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LA SINISTRA E LA TRAPPOLA DELL’EURO – Roma 22 novembre

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1 novembre.

La moneta unica, concepita come strumento per superare gli squilibri tra i paesi europei e consentire all’Unione di tener testa alla sfida della globalizzazione, ha fallito su entrambi i fronti. 


Mentre le discrepanze tra paesi forti e deboli e le diseguaglianze sociali all’interno dei singoli paesi si sono accentuate, l’Europa è addirittura diventata l’epicentro della crisi economica globale. 

Hanno fatto fiasco le dottrine monetariste ed i trattati neoliberisti posti a fondamento dell’Unione e della moneta unica. Malgrado ciò tecnocrati e oligarchie europee si arroccano a difesa di impossibili vincoli di bilancio e di politiche austeritarie che aggravano recessione, deflazione, disoccupazione di massa, miseria e degrado sociale.
Alla manifestazione della CGIL del 25-10

Il governo Renzi, a dispetto dei suoi annunci mirabolanti e per quanto pasticciata sia la sua Legge di stabilità, ha scelto di obbedire ai diktat di Bruxelles, Francoforte e Berlino. Continuando a colpire il popolo lavoratore e premiando solo il grande il capitalismo finanziario e industriale, l’Italia va dritta verso l’abisso.

Esistono le condizioni ed i tempi per riformare l’Unione monetaria? Oppure la sua dissoluzione è nell’ordine delle cose? E se è così, come evitare che la riconquista da parte degli Stati delle loro sovranità sia pilotata da forze reazionarie e scioviniste?

Un’uscita da sinistra dalla trappola dell’euro non è solo necessaria, è possibile.

Ne parliamo con:

   Emiliano Brancaccio, Stefano Fassina, Paolo Ferrero, Vladimiro Giacché, Enrico Grazzini, Leonardo Mazzei.


presiede: Giancarlo D’Andrea 

Roma

Sabato 22 novembre, Ore 15:00

Presso: Hotel Universo

Via Principe Amedeo 5/b
Promuove

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5 pensieri su “LA SINISTRA E LA TRAPPOLA DELL’EURO – Roma 22 novembre”

  1. Anonimo dice:

    Perché a questo incontro del 22 novembre non provate anche a rivoltare il problema in un'altra prospettiva?Voi dite: bisogna capire se l'Unione è riformabile o no, per cui:a) se è riformabile scegliamo la strada "socialdemocratica"b) se non è riformabile segliamo la strada dell'uscita dalla moneta unicaC'è un'altro aspetto fondamentale che dovreste considerare: qual'è la strada politica praticabile "concretamente"?Ammesso (e probabilmente concesso) che l'Unione NON sia riformabile e che quindi le politiche keynesiane serviranno a poco perché si arriverà comunque al conflitto: siamo sicuri che la proposta dell'abbandono dell'euro sarà una proposta che i cittadini saranno disposti a seguire ADESSO o comunque nel breve termine?E soprattutto: saranno mai disposti a seguirla CON DEGLI INTENTI COMUNI o piuttosto si formeranno gruppi e gruppetti che andranno disordinatamente dalla sinistra estrema alla destra becero fascista con risultati politici prevedibilmente disastrosi?Allora bisognerebbe chiedersi se non sarebbe il caso di seguire le rinascenti spinte socialdemocratiche da parte di quelle forze politiche e sociali che pur avendo collaborato con le "oligarchie" a portarci dove siamo si stanno rendendo conto che improvvisamente si trovano sotto attacco anche loro (proprio da parte di quelle oligarchie che avevano opportunisticamente sostenuto a partire dall'inizio degli anni '80 – o forse qualche annetto prima…).Così facendo si creerebbero i presupposti per un vero movimento interclassista che sin dai suoi inizi si dovrebbe evidentemente fondare su idee chiave per noi come i diritti del lavoro e un forte welfare statale.A mio avviso questa neo socialdemocrazia non potrà realmente funzionare nel senso che in ogni caso andremo verso un durissimo scontro con le élites e i loro vassalli; ma avremo comunque stabilito i presupposti e i contatti essenziali per un movimento politico interclassista coeso il che, nel panorama politico attuale, sarebbe da considerarsi un enorme successo.Se poi la politica keynesiana dovesse ipoteticamente funzionare sarebbe comunque meglio dell'austerità attuale.Cerchiamo di non limitarci agli aut aut o alle dicotomie troppo rigide e pensiamo non solo a ciò che è "giusto/sbagliato" ma a ciò che è concretamente realizzabile.Rivoluzione non significa solamente un evento singolo traumatico che cambia tutto ma spesso si tratta di un processo di lungo termine che si attua attraverso una serie di passaggi intermedi.

