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OLTRE L’EURO: UN GRANDE CONVEGNO ALLE PORTE

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1 novembre. Bruno Amoroso, Emiliano Brancaccio, Sergio Cesaratto, Warren Mosler, Marco Passarella, Moreno Pasquinelli, Andrea Ricci, Ernesto Screpanti, Nino Galloni, Gennaro Zezza
Questi, in ordine alfabetico, gli economisti di spicco che ascolteremo, sabato 11 gennaio a Chianciano Terme, in occasione della prima giornata del  convegno «OLTRE L’EURO. La sinistra, la crisi, l’alternativa». 
Per discutere quindi non solo delle cause della crisi, ma come uscirne.
Non solo economia. 
Ogni terapia economico-sociale implica infatti una strategia politica, alleanze per attuarla, una visione della società. 
Su questo terreno si misureranno, domenica 12, Marino Badiale, Luciano Barra Caracciolo, Ugo Boghetta, Valerio Colombo, Giorgio Cremaschi, Diego Fusaro, Leonardo Mazzei, Fabrizio Tomaselli.

Per prenotazioni e informazioni: oltreleuro@virgilio.it
Per acquistare il biglietto d’ingresso di 10 €, necessario per partecipare, clicca QUI

* Emiliano Brancaccio e Marco Passarella interverranno in collegamento video.
** Entro pochi giorni saremo in grado di fornire ai lettori i dettagli per prenotare e partecipare.

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20 pensieri su “OLTRE L’EURO: UN GRANDE CONVEGNO ALLE PORTE”

  1. Anonimo dice:

    Oltre l'Euro, e con chi?L'Italia è in Europa geograficamente, ma l'arco delle Alpi segna una demarcazione che un tempo aveva significato.Quali stati geograficamente situati in Europa potrebbero condividere con l'Italia l'impresa e l'avventura di uscire dall'euro-ring?Si potrebbe pensare ad alcuni degli stati meridionali: Spagna, Francia forse, Grecia e altri. Probabilmente non sarebbe opportuno rimanere un caso isolato.

  2. Redazione SollevAzione dice:

    Detto che le Alpi c'entrano poco;detto che dall'euro l'Italia se ne può uscire anche da sola;sul come sarebbe meglio uscirne è appunto ciò che discuteremo a Chianciano a gennaio.

  3. Anonimo dice:

    La cosa desolante è che quindi si presume, almeno da parte degli organizzatori, che a gennaio l'euro sarà ancora in piedi. Continuiamo a resistere.

  4. mariof dice:

    M d'O. A prescindere dal contenuto e dalla scelta di riservatezza, perché gli "anonimi" non si scelgono un nick? Non tanto per andare a cercarli, ma per distinguerli.

