ELEZIONI: NON SCANDALIZZATEVI

Primo comandamento: 
battere l’asse Monti-Partito democratico
di Piemme

un’intervista al Financial Times (uno degli organi ufficiali dell’élite del mondo bancario-finanziario che la fa da padrona nella grande bisca del capitalismo-casinò). In essa, senza peli sulla lingua, Bersani afferma che nel caso dovesse diventare Primo ministro s’impegnerà ad osservare col massimo scrupolo i dettami europei.. quelli previsti dal Fiscal compact (che non chiederà di rinegoziare) e dal pareggio di bilancio. Quindi continuazione delle politiche di austerità, di tagli alla spesa pubblica, di macelleria sociale e di priorità alle esigenze della finanza globale. Veramente Bersani si spinge oltre, afferma che perora ulteriori cessioni di sovranità a favore di un super-potere europeo (il Commissario unico come piacerebbe alla Merkel) e accetta l’idea che questo super-potere abbia diritto di veto sui governi nazionali.
Agenda Monti, punto. Il Sole 24 Ore lo va ripetendo da settimane 



* Tengo fuori dal conto l’eventuale risultato, quale che sia, di Sel. Va bene che Vendoliani hanno sottoscritto un programma comune col Pd, ma la pattuglia parlamentare di Sel non riteniamo possa spingersi troppo oltre nelle politiche antipopolari montiane, e quindi Sel rappresenta sì per il Pd una risorsa elettorale, ma un impiccio in futuro. Non sarà facile per Bersani, imbarcare i vendoliani in un governo con i montani, non fosse perché questi ultimi dichiarano di non accettarlo. In verità Bersani spera in un flop di Sel. Anche da qui potrebbero arrivargli delle brutte sorprese.
 [1] Consigliamo vivamente, per capire cosa significhino i “vincoli europei” di leggere tutto l’articolo di Carlo Bastasin del 5 dicembre La credibilità è lo scudo sui BTp]




IL PASTICCIACCIO ARANCIONE…

Era meglio non denudarsi

… Per un piatto di lenticchie



Che il parto arancione sia diventato un aborto, pare non sia solo una nostra sensazione, ma si vada ora dopo ora consolidando come senso comune nella sinistra che passa per radicale. Il fattore che ha contribuito a questo esito è stata (anche) la devastante conferenza stampa di Ingroia, ovvero del portabandiera degli arancioni.






Chi è causa del suo mal pianga se stesso.



Rivoluzione civile e i quattro segretari


di Alfonso Gianni
percorso di costruzione di una simile sinistra. Sapevo che, visti i


quorum naturalmente). Questo significa dare un’impronta alla lista di somma di organizzazioni, esattamente il contrario di quello che si voleva fare, pur senza privarsi dell’apporto delle forze organizzate. 

RIVOLUZIONE CIVILE: CHE DELUSIONE!

CHI INGOIA INGROIA?

civil servant (per dirla elegante come Monti dice di se stesso) di questo Stato, ossessionato dalla caccia ai mafiosi e ai malviventi. Risuonando le parole di D’Alema, lui vuole un “paese normale”.




ARGENTINA: L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Beunos Aires, 24 dicembre.
Uno dei tanti saccheggi ai supermercati

Brutale repressione contro la rivolta dei poveri








I MOSTRI BANCARI EUROPEI

IL PESO DELLE BANCHE IN EUROPA
Il colore celeste indica il peso delle attività bancarie dei diversi paesi rispetto 
al Pil del paese d’origine. In blu rispetto al Pil dell’eurozona. Salta agli occhi
 il peso preponderante delle banche tedesche e francesi. [Fonte: Bce]
Quello che invece la tabella non ci dice è che i debiti delle prime venti banche europee hanno debiti superiori al 50% del Pil dei loro paesi d’origine. Un dato incredibile che mostra come l’ipertrofia finanziaria riguardi anzitutto l’Europa. Si tenga conto, tanto per fare un paragone con gli Stati Uniti, che la loro più grande banca d’affari, la JP Morgan Chase, ha debiti che ammontano al 13% del Pil Usa.

