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L’ULTIMO “TANKO” A VENEZIA (la contro-pagliacciata di Stato) di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*

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3 aprile.  


24 arresti, 33 perquisizioni in diverse regioni, tra cui Veneto e Lombardia. Questo il bottino dell’operazione repressiva orchestrata dai Ros e dalla Procura di Brescia.

Gli arrrestati sono stati colpiti in base al famigerato Art. 270 bis, ovvero:

«Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni. Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione e un organismo internazionale. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego».

Chi abbia avuto modo di entrare nella notizia, di ascoltare gli inquisitori, di leggere gli stralci delle intercettazioni, di osservare la “pistola fumante”, la ruspa camuffata da “tanko”, sarà rimasto stupito dalla sproporzione tra l’azione simbolica che gli arrestati stavano effettivamente progettando e le gravissime accuse.

Siamo in presenza dell’ennesima vergognosa montatura giudiziaria, patetica però, non meno dei progetti degli arrestati, che non ci sentiamo tuttavia di coprire di ridicolo, come stanno facendo certi giornalisti prezzolati. 


Siamo sideralmente distanti dall’idea di fare del nostro Paese uno spezzatino di piccole patrie, ma stesse sono le ferite che noi portiamo sul nostro corpo, quelle causate da un regime ingiusto e predatorio. Diverso è il nostro sogno da quello loro, stesso è però l’incubo che ci opprime.

Tra gli arrestati diversi attivisti di quello che fu il Movimento 9 dicembre, tra cui Lucio

Tanto coraggio per una causa sbagliata

Chiavegato e Patrizia Badii. Alla combattiva Patrizia hanno distrutto la famiglia, arrestato anche il marito e denunciato la figlia maggiore, con le due minori che rischiano ora di essere affidate ai servizi sociali.

Gli inquirenti hanno sottolineato, furbescamente, che il loro attacco non riguarda il Movimento 9 dicembre.
Dobbiamo credergli? Più no che sì.

Diciamo che si è voluto prendere due piccioni con una fava. 

Sì, certo, lo Stato non tollera certe velleità indipendentiste: chi si fa certe idee se ne stia calmo e non provi ad alzare la testa. Intanto però, seppure a scoppio ritardato, è stato portato un colpo a chi ha organizzato la protesta iniziata il 9 dicembre, e che in Veneto ebbe uno dei suoi punti di forza. Il criterio di chi è preposto a difendere l’ordine costituito è noto: colpiscine uno per educarne cento. Lo Stato parla a nuora perché suocera intenda, spaventa i cittadini, li minaccia, li terrorizza affinché restino sudditi e accettino lo stato di cose senza ribellarsi.

Una strategia che in effetti sin qui ha sempre portato frutti ai dominanti. Ma ha funzionato per l’efficacia del mix repressione, corruzione economica, e narcotico mediatico. Ora che il sistema è al collasso, che la miseria cresce, mentre non ha più risorse a cui attingere per corrompere, sempre meno potrà contare sull’efficacia dei suoi sonniferi.

Il 9 dicembre è stata solo una spallata al regime. La prossima sarà più potente, e non potrà essere fermata da magistrati e sbirri zelanti in cerca di notorietà. Avrà per questo bisogno di un’organizzazione più capillare e meno improvvisata, di una direzione adeguata, di una visione politica chiara, di un piano d’azione non velleitario.

Basta con le montature giudiziarie!
Liberate i detenuti!


* Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri sono stati i due portavoce del Comitato 9 Dicembre di Perugia
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5 pensieri su “L’ULTIMO “TANKO” A VENEZIA (la contro-pagliacciata di Stato) di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*”

  1. Anonimo dice:

    Sono d'accordo solo in parte. Più che un colpo ritardato all'ex movimento dei Forconi, mi sembra un avviso tempestivo alla Lega di Salvini, che infatti è andato su tutte le furie perchè ha capito che il messaggio è rivolto soprattutto a lui. E perchè si sceglie di colpire la Lega proprio ora? Cosa fa davvero paura? Blaterando di indipendenza, secessione e cacciata di immigrati si erano ridotti al 3%. Da Settembre però hanno ripreso a crescere nei sondaggi, cioè da quando Salvini ha preso nettamente posizione contro l'euro. Io credo che sia proprio questo il messaggio mafioso che lo stato manda: il potere non lo lasciamo ed ecco come tratteremo coloro i quali mettono in discussione il dogma eurista.Vittorio

  2. Redazione SollevAzione dice:

    Alla Lega di Salvini?Ma degli arrestati nessuno è della Lega Nord, anzi! Si tratta in buona parte di leghisti della prima ora, avversari della Lega, che hanno abbandonato anni addietro sostenendo che "ha tradito la causa e il popolo".Che Salvini abbia impugnato la difesa degli arrestati si spiega anche perché teme altri smottamenti della sua base.

  3. Anonimo dice:

    Sono sostanzialmente d'accordo con quanto scritto. Penso che l'articolo 270 bis sia un orrore storico e civile e vada abolito. Non capisco però perché, mentre siete stati solidali con i serenissimi, non lo siete stati coi 4 No Tav (eccetto il processo a Grillo) accusati dello stesso articolo e tutt'ora in carcere, ne con i 10 anarchici arresti nel giugno dello scorso anno, sempre accusati dello stesso articolo penale. Nei coi compagni che hanno azzoppato Adinolfi e che sono stati condannati a 10 anni sempre con la legge discendente dal codice Rocco.Mi sembra che state scivolando sempre più a destra: le ruspe blindate sono floklore la gambizzazione un atto da condannare.Da quando avete votato Grillo state progressivamente degenerando

  4. Redazione SollevAzione dice:

    In verità rendemmo subito nota la solidarietà coi militanti noTav arrestati il 9 dicembree 2013:vedi:Solidarietà coi non tav arrestati.Erano i giorni convulsi delle proteste del 9 dicembre e questo articolo venne presto seguito da altri e restò per poche ore come articolo di testa.Alberto Perino e i portavoce del movimento della Val Susa sanno bene quanto siamo loro vicini.Non abbiamo in effetti scritto nulla contro gli arresti degli anarchici segnalatici dal peloso lettore. La redazione segue un ordine di priorità quando decide di pubblicare articoli. Non siamo "soccorso rosso" … e poi un conto è condannare la repressione dello Stato un altro è esprimere solidarietà, che è un gesto politico prima ancora che morale.Moralmente possiamo esprimere vicinanza a chi viene privato della sua libertà, politicamente non abbiamo nulla a che vedere con chi si monta la testa e compie azioni ultraminoritarie perché… in base al folle principio che non cerca il consenso degli oppressi bensì, coattescamente… la loro "complicità".

  5. Anonimo dice:

    Mah! Forse si potrebbe anche ammettere che ogni "suonatore" fa musica a modo suo purché , come avviene nelle "orchestre" delle culture primitive, ci sia qualcosa che, pur essendo né programmato né scritto in uno spartito, si "accordi" misteriosamente perché dettato da una medesima emozione. Nel nostro caso l'"emozione" è il senso di "ribellione" ad un sistema oppressivo, ingiusto, mentitore, classista e prevaricatore.La "sinfonia" che ne esce è accordata sulla "repulsione verso il sistema" e il senso del discorso è permeato di rancore e di ansia di giustizia.

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