  5. Queequeg dice:

    Quello che mi preoccupa è la presenza di Fabrizio Tomaselli.Ho lavorato 23 anni in Alitalia prima di andarmene volontariamente (con molti più soldi e molto meno lavoro, grazie a Dio) e so bene di quali STRONZATE BESTIALI fossero capaci i sindacati di categoria dei naviganti Alitalia.Ne avrei da raccontare; intanto provate a chiedere a Tomaselli come mai al colloquio con Spinetta nel 2008 improvvisamente le rappresentanze sindacali decisero di non accettare. Arrivò per caso qualcuno con delle proposte? Chi? Erano proposte precise o solo ammiccamenti ai quali si diede retta come dei barboni?Chiedete a Tomaselli se i naviganti (assistenti e piloti) erano veramente convinti di non voler firmare il contratto capestro con la nuova gestione privata italiana; o se piuttosto le rumorose manifestazioni per strada, all'aeroporto e a Montecitorio non fossero nient'altro che delle buffonate perché i sindacati facevano un'opposizione RIDICOLA e TUTTI I LAVORATORI in realtà pregavano in ginocchio che si firmasse a qualsiasi condizione.Ora, la coscienza politica e di lotta della categoria dipende o no anche dal sindacato con il maggior numero di adesioni (cioè quello di Tomaselli, per gli assistenti)?Però al SDL di Tomaselli dicevano sempre con aria di uomini di mondo: "Purtroppo non possiamo far nulla perché la categoria è immatura…"Tomaselli, la verità è che siete sempre stati dei pecioni da quattro soldi che a un certo punto si sono resi conto di non sapere che cazzo fare e almeno dalla fine degli anni 90 (anche prima forse) avete TIRATO SOLAMENTE A CAMPARE cercando di andare alla firma dei contratti solo per elemosinare il mantenimento degli scampoli di vantaggi contrattuali che avevamo nel (glorioso) passato.Non avevate UNA CAZZO DI IDEA IN TESTA, non avevate un piano, non avevate nessuna competenza economica o gestionale, non sapevate (cosa principale per un sindacato di base) come svegliare una categoria di famosi morti di sonno, non avevate né la passione né il coraggio né la forza di denunciare una gestione TRUFFALDINA che era sotto gli occhi di tutti a partire dalla fine degli anni '80.Ecco, a vedere che in quel convegno si invita un tomaselli mi fa venire molti dubbi.Alla fine credo che verrò ma per Screpanti, Brancaccio, Zezza, per conoscere i militanti…non certo per i sindacalisti come tomaselli, gente con la giustificazione sempre in tasca (la colpa è dell'azienda, degli altri sindacati, della categoria immatura, se ci avessero seguito……ma va' in quel posto va'…).

  6. Redazione SollevAzione dice:

    Che l'euro è destinato a miglior vita, questo è un giudizio che accomuna tutti gli economisti che saranno a Chianciano. Le differenze sono (1) sui tempi del trapasso e (2) sulle alternative.Per questo si tratta di un grande convegno, perché per la prima volta, non solo in Italia ma in Europa, si confronteranno, e non in uno spirito accademico, queste diverse opinioni.Riusciremo a trovare un politico punto di sintesi?

  7. Anonimo dice:

    Anonimo November 01Ho citato le Alpi per non tirare in ballo la Germania dove, com'è noto, c'è la BCE che per l'uscita italiana dall'Euro non credo stapperà Champagne.Non essere un caso isolato potrebbe contare perché l'unione di solito fa la forza. Ci saranno battaglie legali furibonde.In quanto alla secessione italiana in sé, uscire dall'Euro, per quanto significhi un fallimento, per noi è ricorrere ad un legittimo "si salvi chi può" poiché la nave Italia sta inabissandosi. Lo impone ormai l'incoercibile istinto di conservazione: "Scialuppe a mare!!"E' incerta la sopravvivenza dei naufraghi, ma è certa la loro morte per annegamento se restano a bordo.

  8. Anonimo dice:

    GeremiaIndubbiamente 2076 Euro/miliardi di debito sono una cifra che spaventa come spaventa il parametro del 133,3 % del PIL. Ed ugualmente mette paura il numero dei disoccupati, conseguenza non ultima dell' infausta corsa alle privatizzazioni, della delocalizzazione e della globalizzazione senza regole che hanno portato alla cessazione di ben 32000 aziende italiane avvenuta in questi anni. L'uscita dall'Euro, dice November 01, rappresenta un fallimento. E ciò specie per coloro che, forse ingenuamente speranzosi, parlavano negli anni '90 di un mercato di 140 milioni di utenti. Tuttavia io sospetto che ci saranno anche quelli che stapperanno Champagne, e saranno coloro che avevano visto nell'Euro un temibile concorrente del dollaro: già c'erano state nazioni che propendevano per questa nuova moneta (e gli hanno fatto fare una brutta fine come la Libia di Gheddafi e l'Irak di Saddam). A brindare saranno coloro che alla chetichella hanno preparato il marchingegno monetario e normativo per far cadere ad uno ad uno gli stati europei in modo da far terra bruciata attorno alla Germania, vocazionalmente Caput Europae.Ma è andata così: non si scherza nei confronti del Dollarismo. Scialuppe a mare!, dunque : un mare in tempesta perfetta, purtroppo.