In tre anni l’Unione europea ha devoluto alle banche il 13% del Pil dell’eurozona


qui il Rapporto della Commissione europea] è andata ai sistemi bancari di tre paesi, che insieme hanno divorato «quasi il 60% delle risorse complessive: Regno Unito (19%), Irlanda (16%) e Germania (16%)», scrive la Commissione Ue.

Sul totale degli aiuti pubblici, 1.100 miliardi (9,3% del Pil della Ue) sono stati forniti per garantire la liquidità, 442 miliardi (3,5% del Pil della Ue) per migliorare la solvibilità degli istituti di credito. Circa il 67% del totale degli aiuti è rappresentato da garanzie statali per consentire agli istituti di credito di raccogliere denaro sui mercati dei capitali non garantiti (bond, repo, interbancario).

In questo contesto, di per sè dominato dallo strapotere delle lobby, sono invece scesi i finanziamenti all’economia reale, appena 4,8 miliardi nel 2011, un calo del 50% rispetto al 2010. Un declino provocato «sia da un calo della domanda da parte delle imprese e sia dai vincoli di bilancio pubblico che gravano sugli stati dell’Unione».


Fonte: Wall Street Italia del 21 dicembre 2012



DRAGHI TRUCCA LE CARTE

Tabella n.1: La bilancia commerciale italiana dopo
l’adozione dell’euro. (clicca per ingrandire)

Come l’euro ha fatto precipitare le esportazioni italiane


di Anna Ryden*
[1], che registra le transazioni e gli scambi di un paese con  gli altri. In particolare segnaliamo ai lettori la Tabella n.4, che mostra quale spinta diede la svalutazione della lira del 1992 alle esportazioni italiane e il loro crollo con l’adozione dell’euro.
Tabella n.2: il confronto tra Italia e Germania (clicca per ingrandire)
[2]

[Vedi Tabella n.2]

Perché la Germania non è solo il più grande mercato per l’esportazione, ma soprattutto è il paese dal quale l’Italia importa di più in assoluto. E facendo una semplice somma del disavanzo della bilancia siamo per il 2011 a -137.000.000.000. -137 miliardi di euro.

Cioè un anno dopo l’entrata di Italia nell’Euro l’equilibrio commerciale con la Germania che in qualche modo durava dal 1971 si è interrotto.

Praticamente da subito c’è stato un divario che non si è più chiuso. Questo potrebbe dipendere da una produzione industriale tedesca tanto più importante di quella italiana. Oppure potrebbe essere il risultato di un euro che in 12 anni non è riuscito a diventare una sola valuta, in combinazione con tassi d’interesse tedeschi sbagliati.

Tabella n.3: il confronto con la Francia (clicca per ingrandire)
[Vedi Tabella n.3]

La Francia importa dal 1993 più di quanto esporta l’Italia. Purtroppo quei 85 miliardi cumulativi non mitigano tanto la situazione.

Una bilancia commerciale negativa non è niente di nuovo per l’Italia. Secondo i dati Istat è dall’immediato dopoguerra che i numeri non sono blu, tranne per il decennio 1993 – 2003. [Vedi tabella n.4]

Ma quel simpatico successo decennale non è bastato per migliorare a lungo termine l’economia del paese.

Tabella n. 4: la svalutazione della lira nel 1992 e
l’effetto sulle esportazioni (clicca per ingrandire)
maggiori contribuenti alla UE. Tiene in piedi la burocrazia con un bel disavanzo di circa 6 miliardi di euro all’anno.

E come si sa, una baracca deve crollare prima che sparisca la burocrazia, siamo quindi di fronte a un costo che può solo aumentare. I burocrati a Bruxelles non permetterranno mai un ridimensionamento naturale del loro organismo.

Note 

[1] Fino al 1999 la bilancia dei pagamenti era comunemente chiamata “bilancia commerciale”. In quell’anno l’Italia adottò i criteri di calcolo decisi dalla Bce e dalll’Eurostat, in base al Manuale di bilancia dei pagamenti redatto dal Fmi. Le tabelle che l’articolo mostra vengono tutte da Eurostat.
[2] Dichiarazione e di Mario Draghi nel corso dell’audizione al parlamento europeo del 16 dicembre 2012

* Fonte:  Osservamondo



DALL’INGRAISMO ALL’INGROISMO

De Magistris, Ingroia, Di Pietro

Dieci domande ad Antonio Ingroia

di Leonardo Mazzei*


«

Dopo le assemblee di venerdì (Io ci sto) e di sabato (Cambiare si può), Antonio Ingroia è già il candidato di quattro partiti (Prc, Pdci, Verdi, Idv) e di due movimenti (Arancioni e Alba), ma lui deve ancora «riflettere». Le sue determinazioni le assumerà «entro il 28-29 dicembre». Nel frattempo vuol verificare se vi saranno le condizioni «sul versante della società civile». Ora, siccome non è specificato come la suddetta dovrebbe comunicare con l’ennesimo magistrato tanto amato dalla sinistra, traduciamo dal politichese: Ingroia vuol verificare quanti personaggi pubblici (giornalisti, sindacalisti, uomini di spettacolo, eccetera) sono disposti a dargli una mano nell’impresa.

Niente di male, anzi perfino comprensibile. Ma è bene aver chiaro da chi è fatta la «società civile» per quello che si candida a dar vita ad un’altra lista fondata su un nome piuttosto che su un programma. 

Intendiamoci, per noi ogni voto contro l’asse degli eurosacrifici Bersani-Casini-Monti sarà positivo. Ma gli ingroiani hanno chiaro che questo è il nemico? Una parte certamente sì, ma Antonio Ingroia non sembrerebbe, visto che insiste sulla necessità di confrontarsi con il segretario del Pd. In attesa che il marasma si chiarisca, e che il magistrato concluda le sue «riflessioni», su che cosa dobbiamo basarci per capire la direzione di marcia?

Sappiamo le differenze che esistono. Ad esempio, il Prc si pronuncia per la cancellazione delFiscal Compact e del pareggio di bilancio in Costituzione, mentre Ingroia non ne parla neppure. Alla fine vedremo quale sarà la quadra, ma qual è il punto di partenza? Ad oggi ne conosciamo solo uno, i 10 punti del manifesto «Io ci sto» (vedi in fondo all’articolo). Una roba da far sembrare il più pallido dei socialdemocratici di un tempo un pericoloso black bloc pronto alla guerriglia urbana. 

Siamo perciò costretti a prendere in esame questo decalogo, che non a caso campeggia nel sito di quel Pdci che, capeggiato dal più comunista dei bombardatori della Jugoslavia, ha prima bussato alla porta di Bersani per poi ripiegare sul magistrato palermitano. E dato che quest’ultimo deve ancora «riflettere», proviamo ad aiutarlo in questo esercizio attraverso dieci semplici domande.

1. Legalità e giustizia

«Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese». Questo è il primo punto del suo manifesto. Ora, premesso che la solidarietà è una cosa un po’ generica e sulla bocca di tutti, ci permettiamo di ricordarle che «legalità» non equivale a giustizia. In questo paese è legale il lavoro precario, sono legali le pensioni da fame, è legale il salvataggio delle banche a spese dei contribuenti, e dalla scorsa primavera sono legali anche i licenziamenti discriminatori. Avremmo capito se al primo punto lei avesse indicato la giustizia sociale. Ha invece preferito partire dalla legalità: perché?

2. Un silenzio preoccupante

La domanda precedente avrebbe potuto trovare una risposta nei punti seguenti del manifesto. Purtroppo invece non c’è. Solo sui licenziamenti si dice qualcosa (punto 7), ma senza affermare chiaramente che bisogna cancellare la legge Fornero. Su tutto il resto silenzio assoluto. E’ un caso, od è la rinuncia abbastanza esplicita a rimettere in discussione la macelleria sociale operata dal governo Monti? 

3. Banche e mafia

Dal manifesto si evince che i problemi dell’Italia sono tutti, ma proprio tutti, riconducibili alla mafia, alla criminalità organizzata, alla corruzione. Questioni reali, per carità, ma non le viene il dubbio che siano in gioco anche altri fattori, ed altri soggetti ben più potenti? Mai sentito parlare delle banche, dei vampiri della finanza, della Bce, della Merkel? E se ne ha sentito parlare, perché non c’è nessuna parola (ma proprio nessuna) nel suo manifesto?

4. La crisi, questa sconosciuta

Inopinatamente, riscontriamo anche l’assenza della parola «crisi». Lo comprendiamo. Parlare di crisi porta con se una serie di conseguenze: le cause, gli attori, le vittime, le possibili vie d’uscita. Tutti temi che naturalmente stanno fuori da un’aula di tribunale, ma che non si capisce come potrebbero stare fuori dalla prossima campagna elettorale. C’è una qualche sua idea su queste questioni? Se sì, dove le possiamo reperire? 

5. Conflitto di interessi e leggi ad personam

Al punto 10 leggiamo: «Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam». Giusto. Sottoscriviamo in pieno, ma abbiamo il sospetto che ci si riferisca alla sole malefatte del Puzzone di Arcore. Lei non crede che altri, e ben più corposi conflitti di interesse abbiano dato vita a tante scelte del governo Monti, governo di banchieri definito non a caso da tanti come «governo delle banche»?

6. Una politica economica misteriosa

Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, ha dichiarato che non si capisce cosa proponga il suo manifesto sul «terreno economico-sociale». Certo, il braccio destro di Bersani lo ha fatto per ribadire che: «Non facciamo alleanze che non abbiano un forte grado di omogeneità rispetto agli impegni che vogliamo mantenere con l’Europa e a livello internazionale», ma francamente quale sia la sua posizione resta un mistero. Perché?

7. Alternativi a chi?

Il manifesto parla di una alternatività a Berlusconi e a Monti. Ma, ad oggi, nessuno dei due sembra seriamente in lizza per la vittoria elettorale, essendo Bersani il candidato di gran lunga favorito. Lei ieri ha partecipato alla riunione del comitato centrale del Pdci. Nel corso dei lavori, Oliviero Diliberto  ha affermato che: «lavoreremo nella direzione del dialogo  con il centrosinistra». Tutto indurrebbe a pensare che questa sia anche la sua posizione. Dunque, nessuna vera alternatività (salvo un po’ di battage elettorale) a Bersani. Ci sbagliamo?

8. E la Nato?

Certo, in questo nostro disgraziato Paese alla politica estera non si dedica mai una riga. Tanto ci pensano gli ambasciatori Usa e i generali della Nato. In questo il suo manifesto non fa eccezione. Ci ha pensato, però, il suo compagno e collega De Magistris, che intervenendo alla cerimonia per la nuova sede napoletana del comando Nato ha detto che: «Siamo orgogliosi di aver conosciuto tante forze armate diverse», che resteranno in una città in «una posizione strategica rilevante nei piani per il mantenimento della pace nel mondo». Ha da dire qualcosa su questa illuminante prosa del sindaco di Napoli?

9. Fiscal Compact, pareggio di bilancio e debito pubblico

Abbiamo già detto che di queste questioni non c’è traccia. Cosa dobbiamo dedurne, se non che questi sono degli autentici tabù anche per lei? Se il Fiscal Compact sarà rispettato, se il pareggio di bilancio sarà garantito, se il debito sarà onorato con gli strozzini della finanza internazionale, quale possibilità di uscita dalla crisi riesce ad immaginare? O crede davvero, come Bersani, che si tratti solo di operare qualche piccolo aggiustamento?

10. Il dogma eurista

Il manifesto tocca la questione europea in maniera un po’ pasticciata. Si legge nella premessa: «Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli». Eh già, come se bastasse dirlo! Come se l’Unione Europea non fosse costitutivamente intricata con quei poteri. Suvvia, Ingroia, almeno su questo punto bisogna essere più chiari. Noi siamo per l’uscita dal mostro chiamato Unione Europea, e siamo per abbandonare il suo strumento uccidi-popoli denominato euro. E ci sembra invece che la formulazione già citata ammicchi assai ad un mostro ancora più tremendo, quegli Stati Uniti d’Europa di cui si discute, fortunatamente senza troppo costrutto, in alcuni circoli dominanti. Ci sbagliamo»?

* Fonte: Campo Antimperialista


«Io ci sto»

MANIFESTO PER LA CONVOCAZIONE DELL’EVENTO DEL 21 DICEMBRE A ROMA AL TEATRO CAPRANICA – ORE 17.30

IO CI STO

I promotori sono espressione della società civile e della politica pulita che vuole costruire un’alternativa di governo al berlusconismo e alle scelte liberiste economiche, sociali e culturali del governo Monti.

