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COSTANZO PREVE (1943-2013) di Nello De Bellis

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25 novembre.

Un anno fa a Torino, esattamente il 23 novembre, dopo breve malattia, scompariva il pensatore e filosofo Costanzo Preve (nella foto). 

Era nato a Valenza Po nel 1943 ed aveva conseguito tre lauree: in Scienze politiche a Torino, in Filosofia alla Sorbona di Parigi ed in Neoellenistica ad Atene. Professore di Liceo a Torino, aveva pubblicato nel corso della sua intensa attività pubblicistica oltre una quarantina di volumi più innumerevoli saggi e articoli in italiano e nelle principali lingue moderne che padroneggiava perfettamente (tra cui il greco).

Il vuoto che lascia nel panorama intellettuale e politico italiano ed europeo è incolmabile. 
Nell’ambito di una breve nota commemorativa non proveremo nemmeno ad entrare nel merito del suo pensiero vario, multiforme e complesso, percorso da un’inesausta tensione speculativa, per cui negli ultimi anni, oltre che dalla precarietà della sua salute, era reso malato dalla sua ricerca della verità.

I titoli fondamentali del pensiero di Preve possono comunque essere riassunti nel suo tentativo di decostruzione del marxismo e ricostruzione di una nuova teoria anticapitalstica, in una analisi critica della golobalizzazione, in un bilancio complessivo del Comunismo storico novecentesco cui si accompagnava negli ultimi anni una riflessione sui grandi scenari geopolitici attuali e sul comunitarismo

Del pari non vanno dimenticate le sue attive battaglie antimperialiste e la sua appassionate difesa della scuola pubblica contro le innovazioni distruttive denominate riforme degli ultimi anni.

Ciò che ha caratterizzato Preve nel fervido periodo della sua militanza intellettuale è stata la radicalità del suo pensiero, mai “domo”, mai incline ai compromessi, e insieme la sua solitudine confortata solo da pochi attenti lettori e fedeli discepoli. Per il resto la sua vicenda umana ed intellettuale è stata la prova, la dimostrazione scientifica che il mondo va letteralmente a rovescio, perchè ciò che viene considerato in genere non ha valore e ciò che ha valore in genere non viene considerato.

Stiamo parlando di un pensatore del livello di Gramsci, di Croce, di Adorno. 
Il problema è che, tranne per le solite lodevoli eccezioni, non se ne è accorto quasi nessuno, almeno in vita. Solo ora, anche grazie all’opera di diffusione del suo allievo Diego Fusaro, di alcune
Costanzo Preve e Diego Fusaro

interviste presenti in rete, inizia una lenta rivalutazione e tentativo di inquadramento del suo pensiero di cui è testimonianza il recente convegno dell’Università di Torino. Semmai negli ultimi anni vi sono stati molti fraintendimenti, critiche preconcette e astiosi attacchi personali soprattutto dalla galassia di una certa Sinistra dogmatica e settaria. 


Noi non consentiamo interamente col pensiero di Preve, nè lo assumiamo come unico canone della nostra visione ed interpretazione del mondo, ma una cosa va detta e riconosciuta, al di là del consenso e del dissenso (sempre giusto e legittimo, purchè seriamente argomentato), e cioè che dopo il collasso del Comunismo storico novecentesco, Preve è stato uno dei pochissimi intellettuali e filosofi che si sia impegnato in un’analisi complessiva del mondo contemporaneo che egli (come Massimo Bontempelli) vedeva dominato, appunto a cagione di quel crollo, da un Capitalismo assoluto e inesorabilmente totalitario. 

Il Capitalismo assoluto, nella scia della rimondializzazione capitalistica a guida statunitense, appariva al marxista Preve memore di Hegel, “il regno animale dello Spirito, senza coscienza infelice”, vale a dire l’assolutizzazione e spoliticizzazione dell’economia priva di qualsiasi argine o pensiero critico, il regno della “quantificazione smisurata” senza più la possibilità di pronunciare un giudizio alternativo o di porre una domanda radicale, cioè filosofica sulla totalità contraddittoria della società capitalistica, una forma di modernizzazione deemancipatrice che ad ogni progresso in campo tecnologico fa ormai corrispondere una regressione economica, antropologica e sociale ed un accentramento verticistico e incontrollabile del Potere.

La vastità e lo spessore della sua produzione si spiegano anche con la lucida consapevolezza da parte sua di dover assolvere, in condizioni di isolamento e spesso di incomprensione (quasi analoghe alla prigionia fascista di Gramsci) una funzione sostitutiva rispetto al moderno Principe di gramsciana memoria, di orientamento collettivo in funzione anticapitalistica. 

L’attività di Preve da questo punto di vista, è stato lo sforzo titanico di una vera e propria “individualità cosmico-storica” di hegeliana memoria a cui essere, al di là degli stessi esiti, perennemente grati. 
Noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e di esserne amici, lo ricordiamo con affetto sincero e commossa riconoscenza. 

* Boringhieri di Torino, CRT-Petit Plaisance di Pistoia e Vengelista di Milano sono i principali editori delle opere di Preve.
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