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LA SINISTRA SPAGNOLA E IL TABÚ DELL’EURO

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14 maggio. RESOCONTO DEL CONVEGNO DEL FRENTE CIVICO.

A Valencia dal 9 al 11 maggio, si è svolto il convegno “Uscire dall’euro, recuperare la sovranità”, promosso FRENTE CIVICO-Somos Mayoria.
Il FRENTE CIVICO ha appena compiuto un anno di vita, nacque infatti nel maggio del 2013, sull’onda del manifesto Uscire dall’euro, di cui noi demmo notizia, tanto più perché il suo primo firmatario era Julio Anguita (nella foto), storico leader del Partito comunista e quindi di Izquierda Unida.

Il FRENTE raggruppa, oltre alla minoranza di sinistra del partito comunista spagnolo, diversi gruppi politici e associazioni, sia interni che esterni alla coalizione Izquierda Unida. Ha una notevole ramificazione nello stato spagnolo, dall’Andalusia alla Paesi baschi, dalla Catalogna alla Galizia. Degno di nota che l’adesione al FRENTE avviene esclusivamente a titolo individuale. Pur annoverando tra le sue fila tra i migliori cervelli della sinistra ispanica, il FRENTE non si considera, almeno fino ad oggi, come l’embrione di un nuovo soggetto politico, quanto, piuttosto, come uno strumento per far avanzare, sia nei partiti che nei movimento sociali, una posizione anti-euro.
Battaglia nient’affatto in discesa.

Avendo partecipato al Convegno —come delegati del Coordinamento nazionale della sinistra contro l’euro— quindi discusso a lungo, non solo con gli oratori ma con diversi dei partecipanti, è emerso un dato che ci ha francamente sorpreso. Malgrado anche in Spagna impazzi la campagna elettorale delle europee, l’euro non è, contrariamente agli altri paesi, oggetto di dibattito pubblico. E’ anzi un tabù, così che la proposta di uscita dall’euro, non trova posto né nelle televisioni, né nella carta stampata. Ciò si riverbera nella campagna elettorale, dove non c’è nessuna forza politica consistente, né di sinistra né di destra, che proponga l’uscita della Spagna dalla gabbia dell’euro. Delle trenta e passa liste elettorali che gareggiano per ottenere seggi al Parlamento europeo (in Spagna sono sufficienti 15mila firme per presentare una lista) solo un paio di piccoli gruppi di estrema sinistra sono anti-euro. E Izquierda Unida? Data a circa il 10% dei voti, è sulla linea degli tsiprioti: condanna dei Trattati come liberisti, ma richiesta esplicita di “più Europa”, con tanto di scongiuri verso ritorni alla sovranità nazionale e uscite dall’eurozona. Alla domanda: ma c’è qualche candidato del FRENTE o no-euro nelle liste di Izquierda Unida? la risposta è stata un secco no.

Pedro Montes (a sinistra) e Alberto Montero


Un dato, che ci ha stupito anche questo, visto che il FRENTE CIVICO, oltre ad una discreta presenza nei movimenti sociali (compresa la Marcha por la dignidad svoltasi il 22 marzo scorso) annovera tra le sue file compagni e intellettuali di grande prestigio.

Alcuni di questi compagni e intellettuali erano tra gli oratori del convegno di Valencia. Stiamo parlando di economisti come Pedro Montes e Alberto Montero, che hanno svolto prolusioni lucidissime sul come la moneta unica è stato il principale arnese del quale le classi dominanti spagnole si sono servite per scardinare conquiste sociali e diritti, e sul perché il ritorno alla sovranità monetaria è una necessità inderogabile e un elemento imprescindibile della battaglia democratica e rivoluzionaria.
Di straordinario interesse le prolusioni di Joann Tafalla e Ramon Franquesa, che si sono soffermati sugli aspetti geopolitici del progetto di integrazione europea, qualificato come imperialistico, anche alla luce della crisi russo-ucraina. Franquesa in particolare ha sottolineato come l’Unione europea ha impattato pesantemente sulla Spagna, approfondendo gli attriti tra le diverse nazionalità iberiche. Il caso più evidente è l’avanzata del movimento nazionalista catalano, che rivendica apertamente la secessione da Madrid nella prospettiva di una più profonda incorporazione nell’Unione europea.

Di grande spessore gli interventi di Enric Llops e Manuel Monereo, che hanno presentato il loro libro Per l’europa, contro l’euro. In particolare ci ha colpito la prolusione di Monoreo, che ha portato un attacco a tutto campo all’Unione europea e alla moneta unica, non solo alla luce del carattere sistemico della crisi attuale, ma dentro sguardo ampio alla storia mondiale contemporanea. Monereo ha quindi denunciato il patto tra le principali borghesie ispaniche (castillana, basca, catalana, andalusa), le quali hanno deliberatamente ceduto sovranità all’euro-germania per istituire un regime di colpo di stato permanente e piegare il proletariato. Ha sottolineato, citando Gramsci, che la classe operaia o diventa “classe nazionale” o resta solo una “classe in sé”, e per diventarlo deve farsi campione dello sganciamento della Spagna dall’Unione e dalla globalizzazione. Monereo ha quindi concluso polemizzando con certa sinistra globalista che si rifiuta di comprendere le ragioni per cui proprio il popolo lavoratore, venute meno le sue organizzazioni difensive, abbia oggi più che mai bisogno dello Stato, di uno Stato che protegga dalle scorribande liberiste.


