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SOLIDARIETÀ DI CLASSE di Emmezeta

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5 novembre. Sul caso della signora ministra Cancellieri è già stato detto tutto. Ed ognun sa quanto insostenibile e farlocca sia la sua linea di difesa. Potremmo dunque disinteressarcene. Ma nell’arroganza del soggetto, certo mai disgiunta dall’esibizione delle sue compiaciute conoscenze, c’è quel quid che ne fa un qualificato membro della casta (quella vera) che ha condotto l’Italia là dove si trova. Ovvero sull’orlo del precipizio. 

Casta «vera», cioè potente, frutto di relazioni strette tra il potere economico ed i gangli decisivi degli apparati dello Stato. Altro che i miserabili esponenti del ceto parassitario, ignorante, arrivista, furbesco e assai cialtrone prodotto da quelli che ancora si chiamano «partiti»!

Di tutta la vicenda Cancellieri è questo l’aspetto più interessante. Perché per anni ci è toccato ascoltare il sermone dei moralizzatori un tanto al chilo: sempre pronti a scagliarsi contro le indubitabili malefatte dei miserabili di cui sopra, sempre zitti e compiacenti con Lorsignori e Lorsignore quando si sarebbe dovuto denunciare quelle ben più grandi della vera casta dominante.

Siamo così arrivati ad un apparente paradosso. Apparente perché non pensiamo che i «moralizzatori» (perlomeno la loro maggioranza) abbiano agito così per sbaglio. Il paradosso (solo apparente) è che la denuncia dei furti dei ruba-galline del circo bipolare della Seconda repubblica, ovviamente tutti con tessera di partito, è servita a portare al potere la casta dei «signori», dei «tecnici», dei «servitori dello Stato». Tutti senza tessera, ovviamente, visto che non ne hanno bisogno. Loro non prendono ordini dai segretari di partito, casomai li danno.

E proprio perché stanno così le cose, sua arroganza Cancellieri non si dimetterà. Certo non di sua sponte. Mica è la Idem! Quest’ultima era arrivata al governo dalla canoa, percorso simpatico ma insufficiente. L’altra è arrivata invece da decenni passati nei ministeri, con incarichi sempre più importanti e delicati. E quando è stata la volta dell’Unto del Signore, al secolo Mario Monti, ecco che lei – politicamente una perfetta sconosciuta, ma evidentemente non a tutti – ha spiccato il volo verso il Viminale.

E da lì si è mossa solo per cambiare ministero. Per accaparrarsi una poltrona altrettanto delicata, dalla quale si possono sistemare diverse cosette. Nel frattempo Scelta Civica l’aveva addirittura candidata alla Presidenza della repubblica!

Ora, lasciamo perdere Ligresti, le telefonate, l’insolito interessamento per i carcerati. Lasciamo pure perdere le liquidazioni milionarie del figlio (la signora è «umana» e certamente anche «mamma»). Tutte cose che possono capitare. Perlomeno ai veri membri della casta.

Quel che non dovrebbe sfuggire, e che l’atteggiamento sfrontato dell’interessata ci ricorda come meglio non si potrebbe, è che tutto ciò è scontato, ovvio, perfino naturale. Ed è naturale che ella abbia il sostegno del Quirinale e di Palazzo Chigi, dove albergano altri due degni compari di quella stessa casta (quella vera). 

Lorsignori (e lorsignore) hanno un compito troppo importante da svolgere: spolpare ben bene il popolo lavoratore in nome degli interessi degli oligarchi, nostrani e d’oltralpe. Che non si chiamano tutti Ligresti, ma qualche volta può capitare. Con un lavoro così, mica puoi pensare di dimetterti…

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2 pensieri su “SOLIDARIETÀ DI CLASSE di Emmezeta”

  1. Anonimo dice:

    LazarUna persona (potente) legata ad altre (potenti) dalla memoria e dai cospicui frutti di benefici di ogni genere, non può che cercare di ricambiare i favori. Per umanità, si capisce.Questo caso di un gesto compassionevole fra "eguali di Classe", di routine in un Paese come il nostro, non so bene perché, mi fa tornare con penosa insistenza alla mente in questi giorni un altro caso, pure quello umano se non altro perché c'era di mezzo un essere a statura eretta deambulante su due gambe e dotato di parola: quello dello sfortunato, infelice e "povero" Cucchi.

  2. Giovanni dice:

    Ci ha pensato anche la sorella di Cucchi, ma temo che abbia preso un grosso abbaglio.

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