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PERCHÉ HA ANCORA SENSO STARE A SINISTRA? di Moreno Pasquinelli

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20 novembre. A diversi nostri amici, anche amici sinceri —quelli a cui ci accomuna la battaglia per un’uscita dall’euro che non sia né neoliberista né reazionaria, che cioè non avvenga a spese del popolo lavoratore e ad esclusivo vantaggio del capitale— non va giù che noi si “sbandieri” che restiamo “di sinistra”. Si tratta di amici il cui cuore, pur battendo a sinistra, rifiutano di qualificarsi come tali. Argomentano che affermare di essere di sinistra è solo una palla al piede, un ostacolo sulla via di un ampio consenso popolare.

Oggi in effetti è così, lo ammettiamo. Domani come sarà? Dopo aver denunciato l’operazione di vera e propria rimozione della storia degli ultimi duecento e passa anni, l’anno scorso scrissi:

«… lo scontro tra le classi fondamentali farà a pezzi tutti gli effimeri travestimenti e si rappresenterà nuovamente nelle forme polari di sinistra e destra. Poiché, al di là di tutte le fumisterie concettuali, i concetti di sinistra e destra non sono che l’espressione simbolico-politica della lotta irriducibile tra le classi, lotta che risorgerà dopo che era stata temporaneamente soppressa».

Noi siamo certi che, se non sul medio sul lungo periodo, proprio a causa degli effetti sociali della grande crisi sistemica, il conflitto sempre più aspro tra dominati e dominanti, riporterà al centro della ribalta il discorso di come dovrà essere organizzata e strutturata la società. In altre parole, quando la crisi avrà definitivamente posto fine al predominio ancor oggi incontrastato dell’ideologia neoliberista (TINA: there is not alternative) non più solo piccole ed emarginate minoranze, ma la società tutta intera dovrà chiedersi e decidersi: o accettare di preservare il capitalismo, ma in forme decisamente autoritarie e neo-schiavistiche, o scegliere la fuoriuscita, edificando un socialismo di tipo nuovo, in cui preservati i diritti di libertà inviolabili della persona, la ricchezza venga equamente distribuita tra tutti, e quindi i mezzi di produzione non siano più strumenti per i privilegi di una classe sociale (capitale), ma beni comuni, proprietà sociale.


E’ perché siamo decisamente convinti che sarà così che continuiamo a considerarci di sinistra. Siamo sicuri che il socialismo non è solo necessario, ma possibile, a patto si voglia salvare non solo l’umanità, ma il pianeta su cui viviamo.

C’è chi si accontenta di rattoppare le falle del sistema, e chi non vede più in la del suo naso. Noi non ci siamo gettati nella mischia nell’ottica del breve periodo, per risultati facili quanto effimeri, ma con una visione di lungo periodo. E sul lungo periodo vedremo chi avrà avuto ragione.

Ma non veniamo criticati solo dagli amici. Veniamo condannati anzitutto dai nemici. 

Il discorso “Nè destra né sinistra”, per parafrasare Samuel Johnson è “ultimo rifugio delle canaglie”. Queste canaglie utilizzano questo refrain (“non ci sono più né destra né sinistra”) con perfidia, come un rivestimento ideologico, un rivestimento per abbindolare tanti cittadini esasperati. Quando il sistema indica in Renzi e Berlusconi la sinistra e la destra, rende più facile il lavoro di questi arruffapopolo, che possono così meglio camuffarsi facendo leva sul “senso comune”. Essi vogliono salire al potere. E se ci riusciranno saranno guai.

Se davvero si vuole sbarrare la strada a questi reazionari, occorre anzitutto strappargli la maschera che nasconde il loro vero volto. Lo si fa non usando il loro linguaggio ed i loro concetti. Lo si fa anche avendo il coraggio di andare contro il “senso comune” (che spesso è solo un volgare qualunquismo), senso che non si forma per germinazione naturale, ma che è plasmato da chi controlla i mezzi di comunicazione di massa, ovvero dalla classe dominante. Lo si fa dicendo la verità per quanto il farlo possa non produrre successi immediati. 

