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COGITO INTERRUPTUS. Rifondazione e la lista Tsipras di Ugo Boghetta

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21 febbraio. Il Partito della Rifondazione Comunista sosterrà, alle elezioni europee, la Lista Tsipras. Riceviamo e volentieri pubblichiano l’opinione critica di Ugo Boghetta, esponente dell’ala sinistra no-euro del partito.


«La proposta di Tsipras avanzata dal Prc e da Ferrero, calata nel vuoto della sinistra italiana, sta producendo una notevole aggregazione in alto. Il ciclone Renzi, l’ipotesi di legge elettorale, le
comuni debolezze, spingono in questo senso anche chi come SEL aveva cercato fortuna nel centrosinistra. 
Tutto ciò sarebbe un bene se avvenisse con un baricentro di classe, popolare, o quantomeno fosse presente un pluralismo di discorsi. L’Italia, invece, si va configurando come l’unico paese dove la lista Tsipras non ha connotati di classe e di sinistra. 

La bi-troika ha imposto un profilo moderato, antipartito, antipolitico, anticlassista, anticomunista.
I soloni pongono una questione teoria e politica che va sotto il termine melassa del civismo, per
allargarsi alla moltitudine, al movimentismo fine a se stesso. 

L’idea, insomma, è che ormai il capitalismo è in crisi, che dentro la società sta nascendo e crescendo un’alternativa e che il cambiamento avverrà “naturalmente”: per accumulo lineare, per svuotamento del capitalismo stesso. Se un tempo il moderatismo socialdemocratico viveva del crollo inevitabile del capitalismo, i riformisti attuali vivono dell’autoscioglimento del medesimo. Più che una politica è un placebo.

È questo evoluzionismo riformista a definire il profilo della lista. Non è un caso che i simboli siano
così generici e con slogan da sinistra da divano, quando invece sarebbe necessario una simbologia
popolare ed aggressiva che parlasse alla testa ma anche alla pancia dei lavoratori e delle classi
popolari. È possibile che solo la destra e Grillo si pongano questo problema? E quei simboli (da
tappi di bottiglia
come li ha definiti un compagno) parlano invece agli attivisti politici residuali:
quelli che hanno votato PD turandosi il naso (Viale) o M5S (Bifo).

Rispetto all’idea dell’Europa, Barbara Spinelli vede l’Europa attuale come intergovernativa, da qui
l’opzione per gli Stati Uniti Europei e l’obiettivo di “più Europa”. Ma questa è solo apparenza. Nella
postdemocrazia liberista l’Europa sovranazionale è congeniale alla Finanza. Qualsiasi idea analoga
di Europa presso i popoli è ormai bocciata proprio da Maastricht e dell’euro. Insistere fa solo danno.
La proposta politica generale di Tsipras è incentrata sull’austerità. Ma può essere solo questa la
differenza dal PD e soci? Come non vedere che è partita una champions league fra chi la spara più
grossa contro la troika: la commissione del parlamento europeo, Napolitano a Bruxelles, Letta in
precedenza. Poi verrà Renzi. Il fatto è che i poteri forti, la finanza, la Germania, cui si è avvicinato
anche Hollande, che ha cambiato contemporaneamente donna e politica, hanno costruito un muro
invalicabile. Per questo ai paesi del sud-Europa serve un piano B, una exit strategy.

In questo quadro devastato e devastante la lettera della segreteria inviata al partito lascia davvero
perplessi. Se il richiamo a far quadrato in questa situazione è sensato, non lo sono altrettanto il far
credere che staremmo facendo egemonia, la minimizzazione degli errori, la mancanza di un’analisi
della prospettiva e dei relativi problemi. I compagni chiedono di fare i conti rispetto al fatto che, dal
profilo politico e alla gestione, il tutto avviene contro di noi.
Sarebbe necessario invece fare un’operazione verità.
Da una parte si dovrebbero ammettere gli errori di tatticismo, frutto dall’aver introiettato il senso di
debolezza e la logica dei contenitori e non dei contenuti. Poi, certo, ci si è messo anche Tsipras.

In secondo luogo sarebbe necessario ammettere la debolezza del nostro impianto complessivo.
Infatti, mentre i sei ci sbattono in faccia la loro filosofia antipartito, antipolitica, anticlassista, anti
comunista, noi siamo silenti. I soloni hanno messo a nudo le nostre carenze politiche ed ideologiche
e le nostre contiguità con queste culture postmoderne. E la continuità è ancora il bertinottismo, il
movimentismo fine a stesso, il “conflittismo” senza progetto.
Queste culture sono state rese inefficaci dalla crisi. Non siamo più a Genova!
Ed è perchè questo che siamo incapaci di praticare una politica efficace nel paese e di affrontare il
combinato disposto Europa/euro.

