi si tenta di ripetere la stessa operazione accusando l’Iran di sviluppare l’arma atomica. E questo mentre tutti sanno che l’unica potenza nucleare del Medio Oriente è in realtà Israele, che possiede almeno duecento testate nucleari.
Paul Larudee ha iniziato il suo intervento ironizzando proprio su questo aspetto, visto che il Dipartimento di Stato americano afferma che Israele non possiede armi atomiche. Gli Usa ritengono invece inaccettabile che l’Iran possa possedere la capacità di costruire armi nucleari. Ma cosa vuol dire possedere questa capacità? Il Giappone possiede la capacità di costruire armi nucleari in 6 mesi, così pure il Brasile, ma gli Usa ritengono inammissibile che l’Iran possa concretizzare questa capacità in tre anni.
Abbiamo così una situazione paradossale: «tutti sanno che l’Iran non attaccherà nessuno, mentre qualcuno attaccherà l’Iran». Ma non saranno gli Usa a farlo per primi. Israele sta cercando però di trascinare gli Stati Uniti nel conflitto. Secondo Larudee un attacco israeliano potrà esservi anche a breve, ma non direttamente contro l’Iran. Per un attacco diretto, invece, ci vorrà ancora tempo.
Larudee ha concluso il suo intervento facendo appello all’unità degli antimperialisti.
Dehshiri è invece partito da quattro punti: l’iper-complessità delle attuali relazioni internazionale, la iperconnettività (tutti influenzano tutti), l’iper-trasparenza (ad esempio quella ottenuta con i satelliti), l’iper-vulnerabilità. Per Dehshiri l’energia nucleare – e le relative conoscenze tecnologiche – sono parte fondamentale della sicurezza di un Paese.
Dopo aver dato un giudizio molto positivo sugli effetti delle primavere arabe, Dehshiri ha parlato della demonizzazione americana dell’Iran. Quella che vediamo oggi è una “guerra fredda” psicologica nei confronti dell’Iran. Le minacce attuali di Israele rientrano in questo quadro. Israele sa di non poter attaccare l’Iran, perché l’Iran ha sufficienti capacità di risposta militare. In realtà, la strategia israeliana si basa su due elementi: l’uccisione sistematica degli scienziati nucleari iraniani e le sanzioni economiche.
Diversi degli intervenuti hanno sostenuto che l’Iran ha comunque diritto, viste anche le minacce a cui è sottoposto, ad una deterrenza nucleare, ma – come era prevedibile – il grosso del dibattito si è svolto attorno al dilemma “guerra sì, guerra no”.
Nelle conclusioni, Paul Larudee ha affermato che: «Israele non è uno stato naturale, è uno stato artificiale. Non è uno stato che ha un esercito, è un esercito che ha uno stato». A suo parere è importante dimostrare quanto sia proprio Israele ad influire sulla politica americana. Sull’attacco all’Iran anche Larudee è convinto che ci sarà, ma non nell’immediato.
Dopo Larudee è stata la volta del prof. Dehshiri, per il quale il progetto nucleare è innanzitutto una questione che attiene all’orgoglio nazionale iraniano.
Sulla posizione iraniana al momento dell’aggressione statunitense all’Iraq, oggetto di critiche da parte di diversi interventi, Dehshiri ha detto che l’Iran ha sostenuto l’opposizione a Saddam Hussein, cercando però una mediazione che impedisse la guerra.
Il relatore ha poi accusato alcuni paesi arabi di alimentare le attuali tensioni tra sciiti e sunniti. Da questo tema alla questione siriana il passo è breve. Su questa spinosa questione, Dehshiri ha detto di ritenere che la situazione siriana non sia inseribile nel quadro delle primavere arabe. L’Iran è comunque favorevole alle riforme in Siria, ma non con la guerra civile, e la lotta armata non porterà la democrazia nel Paese.
Sulle manifestazioni dell’opposizione siriana, seguite alla riconferma di Ahmadinejad nel 2009, Dehshiri ha detto che il governo iraniano agì per impedire ogni tentativo di “rivoluzione colorata” nel Paese.
Concluso il forum sull’Iran, i lavori sono proseguiti nel pomeriggio con quello sul Bahrein
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Bahrein: la rivolta dimenticata
Del Bahrein si parla davvero poco. E’ vero, si tratta di un piccolo Paese, che ha ottenuto l’indipendenza solo nel 1971, ma strategicamente importante – qui ha sede la più grande base navale americana del Golfo. Del Bahrein si parla poco perché, come ha ricordato Mohammed Aborous nella presentazione, gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di permettere una rivoluzione democratica in questo Paese. E dunque anche le numerose vittime della repressione devono passare sotto silenzio.
Prima di dare la parola al dott. Jaafar, parlamentare del Bahrein, è intervenuta Intissar Masri, segretaria del Centro italo-arabo Assadakah, che ha denunciato la gravità della situazione. Tra i vari esempi relativi alla repressione, ha citato il caso dei 13 medici condannati dai 3 agli 8 anni di detenzione solo per aver curato alcuni manifestanti feriti.
Il dott. Jaafar ha premesso che il movimento democratico in Bahrein esisteva prima dell’esplosione della “primavera araba”, ma quest’ultima ha dato anche ai bahreiniti una spinta decisiva. I giovani si sono mobilitati, ma la repressione del regime è stata pesantissima. La gente chiedeva, e chiede, una società senza discriminazioni religiose, la libertà di stampa ed un parlamento dotato di poteri reali (oggi il Bahrein ha due rami del parlamento, con uguali poteri: uno eletto e l’altro nominato).
Alle elezioni (vedi articolo) il partito dell’opposizione sciita, Al Wefak, si è aggiudicato 18 seggi su 40, avendo i realtà ben il 65% dei voti, ma il Bahrein è di fatto sotto il controllo saudita, le cui truppe sono intervenute nel Paese con il pretesto che… era in corso un intervento straniero…
La repressione che ne è seguita è stata violentissima. Tantissimi i morti, i feriti ed i licenziamenti per ragioni politiche. Naturalmente il “democratico” occidente ha finto di non vedere né la violenza, né l’invasione saudita, né l’oppressione di un popolo ed in particolare della sua maggioranza sciita.
Il parlamentare bahreinita ha concluso il suo intervento ribadendo il ruolo nefasto dell’Arabia Saudita, che ha addirittura proposto l’annessione del piccolo Stato invaso. Un ruolo ben manifesto anche dietro le insegne del Ccg (Consiglio di cooperazione del Golfo) dietro le quali i sauditi vogliono a volte nascondersi.
Solidarietà alla rivoluzione democratica del Bahrein è stata espressa da tutti gli intervenuti nel dibattito.
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10 pensieri su “ASSISI 5: CONTRO LA GUERRA SENZA SE E SENZA MA”