L’alternativa di governo si costruisce con una forza riformista che ha il coraggio di un proprio progetto per uscire dalla crisi e rilanciare l’Italia finalmente liberata dalle mafie e dalla corruzione.
Abbiamo come riferimento imprescindibile la Costituzione Repubblicana, a partire dall’art. 1 secondo cui il lavoro deve essere al centro delle scelte economiche. Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli ed è fondamentale il cambiamento della Casta politica e burocratica italiana mentre lo sviluppo del mezzogiorno è l’unica scelta per unificare il Paese.

1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese;

2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere;

3) Vogliamo una scuola pubblica che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore;

4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico;

5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali, per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese;

6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse;

7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro, il ripristino del diritto al reintegro se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento e la centralità della contrattazione collettiva nazionale;

8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici, e che l’informazione non sia soggetta a bavagli;

9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento;

10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune e non si limiti alla legalità formale, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam.

Queste sono alcune delle ragioni per un governo democratico di cambiamento.
Per realizzare questi obiettivi si decide di aprire il confronto con i movimenti e le forze democratiche del Paese.




MONTI, LO SPOCCHIOSO, ALLA DISFIDA ELETTORALE

E così sia

dorotei ovviamente dicono di abbracciarla in toto, mentono, e si fanno beffa della sua spocchia —”vengo ma se dimostrate di meritarmi”. Essi lo hanno invocato come il loro condottiero non perché condividano veramente le sue indigeste terapie liberiste ma solo come paravento, come siero salvifico per perpetuare la loro razza.


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L’ M5S E LA DEMOCRAZIA

1955: Mao Tse-Tung attraversa a nuoto il fiume Yangtze

Grillo: un’altra, brutta pisciata fuori dal vaso 


questo intervento di un militante del M5S critico della diarchia Grillo-Casaleggio). La seconda è di non cadere nella trappola dei media di regime, che usano la questione come una cortina fumogena per non parlare di altre questioni di contenuto, di programma. 


«I sindacati sono una cosa dell’Ottocento. Non ce n’è più bisogno, non hanno ragione d’esistere perché il lavoratore deve diventare compartecipe dell’azienda. Come fanno negli Stati Uniti». [Corriere della Sera del 22 dicembre 2012].

ure. E poi le decisioni vere vengono sempre prese dai Consigli di amministrazione, alle spalle di quelli di sorveglianza.

vedi qui)?

Sia come sia portare un attacco non a questi sindacati perché sono asserviti al sistema padronale e liberista, ma ai sindacati in quanto tali, in quanto organismi di difesa dei diritti dei lavoratori salariati è gravissimo, a maggior ragione di questi tempi, perché fa il paio ai vari Marchionne, Fornero e Mario Monti.

Vi lasciamo alla lettura del testo di Badiale.

La deriva del Movimento cinque stelle

di Marino Badiale*

Ottobre 2012: B. Grillo attraversa a nuoto
lo Stretto di Messina




Ma tutto questo porterà ulteriore sfiducia e scoramento nelle tante persone oneste che voteranno M5S con la speranza di salvare l’Italia dal destino di regresso sociale al quale la condannano le oligarchie internazionali e i loro servi locali. In questo senso, ci sembra che, con le sue ultime scelte, Grillo e il M5S siano diventati un ulteriore ostacolo alla salvezza del nostro Paese.
* Fonte: mainstream



CHINA CAPITALISMO CASINO’

Wen Jiabao, l’ex-primo ministro cinese.
Il “comunista” più ricco del mondo
La speculazione finanziaria è basata sulla truffa
di Claudio Gatti*


Ping An inizia a corteggiare anche sua moglie, Zhang Beili. Dopo un loro incontro. Ma Mingzhe apre le porte – e le casse – della sua società ad aziende appartenenti alla famiglia Wen-Zhan. 

Ping An con un profitto del 1.400 per cento. Ciò che avevano pagato 35 milioni, è stato infatti venduto a 502. 

* Fonte: Finanza e Mercati, n.351, 20 dicembre 2012