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MPL (52): I DIECI COMANDAMENTI

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Il socialismo che noi vogliamo

Presentiamo ai lettori la carta dei Principi approvata dalla II. Assemblea nazionale del Mpl svoltasi a Chianciano Terme nei giorni 12 e 13 gennaio 2013.

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I principi su cui si fonda il Movimento Popolare di Liberazione – MPL vengono di seguito elencati e definiti in dieci concetti base che devono essere considerati la nostra visione del mondo e la nostra stella polare.

 

1. LIBERTA’


Diritto di ogni persona alla propria autodeterminazione. La libertà, o libero arbitrio, è la facoltà che ad ognuno deve essere assicurata, di esercitare la propria volontà e di realizzare i propri bisogni fondamentali. La libertà individuale tuttavia non è illimitata, ma condizionata dagli obblighi e dai vincoli che derivano dalla vita associata. Ogni comunità, data l’ambivalenza dell’essere umano, al contempo essere socievole e individualista, stabilisce i limiti oltre i quali il libero arbitrio, quando diventa sopruso deve essere condannato. La società stabilisce quindi il modo in cui le libertà vengono esercitate, quali volontà possono essere soddisfatte e quali bisogni siano realizzabili.

 

2. FRATELLANZA


Poiché la natura ci crea diversi, la comunità deve essere organizzata in maniera che queste differenze non causino discriminazioni, ma anzi siano di arricchimento per consolidare il senso comunitario. Va definitivamente superata la discriminazione di genere, nel riconoscimento e nella pratica dell’assoluta uguaglianza tra i sessi. Nel proteggere con amore e solidarietà i più deboli dai soprusi e dagli abusi, i diritti della comunità devono sempre essere prevalenti rispetto agli interessi individuali. Il particolare va subordinato all’universale: la comunità è tenuta ad auto-regolarsi, affinché le pulsioni egoistiche siano arginate nel rispetto del fatto che gli uomini, in quanto appartenenti al genere umano, debbono considerarsi fratelli, tenuti quindi a rispettarsi reciprocamente, a sostenersi nel bisogno, ad accettare il vincolo di solidarietà. Le leggi, che devono essere dinamiche, comprensibili ed inequivoche, sono necessarie perché devono assicurare il rispetto di questa fratellanza, così come le sanzioni atte a reprimere le offese al bene comune e alla collettività, recuperando alla collettività stessa chi ha deviato.

 

3. COMUNITA’


Fino ad oggi l’umanità ha prevalentemente conosciuto forme sociali nelle quali solo ristrette minoranze, avendo in mano mezzi e poteri, erano libere e potevano soddisfare aspirazioni e bisogni, mentre la maggioranza della popolazione non era libera ma soggiogata e sfruttata. Il capitalismo contemporaneo, proprio nei luoghi dove pretende di aver raggiunto il suo massimo sviluppo, ha sì raccolto il connaturato desiderio umano della ricerca della felicità, ma lo ha snaturato, realizzandolo nella forma di un consumismo mercificato, compulsivo e distruttivo. La società che vogliamo vuole soddisfare i bisogni materiali al pari di quelli spirituali. Vuole cioè assicurare a tutti quegli strumenti necessari, materiali e immateriali, non solo con il lavoro e il reddito, ma anche con il tempo libero indispensabile affinché i cittadini possano coltivare le loro più diverse propensioni e facoltà, sociali e culturali, morali e intellettuali.

4. DIRITTI

I diritti sociali e quelli personali sono intrinsecamente interdipendenti. I diritti personali sono per loro natura sociali. I diritti fondamentali sono quelli all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, all’istruzione, alla salute, alla libera circolazione, all’informazione, alla libertà di pensiero, di parola, di stampa, di comunicazione, di autorganizzazione e quant’altro consente il pieno sviluppo della persona in armonia con la natura. Affinché tutti possano esercitare questi diritti non basta che essi siano sanciti per legge, occorre sviluppare una adeguata coscienza sociale e che la comunità sia organizzata in modo che  i cittadini possano disporre in forma associata e diffusa dei mezzi di produzione, di scambio e di comunicazione. La comunità deve incoraggiare la massima giustizia sociale, considerando come proprio fine il superamento delle disparità di classe e di casta, tutelando e sostenendo tutte le forme di vita comunitarie ed egualitarie. Ogni suo atto politico deve essere anche finalizzato alla difesa dell’eco-sistema, e in base a questo, proporre e stimolare adeguati modelli di vita, economici e istituzionali.

