Browse By

IL MONTE DEI FIASCHI DI SIENA

 652 total views,  2 views today

Lo squarcio
inchiesta sul sistema bancario italiano

di Moreno Pasquinelli

Sul fallimento di fatto della terza banca italiana (dal 2011 ai primi nove mesi del 2012 Mps ha accumulato 6,2 miliardi di perdite) abbiamo già detto l’essenziale due settimane fa [Il groviglio armonioso]. Lo Stato, con un prestito complessivo di 3,9 miliardi, si appresta a salvarla, per riconsegnarla, ammesso che ciò basti a sanarla, al sistema privato. Il caso Mps è talmente grande e gravido di conseguenze letali che vale la pena tornarci su, attenendosi alla realtà dei fatti e ad una corretta interpretazione dei dati forniti dagli stessi banchieri.
1°: il problema della vigilanza 
Pur di tenere fede alla leggenda secondo cui il “sistema bancario italiano è sano” i banchieri, assecondati da media e politicanti compiacenti, vogliono farci credere che il casino scoppiato Mps non sia indice di un male sistemico ma dipenda da due fattori: dalle interferenze della “politica” [ha ragione Brancaccio, semmai è l’esatto opposto: la “politica” ha lasciato mano libera ai banchieri] e dal comportamento “irresponsabile” di dirigenti malandrini. Che alcuni di questi hanno operato in combutta per depredare la banca di cui erano funzionari, è un fatto acclarato, ed è del resto prassi consolidata nel girone infernale del capitalismo casinò —come mostrano i tanti scandali finanziari, anzitutto quelli venuti alla luce nel tempio della finanza speculativa, la City londinese. 
Tabella n.1. La montagna dei crediti deteriorati in Mps
(clicca per ingrandire)
Ora, ammesso e non concesso che le cose stiano così, dov’erano le Autorità di vigilanza, anzitutto, oltre alla Consob, la Banca d’Italia —che al tempo dei misfatti era governata da Mario Draghi? Ad insabbiare la verità sono intervenuti in successione il Ministro dell’Economia, il Presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano e addirittura lo stesso capo della Bce. Come si dice: excusatio non petita accusatio manifesta. I vertici Mps, ci dicono, avrebbero presentato carte truccate. Ma come? Non dovrebbe essere che chi vigila è appunto tenuto verificare la correttezza della documentazione prodotta dal soggetto su cui s’indaga? La ragione di tante “sviste” si chiama conflitto d’interessi: la Banca d’Italia è infatti gestita dagli stessi banchieri privati che oltre ad aver voluto per ben due mandati Giuseppe Mussari a capo dall’Associazione bancaria italiana (Abi), si scambiano incarichi e poltrone nei consigli di amministrazione di banche, assicurazioni, grandi aziende, organismi di controllo… e Consigli dei ministri.

Bankitalia, nella sua azione di copertura dei vertici Mps, si spinse ben oltre. 
Perfettamente a conoscenza che Rocca Salimbeni —come risultato multiplo della scalata fallimentare su Antonveneta, del catastrofico affare sui derivati e dell’impennata dei crediti deteriorati [vedi Tabella n.1]— era sull’orlo del default, prestò di nascosto alla banca senese (covert loannell’ottobre 2011, ben 2 miliardi. Lo hanno rivelato il 7 febbraio scorso fonti di Bankitalia al Wall Street Journal. 
Ma andiamo con ordine.

Tabella n.2. Il sistema bancario europeo prossimo al collasso generale
(clicca per ingrandire)
2°: il risiko bancario

Mps, per la prima volta nella sua pluricentenaria storia, andò in rosso nel 2007 quando acquistò Banca Antonveneta pagandola agli spagnoli di Santander 10,3 miliardi. Il fatto è che gli spagnoli, solo due mesi prima l’avevano comprata a 6,6. Per quale ragione il Mps sborsò tre miliardi e mezzo in più per acquistare una banca che ne valeva al massimo 3? Certo in diversi staccarono il pizzo e ci mangiarono sopra: manager corrotti, broker, intermediari finanziari, forse anche cosche politiche. 


La verità è che la scalata suicida di Mps era solo la punta di un gigantesco icebergErano gli anni (il decennio a cavallo tra le fine dei ’90 e gli anni 2007-2009) delle privatizzazioni degli istituti assicurativi d delle banche, del loro passaggio da commerciali a banche d’affari, delle grandi concentrazioni monopoliste da cui nacquero ad esempio i mostri Intesa e Unicredit. Come ha affermato un ex-dirigente della banca senese, “se Mps non avesse comprato Antonveneta, sarebbe stata scalata a sua volta”. Un processo di concentrazione monopolistica alimentato dai grandi poteri oligarchici europei e pilotato in Italia dai governi di centro-sinistra e centro-destra,  in nome, appunto, dell’adeguamento ai dogmi liberisti dei Trattati europei. 

