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NON LASCIAMO SOLA PATRIZIA BADII! di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*

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20 aprile. Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Marcia della Dignità.
«Patrizia Badii [nella foto] è in carcere da 18 giorni. E’ l’unica ad essere ancora in isolamento. Neanche durante l’ora d’aria può parlare con qualcuno. Patrizia sta male, da sempre soffre di vertigini, e per avere le sue medicine ha dovuto aspettare 48 ore. Volevano negarle anche una semplice pillola per il mal di testa.  A Patrizia è stato negato un cambio per togliersi i panni che portava addosso da 8 giorni. Nessuno può farle visita».

«Lo scorso due aprile un blitz dei Ros, su ordine della Procura della Repubblica di Brescia, ha colpito un presunto gruppo separatista  – denominato L’Alleanza – accusato di aver messo in atto “varie iniziative, anche violente”, per ottenere l’indipendenza del Veneto.

Nelle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Brescia, erano contestati gli inauditi reati di associazione con finalità di terrorismo (270 bis c.p.), eversione dell’ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra. 
22 persone erano finite in carcere, 2 ai domiciliari. Nel totale gli indagati erano stati 51 e 33 le perquisizioni che avevano interessato il Veneto.


Denunciammo subito quella che difinimmo una montatura giudiziaria, chi infatti, abbia avuto modo di ascoltare gli inquisitori, di leggere gli stralci delle intercettazioni, sarà rimasto stupito, come noi, dalla sproporzione tra l’azione simbolica che gli arrestati stavano effettivamente progettando e le gravissime accuse.


Quasi 20 giorni dopo gli arresti, tutto il corollario accusatorio si sta sciogliendo come neve al sole: niente terrorismo, niente associazione sovversiva! L’inchiesta di Brescia è andata in pezzi:il tribunale del Riesame ha accolto tutte le richieste di scarcerazione nei confronti degli arrestati perchè non sussistono i gravi indizi per tenerli in prigione! 

Sono stati liberati, non tutti assieme, non si poteva rischiare una mastodontica ammissione di colpa con altrettante scuse da parte di uno Stato, tanto “rispettoso” delle procedure dello stato di diritto.
Ad oggi però, ancora 11 persone si trovano dietro le sbarre, fra queste c’è l’amica Patrizia Badii, che sebbene avesse militato fra le fila degli indipendentisti veneti,  in realtà è venuta alla ribalta come leader nazionale del Movimento 9 Dicembre, assieme a Lucio Chiavegato, dal quale, però, aveva preso le distanze, non apprezzandone più il modo di condurre il Movimento.
Chiavegato d’altronde, dopo i giorni di fuoco, si era ritirato facendo vita a sè, con i suoi sodali più stretti, e lasciando il Movimento ad altri.  

Con le sue interviste ad Agorà e Quinta Colonna, e tanti altri media, la sua instancabile attività al presidio di  Soave, dove praticamente viveva, Patrizia  ha tenuto alti i toni della rivolta non solo contro l’imposizione fiscale dello Stato, ma soprattutto contro la sudditanza italiana nei confronti dell’Europa e dell’euro e del far-west della globalizzazione.
L’abbiamo conosciuta all’Assemblea dei Presidi del Movimento 9 Dicembre, di cui noi di Perugia fummo i promotori. 


Questa donna forte e combattiva stava facendo di tutto per evitare che il Movimento refluisse. Parlava con orgoglio del presidio di Soave, che stava raccogliendo attorno a sè tante persone, stanche, deluse, che volevano alzare la testa. 
Già, perchè in Veneto, come in tutto il resto del Paese, c’è malessere vero. 


Abbiamo scritto altrove che il Movimento 9 Dicembre è stato un movimento spontaneo, composito, disorganizzato, espressione di un vero e proprio poliverso sociale: non solo piccoli e medi imprenditori, ridotti sul lastrico, ma anche partite IVA, artigiani, commercianti, camionisti, disoccupati e giovani precari. Insomma tutte quelle fasce non garantite del popolo lavoratore, che non usufruirà nemmeno della manciata di euro  furbescamente promessa da Renzi.
Si sa, la repressione dello Stato è forte e colpisce a tradimento: colpirne uno, per educarne cento! 
Nessuno ci toglie dalla testa che la questione del “terrorismo indipendentista” fosse un classico specchietto per le allodole. 
Noi, infatti, scrivemmo subito che non credevamo agli inquirenti, che avevano affermato che l’attacco non riguardava il Movimento 9 Dicembre.

Perchè dunque, ci si sta accanendo in modo spietato e senza scrupoli contro Patrizia?

Patrizia Badii è in carcere da 18 giorni.
E’ l’unica ad essere ancora in isolamento. Neanche durante l’ora d’aria può parlare con qualcuno. 
Patrizia sta male, da sempre soffre di vertigini, e per avere le sue medicine ha dovuto aspettare 48 ore. Volevano negarle anche una semplice pillola per il mal di testa. 
A Patrizia è stato negato un cambio per togliersi i panni che portava addosso da 8 giorni.
Nessuno può farle visita.
Anche suo marito, Luca Vangelista, è stato incarcerato dalla stessa operazione repressiva, mentre la figlia maggiore cui i telefoni sono stati sequestrati, non può parlare con nessuno, e deve badare alla sorellina minore e alla figlia. 
Mangiano grazie all’aiuto dei militanti del presidio di Soave, che si sono sobbarcati le spese delle bollette, per garantire un minimo di decenza a questa famiglia.
Patrizia è dimagrita, è sofferente e noi condanniamo senza appello un’inchiesta indecente e una detenzione basate sul nulla, in flagrante violazione delle più elementari norme dello stato di diritto.


