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IL CAPITALISMO E IL MOVIMENTO 5 STELLE (così non la pensa Casaleggio) di Guido Grossi

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6 ottobre. 

Ve la ricordate l’uscita di Casaleggio durante la campagna elettorale per le europee? Quando affermò che si sarebbe dovuta tagliate la spesa pubblica di 200 miliardi di euro? 
Al confronto Cottarelli ci fece la figura di una mammoletta. Era la dimostrazione, la demenziale uscita di Casaleggio, di quanto consistente sia, dentro il Movimento 5 Stelle, l’anima non solo capitalistica, ma apertamente liberista. Demenziale proposta, appunto, perché un taglio della spesa pubblica di quella dimensioni avrebbe effetti recessivi catastrofici, ed infatti nemmeno le teste d’uovo della troika si spingo fino a tal punto.
Ma non tutti in M5S la vedono come Casaleggio. Che in M5S ci sono anime diverse e opposte, lo sappiamo. Esiste anche un’anima anticapitalista. Ne è prova quanto affermato da Guido Grossi (nella foto), candidato sindaco di M5S alle recenti elezioni municipali a Spoleto. Questa diverse correnti di pensiero, in rappresentanza di opposti interessi sociali, coabitano in M5S. Per quanto tempo ancora?

«Dobbiamo avere il coraggio di dire che è il capitalismo ad essere sbagliato.
Intrinsecamente e irrimediabilmente sbagliato.

Tocca scegliere : o tuteliamo gli interessi del capitale OPPURE quelli delle persone umane.

Fare finta che le cose siano conciliabili – esattamente come tutti stiamo facendo finta che sia – è una pia illusione che ci sta mandando in rovina.

Ce ne dovremmo liberare il prima possibile, da questa illusione.

Anche senza tanti ragionamenti filosofici, ma semplicemente osservando i risultati che abbiamo sotto gli occhi».

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4 pensieri su “IL CAPITALISMO E IL MOVIMENTO 5 STELLE (così non la pensa Casaleggio) di Guido Grossi”

  1. Anonimo dice:

    Ecco, le classi sociali si situano in questo spazio cartesiano e capite molto bene che una posizione molto diversa implica scelte culturali ed esistenziali molto diverse. Implica anche scelte e visioni del mondo "economiche" molto diverse.E' ovvio quindi che il figlio di un noto commercialista o di un medio imprenditore di successo non potranno essere completamente anti capitalisti pur avendo (attenzione) delle convinzioni niente affatto reazionarie.Un impiegato di livello abbastanza alto magari considererà in linea puramente teorica il superamento del capitalismo ma per impostazione culturale prenderà in considerazione solo le proposte politiche che tendano a mantenere "migliorandolo" lo status quo.E via dicendo.QUINDI: se volete fare lo schieramento interclassista dovete accettare il fatto che la parola "interclassista" comporta necessariamente, ossia per definizione, delle posizioni contrastanti su alcuni punti di politica economica (siete marxisti, no? E allora direi che non potete negarlo a meno che non vogliate ripensare la vostra posizione sull'interclassismo).Dal punto di vista del "che fare", se davvero siete convinti della necessità e possibilità di un fronte che unisca precari, lavoratori salariati, borghesia (imprenditori e professionisti) dovete accogliere favorevolmente la compresenza di spinte apparentemente inconciliabili sui temi economici.In termini pratici il capitalismo in sé, preso "assolutamente", è una forma di dominio e sfruttamento, siamo d'accordo; ma il capitalismo in quanto forma delle relazioni economiche (produzione, scambio, lavoro) si evolve e quindi assume forme molto diverse da quella "assoluta" per tendere, sul lungo periodo, a forme antitetiche come sarà con tutta probabilità il comunismo di una società solidale dove il concetto di profitto individuale sarà rivisto radicalmente.Di conseguenza un movimento interclassista che abbia come scopo il superamento del capitalismo DEVE CAPIRE E ACCETTARE IL FATTO CHE I PASSAGGI AVVENGONO PER GRADI e quindi L'AZIONE POLITICA DEVE ESSERE MESSA IN ATTO NEI TEMPI GIUSTI.Non esiste solo il concetto di "forzare" la situazione ma la si asseconda fino al punto in cui l'azione rivoluzionaria diventa realizzabile e solo a quel punto si "agisce". NON PRIMA ALTRIMENTI, come sapete bene, la gente non capisce e ognuno se ne va per conto suo.Quindi il M5S essendo l'unico movimento abbastanza interclassista di un certo peso va assecondato in questa sua caratteristica apparentemente confusionaria e pilatesca di non prendere posizioni nette e precise sul capitalismo.Piuttosto sarebbe opportuno spingerli a "dichiararsi" sulla spesa pubblica per investimenti, lì è grave che latitino purtroppo.Bisogna perciò incoraggiare le spinte verso il capitalismo keynesiano perché i tempi sono maturi per quello e non per altro ma sapendo che questo passaggio di "capitalismo umano" (o socialdemocratico o del welfare nordico) porterà inevitabilmente a far venire a galla le contraddizioni politiche e sociali irredimibili del capitalismo.A quel punto potremo agire con efficacia, non prima; saremo efficaci perché la gente delle altre classi sociali si fiderà di noi dato abbiamo collaborato fino dove si poteva non nascondendo la nostra visione e le nostre previsioni ma dimostrando che eravamo capaci di metterle da parte per il bene comune; così facendo avremo fatto capire a tutti che fra noi "sovversivi" e i reazionari oligarchici c'è una enorme differenza e che il nemico sono "loro" non noi; avremo consolidato la fiducia della classe lavoratrice che in ogni caso beneficerà delle politiche keynesiane approfittandone per ricostruire la propria soggettività politica (ricordiamo che solo dopo le politiche keynesiane del dopoguerra la classe operaia era arrivata a un livello di coscienza politica oggi impensabile).

  2. Anonimo dice:

    Siccome non ho pubblicato l'inizio del post riassumo dicendo che se volete fare un movimento interclassista PER DIFIZIONE dovete accettare che esistano posizioni pro e anti capitaliste all'interno.Dove pro capitalista però significa keynesiano e socialdemocratico.

  3. giuseppe dice:

    e questo che sarebbe? un articolo? un'informazione? due chiacchiere…?

  4. Redazione SollevAzione dice:

    QUando pubblichiamo articoli "pesanti", di analisi o teoria, c'è chi si lagna che la facciamo troppo complicata…Quando pubblichiamo delle "pillole" (politicamente significative, e questa di Grossi è il caso)…la facciamo troppo semplice…Difficile mettere d'accordo tutti quanti oppure, non sempre l'offerta incontra la domanda…..

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