Dopo una sessione i cui protagonisti sono stati alcuni militanti dei movimenti sociali (anzitutto quelli per il diritto alla casa e contro gli espropri bancari) in video-collegamento da Madrid, ha portato i suoi saluti Julio Anguita, un uomo che ha avuto il coraggio di rompere con una tradizione, spesso opportunistica, della sinistra spagnola.

Avendo registrato una sostanziale sintonia tra le idee e le posizioni del FRENTE e quelle nostre, abbiamo quindi invitato i compagni a partecipare al Forum europeo Oltre l’euro. L’alternativa c’è che si svolgerà ad Assisi dal 20 al 24 agosto prossimi.


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6 pensieri su “LA SINISTRA SPAGNOLA E IL TABÚ DELL’EURO”

  1. Anonimo dice:

    Intanto i miei più vivi complimenti per la splendida iniziativa.Sono stato a Siviglia una settimana proprio adesso e vi assicuro che alla gente dell'euro non gliene frega assolutamente niente, anzi per lo più sperano che regga bene e a lungo.La Spagna però è cosí e in particolare l'Andalusia (dove si trova Siviglia); vivono pensando di essere in un mondo a parte. D"altra parte hanno cominciato culturalmente a rendersi conto che si trovavano in mezzo a un continente chiamato Europa solo nell'800 ed esiste una vastissima letteratura sulla questione se la Spagna abbia vissuto davvero isolata per secoli o se in realtà si può dire che qualche contatto e relazione ci sia stata.Comunque la strada giusta è quella dell'internazionalizzazione della lotta.

  2. Anonimo dice:

    E' da augurarsi che le Sinistre si ricordino dovunque di essere tali così da meritare la qualifica nominale con cui dovrebbero differenziarsi dalle altre forze in campo.Purtroppo ormai il termine è talmente abusato e gli intrallazzi, i compromessi, gli errori, i tradimenti e la confusione negli anni dall'88 in qua sono stati tali e tanti che le "cosiddette Sinistre" non sanno praticamente più cosa dovrebbero essere e come dovrebbero comportarsi.

  3. Anonimo dice:

    Sono analisi interessanti e lodevoli.Ma non capisco una cosa: in base a queste visioni, Italia, Spagna, Grecia sarebbero ormai ridotti allo status di sottocolonie, non paesi subimperialisti?

  4. Anonimo dice:

    Andando completamente fuori argomento (e me ne scuso con la redazione), segnalo questo articolo di InfoAut sulla repressione che ha colpito alcuni compagni e proletari di Torino che hanno partecipato al 9 dicembre…Avete espresso solidarietà a Patrizia Badii, spero farete altrettanto con questi compagni: http://www.infoaut.org/index.php/blog/metropoli/item/11710-il-#9d-troppe-poltrone-hanno-tremato-arrivano-gli-arresti

  5. Redazione SollevAzione dice:

    domani il pezzo sui compagni arrestati a Torino.MARCIA DELLA DIGNITA' l'ha già segnalato esprimendo piena solidarietàhttp://marciadelladignita.blogspot.it/2014/05/ancora-arresti-per-il-9-dicembre.html

  6. Anonimo dice:

    Sui fini e i mezzi della lotta politica ma partendo dalla giusta analisi di cause ed effetti: la redazione ha segnalato in un commento ad un post precedente l'uso retorico-speculativo che si può fare, nel confondere causa ed effetto, tra neoliberismo e globalismo, ammesso che quest'ultimo, magnificando il fine di uno standard di consumo al quale tutti hanno diritto, sia migliore dei mezzi…personalmente ritengo che i mezzi prefigurino i fini, ma è pur vero che tappe intermedie come l'attuale, ancora lontani dalla presa di coscienza collettiva dell'autodeterminazione dei popoli, siano cruciali per dare una risposta adeguata – http://sovranidade.org/?p=4424 – all'attacco che il sistema neoliberista sta portando al tessuto sociale e ambientale del pianeta.fatto tesoro della lezzzioncina sull'euro data dall'egonomista ingrato (che ha spiegato molte cose utili di cui almeno una indispensabile: raggiunto il suo scopo -lira- sarebbe tornato alla musica galante, e forse pure alla frottola) ho imparato che se keynes avesse prevalso su white l'fmi sarebbe diventato per gli stati nazionali meno banca e più fondo cooperativo (infatti trovo contraddittorio "evitare svalutazioni competitive" e poi sostenere i paesi in via di sviluppo come all'art. 1 dello statuto http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Monetario_Internazionale).quello che non ho appreso da quella fonte egonomica, ma che forse avrebbe dovuto dire un suo collega che al sec italiano ci ha lavorato (http://www.european-solidarity.eu/signatories.php), è che l'italia è una spa, volgarmente, una spa…un mezzo e non un fine, e da molto prima dell'euro. Che l'italia è una spa non lo ho sentito dire nemmeno da emiliano b., a dire il vero, e questo potrebbe spiegare la sua riserva sull'euro…o la mia ignoranza, disattenzione, negligenza…dovendo integrare in un quadro cognitivamente già fragilissimo queste nuove informazione torno a chiedermi: e se l'euro fosse il modo che l'europa (gli epigoni di spinelli stanchi di essere tenuti per le palle dalla minaccia geopolitika dei gladiatori-mafiosi) si era dato per affrancarsi da fmi e sec? E per la prima volta mi chiedo: è pensabile una scelta autarchica senza strappare, oltre ai trattati europei, anche quelli del 34 e del 45?francesco

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