Browse By

RENZI, LA CRESCITA CHE NON C’È, E IL PERICOLO REAZIONARIO di Emiliano Brancaccio

 1,052 total views,  2 views today

3 luglio. Intervista di Roberto Ciccarelli*
In quest’intervista c’è un passaggio che riteniamo cruciale:
«In que­sto sce­na­rio [di gravissima crisi sociale ed economica, Ndr] pre­vedo nuovi suc­cessi per i movi­menti rea­zio­nari e xeno­fobi. Temo che i risul­tati delle ele­zioni euro­pee siano solo l’inizio di un lungo ciclo poli­tico, in cui ci tro­ve­remo nella tena­glia di due tipo­lo­gie di destre: una euro­pei­sta e tec­no­cra­tica nella quale si inse­ri­sce anche l’attuale com­pa­gine che sostiene il governo ita­liano; l’altra ultra­na­zio­na­li­sta e poten­zial­mente neo-fascista, come il Fronte nazio­nale in Fran­cia. Mentre il lavoro e le sue resi­due rap­pre­sen­tanze sem­brano para­liz­zate e silenti, in modo ana­logo a quanto già acca­duto nei momenti più cupi della sto­ria europea».
Una previsione politica, com’è evidente, a tinte fosche. La spirale crisi sistemica-austerità, alimenterebbe anzitutto forze reazionarie, mentre poche o addirittura nulle sarebbero le possibilità di un’uscita “da sinistra” della crisi. Giusta o sbagliata che sia questa previsione (e noi riteniamo sia sbagliata), essa ha il merito di puntare al cuore dei problemi. Ci auguriamo si apra una discussione politica degna di questo nome.

Il pre­mier allora torna da Bru­xel­les con un suc­cesso o con un’illusione?
Nel corso di que­sti anni abbiamo regi­strato una pro­gres­siva diva­ri­ca­zione tra le nar­ra­zioni poli­ti­che e la realtà dei fatti. Lo dimo­strano gli errori siste­ma­tici com­messi dalla stessa Com­mis­sione Ue sulle pre­vi­sioni dell’andamento del Pil nell’Eurozona: nel caso dell’Italia sono stati anche supe­riori ai tre punti per­cen­tuali. La mia sen­sa­zione è che Renzi stia addi­rit­tura accen­tuando que­sto iato, anzi­ché dare un con­tri­buto per ren­dere le parole della poli­tica un po’ piu in linea con i processi reali.
La cre­scita è una spe­ranza fon­data per il 2014?
Per dare un’idea di quanto sia impro­ba­bile, basta notare che gli obiet­tivi di bilan­cio dell’esecutivo sono stati fis­sati sulla base di una già modesta cre­scita dello 0,8% nel 2014. Ebbene, que­sta pre­vi­sione è già stata smen­tita dagli ultimi dati. Nel momento in cui ci ren­de­remo conto che l’andamento effet­tivo del Pil è peg­giore del pre­vi­sto, anche quel po’ di mar­gine sul defi­cit chie­sto da Renzi verrà bruciato.
A Bru­xel­les sem­bra essere pas­sata l’idea che l’ammorbidimento del rigore fiscale avverrà man mano che la Com­mis­sione Ue riscon­trerà il grado di avan­za­mento delle «riforme». Di quali riforme si tratta e quale modello sociale ed eco­no­mico disegnano?
In realtà non è nem­meno detto che que­sta idea sia pas­sata. Al momento c’è solo una gene­rica dichia­ra­zione di aper­tura da parte della Mer­kel. Ma nero su bianco abbiamo due docu­menti della Com­mis­sione Ue e dell’Ecofin che si muo­vono in dire­zione oppo­sta rispetto a quanto auspi­cato da Renzi. Per quanto il pre­mier chieda bri­ciole, la trat­ta­tiva per otte­nerle si annuncia comun­que dif­fi­cile. In cam­bio, oltre­tutto, il governo farà riforme che rispon­dono a due tipo­lo­gie. La prima è rela­tiva all’assetto isti­tu­zio­nale: accre­sci­mento ulte­riore del potere dell’esecutivo in nome della decan­tata gover­na­bi­lità. È un pro­cesso che implica un’erosione ulte­riore dei mar­gini di eser­ci­zio della democrazia.
E la seconda riforma?
È una vec­chia cono­scenza: fles­si­bi­lità del mer­cato del lavoro. Dopo il fal­li­mento della dot­trina della “auste­rità espan­siva”, cioè della idea per cui l’austerità avrebbe garan­tito la ripresa eco­no­mica, ora si punta su altre dosi di pre­ca­riz­za­zione dei con­tratti di lavoro.
Nel “monito degli economisti” pub­bli­cato sul Finan­cial Times nel 2013, pro­mosso con Ric­cardo Real­fonzo e sottoscritto da Rodrik, Galbraith, Gallegati ed altri, annun­cia­vate che l’Europa sarebbe pas­sata dall’austerità espan­siva alla pre­ca­rietà espan­siva. Di cosa si tratta?
La pre­vi­sione è con­fer­mata. Ci dicono che la nuova onda di pre­ca­riz­za­zione del lavoro por­terà cre­scita dell’occupazione. Ma per capire dav­vero dove por­terà la riforma Poletti basta guar­dare i dati dell’Ocse e dell’Fmi: non vi è nes­suna con­ferma della tesi per cui più pre­ca­rietà deter­mina più occu­pa­zione. Se è vero che i con­tratti fles­si­bili indu­cono le imprese ad assu­mere un po’ di più nelle fasi di espan­sione eco­no­mica, è altret­tanto vero che que­sti con­tratti per­met­tono alle imprese di distrug­gere que­gli stessi posti di lavoro nella reces­sione. L’effetto netto di que­ste poli­ti­che è zero. Eppure il mini­stro Padoan, che viene dall’Ocse e cono­sce que­sti risul­tati, insi­ste con la fan­ta­sia secondo cui la pre­ca­riz­za­zione accre­sce l’occupazione. Siamo di nuovo in pre­senza di uno scarto tra nar­ra­zione e realtà.
Se la cre­scita non c’è che cosa acca­drà nei pros­simi mille giorni del governo?
Quello che si è già veri­fi­cato negli ultimi anni. Ancora una volta, rile­ve­remo una distanza tra obiet­tivi e risul­tati, sia dal punto di vista del defi­cit pub­blico che da quello della cre­scita eco­no­mica e dell’occupazione. L’auspicio di Renzi, secondo il quale si può agire nell’attuale qua­dro isti­tu­zio­nale euro­peo per uscire dalla crisi, andrà a sbat­tere con­tro il muro dei fatti.
Sem­bra ormai escluso un pro­cesso di riscrit­tura dei trat­tati euro­pei, come anche una revi­sione del ruolo della Bce. Quale sarà il futuro eco­no­mico e sociale dell’Europa meri­dio­nale nei pros­simi cin­que anni?
Dall’inizio della crisi i paesi del Sud Europa hanno perso oltre 6 milioni di posti di lavoro. In Ger­ma­nia c’è stato invece un aumento di 1,5 milioni di unità. Que­ste diva­ri­ca­zioni deli­neano un pro­cesso di «mez­zo­gior­ni­fi­ca­zione» euro­pea, che ripro­duce su scala con­ti­nen­tale il tre­mendo dua­li­smo eco­no­mico che ha con­di­zio­nato i rap­porti tra Nord e Sud Ita­lia. In que­sto sce­na­rio pre­vedo nuovi suc­cessi per i movi­menti rea­zio­nari e xeno­fobi. Temo che i risul­tati delle ele­zioni euro­pee siano solo l’inizio di un lungo ciclo poli­tico, in cui ci tro­ve­remo nella tena­glia di due tipo­lo­gie di destre: una euro­pei­sta e tec­no­cra­tica nella quale si inse­ri­sce anche l’attuale com­pa­gine che sostiene il governo ita­liano; l’altra ultra­na­zio­na­li­sta e poten­zial­mente neo-fascista, come il Fronte nazio­nale in Fran­cia. Mentre il lavoro e le sue resi­due rap­pre­sen­tanze sem­brano para­liz­zate e silenti, in modo ana­logo a quanto già acca­duto nei momenti più cupi della sto­ria europea.
Il 3 luglio parte la rac­colta firme sul refe­ren­dum con­tro il Fiscal Com­pact. Cosa ne pensa?
Sul piano tecnico-giuridico l’iniziativa si muove lungo un sen­tiero imper­vio. Sul piano poli­tico, se passa, potrebbe aiu­tare ad acce­le­rare le con­trad­di­zioni di un qua­dro euro­peo che in pro­spet­tiva resta insostenibile. Le contraddizioni, tuttavia, potranno risultare feconde solo se le singole iniziative di mobilitazione saranno inserite in progetti politici più generali. Personalmente credo che i tempi siano maturi per avviare una critica di quello che talvolta ho definito “liberoscambismo di sinistra” e per promuovere un rilancio, in chiave moderna, del tema del piano.
image_pdfimage_print

10 pensieri su “RENZI, LA CRESCITA CHE NON C’È, E IL PERICOLO REAZIONARIO di Emiliano Brancaccio”

  1. Anonimo dice:

    L'analisi è pienamente condivisibile. Sulla prospettiva politica Brancaccio dovrebbe tenere conto del fatto che va aprendosi un vuoto politico enorme che si può e si deve riempire. Redwolf

  2. Anonimo dice:

    JoasL'acutezza analitica del dott. Brancaccio viene confermata da questa analisi che dipinge come una nuvolaglia tenebrosa sugli scenari da operetta tragica che i nostri governanti s'industriano a raffazzonare.Mi colpisce una frase : " È un pro­cesso che implica un’erosione ulte­riore dei mar­gini di eser­ci­zio della democrazia."Questa affermazione si collega all'osservazione dell'Anonimo del 3 luglio dove si rileva che "va aprendosi un vuoto politico enorme che si può e si deve riempire". Colmare il vuoto politico se lo sarebbe meritato il M5S ma le ultime elezioni hanno frustrato anche questo tentativo. Purtroppo la Gente appecorata dal PD sembra incapace di reagire all'avvicinarsi dell'incombente catastrofe. Si pensi che in Grecia gli avvoltoi sono divenuti proprietari delle Termopili, luogo simbolico sacro alla libertà degli Europei. Di fronte a queste umiliazioni feroci è comprensibile come l'orgoglio di appartenenza storica si rinfocoli in cerca di ipotetiche e aleatorie speranze di riscatto.

  3. Beppe De Santis dice:

    Brancaccio sostiene tre tesi:1-Il governo Renzi non ha reali margini di agibilità positiva all'interno del sistema del capitalismo finanziario casinò e del sistema europeo/euro, con il conseguente aumento del divario tra narrazione retorica e realtà,e, gli resta soltanto di continuare ad erodere la democrazia e precarizzare il lavoro;2-La destra xenofoba e reazionaria è destinata a crescere, anche per lo spazio eurocritico agito,senza competitori alternativi;3-le iniziative alternative di segno progressivo e di sinistra saranno valide se inserite in PROGETTI POLITICI PIU' GENERALI,nei quali centrale deve essere il ripristino del primato e comando della democrazia sui mercati, in particolare quelli finanziari,con politiche moderne di piano.Condivido il primo punto: il sistema non offre vie di fuga.Problematizzo il secondo punto:l'opzione di uscita a destra dalla crisi è destinata a rafforzarsi SOLTANTO nel caso non sia vigorosamente posta un opzione di uscita di sinistra e costituzionale.Altrimenti siamo ad una semplice registrazione sociologistica delle possibili tendenze. La variabile è la POLITICA, il conflitto, l'esercizio conflittuale della DEMOCRAZIA.Condivido radicalmente la terza tesi.Allora, il problema è cominciare a costruire, qui e ora, IL GRANDE SOGGETTO SOCIALE, CULTURALE E POLITICO DELL'ALTERNATIVA DI SINISTRA ALLA CRISI.Nuovi grandi partiti popolari di sinistra.In Italia e in tutta l'Europa.Non possiamo continuare a discutere all'infinito, senza fare, senza organizzare, senza metterci la faccia.Qui e ora. Non domani. Oggi.LA VARIABILE VERA E' L'AZIONE POLITICA , IL CONFLITTO , IL NUOVO GRANDE SOGGETTO POLITICO.Sono passati già 7 anni dall'esplosione della grande crisi del 2007/2008.Cosa aspettiamo ancora?Aspettiamo Godot? Un oscuro demiurgo che no verrà?Noi stiamo dando un piccolo contributo con il COORDINAMENTO NAZIONALE DELLA SINISTRA CONTRO L'EURO.Con il VADEMECUM , CHE CONTIENE UNA PARTE RILEVANTE DELLE PROPOSTE DI NUOVE POLITICHE DI PIANO, quelle auspicate dal valoroso Brancaccio.Con il FORUM INTERNAZIONALE DI ASSISI del prossimo agosto.Con la preparazione della CAMPAGNA CONTRO IL FISCAL COMPACT.Con la costruzione nei territori di movimenti per la PROMOZIONE DEL NUOVO GRANDE SOGGETTO POPOLARE.dalla Sicilia, soltanto qualche giorno fa, abbiamo lanciato una nuova grande iniziativa chiamata "NOI MEDITERRANEI", a proposito della " mezzogiornificazione" della questione europea.Non è più tempo dell passive registrazioni sociologistiche delle tendenze,E' TEMPO DELL POLITICA, DEL CONFLITTO, DEL SOGGETTO ALTERNATIVO.Non è più il tempo dei soliti e narcistici balletti televisivi.Non è più il tempo dei perfezionismi analitici, dal pelo dell'uovo ai riti del dio Onan.Ad esempio, il giovane Antonio Gramsci, certo che studiava e scriveva, ma frattanto organizzava ed agiva.Il giovane Luigi Sturzo studiava ed agiva, organizzava: fondò il popolarismo cristiano, perdio.Il giovane Gaetano Salvemini studiava , agiva, organizzava.O pensate di fare una rivoluzione dai talk-show televisivi?Da tanti seminarietti carbonari?Da remote cattedrine universitarie?Da risibili e infiniti tornei di parole e deliri?Occorre incontrare e organizzate le PERSONE REALI, I CORPI REALI, I TERRITORI REALI, GLI INTERESSI REALI IMMEDIATI.DENTRO UNA STRATEGIA GENERALE, PER UN GRANDE SOGGETTO POPOLARE.conflitti reali e intelligenza strategica. E umiltà organizzativa.L'ORGANIZZAZIONE, L'ORGANIZZAZIONE, L'ORGANIZZAZIONE.l'INTERVENTO DI EMILIANIO E' VERAMENTE UTILE,TRAIAMONE TUTTE LE CONSEGUENZE.BEPPE DE SANTIS dei movimenti "Meridionalisti italiani" e " Noi mediterranei", militante fiero e gioioso del Coordinamento antieuro, con Pasquinelli, Mazzei,Shrin, Peppo, Luigi,Colombo,Rodolfo,Claudia, Angela,Frati,Tony e via.

  4. Anonimo dice:

    seguo Brancaccio da anni, è il migliore intellettuale sulla piazza ma in lui vedo una enorme contraddizione. da un lato sembra indicare la via di un leninismo moderno, che faccia leva su una avanguardia consapevole e organizzata. ma dall'altro lato sembra impegnato nel tentativo di smuovere il sindacato dal suo torpore. questa è una contraddizione: se Brancaccio vuole essere pienamente coerente deve accettare il fatto che una vera avanguardia di classe si mobilita per prima, senza aspettare che il sindacato si muova. Francesco

  5. Anonimo dice:

    RED TOOLIl Sindacato, per quanto anestetizzato dall'orientamento dei quadri a dell'establishment del maggior partito italiano non so a quale titolo reputato di sinistra, è munito dii un'ossatura organizzativa che non si può trascurare a cuor leggero e che potrebbe costituire una intelaiatura di base per un riscatto politico.Non dimentichiamo che la CGIL ha avuto nella storia della Sinistra momenti importanti per i lavoratori. La cosa deplorevole è che sulla e nella vecchia sinistra si è sovrapposto e infiltrato un qualcosa che l'ha snaturata dal di dentro.

  6. Anonimo dice:

    SMARRIMENTOUn tempo, la capillarità di organizzazione era conseguita con le ben note "cellule rosse".Pensare e qualcosa di analogo oggi appare roba di un altro mondo. Le gente non sa più "legare" se non in termini di tifo sportivo, ma in nome di un'ideologia neanche parlarne. Il rullo compressore del materialismo idolatrato in nome del marxismo ha tarpato le ali agli slanci idealistici. Forse solo gli Islamici sono capaci ancora di sacrificare la vita agli ideali. Può darsi che per noi occidentali non ci siano occasioni buone abbastanza. Ci si può chiedere "salvare le proprie chances di esistenza potrebbe essere un ideale sufficiente?Uno potrebbe domandarsi: Ma varrebbe la pena rischiare la vita per conservare quella miseria di vita senza futuro che l'Europa di oggi unita all'Atlantismo materialista prospetta agli Europei?

  7. Brenno dice:

    Brancaccio sembra che anche lui sia stato colpito dal bacillo della "sinistrite". Magari lui no, ma i sinistri usano lo spauracchio della presunta (e ingigantita) avanzata a reazionaria coma un alibi per non ingaggiare la lotta vera, quella della uscita dalla Ue e dall'eurozona.Avanzata che non esiste a ben vedere. O almeno non è affatto omogenea. In Portogallo le sinistre sono sopra il 15%. In Spagna tra IU e Podemos ben oltre il 15%. In Grecia se sommiamo Syriza, KKE e altre liste sotto lo sbarramento siamo ben oltre il 35%. E in Italia non abbiamo il lepenismo ma M5S, che farà pure schifo, ma per il suo cretinismo democratico, non certo per le sue pulsioni autoritarie.E poi uno sfondamento elettorale come quello della Le Pen non è definitivo, una sentenza divina. Le tendenze sono fatte per mettere in moto controtendenze. Infine: le grandi crisi capitalistiche sempre contengono in grembo pulsioni fascistoidi, ma ciò è anzitutto colpa delle sinistre che abbandonano la difesa della povera gente.Ecco il punto compagni, ammesso che la reazione avanzi siamo obbligati a fare muro, ad agire e seppellire il cadavere della sinistra che fu.

  8. Anonimo dice:

    Brancaccio lo avete voluto voi. Mette sullo stesso piano, povero conformista, il potere della troika e il "pericolo le Pen". Come ogni membro del clero intellettuale, è soprattutto preoccupato della sua collocazione sociale nel mainstream.Fra Nullius

  9. Anonimo dice:

    Ogni volta che mi ritrovo al cospetto di qualche pretino filofascista che vorrebbe in fondo in fondo santificare Le Pen e tutta la merda che porta con sé, mi convinco che Brancaccio abbia fatto bene a tirare una linea. Definire poi Brancaccio un "mainstream" merita solo una risata e un calcio nel culo. Brancaccio ha scritto un bellissimo saggio in cui si legge: "chi conosce non spera ma prevede". Solo l'abbandono di ogni vana speranza ci può dare la forza di costruire una nuova soggettività del lavoro. Bene quindi le analisi spietate di Brancaccio: ci fanno fare le spalle larghe per quello che ci attende, nel gorgo delle due destre in contesa. Roberto

  10. Anonimo dice:

    KassanderAbbandonare ogni vana speranza (il che potrebbe anche voler dire che di speranze non ce n'è più) significa rassegarsi e accettare schiavitù, soffocamento ed estinzione.Questo bisognerebbe che la Gente capisse una buona volta. Alimentando false speranze, invece, si contribuisce ad una visione del mondo illusoria ed ingannevole. Ed è così che le elezioni vanno come sono andate recentemente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *