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CIPRO: IN BALLO É L’EUROZONA

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Scheda sulla crisi cipriota


di sollevAzione
La situazione sarebbe grottesca se non fosse tragica. Dopo il clamoroso voto contrario del Parlamento cipriota del “piano di salvataggio” (una parte dei deputati della maggioranza di centro-destra si è unita ai parlamentari dell’opposizione comunista dell’Akel), nelle stanze dei bottoni europee c’è lo scarica barile, nessuno adesso vuole assumersi la paternità del piano stesso.
Il segreto di Pulcinella. Esso è stato proposto dai falchi tedeschi, olandesi e finlandesi, ed è stato formalmente varato dall’Eurogruppo (ministri economici e finanziari della zona euro, quindi col voto favorevole del governo Monti) nella sua recente riunione del 15 e 16 marzo [1]. Ed è certo che l’Eurogruppo ha consultato sia la Bce che il Fmi —ecco quindi di nuovo all’opera la famigerata Trojka che ha già affossato la Grecia: Bce, Unione europea e Fmi.
Cosa prevedeva il “Piano di salvataggio” di circa 20 miliardi di euro?
«Noi vi prestiamo 10 miliardi di euro —ciò che avrebbe portato il debito pubblico cipriota dal 60 al 140%—, 1 lo caccia il Fmi, 9 l’eurozona attraverso l’Esm; ma altri 9,7 li cacciate voi». 9,7 miliardi. Una cifra che è di poco superiore all’uno per mille del Pil dell’area euro ma che equivale a metà del Pil di Cipro, e ciò la dice lunga sull’europeismo dei cosiddetti “falchi”.
E come il governo cipriota avrebbe dovuto rastrellare questi 9,7 miliardi (la metà del Pil dell’isola)? Presto detto: 5,8 miliardi da una tassa draconiana su conti correnti e depositi (cosiddetto “prestito forzoso”), 1,5 da privatizzazioni e vendita delle riserve auree, 1,4 dalla ristrutturazione delle obbligazioni subordinate [2] ed infine 1 miliardo dall’aumento delle tasse su dividendi e utili societari. 

Panico. Per evitare che ci fosse l’assalto agli sportelli per il ritiro dei quattrini, il governo cipriota ha chiuso banche e sportelli bancomat, ma, come scrivevamo ieri: «La stalla è stata chiusa ma i buoi grassi erano già scappati. I furbi, i ricconi e i politici, che già sapevano, hanno messo in salvo, solo nell’ultima settimana, quasi 4,5 miliardi. Da inizio 2013 si parla di ben 20 miliardi di euro fuggiti da Cipro».

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Torniamo al “Piano di salvataggio” proposto dalla Trojka: una “patrimoniale bolscevica”? un “esproprio proletario”? Anzitutto un esproprio ai danni del ceto medio cipriota e poi degli oligarchi e delle banche russi .
Si sprecano in questi giorni, sui media europei, caustiche accuse sul regime fiscale di vantaggio che le autorità cipriote hanno assicurato ai capitali finanziari esteri, anzitutto di provenienza russa. “Uno Stato off-shore”. LorSignori dimenticano di dire che nella cosiddetta “Unione europea” non c’è solo il “paradiso fiscale”  cipriota, che ci sono altri paesi (in primis la Svizzera, ma anche Lussemburgo e Austria che fanno parte dell’eurozona) che pur di attirare capitali dall’esterno, adottano politiche premiali verso chi porta liquidità dall’estero, senza curarsi che ciò avvenga a danno di altri paesi europei dai quali i capitali fuggono (vedi la vicenda italiana dei “capitali scudati).

Sapendo che banche e oligarchi russi erano, tra i creditori internazionali, i più esposti verso Cipro —a fine gennaio, secondo la banca centrale cipriota, il paese ospitava depositi per quasi 68,4 miliardi di euro (quasi 4 volte il Pil), di cui 42,8 di residenti, 4,7 provenienti dalla zona euro, e quasi 20,8 dal resto del modno, con la Russia a fare la parte del leone.
[3]— la Trojka ha scientemente deciso di colpire quegli interessi. Ed ecco che il pasticcio del “salvataggio europeo” è diventato uno spinoso contenzioso geopolitico internazionale. Putin è andato su tutte le furie e ha subito ricevuto una delegazione governativa cipriota, non escludendo che sia la Russia a salvare l’isola dal collasso.
Vedremo come andrà a finire la partita a scacchi tra Mosca e la Trojka. «Il risultato è che Cipro finirà per rivolgersi per aiuto a Mosca. In ipotesi potrebbe finire per dipendere dalla Russia così tanto da staccarsi dall’area euro, aprendo il varco alla prima devastante uscita di un paese dall’euro». [4]
E’ un fatto che la richiesta del “prelievo forzoso” sui depositi ha scatenato un putiferio a scala europea. E lo credo bene! Con la ragione che i privati partecipino al salvataggio del sistema bancario vengono tassati con un balzello una tantum del 6,75% anche i depositi inferiori a 100mila euro, ovvero quelli di chi non ha responsabilità per le catastrofiche scorribande speculative dei banchieri, quelli insomma dei medi e piccoli risparmiatori —il tanto decantato “ceto medio” che deve essere spellato, assieme ai salariati, per tenere in vita quel moribondo che è la moneta unica.
Per la prima volta —in verità la seconda dopo il prelievo forzoso del sei per mille sui depositi che impose il governo Amato nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992 e che fruttò la “sommetta” 11.500 miliardi di lire— viene violato un principio, quello per cui i depositi sotto i 100mila euro sono intoccabili, addirittura protetti da una direttiva europea che richiede a tutti i paesi membri di assicurarli assolutamente, almeno quelli fino alla soglia dei 100mila euro. [5]
Una pese diviso in due. Provincia turca al nord,
sotto protettorato Inglese/Ue la parte Sud