5. ANTICAPITALISMO

L’umanità ha conosciuto diverse modalità di produrre e distribuire i beni di cui aveva bisogno. Il capitalismo è il sistema economico oggi dominante, ma non è certamente il migliore, né l’unica soluzione possibile. Facendo leva sull’egoismo umano è riuscito a sviluppare grandemente le capacità produttive dell’umanità, ma per sua stessa natura ha finito per distribuire in maniera fortemente diseguale i risultati di questa immensa capacità produttiva. La disuguaglianza distributiva, che causa contrasti sociali insanabili, è la manifestazione della concentrazione in pochi mani  della proprietà dei mezzi con cui la società produce i beni di cui ha bisogno. Potendo disporre di questi mezzi e usandoli come capitale, e grazie al fatto che ogni prodotto assume la forma di merce, solo una minoranza può appropriarsi della gran parte della ricchezza sociale cristallizzatasi in denaro. Mosso solo dal profitto, spinto ad una produzione senza limiti, il capitalismo non solo deve spremere i salariati come limoni usandoli alla stregua delle macchine, esso va incontro a crisi periodiche devastanti, e inonda anche il mondo di prodotti privi d’ogni effettiva e benefica utilità, la cui produzione su larga scala causa danni irreversibili all’eco-sistema. Inoltre, semina guerre nel mondo soggiogando popoli e nazioni, per depredarli delle loro risorse. L’ha fatto prima con il colonialismo poi con l’imperialismo, usando a seconda dei casi la maschera “democratica” della superiore civiltà occidentale e quella fascista della superiorità razziale — antimperialismo e antifascismo sono per noi valori politici non negoziabili. La fuoriuscita dal capitalismo, attraverso la sollevazione popolare, non è solo auspicabile ma una necessità ormai non rinviabile se si vuole evitare il disastro che stiamo vivendo in campo economico, sociale, ambientale, culturale e umano.

6. SOCIALISMO

La società deve sbarazzarsi del mito ideologico che considera l’economia un meccanismo automatico indipendente a cui gli uomini sono obbligati a sottostare. Socialista è quel sistema in cui la politica viene prima dell’economia, la quale è strettamente posta sotto il controllo pubblico per finalizzarla al bene comune, di cui l’eguaglianza è la forma compiuta. Il passaggio dal capitalismo al socialismo potrà avvenire solo grazie ad una serie di audaci cambiamenti progressivi, che saranno tanto più solidi quanto più fondati sul consenso e la partecipazione popolare. Nella fase di transizione o pre-socialista, il mercato dovrà sottostare a regole pubbliche, poiché sappiamo che esso non distribuisce affatto equamente e razionalmente le risorse disponibili. Il diritto di proprietà non sarà incondizionato, la comunità dovrà limitarlo ogni volta che arrechi danno ai principi della fratellanza e dell’eguaglianza, della sicurezza sociale, del buon vivere, dei diritti di cittadinanza precedentemente esposti e all’eco-sistema. Ogni accumulazione che violi questo principio dovrà essere considerata illecita e punita per legge. Tra le differenti forme di proprietà, la società avrà il dovere di promuovere quella autogestita e comunitaria, in cui i cittadini, invece di faticare come schiavi, siano protagonisti della produzione, partecipi delle scelte della loro azienda, primi fruitori dei suoi risultati. Tutti i settori strategici di interesse nazionale, telecomunicazioni, trasporti, energia, istruzione, sanità, previdenza, banche, assicurazioni, dovranno essere di proprietà pubblica, e posti sotto il controllo dei lavoratori per evitare burocratismo, spreco di risorse e corruzione.

