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TORNANDO DA DAMASCO, COL CUORE SPEZZATO

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10 giugno. Dal 4 all’8 giugno una delegazione internazionale si è recata in Siria, facendo seguito all’appello lanciato nel novembre scorso «Fermare la guerra. Sì alla democrazia, non ad un intervento straniero». Appello che ha raccolto migliaia di firme prestigiose, centinaia anche in Italia. Il viaggio si è svolto sotto gli auspici dell’opposizione democratica e antimperialista siriana, e non sarebbe stato possibile senza il consenso delle autorità siriane.

La delegazione internazionale ha quindi incontrato sia membri della frammentata opposizione che  esponenti delle autorità siriane, tra cui lo stesso Presidente Bashar al-Assad.

Damasco 6 giugno: l’Incontro col Presidente Bashar al-Assad

La delegazione* (la prima in veste ufficiale ad essersi recata a Damasco da almeno un anno) ha recapitato ai diversi interlocutori l’Appello internazionale come pure alcune specifiche proposte affinché avanzi una soluzione politica, ovvero si avvii finalmente un negoziato di pace del sempre più sanguinoso conflitto, respingendo ogni minaccia di intervento esterno.

Queste istanze, assieme alla speranza che sia posto fine alla guerra fratricida, sono state fatte presenti  allo stesso Presidente siriano, che non si è sottratto, né al confronto, né alle critiche.
Un rapporto sugli incontri avuti, sul loro esito nonché sulla dinamica della guerra civile, sarà reso noto quanto prima.

Mentre la delegazione svolgeva i suoi numerosi incontri la guerra, tutt’attorno, andava avanti, implacabile. Una guerra civile che sembra aver scavato un abisso incolmabile tra le diverse comunità relgiose e tra le due principali anzitutto, quella sunnita e quella alawita, rafforzando al loro interno le frazioni più intransigenti. Una guerra che gli arabi chiamano “fitna”.

Per avere la misura di quale piega abbia ormai preso il conflitto interno in Siria vi suggeriamo di guardare le immagini qui sotto. Il primo è un video che riprende le operazioni militari dell’esercito siriano contro la guerriglia nel popoloso quartiere meridionale di Damasco (a maggioranza sunnita), Darayya, oramai trasformato in uno spettrale ammasso di rovine. Le immagini sono del 27 febbraio, ma la battaglia a Darayya continua ancora in questi giorni.

Il secondo, non meno agghiacciante, sempre del febbraio scorso, mostra una manifestazione di una delle brigate legate ai jihadisti di al-Nusra. Un bambino canta una canzone che, oltre ad osannare Bin Laden e la guerra senza compromessi con gli USA, inneggia allo stermino di alawiti e shiiti.

*della delegazione facevano parte: José Raul Vera López, vescovo cattolico ed esponente della teologia della Liberazione (Messico); Alejandro Benjamin Bendana Rodriguez, storico, (Nicaragua); Evangelos Pissias, Coordinatore internazionale della Flotilla per Gaza (Grecia); Leo Gabriel, antropologo, membro dell’esecutivo internazionale del Social forum mondiale (Austria); Maria Dimitropoulou, sociologa (Grecia);  Wilhelm Langthaler, pubblicista, esperto di questioni mediorientali, portavoce del Campo Antimperialista;  Moreno Pasquinelli, Coordinatore internazionale della Global March on Jerusalem (Italia); Jaqueline Campbell Davila, attivista per i diritti umani (Messico); Engel Christiane Reymann, Consulente parlamentare (Germania); Odyssefs Nikos Voudouris, parlamentare (Grecia); Francois Houtart, sociologo e prete cattolico (Belgio); Mireille Cécile Agnés Fanon ep. Mendes France, giurista (Francia);

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2 pensieri su “TORNANDO DA DAMASCO, COL CUORE SPEZZATO”

  1. Anonimo dice:

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

  2. trading dice:

    Una cosa è certa in questo unbroglio, questo è che la popolazione civile, e tra lei di numerosi bambini soffrono e sono vittime!

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