Il segretario, negli interventi che va tenendo negli attivi, a questo proposito affronta le questioni ad
un livello davvero avvilente.
Afferma ancora che l’eventuale ritorno agli stati nazionali porta al conflitto fra proletariati senza
voler vedere che dentro l’euro, fra proletariati e dentro i proletariati lo scontro è quotidiano! Afferma
che l’uscita dall’euro produrrebbe inflazione a cui bisognerebbe rispondere (Brancaccio docet), ma
non vede che l’erosione dentro l’euro avviene tutti i giorni sui salari, le pensioni, i diritti, la perdita
di occupazione! Afferma che le posizioni no-euro sono contigue a quelle delle destre, ma il nemico
principale in questa fase non è forse la grande Finanza, la tecnocrazia ed i loro scherani come il PD
e soci!? Non è forse questo il banco da far saltare per riaprire la partita!? 

Non solo. Finge di non sapere che la posizione cosiddetta no-euro mette al centro la questione della sovranità nazionale con un impianto di sinistra e progressista come tutte le lotte di liberazione nazionali che abbiamo sostenuto e sosteniamo ancora. Che questa è l’unica modo coerente per proporre la sovranità popolare. Come è possibile, infatti, che nei documenti scriviamo che i parlamenti nazionali devono riconquistare la sovranità legislativa e poi non avere la leva della moneta?! E come è possibile
difendere la Costituzione se anche la nostra idea di Europa la mette in mora strutturalmente!?
Comunque, se esiste un europeismo di sinistra, esiste anche il porre la questione nazionale da
sinistra!

Come non vedere poi che l’antiliberismo ed l’anticapitalismo senza una proposta di transizione al
socialismo, senza porre il tema del potere e dello Stato, non hanno senso. Ora siamo simulacri di noi
stessi. E questo lo dico anche per i compagni del “Documento 3”. Come possiamo infatti dirci
comunisti senza un progetto socialista?
Stante lo spessore dei problemi, non è certo con quella lettera che si affronta il disagio del partito;
anzi si produce un ulteriore spoliticizzazione e si riduce ulteriormente la voglia di fare.

Non possiamo cambiare il senso della lista? Bene, almeno cambiamo noi stessi.
Almeno affrontiamo la drammaticità delle dinamiche politiche e sociali che non trovano riscontro
reale nella proposta dei soloni.
Impostiamo noi una campagna popolare che parli alla testa ed alla pancia dei soggetti sociali
falcidiati dalla crisi: dai lavoratori, precari o meno, alle partite iva, all’artigianato, alle aziende
strozzate dalla mancanza di credito e di politiche economiche ed industriali pubbliche.

Tsipras dice che l’Europa è al collasso. Abbiamo detto di aver sbagliato a votare la moneta unica
(documento congressuale). Affrontiamone le conseguenze possibili. Tutte. Non fermiamoci ad un
troppo comodo e opportunista cogito interruptus

Affrontiamo noi la questione nazionale in modo progressista. Discutiamo: un’altra Europa può essere confederata, euro-mediterranea e così via.
La democrazia della lista non c’è. Il profilo dei soloni è sbagliato.
Se la lista accrocchio supererà il 4% saremo senza prospettiva. Ed è del tutto evidente che in caso di
quorum quello che subiamo ora è solo l’antipasto.
Se vogliamo essere efficaci, motivare i compagni, raccogliere le firme, organizzare le preferenze per i nostri candidati, se vogliamo prepararci agli inquietanti scenari futuri, dobbiamo cambiare la nostra politica ora: dentro la campagna elettorale. Il partito ha bisogno di identità, autostima, chiarezza. Chiedere ancora ai compagni di fare gli sherpa non è più politicamente e moralmente possibile».

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Un pensiero su “COGITO INTERRUPTUS. Rifondazione e la lista Tsipras di Ugo Boghetta”

  1. Fiorenzo Fraioli dice:

    Post pieno di errori di battitura. Mi sembra di capire, comunque, che Boghetta non esce dal PRC (extra ecclesiam nulla salus?) e si limita all'invito ad una campagna elettorale "sanguigna". Riposi in pace.

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