 

7. DEMOCRAZIA


La democrazia è la modalità procedurale con cui la comunità, grazie al  principio dell’adozione delle decisioni a maggioranza,  adotta le sue deliberazioni, designa gli organi deputati ad elaborarle, ad eseguirle ed eventualmente a farle rispettare con potere di sanzione. In tempi ordinari e pacifici, quando i conflitti sociali non sono esplosivi e le minoranze accettano di soggiacere alle decisioni della maggioranza, la democrazia è il sistema più funzionale per assicurare la giustizia sociale e la partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche.  Non c’è alcun contrasto tra il sistema socialista e le procedure democratiche, anzi solo il sistema socialista può assicurare il compimento della democrazia. Tutti i cittadini sono elettori ed eleggibili, e possono candidarsi per ricoprire funzioni pubbliche, senza altre qualità che la fiducia del popolo, la competenza e la comprovata dirittura morale. Il sistema elettorale deve dunque essere diretto e proporzionale con la facoltà popolare di revoca immediata. Lo statalismo centralista e il burocratismo sono nemici della democrazia, che consiste anche nella facoltà del popolo di controllare direttamente i suoi rappresentanti. Ciò è possibile decentrando i poteri secondo il modello federale e municipalista. Il governo federale repubblicano, le giunte regionali e municipali, tutti gli organi di amministrazione della giustizia, e dell’informazione, i comandi militari e di polizia sono espressione del popolo, ricevono cioè il loro mandato dalle Assemblee Popolari corrispondenti. Ogni volta che gli organi statuali con atti e leggi abusive, neghino la sovranità popolare, la costituzione, o violino i diritti inalienabili dell’uomo, il popolo o anche una sua parte, hanno il diritto di opporsi e di rovesciare questi poteri.

8.  REPUBBLICA

La forma istituzionale che più d’ogni altra ha mostrato di aderire ai principi di libertà, fratellanza ed eguaglianza è quella repubblicana. Il popolo è sovrano, depositario e mandatario di tutti i poteri. Esso esercita questa sua facoltà attraverso l’elezione, e se necessario, mediante  l’immediata sostituzione di tutti i rappresentanti e i funzionari pubblici di ogni ordine e grado: non solo i consiglieri locali e i parlamentari, ma anche i magistrati e i militari, coloro che sono preposti alla sicurezza, gli amministratori delle aziende pubbliche, i dirigenti scolastici e direttori di tutti i grandi mezzi di comunicazione di massa. Tra le forme repubblicane possibili noi preferiamo quella “democratica popolare”, i cui organismi basilari, in base al principio dal basso verso l’alto, siano le Assemblee dei Cittadini. Questi principi costituiscono l’essenza, i pilastri dello Stato socialista, strumenti e presidi della sovranità nazionale, popolare e democratica. Chiunque occupi una carica pubblica sarà ricompensato con uno stipendio sociale, che gli consenta di esercitare le sue funzioni e di vivere una vita dignitosa. Chi abusi dei sui poteri, e venga meno al senso del dovere e della moralità sarà privato della possibilità di essere rieletto.
L’esercito professionale in quanto corpo separato dalla società civile è soppresso. Tutto il popolo, reso atto all’uso delle armi, deve concorrere alla difesa nazionale. Il rispetto dello Stato di diritto socialista, delle leggi, e le sanzioni per chi le viola saranno assicurati da organismi sottoposti a controllo popolare. La Repubblica, assumendo come intangibile il principio della libertà religiosa e quello della pari dignità di ogni confessione, sarà indipendente da ognuna di loro e respingerà come illecita ogni loro ingerenza negli affari istituzionali.