  2. Simone dice:

    Sig. Anonimo, non c'è in vista alcuna politica di tipo keynesiano. E di fatto nella gabbia dell'euro non è possibile applicare alcuna politica keynesiana, visto che non si può agire sulla moneta (anche svalutando l'euro gli squilibri tra i membri permangono) ne sulla spesa a deficit visto che questo (sempre restando all'interno dell'euro) rischia di aumentare il debito pubblico (a causa dei già alti interessi da pagare, visto che non si può stampare una propria moneta) e di produrre un deficit di bilancia commerciale, visto che il problema di fondo (il costo del lavoro che non può essere risolto se non in modo disastroso) continuerebbe a rendere più convenienti i prodotti esteri piuttosto che quelli nazionali. Stando nell'euro non c'è già ora una soluzione. La politica differente (leggasi i differenti interessi dei vari paesi) non è conciliabile. I paesi più forti non vogliono assolutamente una redistribuzione interna di risorse tra regioni più ricche verso quelle più deboli. Solo fuori dall'euro si potrà tornare ad applicare politiche keynesiane. Mi pare che molta sinistra non abbia capito il nocciolo della questione: non è che all'interno dell'euro si sono solo applicate politiche austere; il fatto è che all'interno dell'euro non è possibile applicare altre politiche visto che gli strumenti non ci sono. L'euro è austerità. E l'euro non durerà. Il problema è come uscirne. Vogliamo uscirne economicamente e soprattutto socialmente distrutti? Oppure vogliamo uscirne prima per evitare il peggior declino prima della naturale morte per asfissia dell'euro? Vogliamo che il disastro sociale alimenti movimenti realmente reazionari (altro che Le Pen…) oppure vogliamo recuperare gli strumenti utili (sovranità monetaria, democrazia) per tornare a pensare politiche sociali e di reale sviluppo del paese che superino la retorica del privatismo e l'ideologia del mercato che si autoregola? Non citiamo invano Keynes. Io possibilmente dall'euro vorrei uscirne prima che crolli da solo. E dopo sarei ben contento di vedere politiche di tipo realmente keynesiano. Ma al momento non è possibile, e tutte le misure prese all'interno della gabbia euro sono risibili pagliativi, sono come l'aspirina per un ammalato di cancro. Fuori subito. E spero che il dibattito a sinistra possa finalmente ampliarsi. Non c'è più molto tempo. Ma almeno se la sinistra (quella vera) si smarca dall'ideologismo eurista è già un importante passo avanti.

  3. Anonimo dice:

    gfindom theLe considerazioni di Simone le trovo logiche e dettate dal buon senso. Ma fidarsi ancora di forze"socialdemocratiche" (per modo di dire …) non credo sia consigliabile, visto la tragedia di disoccupaziene, di soppressione del welfare e di tracciatura fiscale che hanno contribuito a realizzare a meno che non si voglia andare avanti con il marasma ed il disagio sociale che si fanno sempre più pesanti .Giustamente di politiche keynesiane non c'è la minima speranza perché presupporrebbero uno stravolgimento della struttura monetaria europea ed un recupero della sovranità monetaria.

  4. Anonimo dice:

    @Simone e Anonimo delle 12:18Ma scusate, ho detto il contrario di quello che mi attribuite, ma avete letto il mio post o ne parlate a vanvera?Ho scritto chiaramente che NON CREDO CHE L'UNIONE SIA RIFORMABILE.Che significa? Ovvio: che NON CREDO CHE LE POLITICHE ESPANSIVE O KEYNESIANE O SOCIALDEMOCRATICHE VERRANNO MAI MESSE IN ATTO DALL'UNIONEHo addirittura aggiunto che ANCHE SE LE METTESSERO IN ATTO non sarebbero risolutive perché1) la gente è troppo terrorizzata per rimettersi a consumare e quindi per investire2) non eviterebbero comunque il conflitto con le oligarchie e i loro vassalliCiononostantea) le politiche keynesiane NON SONO UN MALE, sono meglio di questa austerità e in ogni caso ci porterebbero a una situazione tipo quella della fine degli anni '70 in cui stava per avvenire un superamento della socialdemocrazia "diretta" dalla borghesiab) la proposta di uscire dalla moneta unica in nome del cosiddetto sovranismo NON E' GESTIBILE DA SINISTRA, SCORDATEVELO!!!Mettersi su quel versante significherebbe auto cancellarsi per sempre dalla scena politica.Ma chi la metterebbe in atto in questo panorama politico? Ma quale cavolo di consenso da zero virgola sperate di raccogliere con la proposta di un'uscita "da sinistra" (se avete un minimo di cognizione del polso dell'opinione pubblica)? Vi rendete conto o no che esiste una discrasia pazzesca fra media piccola borghesia e lavoratori dipendenti? E quindi DATO CHE IN QUESTO BLOG GIUSTAMENTE SI PREDICA DA ANNI LA NECESSITA' DI UN MOVIMENTO INTERCLASSISTA le politiche keynesiane sono attualmente L'UNICO terreno di incontro fra media piccola borghesia e lavoratori.SE SI RIESCE A METTERE INSIEME UN FRONTE UNITO SULLA NECESSITA' DI POLITICHE KEYNESIANE si sarà finalmente creato un movimento il più di sinistra possibile oggi che potrà opporsi alle oligarchie tecnocratiche su basi non confusamente populiste (Grillo) o semi fasciste (Lega e Case Pound varie)Quindi ATTENZIONE: 1) se l'Unione Europea si opporrà radicalmente alle politiche di investimenti pubblici e al mantenimento/implementazione del welfare di stato si passerà automaticamente a dover considerare l'ipotesi di uscita dall'euro e a quel punto noi avremo voce in capitolo essendo parte della coalizione "socialdemocratica" ma avendo avvisato da prima degli esiti inevitabili. Se non facessimo parte di questa (allo stato ipotetica) coalizione socialdemocratica NON SAREMMO MAI E POI MAI PRESI IN CONSIDERAZIONE2) mettiamo che l'Unione Europea imprevedibilmente decida di mettere in atto delle politiche espansive. E allora avremmo comunque raggiunto un risultato minimo (la fine dell'austerità) che sarà fondato rigidamente su alcuni punti chiave (diritti del lavoro e welfare di stato) che adesso invece sono messi in discussione e che sono i due puntelli che a lungo termine porteranno i lavoratori a riprendere coscienza politica riguadagnando la loro soggettività e la loro propositività democratica di classe.La sinistra dei movimenti DEVE COMPATTARSI DIETRO ALL'IDEA DELLE POLITICHE KEYNESIANE perché QUELLA E' LA STRADA (l'unica strada!!!) verso quel benedetto movimento interclassista in cui su questo blog si parla da lunghissimo tempo e perché comunque vada è solo inserendosi su questa proposta politica che ritroverà la sua forza ideale, propositiva e soprattutto il suo consenso NUMERICO presso la classe lavoratrice.IN CONCLUSIONE: se Civati se ne va dal PD bisogna unirsi a lui. Se non lo fa bisogna almeno dichiararsi compattamente a favore delle politiche di investimento pubblico (come sta facendo Landini ad esempio – molto coraggioso però terribilmente impreparato il che è obiettivamente un gravissimo handicap).

  5. Anonimo dice:

    Politiche keinesiane? E la BCE?

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