Ai nostri amici diciamo: in guardia! 
Le destre avanzano, sarebbe un suicidio coprire loro il fianco sinistro.
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11 pensieri su “PERCHÉ HA ANCORA SENSO STARE A SINISTRA? di Moreno Pasquinelli”

  1. Lorenzo dice:

    Dopo averti letto per diverso tempo, caro Moreno, non mi è ancora chiaro il tuo pensiero. Anche perché a volte usi i concetti di "destra" e "reazione" per indicare il neoliberismo, a volte per indicare i suoi critici da destra (Le Pen, Salvini…) e a volte per indicare entrambi.Sarebbe auspicabile un articolo – scritto in chiave analitica, non agitatoria – centrato su due questioni: 1) in cosa consiste a tuo avviso l'elemento strutturale di diversità fra destra e sinistra, e 2) quali sono gli elementi di opposizione sul medio termine fra la vostra proposta e quella del Front national (tantopiù adesso che il Front non vuol più cacciare gl'immigrati legalizzati e voi riconoscete la necessità di chiudere le frontiere all'immigrazione selvaggia).Hegel diceva che la conoscenza nasce dal confronto.

  2. Anonimo dice:

    Scusate mi confermate domani alle 15 all'hotel Universo?Ho chiamato la reception e mi hanno detto che avevano una conferenza alle 15 ma non erano sicuri che si trattasse di quella sulla trappola dell'euro.Grazie

  3. Redazione SollevAzione dice:

    l'incontro LA SINISTRA E LA TRAPPOLA DEll'EUROè ASSOLUTAMENTE confermato, e confermati sono tutti i relatori.

  4. Anonimo dice:

    A proposito di avanzata delle destre:il Pd è al 40% e il consenso al "rottamatore"si aggira attorno al 60%.Questa come la vogliamo chiamare,impetuosa avanzata delle sinistre?Se si vuole cercare la destra vera,è in quel partito ed anche fra i suoi elettori che bisogna cercarla,una destra "moderna",feroce,apparentemente bonaria,ma molto,molto più pericolosa dei rimasugli di quella antica,quella che CI HA GIA'RIPORTATO AL MEDIOEVO.Pierre57

  5. Anonimo dice:

    Non posso non chiedermi: se si afferma il NWO avrà ancora un senso parlare di destra e di sinistra?Prevedendo che il NWO non sarà certo qualcosa di "sinistra" (sapendo che i concetti di liberà, uguaglianza e fratellanza andranno a farsi benedire …) il NWO che etichetta potrà avere?"tertitm datur" ?.Il "tertium" tradizionalmente viene assegnato al centro, ma lo "spazio" ha solitamente tre dimensioni perché c'è un sopra ed anche un sotto.

  6. Redazione SollevAzione dice:

    Gentile Lorenzoaccetto volentieri il tuo invito. Prometto solennemente che ci scriverò su, voglio dire sulle destre contemporanee e le sue variantiProviamo però a non menare il cane per l'aia!Il discorsetto sulla fine della dicotomia destra-sinistra —che, usando un anglicismo, ritengo al disotto di una teoria middle range, e comunque distillato della narrazione dominante— poggia su un pilastro concettuale, che la sinistra non ha più né senso né contenuto.Non è vero Lorenzo?La mia risposta secca, categorica, è nell'articolo.Considero di sinistra chi e solo chi postula come necessario fuoriuscire dal capitalismo per una sociètà «… dove la ricchezza venga equamente distribuita tra tutti, e quindi i mezzi di produzione non siano più strumenti per i privilegi di una classe sociale (capitale), ma beni comuni, proprietà sociale".Chiaro?Moreno Pasquineli

  7. Anonimo dice:

    Questa che il FN non vuol cacciare i migranti legalizzati e "voi"(voi chi? MPL? Il PRC, i trozkysti, gli stalinisti?) chiudere le frontiere mi giunge nuova.Comunque,lungi da me a voler insegnare a Pasquinelli il suo mestiere, ma volevo sottoporre alla sua attenzione un interessante saggio prossimo nelle librerie scritto da Luca Andriola sulla nuova destra in Europa. Non so se ne sia a conoscenza ma magari un confronto con l'autore potrebbe fornire parecchi spunti di riflessione su cosa oggi significhino dx e sx.Luigi

  8. Anonimo dice:

    Non è che la Sinistra non abbia più senso né contenuto, è che scarseggia di chances. E questo lo si è visto con l'arcipelago delle varie sinistre italiane, prima fra tutte la "sinistra" del PD.E "chances" significa coerenza ideologica, soprattutto, ed anche possibilità di raggiungere certi obiettivi.