  9. Queeqeg dice:

    "E' incerta la sopravvivenza dei naufraghi, ma è certa la loro morte per annegamento se restano a bordo."Sì, vaglielo a spiegare alla gente.Quando stavo (stavo) in Alitalia era la stessa identica cosa, si sapeva fin dall'inizio degli anni '90 come sarebbe andata a finire, lo sapevano i sindacati e i lavoratori, eppure non si è mosso nessuno.I sindacati facevano accordi al ribasso cercando di salvare le apparenze, in pratica o collusi con l'azienda e i partiti (i confederati) o semplicemente (alcuni sindacati di base) incapaci di opporsi limitandosi a raccontare scemenze consolatorie agli iscritti.I lavoratori dal canto loro se ne fregavano del tutto, non scioperavano quasi mai, pensavano solo ad arrabattarsi ottenendo chi il permesso chi le ferie, se si scioperava era per questioni ininfluenti come certi dettagli contrattuali che non andavano al nocciolo della questione che era la gestione truffaldina; se non si risolveva quel nodo era ovvio che nessuna lotta sindacale avrebbe mai potuto avere successo.Ma nonostante l'evidenza della traiettoria, nonostante tutti o quasi lo avessero capito non si è fatto nulla, non si è "sollevato" nessuno.Pensate davvero che adesso sarà diverso?C'è una sola soluzione e cioè cercare di uscire dell'euro; a quel punto succederà un tale disastro generale che forse la gente comincerà ad aprire gli occhi e a capire che in ballo c'è l'Italia, il nostro destino, la libertà e la democrazia.Comunque vada non sarà una bella storia, temo.

  10. Anonimo dice:

    Caio GraccoEra andato distrutto lo spirito di corpo, fatto che deriva anzitutto dalle ingiustizie capillari del sistema che hanno fatto trionfare la filosofia disgregatrice degli organismi sociali "dell'ognuno fa per sé e chi arriva primo diventa re". Manca fondamentalmente quello che un tempo si definiva "orgoglio nazionale" che poteva anche essere orgoglio etnico che si perde di solito dopo qualche evento fortemente disgregatore (guerre perdute), con le ingiustizie e le iniquità sociali. Poi si affievoliscono sempre più la consapevolezza della propria dignità di cittadini e la volontà di lottare viene ostinatamente frustrata dagli esiti iniqui di ogni sia pur minima e legittima rivendicazione da parte dei lavoratori mentre a certi livelli avvengono ripescaggi e accomodamenti spesso illegali. Si aggiunga il fatto che la gente non si tiene informata e, se anche lo è, sottovaluta il pericolo e spera che la sua buona stella gli eviti la tragedia imminente.Uno sfacelo preannunciato.

  11. Anonimo dice:

    Come mai manca Bagnai?

