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TASI: I PASTICCIONI E I SUGGERITORI di Emmezeta

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22 settembre.
Renzi, Letta e Berlusconi: le tre firme sotto la più spudorata delle beffe fiscali 

Se ne occupa l’altro ieri il Corsera, se ne dovranno occupare nei prossimi giorni milioni di famiglie. Parliamo ovviamente della TASI, la tassa più cialtronesca di un pur vasto campionario.

Quella del Corriere è la classica scoperta dell’acqua calda. Già a giugno milioni di italiani avevano capito la presa in giro. E tuttavia l’articolo del quotidiano milanese – tradizionalmente governativo a prescindere – dimostra l’assoluta insostenibilità di questo pastrocchio fiscale. Insostenibile, ma legge dello Stato, ed a quel che se ne sa non a rischio di «rottamazione».

Il pezzo di Mario Sensini, basato tra l’altro sui dati della Cgia di Mestre, ci conferma tre cose:

1. Che la Tasi costerà ai contribuenti assai di più dell’IMU sulla prima casa che è andata a sostituire, altro che riduzione della pressione fiscale!

2. Che ad essere maggiormente danneggiate sono le famiglie più povere, altro che equità!

3. Che si tratta di un’autentica giungla, dove ci sarà anche chi spenderà più per il commercialista che per la tassa, altro che semplificazione!

 


Potete leggere QUI l’articolo integrale, ma è utile riportare l’esempio fatto da Paolo Conti, direttore generale del Caf Acli:

«Con la vecchia Imu del 2012 (nel 2013 è stata sospesa, e solo in alcuni Comuni si è pagato una quota minima) su una prima casa con valore catastale di 60 mila euro, tassata all’aliquota massima del 4 per mille, si pagavano 40 euro: 240 d’imposta meno i 200 della detrazione fissa. Se ci fosse stato anche solo un figlio, addirittura niente. In un Comune dove non sono previste detrazioni, e sono i due terzi del totale, con la Tasi al 2 per mille (il tetto massimo è il 2,5), quest’anno si pagheranno 120 euro. Al contrario, una casa di abitazione più lussuosa, con un valore di 150 mila euro, se pagava 400 euro di Imu (600 di imposta meno 200 di detrazione), domani pagherà 300 euro di Tasi».

Serve altro per dimostrare che la TASI è un’autentica presa in giro? Parrebbe di no, almeno alle persone normali. Ed invece non sembra che sia così, visto che dal mondo della politica istituzionale non giunge alcun ripensamento. Allo Stato ed ai comuni i soldi fanno comodo e non si guarda tanto per il sottile. 

La beffa per altro porta almeno tre firme. Quella di Berlusconi, che nel 2013 volle incassare il risultato propagandistico dell’abolizione dell’IMU sulla prima casa (obiettivo raggiunto, ma con la sua sostituzione con una tassa più alta). Quella di Letta, che dovette piegarsi alle condizioni dell’allora alleato di governo, con il brillantissimo risultato di aver perso prima l’alleato e poi il governo. Quella di Renzi, che tutto vuol cambiare affinché niente cambi, ma che sulla TASI non ha mai speso una delle sue parole, neanche fosse un taciturno.


Ora, che a Berlusconi piacciano le burle è cosa internazionalmente nota, che Letta fosse un po’ costretto in spazi di manovra assai disagevoli concediamolo pure, ma come si spiega il silenzio del «rottamatore»? Ai suoi ciarlieri sostenitori, molti dei quali imprecano in questi giorni contro la Tasi, ricordiamo che fu proprio lui, nel primo consiglio dei ministri del suo governo, a tradurre in decreto legge l’accordo che il suo predecessore aveva fatto con i Comuni. La TASI porta dunque la sua firma, anche se il personaggio è assai abile a nascondere le tracce.