Se Patrizia non verà liberata martedì, quando ci sarà il riesame, saremo pronti a manifestare sotto il tribunale, sotto il carcere, dovunque.

 
Non la lasceremo sola, come non lasceremo sole tutte le vittime del tallone di ferro di uno Stato vendicativo governato da politicanti  venduti al sistema plutocratico.
Vi lasciamo con questo video, girato alla vigilia del 9 Dicembre, in cui, guarda caso, Patrizia non cita i Veneti, ma il popolo italiano tutto. 

Patrizia libera! Liberi tutti!»


Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri, esponenti della Marcia della Dignità, sono stati i portavoce del Cordinamento 9 dicembre di Perugia
** Fonte: Marcia della Dignità

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4 pensieri su “NON LASCIAMO SOLA PATRIZIA BADII! di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*”

  1. Anonimo dice:

    Mi sembra che il caso potrebbe definirsi un episodio di "terrorismo repressivo". Nel Medioevo quando vigeva la pena di morte, il malcapitato che doveva subire il supplizio veniva condotto sulla pubblica piazza dopo che i banditori avevano avvisato il popolo di quanto doveva succedere sia a titolo informativo sia a scopi ammonitivi e la gente doveva radunarsi obbligatoriamente sul luogo dell'esecuzione per assistere, da testimone, alla pena che sarebbe stata inflitta. Si riteneva che l'assistere allo "spettacolo" avrebbe indotto salutari effetti "pedagogici" sulla folla che in tal modo sarebbe stata "educata" ad un sempre maggior rispetto delle leggi, delle magistrature e di chi esercitava il potere. Più severo ed efferato era il "trattamento" più forte sarebbe risultato il "sacro terrore" nei confronti dell'autorità.In ogni modo credo sia da esprimersi un senso di viva solidarietà umana per le sofferenze che la signora Badii deve subire.

  2. chiunque scriva ciò che vuole dice:

    Una giustizia debole coi forti (vedi la ridicola punizione del Grande Evasore) non può che essere poi forte coi deboli. Qui però si sta passando la misura, sará perché nel frattempo sono diventato cittadino tedesco, ma la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo questo caso è l'infame metodo della Gestapo. Se pensiamo al caso "Pussy Riot" ed ai fiumi d'inchiostro versati dalla stampa di regime in tutti gli Stati europei per condannare la giustizia russa che nemmeno lontanamente ha trattato le imputate in modo tanto incivile e terroristico come lo sta facendo la "giustizia" italiana con la povera Patrizia Badii, ci rendiamo conto di quanto l'ipocrisia ed il falso giudizio "con due pesi e due misure", ed un "fascismo di fatto", cammuffato da "Stato di diritto" abbia già permeato le istituzioni. Il regime poliziesco è in piena espansione in molti Stati d'Europa, l'Italia in questa poco nobile gara è all'avanguardia, basti pensare al trattamento riservato alle popolazioni della Val Susa. Nessuno si deve illudere solo perché non ancora toccato dalla repressione: senza una forte reazione popolare si finirà come nel Cile di Pinochet o nell'Argentina dei generali.

  3. Anonimo dice:

    Solidarietà ad una persona, la Badii, che in un video su youtube prima del "famigerato" 9 Dicembre farneticava sull'Italia che usa le proprie forze militari per accogliere migranti anziché per difendersi, in barba tanto per dire al ruolo imperialista dell'Italia nello scacchiere NATO? Il tutto in un contesto dove un intervenuto gli raccontava di un presunto paese del sud Italia che sarebbe stato "regalato" agli extracomunitari (che poi è una delle solite bufale che circolano su Facebook). Io prima di dare solidarietà ad una come la Badii ci penserei bene. p.s. il video di cui sto parlando è questo, dal minuto 7:30: http://www.youtube.com/watch?v=UYvThYWZwqE

  4. Redazione SollevAzione dice:

    Caro Anonimo delle ore 03:36un lavoro, il tuo, che sembra da barba finta.Sei andato a pescare uno dei centinaia di video che circolano sul movimento 9 dicembre. E cosa hai scoperto? Che la Badii avrebbe affermato che "L'Italia è uno Stato che usa l'esercito per farsi autoinvadere".Ciò nel contesto di una riunione preparatoria in quel di Milano dei presidi. Nel contesto in cui un'altro attivista risponde al demente che occorre "evitare di cascare nella trappola della guerra tra poveri".Nel Movimento 9 dicembre c'era di tutto, è venuta a galla, come avemmo modi di scrivere, tutta la merda ideologica che ha prevalso per decenni. Non è che pensi di stare in un movimento popolare spontaneo e pensi di non avare tra i piedi soggetti xenofobi? Perché se lo pensi sei uno stolto.Un movimento si giudica anzitutto dalla sua piattaforma, dalle sue istanze. Valla a rileggere.Per quanto riguarda la Badii, vero, la sua battuta è sciocca prima ancora di essere razzista.Ma non è per questo che l'hanno incarcerata e chiusa in isolamento caro mio!Lo Stato l'ha colpita perché ha osato ribellarsi.E per questo i rivoluzionari, pur senza condividere tutte le sue opinioni, debbono difenderla dalla repressione.

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