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IL NOSTRO 25 APRILE della Sezione di Salerno del MPL

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Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.
(Piero Calamandrei, componente dell’Assemblea Costituente, da un discorso tenuto a Milano nel 1955)


25 Aprile: ieri contro il nazifascismo, oggi contro l’Unione europea
1 maggio: in memoria della vittime della crisi, i difesa dei diritti e del lavoro
Sono trascorsi 69 anni dalla liberazione dell’Italia dalla feroce occupazione nazista e dal giogo del regime fascista. Contro ogni celebrazione ritualistica bisogna dire con forza che il Fascismo non è stata un’eccezione diabolica della Storia, ma un episodio della logica del dominio e che la logica del dominio viene prima e dopo di esso e che può pertanto perpetuarsi sotto altre forme e sotto altro nome. Ieri la barbarie che oscurò il volto del mondo fu riconosciuta come tale e fu sconfitta dalla coalizione antifascista e dalla Resistenza.

Proprio perchè facciamo nostro lo spirito di tanti Italiani che combatterono contro gli oppressori di allora, denunciamo l’oppressione di oggi. 
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Qual è questa oppressione? È l’Unione Europea nella quale siamo stati costretti ad entrare rinunciando alla sovra- nità economica, monetaria, politica e culturale. Per anni un martellamento ossessivo ha rappresentato l’ingresso in Europa come l’unico metro per misurare la nostra civiltà, e l’esclusione dall’Unione come pericolo di declassamento, di degrado e regressione. Dopo vent’anni dal Trattato di Maastricht chiunque può trarre le inevitabili conclusioni. Questi sono stati gli anni peggiori della nostra vita dal dopoguerra ad oggi. I popoli europei ed in particolare quello italiano stanno sperimentando sulla propria pelle dall’inizio della crisi del 2008 che l’Unione Europea, a dispetto di ogni ostinata illusione, è un’istituzione verticistica, tecnocratica, normativamente antidemocratica, tesa a promuovere l’integrale dominio dell’oligarchie finanziarie sulla società. A tali oligarchie interessa infatti essenzialmente trasformare lo spazio del continente in un “binario di scorrimento automatico della vita economica, al di là di ogni esigenza sociale e progettualità politica” (M. Bontempelli).

Strumento di tale spoliticizzazione sono lo smantellamento della statualità quale garanzia dello stato sociale e l’imposizione dell’euro: un marco tedesco travestito, che ha finito per trasformare gran parte dell’Europa in “colonia” al servizio degli interessi germanici. Le politiche di austerità imposte per ripianare il tanto decantato debito pubblico hanno determinato il collasso dell’economia nazionale e lo svuotamento della Costituzione repubblicana.

Sulla scorta di tali premesse l’UE non appare minimamente riformabile. La lotta per la sovranità nazionale è la condizione imprescindibile per evitare di far precipitare il Paese nel baratro di una crisi logorante e irreversibile. Per questo invitiamo coloro che sul nostro territorio soffrono in silenzio per questa crisi devastante, i disoccupati e i lavoratori tutti, le forze sociali democratiche, le organizzazioni sindacali di base, le associazioni e tutti coloro che si riconoscono nell’analisi e nei principi enunciati a mobilitarsi ed a raccogliersi per commemorare, assieme alle vittime del nazifasci- smo, quelle di oggi, le vittime della crisi, dando voce e contenuto all’indignazione sociale crescente. In questa prospettiva proponiamo che per l’autunno prossimo si svolga una giornata di mobilitazione, zona per zona, città per città, di una marcia popolare per la dignità.

Pertanto riteniamo fondamentali: 

1. Uscita unilaterale dall’eurozona. 
2. Disdetta dei trattati fondanti dell’UE (Maastricht, Mes, Fiscal Compact) 
3. Sganciamento della Banca d’Italia dalla BCE ed emissione di una nuova
moneta nazionale. 
4. Controllo statale sul sistema bancario e sui grandi movimenti di capitale. 
5. Ripudio del Debito Pubblico. 
6. Nuova politica economica attraverso un piano organico per il lavoro volto al
riassorbimento integrale della disoccupazione, per la tutela del territorio, dei beni artistici ed ambientali, della salute, della scuola e della ricerca.
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