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COMMISSIONE UE: VINCE DI NUOVO LA MERKEL di Leonardo Mazzei

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11 settembre. 

Mentre l’Istat dà i numeri del nuovo Pil all’europea, Juncker dà i nomi di chi vigilerà sull’ortodossia austeritaria

[nella foto il “falco” finlandese Jyrki Katainen, ora vicepresidente che coordina i portafogli economici]

Giornate di numeri per l’Europa. Ma anche di nomine. Ieri l’Istat ha sfornato il suo primo compitino per abbellire i conti. Altri ne seguiranno a breve. Oggi è toccato invece a Juncker l’annuncio della composizione dell’esecutivo dell’UE. Occhi puntati sul commissario agli Affari Economici, in pratica il successore del mitico Olli Rehn. Come previsto, sulla ruota di Bruxelles è uscito il nome del francese Pierre Moscovici, che avrà però due supervisori: il ben noto Jyrki Katainen, ed il meno conosciuto ma altrettanto “fidato” (per Frau Merkel, ovviamente) Valid Dombrovskis.

Che relazione c’è tra la notizia della “rivalutazione” del Pil e le nomine europee? In un certo senso nessuna: si tratta di due adempimenti già previsti da tempo, privi di ogni legame diretto od indiretto. Eppure, se ci pensiamo un legame c’è. Ed è quello che spesso tiene insieme sostanza ed apparenza delle cose.

La revisione nominale del Pil, che ovviamente non sposta di una virgola i dati della crisi, quelli della disoccupazione, eccetera, serve a dare un po’ d’ossigeno ai decisori politici – illuminante, oltre che patetico, è il caso italiano, immortalato dalle furberie di quart’ordine di un Renzi -, mentre i nomi di Juncker servono a chiarire che la direzione di marcia del mostro eurista non cambia. Appunto, da una parte le apparenze, dall’altra la sostanza.

Il bello delle statistiche

«Quando non si può agire sulle cose, si può sempre farlo sulle statistiche». Così diceva grosso modo un compagno scomparso qualche anno fa. E così ha fatto l’Unione Europea con i nuovi sistemi di calcolo del Pil. Ne avevamo già parlato QUI. Ma ora ci siamo. Ieri il Pil italiano è cresciuto nominalmente del 3,7%! Roba che non si vedeva da un quarto di secolo, esattamente dal 1988! Peccato che questa volta sia soltanto un volgare trucco contabile.

I dati comunicati dall’Istat sono relativi al 2011. Quelli del 2013 e 2014 sono attesi, salvo ritardi, tra due settimane. E su quelli Padoan baserà le modifiche da apportare al documento di aggiornamento del DEF, in base al quale verrà poi proposta la cosiddetta “legge di Stabilità”. Bei tempi quando ancora si chiamava “Finanziaria”, che almeno tutti capivano di cosa si trattava.

Ma da dove vengono i 59 miliardi aggiuntivi calcolati dall’Istat? La riclassificazione come investimento delle spese private in “Ricerca e sviluppo” ha apportato 20,6 miliardi di euro, quella degli armamenti altri 3,5 miliardi. Ma la parte interessante riguarda le attività illegali, i cui proventi sono ora entrati a far parte del Pil. L’Istat ha così contabilizzato 0,3 miliardi dal contrabbando di sigarette, 3,5 miliardi dalla prostituzione, 10,5 miliardi dalla commercializzazione della droga.

Ora gli “antitaliani”, coloro che amano credere che tutte le peggiori nefandezze nascano e si sviluppino nel nostro habitat peninsulare e mediterraneo, penseranno che tutto ciò sia appunto un tipico parto italiano. E invece no! L’Istat ha semplicemente eseguito le austere direttive europee, come sempre munite di acronimo: Sec 2010 in questo caso. Non solo l’Italia ha così rivalutato nominalmente il proprio Pil. La stessa operazione è stata, o sta per essere compiuta da tutti gli istituti di statistica degli stati dell’UE. Ed anzi, stando almeno alle anticipazioni, il paese che se ne avvantaggerà di più sarà, anche in questo caso, la Germania…

Ora, che il Pil sia un metro di misura alquanto dubbio dell’andamento economico è materia di discussione da molti decenni. Che esso non misuri affatto il benessere collettivo è cosa invece ormai assodata da tempo. L’esempio classico che da sempre viene portato è quello dell’incidente stradale, perché è ben noto come esso porti da un lato un aumento del Pil (le automobili da riacquistare, le spese mediche, eccetera), e dall’altro una diminuzione del benessere (innanzitutto della salute e delle finanze di chi ne è vittima, ma non solo).

L’incidente stradale, però, è un incidente appunto. Mentre droga, prostituzione e contrabbando sono attività illecite e come tali esentasse. Niente da dire da parte dei “legalitari” un tanto al chilo, quelli che amano le manette almeno quanto stravedono per l’Europa? Ma c’è evidentemente di più. Lasciamo perdere la legalità, ma che dire dell’etica? Ci piacerebbe conoscere in proposito il parere di tanti opinion maker il cui moralismo fa sempre da pendant alla loro vera religione, quella che ha come unico Dio il denaro. Quella religione che, se non altro, l’eurocrazia di Bruxelles ha avuto il merito di mettere in luce con la direttiva Sec 2010.

I supervisori

Pierre Moscovici e Juncker

Passiamo ora alle nomine annunciate da Juncker. Quali interessi rappresenti costui è già fin troppo chiaro dal suo curriculum. Non solo pedina della Merkel, nel decisivo ruolo di presidente dell’Eurogruppo dal 2005 al 2013, ma anche uomo della grande finanza. Quella che ama fra l’altro i paradisi fiscali, di uno dei quali (il Lussemburgo) il nostro è stato premier per ben 18 anni.

Come noto, l’attesa della “squadra” europea si concentrava su una casella. Quella del commissario agli Affari Economici. Casella effettivamente riempita con il nome di un socialista francese, Pierre Moscovici. Ora, sappiamo quanto suoni falsa la parola “socialista” quando è riferita ad un membro del PSE (Partito Socialista Europeo). E sappiamo inoltre quanto sia caduta in basso la Francia, il cui presidente è perfino più ridicolo del berluschino fiorentino alloggiato a Palazzo Chigi.

Sappiamo tutto questo. E tutti dovremmo saperlo, ma ovviamente con l’eccezione di Repubblica, che ha infatti subito sparato sulla home la nomina di Moscovici quasi si trattasse della presa della Bastiglia. Anche i sottoposti di Ezio Mauro hanno però dovuto capitolare, pochi minuti dopo, quando è stata chiara la mossa di Juncker. Via libera a Moscovici, del quale in realtà ben poco ci si preoccupa specie dopo il rimpasto governativo operato da Valls, ma sotto lo stretto controllo di due “supervisori”. Due super-commissari che corrispondono ai nomi di due falchi ultra-liberisti: gli ex-premier di Finlandia e Lettonia, Jyrki Katainen e Valid Dombrovskis. Katainen, in particolare, avrà il coordinamento di tutti i principali portafogli economici (lavoro, crescita, investimenti e competitività).

Angela Merkel ha vinto ancora una volta. Ovviamente ha dovuto fare le sue mediazioni, ma il bastone del comando è saldamente nelle sue mani. I due supervisori non solo fanno parte del suo partito, il PPE, ma vengono da paesi che da sempre condividono la linea rigorista della Germania. La signora di Berlino ben difficilmente avrebbe potuto ottenere di più.

Bando dunque a tutte le illusioni sulla “svolta” europea. Questa svolta non c’è. Se ne prenda atto una volta per tutte. Comunque, per chi ancora avesse difficoltà di comprendonio, vedrete che ci penserà il signor Katainen ad aprire gli occhi anche ai ciechi. Poi, come noto, non c’è nessun cieco come chi si ostina a non voler vedere. Finlandese per finlandese, non ci sarà da stupirsi se costui riuscirà a far rimpiangere l’ex calciatore Rehn.

Di certo ne sentiremo parlare assai presto. Renzi e Padoan già lo sanno.

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