Tabella n.3. Titoli tossici made in Europe
(clicca per ingrandire)
Erano gli anni dell’euforia affaristica, gli anni in cui si consolidò lo strapotere globale delle banche.

In Italia il loro giro d’affari rispetto al Pil passa dal 156% del 2002 al 189% del 2006, mentre nell’area euro salì addirittura al 300%. Basti pensare che oggi solo la Bce detiene asset che valgono il 50% del Pil dell’eurozona. 

L’illusione di una crescita inarrestabile dell’economia capitalistica, fu la causa dell’euforia nei mercati finanziari —lievitazione impazzita dei titoli transati nelle borse, moltiplicazione delle scommesse sui derivati

Dimentichi della lezione del ’29, ovvero che ogni bolla finanziaria è seguita da inevitabili crack a catena, il capitalismo casinò andò a sbattere il muso contro lo scoppio, negli Usa, della bolla dei subprime. La tempesta finanziaria “perfetta” raggiunse subito l’Unione europea, esasperando i già profondi squilibri causati dalla moneta unica. Scoppiano, prima la bolla dei debiti sovrani dei Piigs e a seguire quella bancaria. [Vedi le tabelle n.2 e 3] Le banche italiane sono quelle che più di tutte le altre dell’eurozona, hanno subito il crollo in quanto a capitalizzazione: da 261 Mld a 59[Vedi Tabelle n.2]

3°: il macigno dei crediti inesigibili o in sofferenza

La situazione diventa drammatica col fulmineo sopraggiungere della recessione. Crollano produzione industriale e consumi. Al flusso continuo d’imprese insolventi e incapaci di rimborsare i prestiti si aggiungono anche numerose posizioni di dubbia esigibilità sui mutui ai privati e sui finanziamenti per il credito al consumo. Siccome la recessione colpirà in modo virulento il nostro paese, saranno così le banche italiane (assieme a quelle dei paesi Piigs) a subire il fenomeno dei crediti inesigibili. 

Tabella n.4. 
Il totale di crediti classificati a sofferenza, a incaglio, in ristrutturazione e scaduti è salito mese dopo mese. [Vedi tabella n.4]

Il totale dei crediti deteriorati delle banche italiane è arrivato a quota 198 miliardi, rispetto agli 86 dell’ultimo trimestre 2008 —ogni trimestre oltre 16mila piccole medie imprese finiscono nel girone dei dannati bruciando 3,1 miliardi di crediti verso le banche, e forse altrettanti verso fornitori e dipendenti. Il Mps è la banca che detiene il record di crediti deteriorati rispetto al suo patrimonio. 
4°: titoli tossici e debito pubblico
Tabella n.5 Titoli tossici nel bilancio Mps(clicca per ingrandire)



Diventata oramai terza banca d’affari del paese, spalle coperte da Banca d’Italia e governi, Mps, per coprire il colossale buco causato dall’acquisto di Antonveneta, iniziò a scommettere i soldi di risparmiatori e azionisti nella bisca della speculazione finanziaria. I famigerati “derivati”, definiti “armi di distruzione di massa”. Quando va bene offrono guadagni alti, anzitutto ai manager che si elargiscono bonus stellari, ma quando va male si perdono interessi e capitale (spalmati in questo caso su risparmiatori e azionisti). L’area finanza di Mps bruciò così in sole tre mosse sui “derivati” circa 730 milioni. [Vedi tabella n.5]  

Il buco di bilancio diventò una voragine. 
E’ vero che le banche italiane sono state quelle che hanno usufruito meno, rispetto alle sorelle europee, di aiuti di Stato nel biennio di fuoco del 2008-2009
Sarà il combinato disposto della recessione e dello scoppio della crisi del debito sovrano greco (2010-2011) a spingere il sistema bancario italiano sull’orlo del precipizio. Cosa accade infatti? Che le grandi banche internazionali e i fondi speculativi iniziano a sbarazzarsi non solo dei titoli di debito italiani di cui erano primi possessori [vedi Tabella n.6] ma pure delle azioni e delle obbligazioni delle banche e delle aziende italiane.
Tabella n.6


Sarà la Bce, nell’inverno 2011-12, a salvare il sistema bancario europeo, iniettando nell’interbacario mille miliardi di prestiti all’1% (le due operazioni Ltro —long term refinancing operation). [1] Più di 280 andarono alle banche italiane, tra cui Mps. Moneta sonante che venne in gran parte usata per comprare titoli di Stato italiani tamponando la fuga dei fondi e delle banche estere [vedi Tabella n.7] —com’è noto la Bce non può per statuto acquistare titoli di debito sovrano degli Stati. 

