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M5S: IN GINOCCHIO DA RENZI di Leonardo Mazzei

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8 luglio. 

Sulla legge elettorale, M5S allo sbando. Quale sarà il marchio della nuova legge-truffa? Renzi-Grillo, Renzi-Berlusconi, o…?

In ginocchio da Renzi. Gli hanno fatto 10 domande e loro gli hanno detto 10 SI’. Certo, lo hanno fatto ribadendo diverse obiezioni. Ma lo hanno fatto, mettendolo perfino per scritto. Sulla sostanza della proposta di legge del M5S – un finto proporzionale alla “spagnola”, di fatto un maggioritario antidemocratico – abbiamo già argomentato in un altro articolo. Ora, con i 10 SI’ di ieri, la sbandata di M5S si è fatta ancora più grave.

Nelle dieci risposte al Pd, i primi due SI’ sono quelli decisivi. Con il primo si accetta il doppio turno, in base alla premessa renziana che “un vincitore ci vuole sempre”. Con il secondo si accetta addirittura il premio di maggioranza, purché preventivamente vagliato dalla Corte Costituzionale. Ipotesi sulla quale anche Renzi sembrerebbe d’accordo.

Il principio secondo cui “un vincitore ci vuole sempre” era proprio quello alla base del Porcellum, realizzato in quel caso attraverso un premio di maggioranza senza soglia minima. Il doppio turno garantisce quello stesso risultato, senza bisogno di un premio di maggioranza esplicito, dato che il premio – lo scarto cioè, potenzialmente anche altissimo, tra la percentuale dei voti e quella dei seggi – è garantito implicitamente dal meccanismo stesso.

A Renzi il doppio turno basta ed avanza. Ma siccome al tavolo della trattativa è sempre meglio non farsi mancare niente, ecco che il PD ha pensato bene di farsi dire di SI’ anche al premio di maggioranza del 15%. Ed il SI’ pentastellato è arrivato. Ora, se le cose hanno un senso, si tratta nella sostanza di un SI’ ai principi che hanno ispirato l’Italicum, ed in particolare al primo dogma assoluto da cui tutto discende, quello della “governabilità”.

Avevamo già segnalato come questo dell’accettazione del principio della “governabilità” fosse il vero punto di svolta nell’orientamento del M5S. Tuttavia, nella proposta di legge pentastellata si affermava di voler miscelare questo principio con quello della rappresentatività. Per cui si ammetteva l’esistenza di un premio di maggioranza implicito, purché non fosse automatico. Ora anche l’automaticità del premio truffaldino viene invece accettata.

Eravamo stati facili profeti nel dire cosa avrebbe prodotto quel mix improbabile ed assurdo. Così scrivevamo infatti 20 giorni fa:
«Se accettare il principio della “governabilità” è grave, pensare di poterlo facilmente miscelare con quello della rappresentanza è assurdo. Non è che con l’applicazione del principio di rappresentanza non si abbiano più governi, come la storia italiana (e non solo) dimostra in abbondanza. E’ che con il principio della “governabilità”, quello della rappresentanza viene sempre ferito a morte».

Del resto, non era difficile prevedere che una volta accettato il dogma della “governabilità”, questo avrebbe divorato quello della rappresentanza. In fondo è esattamente quanto avvenuto in Italia (prima con il Mattarellum e poi con il Porcellum) a partire dal nefasto referendum del 1993.

Il fatto è che ora, a dispetto della stessa sentenza della Corte Costituzionale del dicembre scorso che ha abolito il premio di maggioranza, si vuole andare ben oltre quelle leggi truffaldine dell’ultimo ventennio. Questo l’abbiamo sempre saputo. E l’Italicum ne era la prova più evidente. La novità sta nella svolta del M5S, nel suo aggregarsi al carro maggioritarista.

Per favore non parliamo di “tattica”

Adesso non ci si venga a dire che si tratta di una semplice mossa tattica per portare allo scoperto Renzi, dimostrando cioè l’esistenza di un patto segreto tra il primo ministro e il più noto truffatore fiscale del Paese. Schierarsi per il premio di maggioranza, dopo averlo sempre avversato, non ha giustificazione alcuna. Si possono avere tattiche spregiudicate, ma esse non devono mai mettere in discussione i principi fondamentali. Ed in questo caso si tratta di principi democratici e costituzionali non negoziabili.