  9. Lorenzo dice:

    "Considero di sinistra chi e solo chi postula come necessario fuoriuscire dal capitalismo"Bè… messa così la distinzione è cristallina, ma poco agibile politicamente. Allora il 98% della società italiana è di destra?Quando parlate di un coordinamento della sinistra contro l'euro credo che vi riferiate a una definizione di sinistra molto più ampia. Sono le stesse torsioni che tornano in gioco quando parlate di 'destra'.Leggerò comunque con piacere il tuo contributo.

  10. Redazione SollevAzione dice:

    Si può condividere o meno, ma aveva ragione Bobbio, quando affermava che la linea divisoria tra destra e sinistra, è quella tra eguaglianza e diseguaglianza.Questo in generale, sul piano della "visione del mondo".Avresti dovuto riportare tutta la mia frase:«Considero di sinistra chi e solo chi postula come necessario fuoriuscire dal capitalismo per una società «… dove la ricchezza venga equamente distribuita tra tutti, e quindi i mezzi di produzione non siano più strumenti per i privilegi di una classe sociale (capitale), ma beni comuni, proprietà sociale».Come vedi l'anticapitalismo di cui parliamo (dato che ne esistono di varie razze) non resta sospeso per aria, come mera negazione. La negazione è infatti accompagnata da un paio di decisive e assertive qualificazioni, che implicano, oltre ad una visione del mondo, una ben precisa strutturazione (socialista) della società.Che questo pensiero sia oggi "agibile" o meno.E' tutta un'altra storia…. che non essendo finita, come pensare Fukuyama, lascia aperta la partita.

  11. Vincenzo Cucinotta dice:

    L'uso del termine sinistra in politica presenta due distinti problemi. L'uno è costituito dall'abuso che ne viene fatto da gruppi politici che si mascherano dietro questo termine, valga per tutti l'esempio di Renzi. Ma esiste un altro problema di natura del tutto differente, che riguarda non gli usurpatori del termine, ma quelli che più coerentemente lo rivendicano, continuando a resistere contro la cattiva fama che si diffonde nei confronti del pensiero di Marx e di qualsiasi prospettiva di superamento dell'attuale modello di società. A tanti pare che tra la rivendicazione di una continuità ideale con la tradizione marxista e con la prospettiva socialista, e la politica praticata, corra un abisso che non si vede come si possa colmare. Voglio dire che nella pratica politica le singole decisioni sembrano completamente staccate dalle prospettive tanto rivendicate a parole. Sembra piuttosto che la politica effettivamente praticata vada da una parte da un ultra-parlamentarismo che finisce con l'assimilare questa parte dello schieramento politico a tutti gli altri, e dall'altra da contenuti che prospettano, malgrado la verniciatura ideologica, semplicemente una gestione dell'esistente. A me non preoccupa la percentuale risibile di chi vuole oggi la caduta del capitalismo, non si vede in effetti come potrebbe essere diversamente nella situazione data, ma al contrario la dimensione puramente ipotetica della rivoluzione, e di conseguenza la rinuncia a una pratica di vita e di militanza che possa in qualche modo prefigurare la società futura. Parte essenziale di questa situazione è data dalla centralità data all'individuo, per cui anche nelle aggregazioni politiche si finisce col favorire la spontaneità rispetto all'organizzazione. Visto quindi che la prospettiva rivoluzionaria è vista come molto lontana, l'azione politica è radicale soltanto nello sguardo, come se la politica potesse esaurirsi in una capacità di analisi e giudizio dei fatti migliore di quella degli altri, dimenticando che queste cose dovrebbero costituire solo la premessa per l'iniziativa politica che invece langue e finisce per somigliare pericolosamente a qualsiasi altro raggruppamento politico. Vi è così questa discrepanaza tra il rivendicare una propria presunta superiorità e l'effettiva completa assimilazione a qualsiasi gruppo di politicanti. La verità è che domande su quale sia la società desiderabile, di come ci si possa arrivare richiedono una uscita da uno stato di letargo ormai pluridecennale che automaticamente ha messo fuori gioco il termine sinistra che oggi appare come un ulteriore elemento di consolidazione dello status quo, un termine tranquillizzante, e la cui portata rivoluzionaria è zero, e solo superandolo sarà possibile ripensare la politica al di là di tradizioni di pensiero non più ripensate e rivissute.

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