  1. Anonimo dice:

    Giusto tutto quanto sul Bahrein; peccato che non abbiate fatto nemmeno un accenno alle repressioni dell' opposizione in Iran che sono state liquidate dal professore iraniano con "Erano manovrate dall' estero".I diritti delle donne in Iran non interessano minimamente MPL perché non se ne è parlato del tutto.A proposito dei rapporti fra sunniti e sciiti il professore di Teheran ha detto che gli iraniani cercano di migliorarli e appunto hanno dei buoni rapporti con Hamas che è sunnita. Infatti il giorno dopo è arrivata la notizia che alla prossima conferenza dei paesi non allineati a Teheran Hamas non è stato invitato…Dovete capire che se non parlate del problema dei diritti umani, delle donne, dei gays e dell' opposizione politica nel regime teocratico iraniano perdete qualsiasi credibilità.Ed è un' enorme stupidaggine perché se oggi l' Iran promulgasse delle leggi che almeno comincino prudentemente a superare i tabu della libertà sessuale (che non è né pornografia né prostituzione) e della parità delle donne il consenso internazionale crescerebbe immediatamente. Ma è troppo semplice così…

  2. Anonimo dice:

    "cominciassero"…

  3. Avenarius dice:

    Tipica spocchiosa "lezioncina di democrazia" da parte "de un demmmocrattico ccosì"Ché la "sinistra" è demmocrattica assai ed esporta la democrazia occidentale in ogni dove (Baffino cominciò nella ex Jugoslavia), perché solo nella incivile e medievale Tehran non si può parlare, come sosteneva questo frescone "progressista", che spero sia stato sonoramente bastonato dal suo stato "democratico" nelle successive manifestazioni dei terremotati aquilani a Roma.MA PENSA ALLA DEMOCRAZIA DI CASA TUA!

  4. Anonimo dice:

    Parlare dei Diritti Umani così come ne parla il Sig.Anonimo sopra fa il gioco dell'imperialismo. A me interessano di più i Diritti Dei Popoli e soprattutto la lotta contra la guerra imperiale.

  5. Anonimo dice:

    Decisamente siete irrecuperabIli. Rimanete fra voi che vi trovate bene. In fondo si fa politica solo per stare insieme a cazzeggiare, no? Se anche il 99% degli italiani non vi si fila di pezza a voi che ve ne importa? Mica state cercando di cambiare veramente la situazione, no? Voi siete dei puri, non dei maneggioni immondi e se il 99% degli italiani vi guarda con sospetto voi filosoficamente ne inferite che "non è ancora arrivato il momento giusto" e restate lí ad aspettare il momento giusto da 50 anni!Siete delle educande che non hanno il coraggio di sporcarsi le mani con la realtà, tutto qua.

