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NON SI FANNO LE NOZZE COI FICHI SECCHI. Perché Renzi farà una brutta fine di Piemme

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Tabella n.1

2 settembre.
Parliamoci chiaro, se la si pensa come uno dei nostri lettori per cui: «Vogliamo smetterla di chiamarla “crisi”? E’ semplicemente trasferimento di ricchezza dal basso all’alto, quindi per qualcuno non è affatto una crisi ma un’opportunità»; possiamo chiuderla qui. Un tale modo di pensare, oltreché ingenuo, è pericolosamente deviante. Cresce il divario tra chi sta in alto e chi sta in basso, la ricchezza si concentra più che mai nei forzieri dei alcune frazioni predatorie dei dominanti, ma il tutto non in un periodo di avanzata bensì di crisi del sistema capitalistico—crisi che in in Italia non ha precedenti (vedi Tabella n.1). 
Le cose si tengono assieme.

E’ il motore che ha spinto avanti il capitalismo mondiale ad essersi inceppato, ovvero i paesi di quello che si definisce “Occidente”. L’avanzata di paesi come la Cina ha evitato che il crack fosse catastrofico come lo fu quello del 1929. Ora anche i capitalismi “emergenti” stanno dando segni di stanchezza. Resta che l’Unione europea è il baricentro della crisi occidentale, e che anche la Germania, proprio a causa dei vincoli euristi e della sua politica mercantilistica, è in grande affanno. Ripetiamoci: con l’Italia che si conferma l’anello debole della catena europea —vedi Tabella n.2

Tabella n.2

Se non fosse così, se non fossimo in presenza di una crisi generale (economica, politica, istituzionale e morale) Renzi avrebbe vita lunga. E invece, siccome la crisi ha la testa dura, avrà vita breve. Forse più breve di quanto noi stessi supponiamo. Così si spiega come mai il Nostro è passato dai “cento giorni” ai “mille”. Da furbo piazzista qual’è Renzi ha tentato di spacciare il pacco, camuffando il fallimento del suo slancio volontaristico e magalomanico.

Tutti i dati che arrivano dal fronte economico parlano chiaro: discesa del Pil, discesa dei consumi, deflazione, aumento della disoccupazione, aumento del debito pubblico. Che l’ascesa di Matteo Renzi sia la spia della putrefazione populisitica del Pd, ovvero del suo processo di berlusconizzazione senile, è evidente.

Tuttavia sarebbe sbagliato pensare che il Renzi sia solo proprio un pallonaro visionario, che egli, appena insediatosi al governo, abbia fondato le sue ottimistiche previsioni sul niente. Egli si basava sulle proiezioni e sulle previsioni che all’inizio 2014 davano per certa la “ripresa”. 

Tabella n.3 

E su cosa si basavano a loro volta quelle proiezioni? Sul buon andamento delle esportazioni, che hanno prodotto in un anno un surplus commerciale di 114 miliardi —vedi Tabella n.3. Le dure politiche austeritarie e mercantilistiche (export-oriented) adottate dai governi Monti e Letta in effetti avevano fatto sì che l’Italia si attestasse quarta in quanto a surplus commerciale. Sembrava plausibile a Lorsignori che, senza affatto invertire la rotta mercantilistica, la questua di 80 euro, oltre che a far vincere le elezioni, avrebbe risvegliato almeno un po’ i consumi interni, spostando sul più la cifra del Pil.

Invece i consumi non solo non sono ripartiti, ma sono calati, ciò che ha causato una ulteriore discesa dei prezzi. Malgrado l’export abbiamo così avuto un altro trimestre di recessione. Segno evidente che le esportazioni non sono sufficienti a trainare la “ripresa economica”, che le politiche austeritarie basate sul rigore di bilancio, alta disoccupazione e quindi bassi salari hanno fatto completamente fiasco. E tutte le sviolinate sul bell’esempio spagnolo sono andate a farsi friggere. 

C’è stato chi, utilizzando il concetto misterico che tutto in ambiente capitalistico si baserebbe sulle “aspettative”, ha sostenuto che il calo dei consumi sia dovuto al fatto che “la gente” invece che spendere, preferisce risparmiare. E’ così? Noi ne dubitiamo. Vero è che in Italia la quota di ricchezza depositata nelle banche, investita in titoli o in azioni, è tra le più alte d’Europa. Ma questa questa —vedi Tabella n.4— negli ultimi anni ha subito un’erosione senza precedenti. La realtà è che ceti medi e lavoratori salariati non consumano né riescono più a risparmiare, semplicemente perché la quota di reddito nazionale a loro disposizione si è erosa in modo macroscopico.

Tabella n. 4

Le cose per Renzi e il suo governo di mezze calzette si fanno quindi davvero complicate. Dicevamo il 27 agosto che la ricreazione era finita, che la luna di miele con buona parte dei suoi stessi elettori stava già finendo. Diffusi i dati su debito, disoccupazione, consumi interni e deflazione, sono stati i principali organi di stampa della borghesia a dare voce al malumore che serpeggia nei circoli delle classi dominanti. In attesa che si consumi definitivamente il divorzio con i cittadini che gli hanno creduto, sembra che il connubio tra Renzi e la borghesia che conta sia agli sgoccioli.
Le teste d’uovo della grande borghesia non nascondono la loro preoccupazione. Quale? Che Renzi sia davvero ciò che essi forse più temono, che sia un un Berlusconi sotto mentite spoglie, un “populista” narcisista che pensa anzitutto alla sua vanagloria personale piuttosto che agli interessi di classe di chi l’ha messo al potere. Così si spiega perché Eugenio Scalfari, preso atto del personaggio, abbia avuto l’ardire di invocare la troika.

“Mille giorni”. Renzi si sente alle corde, sente che la grande crisi non consente traccheggiamenti, che da tutte le parti si esigono “scelte coraggiose”, che da ogni lato gli dicono che occorre una “terapia shock”. Anche Draghi e i tedeschi sono stati espliciti. Sentendo odore di bluff gli hanno ricordato che non si può deviare dal rigore di bilancio, che anzitutto vanno rimborsati i predatori della finanza, che la cura da cavallo a base di tagli ai salari ed ai diritti dei lavoratori va continuata fino in fondo. Non a caso gli hanno messo Padoan alle calcagna. Deroghe al Fiscal compact? Uno specchietto per le allodole. Nel caso si vedrà, dopo che il governo avrà disegnato una Legge di stabilità lacrime e sangue, nel pieno rispetto dei vincoli euro-tedeschi.

Aspettando Godot….


Che al Paese, dopo le cure da cavallo liberiste, serva infine una “terapia shock” per uscire dal burrone in cui è stato precipitato, non c’è alcun dubbio. Sarà dura per il Renzi prenderne atto, ma  sarà obbligato a farlo se non vorrà essere ingloriosamente defenestrato. 

Ma ci sono terapie shock e terapie shock. Due per farla breve: o a favore dei dominanti, seguendo il solco già tracciato, o contro. O rispettare i vincoli euro-tedeschi, che fanno tutt’uno con gli interessi della finanza predatoria globale, radicalizzando dunque la terapia neoliberista, o “cambiare verso”, adottando politiche volte al rilancio degli investimenti pubblici e alla piena occupazione; ciò che implica  politiche di “deficit spending” e misure di salvaguardia della produzione e del mercato nazionali, che a loro volta sono possibili solo uscendo dall’Unione e riconquistando la piena sovranità nazionale ·di cui quella monetaria.

Indugiare Renzi non potrà a lungo. Nè può illudersi, coi i numeri spietati della crisi che incalzano, di stare in mezzo al guado, di sperare nella Divina provvidenza, di fare le nozze coi fichi secchi. 

Grandi tensioni politiche e sociali si stagliano sul suo orizzonte. L’attacco di D’Alema e la sortita di Fassina e della sinistra piddina (che dopo aver solo due anni fa votato per introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione ora, con impressionante faccia tosta, ne chiedono la cancellazione) sono un segno che delle battaglie durissime che si annunciano. Di certo in seno al palazzo.
Noi, da parte nostra, speriamo poi che Marx abbia avuto ragione, che cioè “la crisi avrebbe fatto entrare la necessità della rivoluzione anche nelle teste di legno”.

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5 pensieri su “NON SI FANNO LE NOZZE COI FICHI SECCHI. Perché Renzi farà una brutta fine di Piemme”

  1. Anonimo dice:

    Il piazzista toscano ha deciso che non può essere oggetto di critica prima del periodo da lui stesso stabilito. Nel passato si è sempre parlato di 100 giorni? Roba del passato, i miracoli (mediatici e non) di oggi non sono più l'obsoleta moltiplicazione di pani e pesci ma la moltiplicazione del tempo. Et voilà, non giudicatemi prima di 1000 giorni. Qualora poi all'avvicinarsi della scadenza ci fossero ulteriori dubbi, sono sicuro che il piazzista farebbe un ulteriore miracolo: altra moltiplicazione del tempo, e se qualcuno proprio volesse giudicare il suo operato dovrebbe avere la cortesia di aspettare 10.000 giorni. Può la nostra pazienza durare 27 anni? Tonguessy

  2. Anonimo dice:

    C'è una differenza notevole fra il capitalismo di accumulo, quello di una volta, e il capialismo di predazione. Il capitalismo di accumulo andava a vantaggio delle cosiddette "classi alte" mentre il capialismo di predazione va a vantaggio di una lobbi (chiamiamola così per prudenza) internaziionale che mira indefettibilmente al potere mondiale. Per arrivarci bisogna sacrificare somme enormi: guerre monetarie, guerre vere, armamenti costosissimi, rivoluzioni qua e là, prezzolamento di una grande quantità di persone, stipendiamento di mercenari e di governi eccetera. Il concetto di capialismo marxiano era del primo tipo in una fase e del secondo tipo nella fase successiva o terminale.Se non si capisce questo, Marx continuerà ad essere idolatrato come un profeta alfiere dei diseredati, mentre fu un raffinato poltico e lobbista di grande categoria. Per disporre di somme tanto spropositate occorre rastrellare le ricchezze delle Nazioni, sottomettere e schiavizzare i popoli, sterminarne il numero (Agenda 21).Chi governa di riffe o di raffe uno stato "occidentale", forse sa queste cose ma è attaccato al suo mestiere e ai suoi datori di lavoro. Si tiene in equilibrio per far guadagnar tempo a chi sta conquistando il potere mondiale. Fra poco, a tale scopo, ci sarà l'adesione dell'Italia al TTIP e probabilmente l'Italia combatterà con le sue forze contro Putin.E viaaa con l'Armagheddon!!

  3. Anonimo dice:

    Per il momento la brutta fine la stiamo facendo Noi e continuerà così se non si darà inizio a un Movimento Rivoluzionario. Sono convinto che tanta gente aderirebbe che oggi purtroppo non ha Referenti.

  4. Redazione SollevAzione dice:

    All'ultimo anonimoGiusto quel che scrivi. Occorre dare un segnale forte, dare vita ad un movimento rivoluzionario che sia all'altezza dei tempi. E' il passo che vorremmo fare assieme agli altri gruppi del Coordinamento della sinistra contro l'euro. Ne stiamo discutendo, ci stiamo confrontando, per decidere assieme e rompere gli indugi.

  5. mariof dice:

    Appunto, hai spiegato diffusamente che si tratta di trasferimenti all'insù, ma se vogliamo chiamiamola crisi. Ma non per tutti.

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