  12. Alberto dice:

    Grande MPL, che riesce a mettere insieme quel che resta dell'intelligenza nostrana sul problema dei problemi, come uscire da quella che altri commentatori hanno già definito "la tempesta perfetta"!Da qui a gennaio mi ripropongo di lavorare con Bottega Partigiana, in quel di Milano, per contribuire a questo processo di conoscenza e di proposizione politica.Un'idea che mi frulla questa mattina è: perchè non salvare noi l'euro, denunciandolo e rinnegandolo per quello che è oggi?Mi spiego meglio. Da soli (Italia) o insieme (molto più difficile) ci riprendiamo la sovranità della nostra moneta, quella obbligatoria per pagare le tasse, intesa come valuta nazionale da affiancare all'euro, che rimane per gli scambi internazionali. (Tra l'altro sarebbe l'occasione d'oro per limitarne l'utilizzo alla sola forma elettronica, con l'intenzione dichiarata e reale di dare una botta non da poco all'economia sommersa e mafiosa).Le soluzioni tecniche possibili sono molteplici, ma la linea guida dev'essere chiara: gestione di Stato della moneta locale, a tutela dell'economia locale, riprogettando radicalmente i meccanismi d'interscambio con l'estero nel segno del rispetto reciproco, che significa principalmente predisporre un efficace sitema di firewall contro gli attacchi della finanza globalizzata. Basta coi ricatti dei debiti esteri, basta con la truffa della libera circolazione transfrontaliera dei capitali finanziari. Abbiamo, ancor oggi nonostante tutto, le spalle abbastanza forti per assumerci la responsabilità economica del nostro Paese, e lo spirito giusto per interpretare una ripresa impensabile per gli italoscettici.Quanto ai rapporti di forza con l'impero agonizzante, se non ora quando? Si tratta comunque di agire con prudenza e soprattutto di scoprire le carte in tutte le sedi internazionali, separando esplicitamente le questioni monetario-commerciali da quelle "geopolitiche". Sappiamo tutti che oggi sono un tutt'uno, ma sappiamo tutti altresì che questa è un'incongruenza logica, morale, e quindi riconducibile al piano della Politica. Certo si tratta di rifondare lo Stato, per ridargli la necessaria dignità, e ritrovare il senso della Politica. Ma che ha mai detto che i problemi non sono tutti interconnessi?

  13. Alberto dice:

    Chiarimento a quanto scritto sopra da me, che mi accorgo essere equivocabile. Intendevo proporre di impedire l'uso del contante in euro, non certo nella nostra nuova moneta.

  14. Anonimo dice:

    L'idea di una moneta a corso parallelo non è nuova e forse non sarebbe totalmente da scartare. E' pur vero che la moneta a corso ufficiale (Euro) è l'unica con la quale si possono pagare le tasse, ma gli affari "interni e privati" si potrebbero regolare con una moneta parallela anche in ambito nazionale (magari conchigliette alla polinesiana; basta mettersi d'accordo!). Il sistema comporterebbe problemi tecnici piuttosto complicati ma non è detto che sia impossibile da gestire. Per gli scambi con l'estero, lo dico anche a scopo provocatorio, si potrebbe adottare pure, che ne so, lo Yuan, per esempio; oppure il rublo!

  15. gengiss dice:

    L'euro è stato dato per morto una miriade di volte, eppure è ancora qui purtroppo (un po' come Berlusconi). Ormai comincio a temere non tanto che la moneta unica crolli, ma che resti…

  16. Redazione SollevAzione dice:

    Beh,non è vero che l'euro è stato dato per morto una "miriade" di volte. Per la precisione stava per saltare nelll'estate-autunno 2011. Venne salvato dall'operazione Omt della Bce e dal contestuale commissariamento di Italia, Portogalloe Spagna.

  17. Giancarlo D'Andrea dice:

    Ma il convegno non è promosso anche da Bandiera Rossa ?

  18. Redazione SollevAzione dice:

    Bandier Rossa è stata la prima associazione che ha aderito. E Uno di loro è tra gli oratori.

  19. Peter Yanez dice:

    Lasciamo stare il profilo economico della questione ( tanto discutere con certi economisti di economia è come discutere sul sesso degli angeli con i teologi), parliamo piuttosto del profilo politico della questione : è possibile che non vi rendiate conto che state facendo da stampella alla destra populista ?

  20. Redazione SollevAzione dice:

    STAMPELLEChi sta facendo da stampella alla "detra populista"?Non la sinistra sovranista, ma chi, difendendo il regime criminogeno dell'euro (sinistre capitaliste e globaliste comprese), spinge il Paese verso l'abisso, permettendo ai "popiulisti" di apparire coma alternativa.

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