  6. Anonimo dice:

    L'ignoranza è una brutta bestia!A proposito dei commenti anonimi sui diritti delle donne in Iran, vorrei solo dire che, è vero che la loro condizione non è rosea, che tanta strada c'è da fare…. ma bisognerebbe quanto meno essersi recati almeno una volta in quel paese a vedere se quanto la propaganda occidentale afferma, sia interamente vero, o se invece non ci sia molto di strumentale alle visioni dei poteri forti imperialisti. In così poco spazio non posso affrontare la tematica con dovizia di particolari, ma invito chiunque a documentarsi senza pregiudizi, prima di allinearsi al terrorismo mediatico imperialista. Valgano intanto la seguenti brevi note, che non tutti forse sanno: in Iran l'emancipazione femminile risale alla fine dell'ottocento. Negli anni 30 del '900 nessuno osò mettere in discussione il diritto delle donne iraniane ad iscriversi all'Università di Teheran al fianco dei colleghi maschi. Nel 1963 le Iraniane ottennero il diritto di voto, mentre in alcuni civilissimi paesi europei rispettosi dei diritti delle donne, questo diritto era ancora negato (es. la Svizzera). Nel 1979 scesero in piazza e contribuirono all'ascesa dell'ayatollah Khomeini, e guarda caso, i giornalisti occidentali, rispettosi dei diritti delle donne, obbedirono all'ordine di videoriprendere unicamente le donne avvolte nei ciadòr neri, che costituivano piccola minoranza. A proposito del velo, si sappia che negli anni il suo ruolo è profondamente mutato, al punto che oggi, invece di ostacolare l'emancipazione delle iraniane, la promuove, per giunta, al di là del valore religioso, essendo anche una tradizione a tutti gli effetti, sono moltissime le donne che rifiutano di toglierlo, considerandolo una difesa della propria identità. Qui mi fermo. Certo, la strada di una totale liberazione delle iraniane è ancora lunga, ma non credo che abbiano bisogno che le donne occidentali esportino i loro diritti. Loro sanno lottare veramente per conquistarseli. Invito tutti, ancora una volta, a documentarsi, prima di parlare, e meglio ancora a visitare un posto splendido come l'Iran. Maria Passavanti, lettrice assidua di questo blog.PS: una domanda all'anonimo di sopra: tu in quale modo ti sporchi le mani con la realtà? Forse i tuoi suggerimenti potrebbero aiutare?

  7. Anonimo dice:

    "Nel 1979 scesero in piazza e contribuirono all'ascesa dell'ayatollah Khomeini"E la brillante cavalcata a suon di date cruciali guarda un po' si ferma qui…strano, eh?Ma come fate a negare l' evidenza, vi rendete conto che perdete di credibilità? Lo sanno tutti che le donne avevano più diritti con Mossadeq e addirittura con lo Sha (calmi non rimpiango lo Sha, casomai Mossadeq).La realtà è che le alte classi sociali in Iran fanno abbastanza quello che gli pare, molto più di quello che si possa pensare in occidente; ma se non direte chiaramente che ritenete la situazione attuale inaccettabile, che esigete dei concreti segnali di cambiamento e che sorveglierete che ci siano MA che questo cambiamento deve ovviamente avvenire dall' interno e non tramite esportazione coatta; se non dite questo NESSUNO VI SEGUIRA'. SVEGLIA!!! Lo vedete benissimo che nessuno vi segue anche se è giustissimo pretendere che l' Iran possa mantenere la sua indipendenza e autodeterminazione.Dovete imparare a non APPARIRE tendenziosi ossia dovete imparare a criticare ANCHE l' Iran per quanto in quel paese si possa trovare di contrario (obiettivamente) ai vostri principi e a quelli della maggioranza degli occidentali.Volete ottenere dei risultati concreti o volete continuare a titillarvi fra voi?

  8. Possibilista dice:

    Non credo di dormire quando, dati alla mano, vedo che in Iran la condizione femminile è meno peggio che negli altri paesi del nord africa e del medio oriente. Se la maggioranza dei cittadini occidentali non lo capisce è perché, appunto, non guarda i dati. Posso anche essere d'accordo che questi dati si dovrebbero diffondere e spiegare meglio, ma non penso che avvallando una menzogna solo perché molto diffusa si possa costruire niente di buono. La verità è il primo passo verso la giustizia.

  9. Anonimo dice:

    "Posso anche essere d'accordo che questi dati si dovrebbero diffondere e spiegare meglio"E' appunto quello che sto cercando di dire e questo comporta anche un minimo di critica verso l'Iran attuale che ha ancora molta strada da fare perché non basta certo il fatto che non sono peggio degli altri loro vicini. Non si tratta di rinnegare niente anzi di dimostrare che non si applica un double standard come fanno gli USA. Un atteggiamento di sostegno ma anche critico in ciò che è giusto criticare darebbe molta più credibilità alla vostra battaglia per l' indipendenza e autodeterminazione di quei paesi che io personalmente condivido. Bisogna imparare a farsi ascoltare perché non serve avere ragione, occorre raggiungere dei risultati e per questo è necessario un consenso maggiore di quello che avete adesso.

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