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E DRAGHI DA CHE PARTE STA? di Piemme

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10 ottobre. 
Il vertice di Milano sull’occupazione, ideato dall’allora governo Letta, si è concluso come doveva concludersi, in un nulla di fatto. 

Renzi è stato abile a farsi bello, ma nella sostanza non ha ottenuto dalla Merkel ciò che chiedeva, ovvero il semaforo verde a violare il Fiscal compact. Né la Merkel ha fornito una qualche assicurazione che la Germania avrebbe adottato a sua volta politiche espansive —”Sono fiduciosa che tutti terranno fede alle loro responsabilità”. Lo stesso altisonante piano di investimenti europei di 300mld annunciato da Junker è rimasto una pura enunciazione.

La resa dei conti tra il “fronte rigorista” capeggiato da Berlino e quello “flessibilista” è stato insomma rimandato. Si fa preso d a dire quando, a fra poche settimane, forse giorni, quando la Commissione europea dovrà dare i suoi voti alle Leggi di stabilità (Finanziarie) dei veri paesi. ne vedremo delle belle.

In questo quadro c’è chi si chiede da che parte stanno Draghi e la Bce. Altri immaginano che Super-Mario sia dalla parte opposta della Germania.

Su cosa essi basino una tale convinzione a noi non è chiaro. Draghi non ha perso occasione per segnalare che “mettere in ordine i conti”, ovvero rispettare i vincoli dei trattati europei, tra cui il Fiscal compact, è una condizione inderogabile per la …”crescita”.

Lo ha fatto l’11 settembre scorso al convegno Milanese dell’Eurofi, il think-thank di banchieri e finanziari, ricordando come lo stesso intervento “accomodante” della Bce è condizionato al rispetto da parte dei governi di rigorose politiche strutturali di bilancio.
Lo ha ripetuto a Napoli il 1 ottobre, in occasione del Consiglio della Bce. Facendo eco alla Merkel e a Junker, e ancora prendendo ad esempio la Spagna di Rajoy, ha dichiarato:

«Voglio essere chiaro: il rispetto delle regole non è un ostacolo alle riforme. A condizione che i paesi si dotino di posizioni fiscali sufficientemente solide, il Patto contiene già le flessibilità necessarie per gestire i potenziali costi di bilancio delle riforme strutturali (…) La politica monetaria può svolgere un ruolo abbassando il costo del capitale. Ma gli investimenti dipendono anche dalla certezza riguardo alle finanze pubbliche».

In poche parole: i paesi in difficoltà debbono anzitutto procedere col le politiche liberiste di tagli ancor più drastici alla spesa pubblica, di generali privatizzazioni e di riduzioni dei salari e dei diritti. Quindi far scendere il debito e andare verso il pareggio di bilancio. Solo così si meriteranno deroghe temporanee al Fiscal compact.

per adesioni: info@sinistracontroeuro.it


Secondo chi scrive, ove la Commissione di Junker bocciasse le Leggi di stabilità, ad esempio francese e italiana, Draghi e la Bce saranno nei fatti al fianco di Berlino. 

Una ragione in più per ribadire che se si vuole uscire dal marasma è la gabbia dell’euro che occorre rompere. Una ragione in più per manifestare contro Draghi il prossimo 25 ottobre. Sotto casa sua, a Città della Pieve.

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4 pensieri su “E DRAGHI DA CHE PARTE STA? di Piemme”

  1. Anonimo dice:

    Pensare che una manifestazione pacifica contro Draghi abbi una pur minima utilità o è' da ignorante totale o di cattiva fede ,questo è certo

  2. Redazione SollevAzione dice:

    Tu invece che fai di "utile"? Solo il troll?

  3. Anonimo dice:

    L'anonimo delle 11:32 non ha tutti i torti nel senso che una marea umana che manifesta contro Draghi un effetto lo avrebbe senza dubbio ma, piccol particolare, questa marea umana non ci sarà mai.Il problema della mancanza di interesse dei cittadini è reale e in questo momento dovrebbe essere messo al centro della discussione molto più delle analisi economiche.

  4. Anonimo dice:

    "Draghi da che parte sta?"mah!Di solito un proverbio che funziona sempre è "Bisogna legare l'asino dove vuole il padrone."Sì. ma il Padrone da che parte sta?Sicuramente dalla propria e non dalla Vostra, cari Amici!

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