Siamo così, come il caso Mps dimostra, difronte ad una evidente, micidiale partita di giro: nel 2012 le banche italiane, rimpiazzati  banche e fondi esteri, salvarono lo Stato italiano dal default (e quindi l’euro dal crollo),  ora lo Stato restituisce la cortesia tentando di salvare le banche attingendo alle sue proprie traballanti risorse.

5° conclusioni provvisorie

Tabella n.7 (clicca per ingrandire)

(a) Il sistema bancario italiano, per quanto meno esposto sui titoli tossici degli altri, e per quanto l’uso della leva finanziaria sia più modesto, è uno dei primi candidati al collasso prossimo venturo —salvo una vigorosa ripresa economica generale che non sembra sia all’orizzonte. 

Lo è per 5 ragioni fondamentali: 1. l’erosione della sua base patrimoniale; 2. il crollo dei ricavi; 3. la bassa e decrescente capitalizzazione; 4. la montagna dei crediti deteriorati e inesigibili; 5. la quantità enorme di titoli di Stato italiani in pancia che possono subire un deprezzamento al primo stormir di foglie (leggi: rialzo dello spread).


(b) Corruzione, malaffare, aggiotaggio, sono certo fattori importanti nello spiegare il fallimento di fatto di Mps. Ma la malattia è sistemica e ha a che fare con l’ipetrofia finanziaria e speculativa venuta crescendo col sistema di capitalismo casinò, quindi con la trasformazione delle banche commerciali in banche d’affari e il gigatismo bancario che ne è seguito. La finanza è si strettamente connessa all’economia reale —anzitutto quella industriale, la sola che crea nuovo valore— ma rispetto a questa si comporta come un gigantesco parassita: non solo non crea valore, succhia quello esistente per giocarselo nelle bische dei mercati finanziari, con ciò causando enormi squilibri e strozzature nel circuito della circolazione monetaria (credit crunch) che poi amplificano i fattori recessivi.

(c) I fattori di squilibrio nell’eurozona, causati dall’avvento della moneta unica —il drenaggio di capitali da sud verso nord, la spietata guerra commerciale (surplus e disavanzi commerciali) tra i paesi forti (Germania anzitutto) e quelli cosiddetti deboli (Italia anzitutto)— hanno aggravato la recessione italiana e quindi portato le banche nostrane sull’orlo del collasso.

(d) Da questo marasma se ne esce solo con misure radicali: (1) con la nazionalizzazione del sistema bancario e chiudendo la banche d’affari; (2) con la messa sotto controllo pubblico della Banca d’Italia, che deve tornare a finanziare lo Stato; (3) con la cancellazione del debito pubblico posseduto dagli squali della finanza parassitaria globale.

Con queste misure dicono di essere d’accordo in molti oramai, ma di questi molti sono ancora pochi quelli che si rifiutano di tirare la logica conseguenza: la necessità di uscire dall’eurozona e la riconquista della sovranità monetaria. I fatti hanno la testa dura: i pochi aumenteranno e i molti diminuiranno.

Per approfondimento sul sistema bancario italiano consigliamo la lettura di:
 Crollano gli utili delle banche italiane (sollevAzione aprile 2010)
Inchiesta sul sistema bancario globale (sollevAzione, dicembre 2010)



Note

[1] Le due tranche di operazioni sono avvenute: il 22 dicembre 2011, quando 523 banche hanno partecipato all’asta LTRO richiedendo 489,191 miliardi di euro. Il 29 febbraio 2012, quando 800 banche hanno partecipato all’asta LTRO, richiedendo 529,53 miliardi di euro.

image_pdfimage_print

Un pensiero su “IL MONTE DEI FIASCHI DI SIENA”

  1. Anonimo dice:

    GeremiaChe non ci sia alcun commento per un argomento tanto importante è sintomo di due realtà. (a l'argomento "Banche" è ritenuto dalla Gente di interesse relativob) le competenze in questo settore sono riservate agli specialisti e i Media, in genere, evitano sempre di entrare in approfondimenti chiarificatori.c) l'argomento "Banche" è in sé piuttosto ostico da capire e da analizzare per la maggior parte dei lettori (compresi spesso molti Giornalisti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *