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FUORI DALLA GRAZIA DI DIO di Sollevazione

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8 ottobre. LA TROIKA IN AGGUATO VUOLE DRASTICI TAGLI ALLE PENSIONI. RENZI TRA SCILLA E CARIDDI.

 Il voto con cui Renzi ha obbligato il Senato a votare la fiducia al suo governo, non è solo un ricatto verso la sua fronda interna (“o votate sì o si va alle urne”). 

E’ gravissimo che la fiducia sia stata posta su una delega in bianco al governo, senza sapere esattamente né cosa esattamente conterrà il Jobs Act, né quali saranno le coperture. Ed è altrettanto grave non solo che il Presidente Grasso abbia chiuso tutti e due gli occhi, ma che il Presidente Napolitano, che un giorno sì a l’altro pure entra a gamba tesa nella vita delle Camere, sia restato silente davanti a quello che è, a tutti gli effetti, l’ennesimo strappo con cui l’Esecutivo si mette sotto i piedi il Parlamento.

VOTI DI FIDUCIA: IL GOVERNO RENZI BATTE OGNI RECORD

– Governo Prodi 1996 – 9,1%
– Governo D’Alema 1998 = 2%
– Governo D’Alema 1999 = 1,3%
– Governo Amato 2000 = 0
– Governo Berlusconi 2001 = 5,6%
– Governo Berlusconi 2005 = 15%
– Governo Prodi 2006 = 34%
– Governo Berlusconi 2008 = 16,4%
– Governo Monti 2011 = 45,1%
– Governo letta 2013 = 24,3%
– Governo Renzi 2014 = 75%

Scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera di oggi: «Renzi commissaria il Parlamento per evitare che la troika commissari l’Italia». Una verità dentro una bugia. Furbescamente Verderami fornisce a Renzi un prezioso alibi, per cui l’atto d’imperio di Renzi sarebbe il male minore, che si sarebbe reso necessario per evitare un male peggiore. E questo è falso. Che la troika sia in agguato è vero, ma non sta dietro l’uscio e non è detto che in Italia possa riuscire lo stesso crimine consumato contro il popolo greco. La verità è che Renzi ha compiuto un abuso di potere per dare un contentino alla Merkel in occasione del summit dei capi di governo europei che si sta svolgendo a Milano.


Allora diciamola tutta caro Verderami, il Parlamento è stato commissariato per procura, ove la Merkel è il commissario e Renzi il suo agente mandatario.

Se è così diciamo che la troika, attraverso Renzi, ha già messo un piede in Italia. Come ha scritto Piemme l’altro ieri riguardo all’abolizione de facto dell’Art.18:

«Se Renzi procede addirittura con la fiducia al governo sul Jobs Act, piegando non solo i piddini recalcitranti ma mettendosi Parlamento sotto i suoi scarponi (e umiliando i sindacati), è perché vuole, in vista del summit europeo di Milano che si volgerà mercoledì prossimo, offrire ai cani da guardia dell’euro, il sacrificio dell’Art.18, ovvero mostrare che l’Italia sarà il paese europeo con la più selvaggia flessibilità liberista del mercato del lavoro, ovvero non solo lo scalpo ma il corpo stesso della classe proletaria, che sarà nella piena disponibilità del sadismo capitalistico».

Guarda caso proprio oggi Kenneth Kang, a capo della missione Fmi per l’Italia, parla di “futuro fosco” e dice dove Lorsignori vogliono andare a parare: 

«E’ necessario cambiare passo a suo di riforme strutturali per evitare conseguenze gravi nei prossimi anni. Per crescere l’Italia  ha bisogno di ridurre le tasse sul lavoro, fare investimenti pubblici, rendere la spending review parte integrante del bilancio». Inoltre, ha rilevato, in Italia la spesa pensionistica è troppo alta, dunque «una riduzione della spesa pubblica non può non passare da una revisione della spesa pensionistica».

Al Fmi fanno eco la Bce e Mario Draghi, che non perdono occasione per chiedere le stesse
Per adesioni: info@sinistracontroeuro.it

cose, ovvero nuove dosi di politiche neoliberiste.


Che il rito sacrificale dell’Art.18 sia sufficiente a placare gli appetiti dei vampiri e dei cani da guardia dell’euro, è dubbio. Con questi predatori vale la massima: “dagli un dito e ti prenderanno tutto il braccio”.

Ammesso e non concesso che la mossa sul’Art.18 serva a Renzi per avere dalla Merkel e dalla Commissione un semaforo verde alla sua “Finanziaria soft” e alla richiesta di deroga per il Fiscal compact, i nodi verranno preso al pettine. 

O Renzi accetterà di fare il boia, o i predatori lo toglieranno di mezzo. In tutti e due i casi morte certa e quindi addio ai suoi megalomanici sogni di gloria.




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2 pensieri su “FUORI DALLA GRAZIA DI DIO di Sollevazione”

  1. Anonimo dice:

    Probabilmente il Timoniere, messo i alle strette, accetterà di fare il boia, m non penso gran che di malavoglia.

  2. Anonimo dice:

    Ma non ho capito…E' una fiducia sulla delega, no?Quindi poi il governo dovrà presentare il suo decreto legge alle camere per l'approvazione, giusto?E allora chi se ne frega di quello che succede oggi?Mi sembra pura sceneggiata nel senso che poi i fatti veri li si vedranno all'approvazione finale che sarà per dire verso aprile o maggio.Oggi si fa casino senza nemmeno sapere su cosa visto che è in discussione la delega, non il contenuto delle proposte del governo che teoricamente potrebbero essere cambiate in sede di discussione interna all'esecutivo e verosimilmente anche interna al PD.Politicamente è un'esibizione di fuffa assoluta e in ultima analisi un favore che si fa a Renzi che può dire ai quattro venti che lui ci prova ma è ostacolato da una manica di fessi che fanno teatro visto che si parla ancora di deleghe e non della sostanza delle proposte.Infatti la minoranza del PD voterà sì…infatti la gente non scenderà in piazza…infatti Renzi aumenta nei sondaggi…La fuffa al governo, la fuffa alla finta opposizione interna, la fuffa alla presunta opposizione vera, la fuffa degli alleati esterni, la fuffa mediatica, la fuffa di internet…e poi per forza che nel cranio della gente c'è solo fuffa…

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