Questo “precedente”, sacramentato dal fatto che l’ha proposto la stessa Trojka, ha scosso i mercati finanziari europei e il “popolo dei risparmiatori” dei paesi in difficoltà, anzitutto italiani. Non sarà che prima o poi toccherà a noi? Esatto, prima o poi toccherà anche a loro: le tecno-oligarchie europee, pur di salvare l’euro e gli squali della grande finanza bancaria speculativa, dopo avere ridotto alla fame milioni di proletari, non esiteranno a spennare chi ha accumulato piccoli risparmi con una vita di sacrifici.
Concludiamo.

Non ci si venga a dire che questa volta la causa del collasso cipriota è il debito pubblico, esso si attesta all’80% del Pil mentre il deficit sta al 6%, livelli che fanno invidia alla Francia. La vera ragione della crisi cipriota è il dissesto finanziario dell’ipertrofico del sistema bancario cipriota, che successivamente si è riverberato sul bilancio pubblico dello Stato. Questo debito pubblico è passato dal 60 all’80% dopo il 2011 perché lo Stato si è sobbarcato gran parte degli oneri del primo piano di salvataggio delle banche cipriote della Trojka. E perché dopo il 2011? Per due ragioni.
Prima dello scoppio della Grande crisi del 2008-2009 Cipro era un’isola dalla “crescita felice”. Per un decennio ha conosciuto un aumento drogato del Pil di circa il 4% annuo, praticamente il più alto dell’eurozona. Grazie alle entrate dei turisti? No, anzitutto per due ragioni: il boom edilizio da una parte e la crescita ipertrofica del settore bancario —un settore il cui giro d’affari veleggia a otto volte il Pil dell’isola. Che le due bolle, segno distintivo del sistema di capitalismo-casinò sarebbero scoppiate, l’una concausa dell’altra, era solo questione di tempo. La miccia dell’esplosione è stato il default della Grecia. La ristrutturazione del debito greco ha punito severamente le banche cipriote, le più esposte sui titoli pubblici tra quelle dell’eurozona. La trojka (Ue, Bce e Fmi) sapevano molto bene che i loro draconiani “piani di salvataggio” di Atene avrebbero potuto far saltare il sistema bancario cipriota. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

ULTIM’ORA

Bocciato dal Parlamento il “Piano A” proposto dalla Trojka il governo cipriota di centro-destra ha ieri sera, 20 marzo, presentato un “Piano B”. Mentre la Bce, tramite la sua filiale locale (la Banca di Cipro) ha assicurato che l’erogazione di spiccioli tramite l’ELA (Emergency Liquidity Assistance) continuerà, il Ministro delle finanze cipriota ha annunciato che saranno trovate altre soluzioni. Quali ancora non si sa. facile intuire che sarà un salasso per i lavoratori e il ceto medio, dalla cui tasche saranno presi i soldi per salvare banche e banchieri. Con una fava il governo vorrà prendere due piccioni: salvare l’euro e gli interessi degli oligarchi russi. Nell’interesse del popolo cipriota sono invece il ripudio di pagare questi debiti esteri, la nazionalizzazione del sistema bancario, la riconquista della sovranità monetaria.

Note
[1] Angelo Baglioni, la Voce.info del 18 marzo 2013
[2] Le obbligazioni subordinate consistono nei titoli che in caso di inadempienza di pagamento da parte della società emittente verranno rimborsate per ultime.
[3] Breda Romano, Il Sole 24 Ore del 19 marzo 2013
[4] Carlo Bastasin, Il Sole 24 Ore del 20 marzo 2013
[5] Rossella Bocciarelli, Il Sole 24 Ore del 19 marzo 2013

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