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SE QUESTA È UN’ «UNIONE»

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Bilancio Ue 2011: i capitoli di spesa (clicca per ingrandire)
L’esemplare vicenda del “Bilancio Ue”


Si litiga anche 
sull’1% del Pil

di Emmezeta

A volte, parlando della necessità di rompere con l’Unione Europea, ci è capitato di imbatterci con il seguente argomento: «Sì, d’accordo, l’Ue ha tanti difetti, ma se usciamo perderemo anche quei finanziamenti che da lì arrivano al nostro paese».

Avevi voglia di ribattere che l’Italia oltre che a ricevere, dava il suo contributo al bilancio europeo. Niente da fare: i (magri) fondi europei sembravano una specie di regalo proveniente da Marte, mentre l’apporto italiano al bilancio dell’Unione mai conquistava le prime pagine dei giornali.

Per una serie di motivi, questa volta, con il penoso accordo sul bilancio pluriennale 2014-2020, non è andata così. Le cifre sono venute fuori, e per un attimo hanno fatto anche capolino nell’insipida campagna elettorale di Bersani e Monti. L’Italia, benché in crisi, e benché indebitata, paga assai più di quel che riceve: un’altra prova di come funziona concretamente l’UE, alla faccia non solo della inesistente «solidarietà», ma anche delle illusioni sugli alquanto improbabili «Stati Uniti d’Europa».

Bilancio Ue 2011: fonti di finanziamento (clicca per ingrandire)

In realtà il fallimentare accordicchio di Bruxelles ci dice qualcosa di più: ci dice del prevalere degli interessi nazionali, in specie quelli del Nord (Germania e Gran Bretagna); ci parla della stessa incapacità di mettere in campo un minimo di politiche anticicliche; fotografa lo stallo di un processo politico al quale sembrano ormai credere solo gli ultras di un europeismo senza vere fondamenta.

Il prossimo bilancio settennale prevede impegni di spesa per 959,988 miliardi di euro, contro i 994,176 del periodo 2007-2013, con un taglio del 3,5%. Vengono così ridotti i finanziamenti alla ricerca, alle reti di trasporto, a quelle energetiche. Mentre nel sud del continente la disoccupazione giovanile sta dilagando, la montagna europea ha prodotto il solito topolino. La stampa montista ha esaltato la costituzione di un fondo da sei miliardi per l’occupazione giovanile, destinata ai paesi dove la disoccupazione degli under 25 è superiore al 25%. Agli eurocrati piacciono molto questi giochini con i numeri, ma quanto toccherà, ad esempio, ad un paese come l’Italia? Le fonti ufficiali parlano di 400 milioni in 7 anni, cioè l’incredibile cifra di 57 milioni all’anno, un insulto ai disoccupati oltre che all’intelligenza.


Per la prima volta un bilancio di previsione europeo registra un calo su quello precedente, un calo ancor più consistente (7%) rispetto alla proposta iniziale della Commissione. E, come se non bastasse, ai circa 960 miliardi di impegni di spesa, corrispondono soltanto 908 miliardi di contributi dei vari stati. Da dove arriveranno i 52 miliardi mancanti non si sa, ma così voleva Cameron e così è stato.

Da qui al 2033 l’Italia dovrà sborsare ai suoi
creditori 118 miliardi all’anno (in media) per
un totale di 2.373 miliardi (clicca per ingrandire)

«Nulla senza l’Europa!» è il leit-motiv del programma elettorale del centrosinistra. Una posizione servile, subalterna agli interessi tedeschi. Ma anche, tanto più alla luce dell’accordo sul bilancio, una posizione del tutto campata in aria.
PARLANDO DI COSE SERIE: nella tabella accanto quanto ci costerà il pareggio di bilancio inserito dal Parlamento in Costituzione

Ma torniamo alla questione iniziale: quanto costa l’Europa all’Italia? Eh già, perché l’Italia indebitata e Piigs, è però un contributore netto delle casse di Bruxelles. La differenza tra contributi versati e fondi ricevuti si era assestata nell’ultimo quinquennio ad una media di 4,3 miliardi annui a sfavore del nostro paese (-2,01 miliardi di euro nel 2007, saliti a -4,1 nel 2008, -5,05 nel 2009, -4,5 nel 2010 e -5,9 nel 2011). Ora il passivo dovrebbe scendere ad un -3,8 miliardi all’anno. Una cifretta comunque superiore a quanto ricavato dall’IMU sulla prima casa.

Esibendo uno strabiliante disprezzo per il senso del ridicolo, Monti si è vantato di questa piccola riduzione di 500 milioni annui, parlando di un «tesoretto» di 3,5 miliardi in sette anni. Avrebbe invece dovuto spiegare come sia ammissibile che un’Italia in difficoltà finanziaria, come l’attuale, continui ad accettare una perdita di 26,6 miliardi anche nel prossimo settennato.

Ma questa domanda non gliela rivolgerà nessuno, perché il dogma europeo non può essere minimamente discusso. I fatti, però, hanno la testa dura. E presto si prenderanno la loro rivincita sull’eurismo, questa strana religione senza Dio al servizio degli dei della finanza.


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2 pensieri su “SE QUESTA È UN’ «UNIONE»”

  1. Valerio Taccone dice:

    prego gentilmente di diffondere la notizia, i media la stanno oscurando, parlano solo del Papa..

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