Ma perché non si manifesta nessun ripensamento? Deve pur esserci un motivo in tanta ostinazione a tenere in piedi un meccanismo quanto mai impopolare come questo. Impopolare e assurdo. Già il significato dell’acronimo TASI dovrebbe far riflettere: Tassa sui Servizi Indivisibili. E che fino ad oggi questi servizi non esistevano? O forse erano “divisibili”? Ma non scherziamo: c’erano e venivano finanziati con la fiscalità generale, quella che almeno risponde ad un criterio di progressività.
Per adesioni: info@sinistracontroeuro.it


Concedeteci ora una breve digressione sull’incredibile balletto dei nomi delle tasse comunali, oggi composto da quattro acronimi, tre tasse (TASI, TARI ed IMU) che stanno dentro ad un contenitore (la cosiddetta IUC). Partiamo da quest’ultima, che significa Imposta Unica Comunale. Unica? Peccato che oltre a comprendere le tasse sui rifiuti e sui “servizi indivisibili”, contenga anche l’IMU, che quando nacque – il 14 marzo 2011, non cent’anni fa – stava a significare Imposta Municipale Unica. Ora, siccome non è più «unica», ma solo una delle tre tasse che concorrono all’Imposta Unica Comunale la chiamano Imposta Municipale Propria, peccato abbiano lasciato qualche traccia rimanendo la U al posto della P. Ma lasciamo perdere…     


Torniamo adesso alla domanda: perché non si vede all’orizzonte nessun ripensamento? La risposta in realtà è abbastanza semplice e si articola in tre punti:


1) Perché questo aumento della pressione fiscale, peraltro in parte mascherato dalla confusione normativa, fa comodo eccome in vista della pesante manovra economica che si annuncia per ottobre. Altro che «fine dell’austerità»!


2) Perché si tratta di un modo per tenere buone le amministrazioni locali, fatte in tanta parte da sindaci/podestà ben felici di poter disporre del potere di imporre tasse.


3) Perché – soprattutto – così «vuole l’Europa», che chiede di spostare sempre più la tassazione dal reddito alle «cose». Un principio che detto così potrebbe anche suonar bene se ad essere colpita fosse la grande ricchezza. Ma così non è. Ricordiamoci le parole di Petrolini: «I soldi vanno presi ai poveri, ne hanno pochi ma sono tanti». Ora è chiaro che qui oltre ai poveri in senso stretto si vuol colpire buona parte del ceto medio. Con il risultato di non abbassare comunque le imposte sul reddito – ricordiamocelo: le uniche applicate con un principio di progressività – ma di aumentare in compenso le tasse sulle «cose». Tra le quali non ci sono solo quelle sugli immobili – che ci si appresta ad aumentare pesantemente con la revisione delle rendite catastali – ma anche l’IVA.


La Tasi, come riconosce il Corriere, è davvero una beffa. Ma ha una sua logica. Portata avanti da pasticcioni, ma suggerita da eurocrati che sanno bene quello che fanno.

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4 pensieri su “TASI: I PASTICCIONI E I SUGGERITORI di Emmezeta”

  1. Anonimo dice:

    Nei "Protocolli" si legge "…graveremo le proprietà di tasse patrimoniali così pesanti che i Gentili verranno privati di tutto".Scusate, ma perché non li rileggete ogni tanto questi benedetti "Protocolli"?: c'è scritto tutto quel che è successo e che sta per succedere. Come nel libro della Sibilla Cumana.Difficile che questo commento venga pubblicato, lo so. Ma è proprio come si trova già scritto.

  2. Redazione SollevAzione dice:

    Come vede, caro anonimo, le abbiamo pubblicate le sue osservazioni. Confessiamo di non aver letto (e di non essere molto interessati a leggere) i "benedetti Protocolli", supponiamo dei Savi di Sion.Lei dice che era anticipato "tutto ciò che è successo e che sta per succedere. Come nel libro della Sibilla Cumana".Ci manca solo questo in questi tempi in domina l'irrazionalità, che ci affidiamo alla Sibilla Cumana.

  3. Anonimo dice:

    La ringrazio per la coerenza ed anche, di questi tempi, per un certo coraggio. I libri di profezie della Sibilla Cumana, sacerdotessa di Apollo e famosissima ancor più di Nostradamus nell'antichità, sono andati purtroppo perduti ancora ai tempi dell'antica Roma. MIchelangelo ha dedicato una lunetta della Cappella Sistina a questo personaggio ricordato positivamente anche dalla Chiesa perché pare che abbia profetizzato sulla figura del Cristo.Per il resto, demonizzare o sacralizzare certi documenti non è da persone razionali. Si leggono e ci si riflette su possibilmente con atteggiamento critico e basta come si fa con tutte le testimonianze scritte della storia.

  4. Lorenzo dice:

    Un grazie a Emmezeta per l'ottimo articolo. Come sapete le nostre concezioni del mondo differiscono in diversi punti, ma negli ultimi anni Sollevazione è sempre stata una fonte preziosa di articoli e osservazioni non allineate.

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