9. NAZIONE

Storicamente, tra le diverse forme comunitarie ha prevalso quella nazionale. Questa forma è da tempo sotto attacco da parte di potenti forze imperialistiche e globalizzatrici che considerano le nazioni – in quanto sedimentazioni storiche di processi culturali, politici, economici e spirituali – un ostacolo al loro disegno direttamente imperiale, il cui centro è rappresentato dagli Stati Uniti d’America (e di cui l’Unione europea è appendice). Contro questo progetto dispotico noi ribadiamo che tutti i popoli e le nazioni hanno il diritto all’autodeterminazione, alla pari dignità, e agli stessi diritti nella comunità internazionale. Quella nazione che tenti, con l’assedio economico, militare e l’ingerenza informativa, di imporre la sua supremazia su altri paesi, attuando così una politica imperialistica, deve essere condannata come terroristica e fuorilegge. Ogni nazione sovrana che venga aggredita, come ogni  popolo al quale sia negato il diritto all’autodeterminazione devono essere sostenuti dalla comunità internazionale che deve condannare chi opera al servizio di una potenza imperiale egemonica. Battaglia dirimente dev’essere quella per la difesa della lingua, della cultura e della civiltà italiana dall’omologazione forzosa alla cultura imperiale e globalista. L’Italia riotterrà la piena sovranità nazionale cancellando tutti i trattati internazionali sottoscritti dal vecchio regime, chiudendo ogni base militare straniera, dichiarando la sua neutralità.
10. MADRE NATURA
La Terra è la fonte primaria dei beni grazie ai quali gli uomini hanno potuto evolversi e autodeterminarsi come specie e fondare le loro civiltà. E’ anzi il solo habitat conosciuto in cui gli uomini e le altre specie possono vivere e coesistere.  La difesa della Terra e dei suoi ecosistemi da ogni minaccia è quindi compito eterno per coloro che la abitano. La prima minaccia è rappresentata dalla scellerato sviluppo capitalistico, oramai estesosi in tutto il mondo. Questa visione egoistica ha portato fino alle sue estreme conseguenze l’idea per cui la Natura sarebbe per l’uomo solo un mezzo, una sorgente inesauribile di risorse da depredare per i propri scopi. Non è così, le risorse sono limitate e gli ecosistemi vanno preservati, anche per poterli consegnare alle generazioni future. Duecento e passa anni di industrializzazione senza freni, segnati dall’uso strumentale delle scienza come mera tecnica di sfruttamento della Natura, obbligano ora la specie umana a invertire la rotta, a cambiare quel paradigma che disgraziatamente fu fatto proprio anche dal movimento operaio. Il sistema capitalistico, fondato sulla produzione senza limiti e la mercificazione totale, è da tempo entrato in un contrasto irriducibile con la Terra. Per difenderla non bastano degli interventi parziali, occorre sbarazzarsi del sistema, ripensando radicalmente il modello di sviluppo, che dovrà essere basato sul paradigma che ogni ferita inflitta alla Natura è un danno a tutta l’umanità, che l’emancipazione della specie umana è inseparabile da quella della natura dal capitalismo, come da ogni sistema che consideri i beni naturali e gli uomini come meri mezzi per accrescere la ricchezza in forma di merci.

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25 pensieri su “MPL (52): I DIECI COMANDAMENTI”

  1. Mirko Vaglio dice:

    Sul piano dei valori è un manifesto logico, forse l'unico possibile, ed è lo stesso (magari con qualche maggiore accento su nazione, risorse ed ambiente) cui aderì mio nonno alla fine dell'800 entrando nel Partito Socialista e organizzandolo a Pinerolo nei primi del '900, cui aderì mio padre, di ritorno da Grecia e Germania, impugnando le armi nel '43 e cui aderii io berciando slogan imbecilli nelle piazze del '68.Forse qualche riflessione in più sulle contraddizioni e sullo scacco storico sarebbe necessaria, in particolare sulla natura e la forma possibile della democrazia nella continuità del socialismo, oltreché sul possibile quadro economico di un simile percorso… ma un manifesto è un manifesto ed io lo sottoscrivo.Il problema è come qualcosa del genere possa rappresentare un processo reale, soprattutto sul piano dell'economia e della possibilità di esistere di una determinazione di classe adeguata.Non siamo più la Comune di Parigi… siam molto peggio ingannati e divisi perché gli strumenti finanziari, militari, tecnici ed ideologici per impedire una sviluppo del genere sono molto più forti e quelli a favore sono molto più deboli.Io vedo disastri.. non vedo percorsi.

  2. Anonimo dice:

    Ho letto un post pieno di buoni propositi. Ma gli strumenti?Poi vorrei soffermarmi al punto riguardante la nazione. E' giusto preservare l'identità ma vi siete scordati della lezione di Engels ripresa poi da Lenin su Stato e Rivoluzione? Il socialismo ha fallito perchè se non lo applicano tutti, prima o poi cadrà. Se si cade nell'inganno del concetto di Nazione il rischio più grosso è passare dal socialismo puro al Nazional-Socialismo coatto.Luigi

  3. Anonimo dice:

    Chi ha letto i proclami del 1789, trova in questa dichiarazione di intenti una gran quantità di analogie. Allora questi concetti incendiarono l'Europa di una fiamma che si propagò progressivamente fino alla Guerra Fredda. Poi, nel 1988 ……Sono passati più di duecento anni dal 1789 e l'uomo, quello interiore, quello viscerale, é sempre lo stesso. Anzi, adesso, se fosse possibile, è ancora più radicale nei suoi egoismi e nella sua propensione irriducibile a prevaricare sui suoi simili specie se si ritiene razzialmente superiore. Il lettore Mirko conclude il suo intervento prevedendo "disastri". Penso che ci vada vicino…. C'è perfino chi non vede l'ora che il mondo deflagri nell"Armagheddon" e all'uopo imbottisce i suoi arsenali di ogni diavoleria la più tremenda. L'Agenda '9O prevede la riduzione drastica della popolazione mondiale; qualcuno opina fino a non più di 5OO milioni !!! Una crisi come non si é mai vista minaccia di riprodurre negli stati europei l'Holomodor ucraino di spaventevole memoria . Guerre atroci e sanguinose restano accese e inestinguibili qua e là ogni tanto estendendosi come indomabili infezioni mortifere ….. Inflessibili e spietati visir dagli occhi di ghiaccio sono stati messi a guardia delle greggi sgomente e disgregate ….Nell' Unione Europea si stanno forgiando e ribadendo catene impossibili da infrangere …..Ci vuole un bel coraggio a sperare per gli spiriti idealisti e generosi. Ma é bello anche sognare: fa parte della vita dgli Umani, altrimenti non ce la farebbero a continuare a vivere.

  4. Lorenzo dice:

    I percorsi nascono dai disastri. E' questo il senso della dialettica.Anche i cristiani non hanno mai capito bene se augurarsi o temere la fine del mondo. Noi vivremo la fine del nostro mondo.

  5. anarchico dice:

    Il concetto di nazione mi fa vomitare

  6. Anonimo dice:

    Una carta convincente, tanto più perché, ferme solide radici, contiene fortissimi punti e spunti innovativi.

  7. marxista dice:

    Sul concetto di nazione dobbiamo distinguere tra ciò che vorremmo, l'orizzonte finale di un socialismo internazionale, e l'oggi. Oggi assistiamo alla tendenza neoimperialista che sta demolendo gli stati nazione. la cosa può lasciarci indifferenti? Ovvio che no!!!! Non ricordo chi in questo blog faceva un esempio: noi siamo contro la forma del lavoro salariato, e immaginiamo un futuro in cui il lavoro non sia merce. ma non è che allora assistiamo inermi alle riduzioni salariali per favorire il profitto. Non è che non chiediamo aumenti del salario. Chi respinge ogni idea di difesa della nazione dall'assalto neoimperialista è come se, siccome è contro il lavoro salariato, si rifiutasse di difendere il potere d'acquisto del salrio dei lavoratori.

  8. Ecodellarete.net dice:

    Ci sono tante cose, nella vita, che fanno vomitare. Questo non vuol dire che non siano reali. Credo che tre cose ci ha insegnato il XX° secolo:1) che la storia è guidata dalla lotta di classe2) che alla gente piace commerciare3) che i popoli esistono, eccomePoi, uno può vomitare, o prendere atto. Oppure combattere contro una, due o tutte e tre queste constatazioni. Ci sono quelli che negano la lotta di classe, quelli che sostengono che alla gente non interessa il commercio (ovvero la proprietà privata) e quelli "che siamo tutti fratelli", per cui i popoli non esistono e anzi sono un'invenzione degli oppressori.Il mondo è bello perché è (a)vari(at)o?

  9. Anonimo dice:

    Il concetto di nazione é stato quello che ha diviso Trotzkij da Stalin e ciò é profondamente significativo.La condanna di tale concetto é uno dei principi irrinunciabili per ogni imperialismo e quello plutocratico non fa eccezione, solo che questo usa una strategia propria: mantenere le nazioni svuotate di ogni autonomia e libertà, oppure aggregandole in sistemi tipo "Unione Europea" ("le crisi sono necessarie perché le nazioni siano idotte a rinunciare a parte della loro sovranità nell'ambito dell 'U.E.") Esisterebbe quindi un'antinomia indirimibile fra internazionalismo e antimperialismo e tale da dar luogo ad un aporia della teoria socialista quando questa voglia mantenere le distinzioni etniche, poiché etnia e nazione sono quasi sempre interdipendenti. Quando Stalin lanciò il suo proclama al popolo per invitarlo ad affrontare l'invasione tedesca, fece appello al concetto indiscutibilmente etnico di "Madre Russia".

  10. Anonimo dice:

    Mi domando: il socialismo dell' ex Jugoslavia (Tito) potrebbe essere considerato "nazional socialismo" ? Si dice che non fosse visto con molta simpatia dall'URSS, sebbene questo atteggiamento possa essere stato simulato ai fini strategici. La Juguslavia non era che una entità territoriale fasulla nata dalle cervellotiche riforme di Versailles unicamente per annullare ogni traccia storica dell'Impero Turco che era stato abbattuto con la prima Guerra Mondiale e che dava sulle scatole soprattutto perché comprendeva anche il Medio Oriente. Quando il regime fu attaccato dall'Occidente, si fece leva soprattutto sulle "etnie" che, nonostante tanti anni di Titismo (e per alcune anche di Imperialismo Turco), erano ancora vive e vegete sebbene non circoscritte ufficialmente in "nazioni". E' difficile ignorare la storia e ciò a cui essa ha dato luogo nei secoli e talvolta nei millenni. Le etnie sono una realtà antropologica spesso sostenuta da una base "antropico-cromosomica", cioé da affinità di stirpe ( con significato di "varietà della razza umana", e quindi non c'entra il razzismo). Potrebbe valere la relazione: Wall street sta a Europa come Mosca stava a Jugoslavia?

  11. anarchico dice:

    Sono d'accordo col marxista, non ci crederete. Ma voi il concetto di nazione non lo avete visto in un'analisi dell'oggi, il che l'avrei accettato, ma in una carta di 10 valori santi…e questo mi fa vomitare, ripeto

  12. Antonello Tinelli dice:

    Li sottoscrivo uno per uno

  13. Anonimo dice:

    Non fu affatto il concetto di nazione a dividere Stalin e Trotsky ma una questione strategica: internazionalismo vs "socialismo in uno solo paese" (che si è rivelato un'utopia). Senza negare l'esistenza delle nazioni (io sono sardo e faccio parte di una nazione oggettivamente oppressa -seppur in modo non direttamente militare- e dipendente), consiglio umilmente ai compagni del MPL di sostituire il punto con "Internazionalismo" includendo al suo interno l'analisi del nazionalismo progressivo e dell'autodeterminazione del popoli. Il socialismo si costruirà solo su scala intercontinentale e bisogna intanto iniziare a costruire organizzazioni internazionali dei lavoratori, senza aspettare che una mitica borghesia progressista faccia la rivoluzione per noi. Con rispetto, Diego

  14. Anonimo dice:

    Perché non parlare di INTERNAZIONALISMO anziché di NAZIONE? L'uno non esclude l'altro ma lo include. Grazie per eventuale risposta.

  15. marxista dice:

    "Perché non parlare di INTERNAZIONALISMO anziché di NAZIONE? L'uno non esclude l'altro ma lo include. Grazie per eventuale risposta."Infatti: l'inter-nazionalismo è oggi un arma contro il disegno globalista e imperiale delle oligarchie finanziarie.

  16. Anonimo dice:

    Sottoscrivo punto per punto. Le pippe mentali sul concetto di nazione sono fuori luogo. S' è anticapitalismo ( e quindi antimperialismo ) , democrazia, repubblica e socialismo il concetto di nazione non porta alcun pericolo. Del resto questo concetto non appartiene ai fascismi, che in realtà l' hanno sempre strumentalizzato. Costoro in realtà vogliono l' " impero".

  17. Anonimo dice:

    Non è una quisquilia verbale… L'internazionalismo non deve essere solo un principio morale ma soprattutto una strategia politica!

  18. Anonimo dice:

    Infatti l unione europea ( e la moneta unica ) è un' organizzazione imperialista, non uno strumento di collaborazione pacifica tra stati europei. Non esisterà alcuno stato europeo unico democratico o socialista. L' idea di voler giustificare la cancellazione degli stati nazionali in nome di uno continentale europea ( " perché c'è la cina") è un' idea imperialista. Se gli stati europei vogliono collaborare in modo equilibrato e pacifico non hanno bisogno di un mercato in cui sia vigente la totale libera circolazione dei capitali e la moneta unica.

  19. Giancarlo dice:

    Ho letto la Carta di intenti, mi ci riconosco in pieno. Grazie

  20. Bet dice:

    Il concetto di nazione è scivolosissimo. Sono favorevole alla costruzione di un socialismo comunitario, anzi la ritengo l'unica dimensione possibile. Accanto a questo vi deve essere una visione universalistica e internazionalista. Quando si parla di autodeterminazione dei popoli contro gli imperialismi dominanti non posso che essere d'accordo, quando si parla di spirito comunitario pure (solo su base comunitaria si attua la fratellanza) pure, ma vi deve essere una visione solidaristica che trascenda anche le singole appartenenze nazionali. Benissimo la nazione contro l'impero, ma malissimo la nazione contro gli altri popoli

  21. Redazione SollevAzione dice:

    Ci fa piacere che numerosi lettori condividano questa Carta. Ringraziamo anche coloro che ci rivolgono critiche costruttive.Riguardo al concetto di "nazione". Certo che occorre avare una visione universalistica. Una comunità mondiale affratellata è un obbiettivo ideale anche per noi. Ma questo obbiettivo è storicamente lontano. Sarà un punto d'arrivo.Nel frattempo, qui e ora, la sola comunità "universalistica" è quella imperiale a guida euro-atlantica.Questa va spezzata. Un processo che inizierà con sganciamenti di questa o quella nazione.Sarebbe folle che in nome di un astratto internazionalismo non sostenessimo questa o quella nazione che riconquista la sua sovranità

  22. Anonimo dice:

    non mi trovo d'accordo sul punto riguardante la Nazione.Io mi considero cittadino del mondo e le nazioni furono e sono motivo di guerre e divisione. Posso capire se e solo se e vista la nazione come la vedeva il Chè ma realizzato il comunismo la nazione dovrà estinguersi ma questo non l'avete scritto..

  23. Socialismo_48 dice:

    Chi dichiara di non condividere il concetto di " nazione " perché è " internazionalista " credo non capisca il termine della seconda parola. L' internazionalismo è un rapporto pacifico tra stati nazionali ( socialisti ). Il concetto di nazione ( e di repubblica ) è ben diverso dal concetto di impero, quest' ultimo si caro al nazifascismo.

  24. Anonimo dice:

    Complimenti a tutti i promotori del convegno , siete una delle pochissime speranze in giro, e questo dipende dal fatto che siete oggi i primi a riscoprire il semplice concetto che difendere la propria nazione non equivale ad essere nazionalisti infatti la nostra costituzione approva la guerra di difesa e non quella di offesa.Bravi ! Questa è la strada, far capire che l'abolizione delle nazioni è uno degli obiettivi attuali del capitale e che gli individui non possono che vivere in comunità e che la nazione è quell'entità senza la quale l'internazionalismo non ha alcun significato.Bravi ancora e saluti.Adriano Ottaviani ,Rieti

  25. Redazione SollevAzione dice:

    Grazie per i complimenti.Speriamo che il Convegno dia una spinta all'unità delle forze sovraniste democratiche.DARE UNA TESTA ALLA SOLLEVAZIONE CHE S'ANNUNCIA!

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