Comunque, ammesso e non concesso che di sola tattica si tratti, siamo davvero convinti che una simile mossa possa dare dei risultati? Certo, trattandosi di dilettanti allo sbaraglio, non escludo affatto che qualche parlamentare M5S essendosi convinto di essere un fine stratega, sia già davanti allo specchio con in testa il cappello di Napoleone.

In questo caso, vedrete, che se lo dovrà togliere piuttosto alla svelta. Per una forza politica che ha fatto della democrazia la sua stella polare, dire di SI’ ad una legge antidemocratica significa negare la propria ragion d’essere, con tutte le conseguenze del caso.

Ma è poi così difficile capire come questa mossa abbia innanzitutto l’effetto di rafforzare Renzi? La politica andreottiana dei “due forni” rivive oggi in questa vicenda. E l’odierno Andreotti è proprio il segretario del PD, che ha così ottenuto due buoni risultati. In primo luogo può scegliere a quale forno acquistare il pane che gli interessa. In secondo luogo, cosa ancora più importante, vede azzerarsi l’opposizione ai principi base della sua controriforma elettorale. Vi pare poco?

Quel che bisogna capire è che qui non è in gioco il rapporto Renzi-Berlusconi, qui è in gioco un aspetto decisivo della democrazia.

E allora: se la legge truffa la fanno Renzi e Berlusconi è uno scandalo, se invece Renzi decidesse di farla con M5S ciò che è pessimo diventerebbe in un attimo buono se non addirittura ottimo?

Scusate, ma con questa logica, gli antifascisti nel 1922 avrebbero dovuto proporre a Mussolini una marcia su Roma unitaria. In fondo sarebbe stato un modo per portarlo allo scoperto, per verificarne le intenzioni politiche nonché le qualità democratiche dell’uomo…

La terza ipotesi

Se dalla svolta pentastellata sarà certamente Renzi a guadagnare, resta ancora da capire come finirà la partita della legge elettorale.

In tutta evidenza ci sono due ipotesi: o il premier si tiene stretto il “Patto del Nazareno” con Berlusconi, oppure lo fa saltare per accordarsi con M5S che è pur sempre il secondo partito italiano. Chi scrive ritiene però che di ipotesi potrebbe essercene alla fine una terza. Quella più pericolosa di tutte.

Nella prima ipotesi il patto PD-Forza Italia regge, Renzi risponde in qualche modo picche al M5S, i pentastellati denunciano il patto segreto con Berlusconi (in realtà un vero e proprio segreto di Pulcinella). L’Italicum viene qua e là rivisto. Le soglie di sbarramento vengono modificate per non incorrere nella bocciatura della Consulta. Il premio di maggioranza viene innalzato se non addirittura eliminato, dato che oggi sarebbe irraggiungibile per la destra, mentre a Renzi è sufficiente il doppio turno. Sulle preferenze verrebbe probabilmente adottato il “lodo Boschi”, che le reintroduce ma facendo salvi i capilista.

Nella seconda ipotesi la trattativa PD-M5S diventa una cosa seria, mentre Forza Italia, già profondamente divisa al proprio interno, ne approfitta per riguadagnare una più conveniente opposizione. Viene tolto un premio di maggioranza reso inutile dal doppio turno, vengono introdotte le preferenze, anche se non nella stravagante versione della legge grillina. La disproporzionalità (vero “valore” di ogni cultore della “governabilità”) verrebbe garantita o dalle soglie di sbarramento, o più probabilmente dal modello spagnolo proposto da M5S che ha il “vantaggio” di occultare gli sbarramenti trasformandoli da espliciti ad impliciti.

Arriveremmo in questo caso ad uno dei tre modelli proposti da Renzi all’inizio di gennaio: lo spagnolo peggiorato ulteriormente in senso maggioritario.

Ma esistono solo queste due ipotesi, o non ce n’è forse una terza?
Renzi è un uomo pratico, che bada alla sostanza. Ed è anche un gran furbacchione. Dunque, c’è senza dubbio una terza possibilità. Perché fare un matrimonio con il solo Berlusconi o con il solo Grillo, quando forse è possibile una grande ammucchiata con lui al centro ad incassare il risultato e a dominare la scena?

Scusate, ma se esiste un patto segreto Renzi-Berlusconi, è evidente che il buffone d’Arcore ha già mollato sulla legge elettorale per salvare i suoi particolari e nient’affatto misteriosi interessi personali. Dunque, sulla legge elettorale, ed ancor più alla luce dell’esito delle europee, egli ha già mollato il grosso. Ed altro è disposto a mollare in cambio di quel che gli interessa. Ma siccome quel che gli interessa non sarà oggetto delle discussioni al tavolo delle “riforme” dov’è il problema ad allargare a M5S?

Anzi, in quel modo il patto a due resterebbe un po’ più nascosto, messo in ombra dal patto a tre sulla legge elettorale. Certo, a quel punto il problema sarebbe tutto di M5S, che avrebbe qualche difficoltà ad interfacciarsi con il noto condannato. Ma chi l’ha detto che al tavolo sarebbe lui a presentarsi? In fondo in quel caso i tavoli diventerebbero due: uno pubblico, l’altro segreto. Ed a Berlusconi interesserebbe esclusivamente il secondo.

A quel punto M5S starebbe ancora al gioco? Oppure una legge giudicata come fattibile con Renzi, diventerebbe improvvisamente indigeribile per il sostegno dei farzaitalioti?

Adesso non lo possiamo sapere, anche perché (e per fortuna) il movimento non è monolitico. Ma se si rinuncia al principio democratico della rappresentanza, non è che sarebbe poi una gran cosa fare dietrofront solo per non votare insieme agli uomini del Berluska. In fondo, se si accetta il dogma della “governabilità”, cosa c’è di meglio che votarlo assieme a tutte le forze che ne fanno una bandiera?

La verità è che se Renzi deciderà di giocare la carta M5S, sarà molto difficile per i pentastellati sfuggire dalla trappola che si sono genialmente costruiti con le loro stesse mani.

A quel punto al danno di una legge antidemocratica, alla vergogna di averla condivisa, si aggiungerebbe la beffa di un Renzi trionfante. Non solo vincitore, ma trionfante. La vittoria consisterebbe infatti nel portare a casa una legge fatta su misura per il PD. Il trionfo nell’essere riuscito a farlo con il massimo del consenso, con l’azzeramento dell’opposizione. Quell’opposizione al regime che è la ragion d’essere del M5S, senza la quale il movimento finirà inevitabilmente per sgonfiarsi.

Vogliamo augurarci, anche nell’interesse del M5S, che non sia troppo tardi per impedire un simile disastro. Ma i fatti di queste ultime ore inducono al pessimismo. Che almeno chi, dentro il movimento, è contrario a questa svolta (e sappiamo che non sono in pochi) faccia sentire immediatamente la sua voce.

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11 pensieri su “M5S: IN GINOCCHIO DA RENZI di Leonardo Mazzei”

  1. Luca Tonelli dice:

    questa svolta dei 5S potrebbe ricordare, per certi versi, il compromesso storico di Berlinguer con la DC di fine anni 80.pur di portare a casa due spicci si legittima il nemico e gli si fornisce ulteriore consenso perdendo il proprio.

  2. Luca Tonelli dice:

    cmq se la linea dei 5S sarà questa fino in fondo…hanno perso il mio voto. e penso come il mio anche quello di altri.

  3. Cornacchia da Petescia dice:

    Credo che saremo proprio in tanti a non votare il M5S se insisteranno su questa linea, ma già il fatto di una simile trovata mi lascia alquanto perplesso, perchè un comunista non può accettare simili stronzate!!

  4. Anonimo dice:

    Sul m5s aveva ragione Paolo Barnard, sono dei gatekeeper.Ci hanno pugnalato alla schiena? Credo di no, il fatto che il "partito o movimento che dir si voglia" sia gestito come è gestito avrebbe dovuto metterci sull'avviso, se una cosa nasce storta è difficle raddrizzarla (vai/vedi alla voce Euro).E' andata anche questa in cavalleria, poi con quelli del referendum sul Fiscal Compact abbiamo altri che divideranno le già scarne forze che mirano ad un reale cambiamento.Il tristo mietitore sta bussando alla porta di casa: LA NOSTRA!!!Siamo veramente soli.Riccardo.

  5. Anonimo dice:

    Volevo fare una domanda a Mazzei se può o vuole rispondere naturalmente. Ho letto che ha fatto parte di Democrazia Proletaria e volevo chiedere se avesse conosciuto il parlamentare Luigi Cipriani. Leggendo sul sito fatto in sua memoria (mi stavo documentando sul caso Calvi e ci sono capitato cercando informazioni) mi sono reso conto che la crisi della sinistra anche quella diciamo così + di sinistra era ben chiara sicuramente dalla metà degli anni '80. Dagli scritti di Cipriani si capisce che anche Democrazia Proletaria ha disarmato e rinuciato già in quel periodo a condurre una opposizione di una qualche efficacia, di qui lo sconforto del Cipriani.Possibile che dopo più di 20 dal crollo del muro a sinistra, intesa come ceto intellettuale da cui vuoi o non vuoi parte una risposta politica, non ci sia una risposta chiara, di una certa consistenza numerica e ragionevolmente compatta, anche pragmatica come l'ultimo articolo di Pasquinelli, che dia la direzione? Per eventuali informazioni leggere qui:http://www.fondazionecipriani.it/a sinistra cliccare su storia.Riccardo.

  6. Leonardo Mazzei dice:

    Caro Riccardo, negli anni '80 ho avuto modo di ascoltare Luigi Cipriani molte volte. E' stato davvero un grande compagno.Hai ragione ad indicare nella metà di quel decennio il punto di svolta che porterà anche Dp ad una svolta di fatto istituzionalista, anche se (ma questo è un classico)mascherata da un movimentismo deteriore che ne rappresenta spesso l'altro lato della medaglia.Per certi versi la svolta "arcobaleno" della piccola Dp – un frullato misto di ambientalismo, femminismo e di ogni altro "ismo" che non fosse il comunismo – anticipò quella assai più pesante del Pci.Come mai dopo un quarto di secolo siamo ancora al punto di partenza?Il ragionamento sarebbe abbastanza lungo e certo non è racchiudibile in un post. E' chiaro però che la risposta non l'abbiamo ancora trovata, e di certo non dipende solo da noi, ma anche dalle condizioni oggettive.Penso però che la nostra resistenza di questa anni tornerà molto utile al momento giusto.Il problema è che ora i tempi stringono davvero. Nel nostro piccolo cerchiamo di agire per la costruzione di una risposta all'altezza dello scontro. Il suo successo dipenderà in buona parte dal contributo di tutti noi.

  7. Anonimo dice:

    @Mazzei grazie.Io purtroppo essendo in periferia, montagna, lontano da possibili poli di aggregazione (il primo centro di qualche rilevanza – Udine – è a 100 chilometri!) tento almeno di convincere la gente che conosco sulle reali cause della crisi che qui e in altri posti già sono state abbondantemente sviscerate. Naturalmente è dura ed è per questo che almeno in periferia dove c'è scarsissimo attivismo politico, nella mia vallata ci sono 7000 persone in un arco, comprese le vallate laterali di 25/30 chilometri per capirci, dicevo, si sente la mancanza di voci autorevoli sui media perchè in posti come il mio rimangono spesso il punto di riferimento totalizzante su cui si formano le opinioni (+ che in centri dove c'è qualche vivacità culturale) e mancando gruppi di opposizione che possano fare qualche conferenza magari solo di presenza ma che rappresentino almeno un'alternativa, le voci fuori dal coro sono nulle possiamo dire.Grazie per il vostro lavoro. Teniamo duro.Riccardo.

  8. Anonimo dice:

    ModForse i pareri di esecrazione per il M5S espressi in alcuni commenti sono ispirati ad impulsività. Personalmente mi sembra che sarebbe prudente vedere come la storia va a finire. L'elevazione della soglia per l'ottenimento del premio di maggioranza al 50%+1, benché sempre di LEGGE TRUFFA si tratti, al punto in cui siamo potrebbe essere accettabile. Purtroppo le ultime elezioni (a parte i tutt'altro che impossibili fogli) non sono state entusiasmanti per il M5S. Il M5S ha proposto anche l'abolizione degli sbarramenti. Più che una capitolazione – il che sarebbe inaccettabilmente obbrobrioso – si va, sembra, verso un compromesso.

  9. Luca Tonelli dice:

    @Riccardo: ma se anche non fossero un gatekeeper. non importa. che siano gatekeeper o meno se porteranno avanti fino in fondo questa linea si dimostreranno inutili.o per incapacità….o per malafede.probabilmente un combinato delle due: incapacità, inesperienza e incomprensione dei parlamentari e malafede dei vertici (vertici su cui ogni persona attenta ha fin dall'inizio grossi dubbi del resto).che sia l'una l'altra o un connubio a noi non cambia. sempre inutili alla causa restano.

  10. Leonardo Mazzei dice:

    All'anonimo delle 20:20Quello che va capito è che con la posizione assunta da M5S NON si va verso un superamento del premio di maggioranza e neppure delle soglie di sbarramento.Con il doppio turno il premio diventa implicito, ma c'è, eccome!Vedi il caso francese dove Hollande con un 29% al primo turno è diventato presidente al secondo.Le soglie di sbarramento non solo non scompaiono, ma con la proposta M5S (modello spagnolo con eliminazione del collegio unico nazionale e divisore corretto) le soglie (differenziate territorialmente) diventano mediamente assai più alte di quelle del Porcellum.E' spiegato nel dettaglio in questo articolo: http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2869:spagnolo-a-5-stelle&catid=78:italia

  11. chiunque scriva ciò che vuole dice:

    Movimenti e partiti: meriti e colpe del M5S L'analisi di Leonardo Mazzei è condivisibile al 100 %, i fatti sono chiari e parlano da sè, e il pellegrinaggio del M5s da Renzi chiamiamolo pure col suo vero nome, é voltafaccia. Ma detto questo non si può dare la colpa in toto al M5S che appunto non è un partito nel senso tradizionale ma un ibrido, cioé da un lato è un movimento di base (e questa è nello stesso tempo la sua forza come opposizione al sistema ma anche la sua debolezza comem organizzazione) dall'altro ha, come tutti i partiti, l'elemento costitutivo della leadership (Grillo & C.) che è una lama a doppio taglio poiché da punto di riferimento diviene condizionamento pesante quando ci sono scelte democratiche da compiere. Il M5S non è ancora perduto, nel senso che la base è certamente ancora sana e combattiva, ma il peso elettorale può svanire come neve al sole se si ripetono casi come questo vergognoso e sciocco mercimonio col potere per la modifica della legge elettorale. Un'altra cosa va poi sfatata: il mito della governabilità che implicitamente guiderebbe le scelte alla base della riforma elettorale. La governabilità non dipende unicamente e forse nemmeno prioritariamente dalle maggioranze parlamentari. Non soltanto in Italia le leggi passano soltanto se i veri detentori degli interessi in gioco lo consentono, quindi un governo forte lo è solo e sempre sulla carta ma non in pratica. Se si va a vedere da vicino, la maggioranza delle leggi e leggine passano anche e spesso ancor più facilmente nei periodi di interregno, quando caduto un governo se ne attende uno nuovo. Ed infine: l'ambito di azione dei governi nazionali in Europa è ormai limitato ai dettagli, lo dimostra chiaramente il confronto coi dati del capitalismo speculativo: gli indici borsistici sono sempre meno influenzati dagli sviluppi politici nazionali, la caduta di governi non genera più come un tempo sensibili movimenti borsistici, e ciò è comprensibilissimo poiché chiunque vada al governo in qualsivoglia Paese europeo, finché non minaccia i vincoli di Bruxelles non preoccupa né l'economia reale né quella finanziaria e speculativa.

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